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Il gioco dazzardo non va mai in crisi economica e i
dati del 2004 lo provano ampiamente.
Lo scorso anno il giro daffari fra lotto, ex videopoker,
superenalotto, gratta e vinci, bingo e giochi da casinò
è stato di 23 miliardi di euro.
Sono oltre 800 mila le persone che diventano «dipendenti
dallazzardo» e che con questa sfida ad alto rischio
mettono in discussione la loro vita, i loro affetti e il loro
futuro, coinvolgendo le famiglie in un baratro che può
non avere fondo. In questo libro sono raccontate quattordici
storie vere di giocatori estremi, le loro esistenze spezzate,
il percorso spesso spinto fino allabisso (il furto,
il tentato suicidio) e, finalmente, lo sforzo di ricostruirle
attraverso la terapia.
Ma la terapia serve davvero a guarire dal «mal dazzardo»?
A questa domanda dà una risposta incoraggiante nella
sua introduzione Rolando De Luca, psicoterapeuta che guida
il Centro di recupero per giocatori dazzardo di Campoformido
(Ud), una delle poche strutture in Italia a offrire questo
tipo di cura. Mentre nei primi cinque anni di attività
del Centro (1998-2003) ben il 70% di chi ricorreva alla terapia
la lasciava prima della conclusione, oggi gli abbandoni sono
crollati al 20%. Gli altri la portano a termine con successo.
A dimostrazione di questa realtà, il libro chiude con
lepilogo di alcune storie a lieto fine terapeutico e
uno speciale capitolo dedicato alle e-mail inviate al Centro.
Una sorta di «e-mail box» che racconta in diretta
la disperazione dei «malati dellazzardo»
e delle loro famiglie.
Silvana Mazzocchi, autrice del libro, è inviato speciale
di «Repubblica». Giornalista e scrittrice, è
autrice di vari libri di successo, tra cui: Mostro da niente
(1992); Nellanno della Tigre. Storia di Adriana Faranda
(1994); e, con Andrea Purgatori, Il bello della rabbia (1997),
pubblicati per Baldini Castoldi Dalai editore. Mi gioco la
vita è lampliamento del libro Vite dazzardo
(2002).
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