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A.G I T.A.
(ASSOCIAZIONE DEGLI EX GIOCATRI D'AZZARDO E DELLE LORO FAMIGLIE.)
TEL: 0432 728639
SITO INTERNET: www.sosazzardo.it
e-mail agita@sosazzardo.it
CENTRO DI TERAPIA DI CAMPOFORMIDO(UD) PER I GIOCATORI D'AZZARDO E LE LORO FAMIGLIE-Responsabile Rolando dr De Luca
ATTI DEL 1° CONVEGNO NAZIONALE SU:


AUTO-AIUTO E TERAPIA PER I GIOCATORI D'AZZARDO E LE LORO FAMIGLIE IN ITALIA: ESPERIENZE E PROSPETTIVE


SABATO 16 DICEMBRE 2000 ORE 9.00 CENTRO POLIFUNZIONALE - SALA CONSILIARE
COMUNE DI CAMPOFORMIDO (UD)

COORDINATORE DEL CONVEGNO: DOTT. RICCARDO ZERBETTO, PRESIDENTE DI ALEA (ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL GIOCO D'AZZARDO E DEI COMPORTAMENTI A RISCHIO)

Programma:

Ore 9.00

Saluto inaugurale dell'Assessore Regionale alla Sanità del Friuli-Venezia Giulia, dott. Renzo Tondo, del Presidente della Commissione Sanità del Friuli-Venezia Giulia, dott. Giovanni Castaldo e del Sindaco di Campoformido, dott. Pietro Fontanini

Ore 9.30

Sig. Marco Rizzi, Presidente di A.GIT.A.
Finalità e obiettivi di un'associazione per ex giocatori d'azzardo e le loro famiglie

Ore 9.45

Dott. Bernardo Spazzapan
Il gioco d'azzardo nella Regione Friuli-Venezia Giulia

Giocatore Anonimo
I gruppi di auto aiuto: la presenza dei Giocatori Anonimi in Italia

Dott. Rolando De Luca
I gruppi terapeutici per giocatori d'azzardo e le loro famiglie: l'esperienza di Campoformido

Sig. Federico Cobelli
L'approccio multimodale al trattamento del gioco d'azzardo patologico: l'esperienza di Bolzano


Dott.ssa Daniela Capitanucci
Il ruolo del servizio pubblico nella costruzione della rete nel gioco d'azzardo problematico: l'esperienza del Servizio Dipendenze dell'ASL della Provincia di Varese


Dott. Paolo Dallago
Il gruppo di auto-aiuto per giocatori d'azzardo dell'associazione A.M.A di Trento

Sig. ra Laura Salgarolo
L'associazione self-help San Giacomo onlus di Verona: il gruppo di auto-aiuto per giocatori d'azzardo

Sig. Vito Zironi
Esperienza di un gruppo di auto-aiuto per giocatori d'azzardo all'interno della comunità Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia


Comunicazioni di ex giocatori d'azzardo e dei loro familiari: i percorsi di cambiamento


Ore 13.00

Dott. Mauro Croce, Vicepresidente di ALEA

Chiusura dei lavori


Ore 13.30

Pranzo offerto a tutti i partecipanti, con la collaborazione delle Associazioni del Comune di Campoformido, per condividere le diverse esperienze


Ore 15.00

Assemblea di ALEA (Associazione per lo studio del gioco d'azzardo e dei comportamenti a rischio)


Con il patrocinio di:

Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia;

Comune di Campoformido (UD);

ALEA (Associazione per lo studio del gioco d'azzardo e
dei comportamenti a rischio).


Segreteria organizzativa: A.GIT.A. -Campoformido (UD)
Tel.: 0432728639
Fax: 0432728548
e-mail: roldeluc@libero.it
sito internet: www.sosazzardo.it

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Il Ministero degli affari sociali non ha fatto alcun intervento di promozione, di formazione o di cura rispetto al gioco d'azzardo; per questo alcuni professionisti, più motivati e curiosi di questa nuova realtà, si sono rimboccati le maniche.
Campoformido e Bolzano rappresentano, in Italia, i centri che hanno collezionato un'esperienza più lunga in questo senso, quindi, non è casuale che da varie parti d'Italia ci siamo trovati qui oggi, a riflettere su questo tema e a prendere atto anche di una caratteristica che contraddistingue, in particolare, la realtà di Campoformido, che è quella relativa al coinvolgimento dei familiari.
Sappiamo che questo tema è centrale e per questo siamo qui ad imparare e ad ispirarci a questa esperienza, augurandoci che possa colonizzarsi ed estendersi anche ad altre aree del nostro Paese.
Non voglio prendere più tempo, vorrei dare subito la parola al rappresentante della Regione e Presidente della commissione Sanità Dott. Giovanni Castaldo".

DOTT.GIOVANNI CASTALDO: "Grazie innanzi tutto e buongiorno a tutti i gentili signori intervenuti. Un saluto da parte mia e dell'Assessore alla Sanità RENZO TONDO, che ci raggiungerà in mattinata, vista l'importanza del tema che si tratta oggi; un particolare grazie al Sindaco di Campoformido Pietro Fontanini.
Questo problema che, secondo me, ha un'importanza veramente notevole, ho avuto modo, come medico e presidente della Commissione Sanità, di affrontarlo in altri incontri con associazioni similari, come l 'A.C.A.T. (Associazione dei Club degli Alcolisti in Trattamento e degli Alcolisti Anonimi). È giusto accomunarli, in quanto il gioco d'azzardo è, alla stregua d'altre patologie, una dipendenza fisica e psicologica. Come alla stregua d'altre patologie, è importante comprenderne l'impatto, affrontare le problematiche sottintese, che non interessano solamente il giocatore, un singolo soggetto, ma soprattutto la famiglia, quindi il contesto familiare, il contesto sociale, il contesto lavorativo.
Come si diceva, il gioco d'azzardo è diventato un'attività di massa d'enormi proporzioni, soprattutto nella nostra Regione, anche per la prossimità che si ha con le vicine Slovenia e Croazia, nelle quali sono presenti per la presenza, appunto,di casinò facilmente raggiungibili dai giocatori.
Per questo, è giusto affrontare il problema ed impostarlo in modo complessivo, perché, secondo me, anche se tutti noi abbiamo una volta nella vita provato, nel giocatore d'azzardo questo problema è molto più grave e diventa, come dicevo, una dipendenza
La mia presenza qui, oltre a quella dell'Assessore dopo, dimostra che c'è un'enorme interesse, considerata l'importanza di questo problema; ed è bello che proprio qui, nel Comune di Campoformido si stia formando la prima cellula,il primo embrione, di queste strutture che dovranno soprattutto, a mio modesto avviso, nell'ottica della comunicazione, dare l'informazione corretta a tutti i cittadini e non solamente ai giocatori, perché il problema si sta ampliando e diventa sempre più vasto. Quindi, è giusto che anche l'opinione pubblica sia interessata attraverso un'informazione corretta, un'informazione esatta di quelli che sono i problemi connessi appunto al gioco d'azzardo.
Ringrazio ancora per l'invito che è stato rivolto alla Regione, che in questo momento è attenta a queste problematiche.
Speriamo pure noi di poter ricevere quei suggerimenti più giusti, più corretti, per poter, nel limite delle possibilità, effettuare una giusta prevenzione.
Rinnovo di nuovo il saluto della Regione a tutti i partecipanti, sperando di poter avere anche noi dei lumi notevoli dai conferenzieri che sono qui intervenuti. Grazie!"

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Ringrazio il dott. Castaldo, al di là del suo contributo in quanto rappresentante della Regione, che ha sostenuto l'iniziativa e questa non è cosa così scontata dal momento che, come dicevo, attualmente in Italia, le pubbliche istituzioni sono latitanti sotto questo profilo.
Soprattutto, credo che ci sia a livello governativo un po' di malafede, essendo il Governo quello che promuove e gestisce le attività, (la maggior parte delle attività di gioco e ne ha anche dei benefici finanziari), a vantaggio di tutti, perché ci dicono che, così, ci risparmiano una manovra finanziaria all'anno. Sarebbe d'obbligo, così come si scrive sui pacchetti di sigarette che il fumo fa male, almeno avvertire il cittadino di stare attento a non farsi del male con gli strumenti da gioco, che, potenzialmente innocenti, favoriscono il potere di fare, di svoltare, come si dice a Roma, la vita.
La totale assenza di una campagna d'informazione, di una rete minima di sostegno per chi può effettivamente incorrere in situazioni tragiche, è veramente un fatto grave.
Quindi, noi ci aspettiamo che le Regioni, in questa fase di latitanza di provvedimenti da parte del governo centrale, assumano delle iniziative volte a sostenere attività di prevenzione e cure di riabilitazione per i cittadini che possono trovarsi in difficoltà.
Non dimenticando, come diceva il dott. Castaldo, che l'aspetto più importante è ancora la prevenzione, anche a livello scolastico.
È inutile che tante persone si facciano del male, rovinando veramente situazioni familiari, patrimoniali, personali.
Da statistiche recenti avute dagli Stati Uniti ed Inghilterra, risulta che, mentre nella popolazione adulta l'eccesso nel gioco colpisce dall'uno e mezzo al tre per cento della popolazione, tra i giovani, dove c'è una maggiore accessibilità a strumenti di gioco, la percentuale sale al sul sette, otto per cento.
Quindi, i giovani hanno una propensione al gioco problematico, patologico maggiore degli adulti.
Questo impone di adottare tempestivamente delle iniziative di prevenzione nelle scuole per educare ad una sana cultura del gioco e mettere in guardia verso la possibilità di farsi del male, che può diventare uno stile, che poi si perpetua nella vita e può creare grossi danni anche per l'evoluzione degli individui.
Ringrazio il rappresentante della Regione.
Voglio menzionare che la Regione Toscana, credo per prima in Italia, ha già attivato un programma di aggiornamento per gli operatori dei Sert, in collaborazione con ALEA, che è questa Associazione, che ha raccolto alcuni professionisti in Italia che si sono dedicati all'argomento e anche questa mi sembra una cosa che, con costi modesti, permette di aggiornare gli operatori pubblici, in prima istanza, per metterli in grado di fare fronte a questo nuovo fenomeno, di fronte al quale spesso gli stessi operatori si sentono impreparati.
Adesso la parola al Sindaco di Campoformido dott. Pietro Fontanini".

DOTT. PIETRO FONTANINI: "Ringrazio l'associazione A.GIT.A., il Dott. Rolando De Luca, per averci ospitato in questo bellissimo luogo e per aver sostenuto l'iniziativa. Grazie!
Innanzitutto, il benvenuto a Campoformido da parte del Sindaco è doveroso, a molti di voi che provengono da fuori Regione.
Forse, è la prima volta che arrivate in questo luogo alle porte della città di Udine. È un luogo strategico, mi diceva il Dott. Rolando De Luca, per quanto riguarda proprio la comunicazione, la facilità di raggiungerlo attraverso l'autostrada. Ma è anche un luogo, diceva il Dott. Castaldo, vicino alla Slovenia, alle zone dove molti friulani e molte persone che risiedono soprattutto nel NORD-EST, vanno e praticano il gioco d'azzardo.
Quindi, non è un posto casuale, è un posto che ha una logica.
Noi, come amministratori comunali, siamo stati ben felici di poter dare ospitalità a questa Associazione. Tra l'altro, il Presidente è un nostro concittadino, quindi ben vengano queste Associazioni che operano all'interno della nostra area, anche perché dipendenze, forse qui tra cittadini del nostro Comune, non ce ne sono moltissime. Però il fenomeno va studiato, va controllato, va monitorato, come si dice adesso, con termini moderni.
È bene che l'amministrazione locale, anche se di un comune non molto grande, faccia la sua parte per aiutare coloro che stanno lanciando un allarme, che stanno lanciando un segnale di attenzione nei confronti di qualcosa che potrebbe diventare molto grave e molto più pericoloso di quanto è già. Come Sindaco, ho emanato quest'estate un'ordinanza per cercare di limitare l'uso dei video-poker e l'inizio del gioco d'azzardo potrebbe essere anche il video poker. Ci siamo accorti che qui, nel nostro Comune, nei bar, erano proliferate queste macchinette, ci siamo accorti, poi, che non sempre sono gestite correttamente, anzi, penso che nella stragrande maggioranza siano state manipolate e quindi c'erano molti cittadini, anche di questo Comune, che consumavano redditi al di là di quelle che erano le loro possibilità.
In base alle normative ed alle leggi che attualmente sono in vigore, ho dato disposizioni ben precise per quanto riguarda l'uso di queste macchinette.
Il Parlamento in questi giorni voterà la finanziaria e, all'interno della finanziaria ci sono due articoli dedicati proprio al video-poker.
Penso che qualche cosa di nuovo venga avanti a livello di Parlamento;proprio in questo settore, qualche cosa di più puntuale, che permetta a noi amministratori di far rispettare le regole e soprattutto alla Guardia di Finanza di arginare questo fenomeno che stava diventando preoccupante, e lo è ancora, per quanto riguarda la dipendenza che crea nei confronti di coloro che non sanno gestire correttamente queste macchinette. Quindi, qualcosa a livello legislativo si sta muovendo su questo settore dei video-poker.
Auguro a tutti voi un buon lavoro, ringrazio ancora una volta il Dott. De Luca perché è lui l'animatore, l'ispiratore di questa cosa.
Noi siamo solo, coloro che prestano un po' di strutture per l'operatività di questo centro, cui auguro tanta fortuna e soprattutto lo ringrazio perché ha fatto sì che Campoformido fosse conosciuta anche fuori Regione".

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Mi permetto di richiamare il fatto che anche altri Comuni d'Italia si stanno muovendo per sostenere iniziative che non trovano altre forme di sostegno.
Quello di Bolzano, in particolare, che sostiene i costi, in certi casi, rilevanti del numero verde che funziona a livello nazionale.
La situazione italiana ci fa vedere come spesso ci sia anche una carenza normativa strutturale, ma questo non impedisce ad alcune persone di buona volontà di rimboccarsi le maniche, quando vogliono e creare, almeno in fase di transizione, delle risposte di primo impatto ai cittadini di fronte ad emergenze nuove.
Ringrazio nuovamente il sindaco di Capoformido. Darei quindi la parola al Presidente di A.GIT.A,".

SIG. RIZZI MARCO: "Innanzitutto, ringrazio tutti i presenti, sia i Relatori che sono intervenuti oggi, sia gli ex giocatori e le loro famiglie.
Vorrei, prima di tutto, spiegare che cos'è A.GIT.A.
A.GIT.A è l'Associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie, che ha sede qui, a Campoformido, in Largo del Municipio.
È stata costituita quest'anno, precisamente il 25 maggio 2000 ed è una struttura che ha durata illimitata, è apolitica, apartitica, democratica e aconfessionale. Questo per dare un po' l'idea di cosa siamo.
Intendiamo, con questa Associazione, promuovere il cambiamento dello stile di vita delle persone dipendenti dal gioco d'azzardo e delle loro famiglie; cercare di favorire l'inserimento di queste persone nel tessuto sia lavorativo che sociale.
Queste finalità, chiaramente, da parte dell'Associazione sono raggiunte perseguendo certi obiettivi, che cercherò ora di elencare in maniera abbastanza ordinata: la prevenzione del trattamento del gioco d'azzardo e dei componenti a rischio, lo sviluppo di quelli che sono i programmi sul gioco d'azzardo attraverso sia l'informazione che la formazione e la ricerca, attivate anche in collaborazione con altri soggetti istituzionali, la promozione e la tutela dei diritti civili degli ex giocatori e dei giocatori d'azzardo.
Un punto molto importante è l'inserimento degli ex giocatori e dei giocatori nel mondo del lavoro e della professione, nonché nel tessuto sociale, che, a volte purtroppo, è un'impresa abbastanza difficile.
In che modo intendiamo raggiungere questi obiettivi? Innanzitutto, costituendo un centro di riferimento per, istituzioni, associazioni, gruppi ed individui, che affrontino il problema legato al gioco d'azzardo ed ai componenti a rischio. In secondo luogo, intervenendo sul territorio in collaborazione con altre associazioni che agiscono anch'esse nel sociale, al fine di tentare di rimuovere il disagio ed altre cause scatenanti il ricorso incontrollato al gioco d'azzardo.
Un'altra cosa che intendiamo fare è realizzare dei corsi di formazione e promozione, come pure l'istruzione, l'aggiornamento e il perseguimento degli scopi sociali. Tra l'altro, intendiamo effettuare anche delle ricerche e studi sul gioco d'azzardo. Tutto questo attraverso la costituzione di un'Associazione.
Perché l'Associazione? E perché non continuare ad operare come abbiamo fatto negli ultimi tre anni, diciamo, senza il bisogno di costituire un'Associazione?
Questo perché, dopo quegli anni di lavoro terapeutico, si è sentita la necessità di dare un aspetto anche giuridico a quella che era un'associazione che già esisteva, di più persone, per poter, grazie a questo, proporre, presentare, sviluppare, portare avanti con più incisività i temi e le iniziative che poi erano proposte, discusse all'interno dei nostri gruppi.
Certi temi, poi, erano elaborati, però non avevano uno sbocco a livello di incisività, perché eravamo dei gruppi un po' chiusi.
Tra l'altro, grazie all'associazione, vorremmo (crediamo di) aver creato i presupposti per avere la possibilità di esprimere le nostre posizioni, le nostre idee su quello che è il mondo del gioco d'azzardo, nelle dovute sedi, grazie anche alla forza che ci da il fatto di esserci costituiti in Associazione e quindi di avere un valore giuridico.
Siamo appena nati, però già nel corso di quest'anno abbiamo sviluppato alcuni progetti. Sono stati fatti dei Convegni, come quello sul video-poker, proprio a Campoformido nel mese di giugno; a Settembre, è stato fatto un altro Convegno con la presentazione di tre tesi di laurea e la discussione in sala di questi lavori, che proponevano diversi aspetti e forme per quanto riguarda il gioco d'azzardo.
È stato pubblicato su Internet un sito, che parla di tutte le nostre iniziative e che da un'idea di cosa siamo, che da dei riferimenti, dei collegamenti, dei numeri di telefoni cui rivolgersi. Quindi, abbiamo creato un riferimento anche a livello nazionale facilmente accessibili a tutti.
Riteniamo che il coronamento di quest'anno di lavoro, sia stata l'organizzazione del Convegno odierno che, per un'Associazione come la nostra, appena nata, è stato un impegno abbastanza importante.
Perché è stato voluto questo Convegno di oggi?
Per riuscire a mettere in contatto le varie esperienze a livello nazionale nel campo della terapia e dell'auto-aiuto.
Direi anche, per dare un po' a tutti l'opportunità di incontrarsi e scambiare delle esperienze personali, di vita, di gioco e non solo.
Sarà impegno nostro, dell'A.GIT.A, fare sì che questo appuntamento diventi costante; infatti, abbiamo già deciso di riproporlo anche il prossimo anno. Precisamente, sabato 15 dicembre del 2001 e sarà il secondo Convegno a livello nazionale di questo tipo.
Speriamo, tra l'altro, il prossimo anno, che si verifichi l'opportunità di avere tra noi anche qualche gruppo a livello internazionale, visto la vicinanza alla Slovenia e alla Croazia, per cominciare ad uscire da quelli che sono i termini prettamente nazionale e regionali.
Vorrei concludere questa mia breve presentazione con un ringraziamento particolare al sindaco di Campoformido, Dott. FONTANINI, in quanto è proprio il comune di Campoformido che ci ha visto nascere e ci ha sempre seguito nelle iniziative da noi promosse, ci ha patrocinato nelle nostre proposte, nelle nostre iniziative, mettendo sempre a disposizione tutto ciò che poteva, rendendoci le cose più facili.
Vi ringrazio e vi auguro un buon Convegno! Grazie!

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Ringrazio Marco Rizzi per il suo intervento del quale vorrei sottolineare un aspetto. In genere, negli ambienti della sanità, della terapia, siamo portati a mettere l'accento su chi attua l'intervento terapeutico: il medico, lo psicologo, il terapeuta.
Ma più l'evoluzione della conoscenza di questi meccanismi è andata avanti, più ha permesso di cogliere come il vero elemento di cambiamento non stia nelle capacità del terapeuta, quanto nel sostenere la responsabilizzazione della persona, nell'attivare le sue risorse, nel prendere in mano la sua vita e operare i cambiamenti necessari.
In questo senso, un'Associazione per gli interessati, destinatari dell'intervento, e i loro familiari, non è soltanto un elemento volontaristico di sostegno, di solidarietà, che può rimandare ad un paradigma volontaristico, ma rientra in una strategia importante, che sarà sviluppata anche nel proseguo della giornata, nell'ambito della filosofia cosiddetta dell'auto-aiuto, che, purtroppo, in ambito scientifico e accademico, è stata finora considerata come una situazione un po' meno professionalmente, meritevole di attenzione; ingiustamente, perché il narcisismo terapeutico tende ad enfatizzare il ruolo del terapeuta, mentre è soprattutto attivando le risorse delle persone interessate che si possono produrre i cambiamenti effettivamente significativi.
Come si dice di una buona madre, che è tale quando un figlio non ha più bisogno di avere un genitore, così un buon terapeuta è quello che ad un certo punto sparisce, nel senso che lo sviluppo delle capacità, delle attitudini, della consapevolezza, delle persone che originariamente si sono rivolte al terapeuta, è tale da non rendersi più necessario il suo ruolo di sostegno, che pure all'inizio è stato importante. Quindi, il fatto che A.GIT.A. sia oggi presente come soggetto promotore, organizzatore di questa giornata, mi sembra un dato significativo del lavoro che è stato fatto a Campoformido e che, ripeto, non va visto soltanto sotto il profilo del volontarismo, ma della correttezza dell'intervento professionale in questo tipo di problematiche.
Vorrei dare ora la parola al DOTT. BERNARDO SPAZZAPAN, responsabile del SERT di Gorizia".

DOTT. BERNARDO SPAZZAPAN: "Grazie al comitato coordinatore della giornata, agli organizzatori ed a questa occasione, di poter portare in questo incontro la voce del Servizio Pubblico, che sta attento a questo fenomeno, che si sta sviluppando e che sta diventando sempre più importante.
La nostra società si caratterizza per l'interesse particolare dimostrato al fenomeno delle dipendenze, che sono estremamente diffuse: dipendenze da sostanze legali e illegali, da comportamenti, tra i quali c'è il gioco d'azzardo e dobbiamo prendere atto di questo.
Per assurdo, nella nostra società, in cui c'è un'esasperata ricerca della libertà, dell'autonomia delle persone e si lotta per essere liberi in tutti i campi, proprio in virtù di questa libertà molte persone, incappano in una dipendenza, in una vera e propria schiavitù che distrugge loro e le loro famiglie.
Il confine tra divertimento e dipendenza, nel campo del gioco d'azzardo è estremamente difficile da stabilire ed è un compito estremamente importante per tutti coloro che seguono il problema, sia dal punto di vista amministrativo e politico, che dal punto di vista delle risposte sanitarie o comunque assistenziali.
Il gioco è sempre esistito, dacché l'uomo esiste. È cominciato con i dadi.
Abbiamo nell'antico Egitto notizie di questo tipo ed è proseguito con il classico gioco d'azzardo nei casinò.
Oggigiorno, sta diventando una nuova frontiera, che è quella dei videogiochi, ma soprattutto del gioco attraverso Internet. Mi sembra che sia questo un grossissimo problema, che supererà quello dei casinò, come problema di primo ordine; nel senso che chiunque può accedere attraverso Internet a qualunque tipo di giocata e quindi esce fuori da tutti i tipi di controlli possibili.
Qual è l'incidenza di questo problema nella nostra regione?
Non abbiamo dati specifici, ma possiamo basarci su quelli che sono i dati internazionali in nostro possesso: dall'1% al 3% della popolazione soffrirebbe di questi problemi.
Nelle popolazioni scelte, quando alcune delle persone che vi fanno parte hanno anche altre dipendenze, le percentuali aumentano ed aumentano ulteriormente nelle popolazioni di malati psichiatrici, o comunque che hanno altri problemi di ordine mentale.
Posso riferire una piccolissima e limitatissima ricerca fatta da noi a Gorizia.
Ho dei lucidi, ma ve li risparmio. Ad una popolazione di 138 persone, che si sono rivolte al nostro Servizio per altri problemi, persone che sono state fermate per guida in stato di ebbrezza, ragione per cui hanno dovuto fare una visita, abbiamo somministrato il famoso questionario, di cui si parlerà successivamente; non è che un questionario di 20 domande che permette di fare diagnosi di dipendenza dal gioco ed abbiamo trovato che il 4% dei soggetti risponde positivamente al questionario, quindi siamo circa entro i numeri riferiti dalla letteratura.
In un'altra indagine, fatta su un numero minore di soggetti in trattamento nei club degli alcolisti della provincia di Gorizia, la percentuale era del 3%; questo non risponde ai criteri, secondo i quali avremmo dovuto avere una maggiore percentuale in questa popolazione a rischio.
Sicuramente, il fenomeno è in grossissimo aumento nella popolazione giovanile e questo è un problema che preoccupa tutti coloro che lavorano nel campo.
Cosa sta succedendo? Sta succedendo quello che è avvenuto per tutte le altre dipendenze. Ad un certo punto il fenomeno esce da una certa cornice, da una certa ritualità. Nell'antichità, l'alcol si beveva soprattutto in occasione di feste particolari, di ricorrenze particolari. Quando l'uso è diventato massiccio, siamo entrati nell'abuso e in un aumento dei problemi di dipendenza; lo stesso problema lo abbiamo avuto con le droghe. Tutte le droghe, o quasi, lasciamo da parte quelle sintetiche che sono delle ultime generazioni, ma tutte le altre droghe sono componenti naturali della società, che le ha sempre usate.
Possiamo fare lo stesso paragone per i casinò.
Fino a poco tempo fa, bisognava andare al casinò con la farfallina, era una cosa in qualche modo limitata a una certa popolazione di persone, di un certo livello sociale. Oggi, con l'apertura dei casinò a tutte le ore, a tutti i livelli, con la massiccia presenza di macchinette nei luoghi di divertimento, ma soprattutto con la possibilità di accesso attraverso Internet, il gioco è a disposizione di tutti.
Una legge essenziale, che vale per tutte le dipendenze, è questa: più occasioni ci sono di consumare sostanze o di giocare, più dipendenze avremo e non si scappa da questo. Più persone giocano, più persone avremo con problemi di dipendenza.
Io vengo da Gorizia, quindi non è un caso se noi ci occupiamo anche del gioco d'azzardo, ma ci stiamo accorgendo che stiamo andando oltre la frontiera dei casinò, stiamo entrando in un altro campo, nel campo dove giocare somiglia a prendere sostanze eccitanti, somiglia al bere, che non è il bere classico della nostra cultura, il bere quotidiano, ma un bere fatto di grandissime quantità, nel fine settimana.
Queste fasi di eccitamento, hanno poi tutto un correlato biologico, di cui in questo momento evidentemente non è il caso di parlare.
Quindi, attenzione a questi problemi. Attenzione da parte degli operatori dei servizi pubblici e mi sembra che questa ci sia, ma mi piace sottolineare che in questa Regione sono nati i programmi italiani per la cura dell'alcolismo.
Ora, per una serie di motivi, non siamo proprio i primi, ma anche questo Convegno dimostra che c'è una particolare sensibilità, sia nella popolazione che nell'amministrazione, a fornire i servizi che si occupino di questo tipo di problemi.
Vorrei sottolineare anche tutti i comportamenti collegati al rischio del gioco d'azzardo: intanto, le altre dipendenze, cui molto frequentemente il gioco si associa; parliamo del gioco patologico, chiaramente.
Noi sappiamo che, in Italia, l'80% delle persone gioca. Chiaramente, una piccola percentuale scivola nel gioco d'azzardo patologico vero e proprio, con il rischio di diffusione di malattie di un aumento dei suicidi, dell'usura e soprattutto un'incentivazione alla cultura del guadagno facile. La cultura del vado, gioco, mi arricchisco, senza fare i percorsi faticosi, che in qualche modo dovrebbero caratterizzare una corretta e normale condotta delle persone.
Che cosa si può fare in questo campo?
Approfitto della presenza anche degli amministratori per presentare due lucidi che vengono dall'Olanda. L'Olanda è un Paese che sta prendendo atto del fenomeno. Siccome il gioco c'è, cerchiamo di dargli una regolamentazione, che in qualche modo risponda alle attese di una società moderna.
SPIEGAZIONE LUCIDI:
Chi sono le persone che sono implicate nel gioco? Chiaramente, la popolazione dei giocatori, tutti i giocatori; il problema è che tutti quelli che giocano sono a rischio, alcuni in modo particolare. C'è un'imprenditorialità costituita da coloro che si propongono per organizzare i casinò, le case da gioco, che producono le video-macchinette; c'è un'industria dietro a tutto questo.
Chi ci guadagna può essere anche lo Stato.
Ci deve essere una ricerca dietro a tutto questo, cioè gli istituti universitari, di studio, in qualche modo devono cercare di capire perché avvengono certi comportamenti, quindi si deve sviluppare una certa ricerca sull'argomento, sia in termini di studio del fenomeno che di possibilità terapeutiche. Il Governo dovrebbe regolamentare i meccanismi, bisognerebbe fare una pausa obbligatoria di un quarto d'ora tra una giocata e l'altra. Bisognerebbe permettere alle persone un minimo di ragionamento sul percorso.
Quanto lo Stato guadagna dal gioco d'azzardo andrebbe reinvestito, obbligatoriamente, in programmi di prevenzione e di trattamento e per finanziare i professionisti del trattamento e della prevenzione, quindi per lo sviluppo di tutta una serie di metodologie per dare risposte adeguate a questi problemi.
Passo al secondo lucido, che poi mi porterà velocemente alla conclusione.
Evidentemente, il centro del problema è il casinò, anche se, come dicevo prima, si sta spostando verso altri luoghi.
Chi lavora nei casinò deve sapere con chi ha a che fare, i rischi che può indurre il suo lavoro. Si rende, perciò, necessaria l'elaborazione di materiali informativi per le persone che vanno ai casinò, che devono venire informate di ciò che sta avvenendo, si deve promuovere l'educazione delle persone, a tale scopo si deve sviluppare la proposta di educare attraverso corsi di vario genere, che però in questo momento non sono previsti.
Ne abbiamo già parlato anche a livello di Comitato Regionale per le tossicodipendenze.
Il counselling, cioè la possibilità, per coloro che cominciano ad avere il problema di rivolgersi a qualcuno, con una linea verde, da qualche parte c'è già. È già stata attivata la possibilità di ricorrere a dei professionisti per parlare del problema, la possibilità di curare le persone, perché, se uno ha questo problema, ha bisogno di un periodo di cura, di riposo. È assolutamente indispensabile, con l'ordinamento sanitario attuale, che il paziente possa essere ricoverato, ma dove? In psichiatria? Questo rappresenta un altro, enorme problema.
Una soluzione può essere data dai gruppi di auto-aiuto. Evidentemente, il tutto ha tutta una serie di collegamenti, che non possono non esserci in una visione integrata della risposta. Risposta integrata significa servizio pubblico e mi sembra, per quanto conosco i Sert della nostra Regione, che siano disponibili ad affrontare questo argomento; un collegamento, dunque, con il privato sociale e con il volontariato e ci piace sottolineare che esiste e che lo stiamo sviluppando. Infatti, siamo qui ospiti di un'associazione.
La Regione, attraverso i propri organismi, deve offrire la possibilità di piccole risorse finanziarie, utilizzando, cioè, lo strumento del fondo nazionale per la lotta alla droga. Non è proprio droga questa, ma con un piccolo sforzo di fantasia lo possiamo tranquillamente far rientrare almeno, in questa prima fase, tra gli aggiornamenti per gli operatori, perché non si può affrontare questo problema se le persone interessate (medici, psicologi, assistenti sociali) non dispongono delle adeguate conoscenze.
I gruppi di auto-aiuto, come per tutte le dipendenze, sono fondamentali.
La risposta puramente tecnica dello psicologo, del medico, non può essere sufficiente, va integrata, soprattutto nella fase del controllo post-cura.
La proposta della cura e dell'auto aiuto è sicuramente estremamente valida.
Ritengo che le possibilità di dare un'adeguata risposta al problema, in Regione ci siano. Grazie".

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Chiamerei il rappresentante dei giocatori anonimi d'Italia, chiederei alle telecamere se possono interrompere la ripresa per motivi di privacy".

GIGI (GIOCATORE ANONIMO): "Ho chiesto alla stampa di non riprendermi perché sono un giocatore dipendente compulsivo. Siccome noi, ci chiamiamo giocatori anonimi, non vogliamo essere né ritratti, né fotografati, per una questione di anonimato, che è un requisito essenziale del nostro gruppo.
L'Associazione "Giocatori Anonimi", in Italia, è nata da un anno. Essa è nata a Milano e attualmente vi fanno parte gruppi di Padova,Torino e Firenze, mentre si stanno aprendo due gruppi: a Roma e a Caltanissetta. Tutto è nato a Milano, da una costola di Alcolisti Anonimi e ci siamo affiliati ai Giocatori Anonimi di Los Angeles.
"Giocatori Anonimi" è nato nel '56 e sta funzionando.
In America funziona, noi seguiamo la loro letteratura, la traduciamo ed abbiamo dei rapporti con i Giocatori Anonimi e come i gruppi degli Alcolisti Anonimi facciamo la terapia dei 12 passi.
Questo è il nostro programma: Giocatori Anonimi è un'associazione di uomini e donne che mettono in comune le loro esperienze, la loro forza, le loro speranze al fine di risolvere il loro problema comune e di aiutare altri a recuperarsi dal gioco compulsivo. L'unico requisito per diventare membri è il desiderio di smettere di giocare. Non vi sono quote, tasse, per essere membri di GA. Noi siamo autonomi mediante i nostri propri contributi. "Giocatori Anonimi" non è affiliata ad alcuna setta, ad alcuna confessione, ad alcuna idea politica, ad alcuna organizzazione o istituzione e non intende impegnarsi in alcuna controversia, né sostenere od opporsi ad alcuna causa. Il nostro scopo primario è astenersi dal gioco e aiutare altri giocatori compulsavi a raggiungere la sobrietà.
Grazie ai giocatori anonimi sono otto mesi che sono sobrio dal gioco. "Giocatori Anonimi" funziona principalmente per attrazione.
Vi porto la mia esperienza: mi sono presentato al gruppo in un momento in cui avevo toccato il fondo, in un momento in cui il gioco mi aveva creato dei grossi problemi. Quando mi sono presentato, ho trovato altri giocatori come me, che però erano sobri dal gioco, che avevano smesso da un po' di tempo di giocare , mi davano consigli e mi spiegavano le loro esperienze di gruppo. Io,come tutti i giocatori che vengono a Giocatori Anonimi,mi sono posto il problema: se sono riusciti loro,perché non devo riuscire io? Ecco in che senso funziona per attrazione. Per quanto riguarda il primo stadio, io dico: io sono un giocatore, lui è un giocatore, lui ha smesso di giocare, perché non ci posso riuscire io? Tentiamo di smettere di giocare e quindi inizio a fare le 24 ore senza giocare. È relativamente facile smettere di giocare: si può smettere per le 24 ore, si può smettere per mese. Il problema non è tanto smettere,ma continuare a non giocare,continuare la sobrietà del gioco.
Noi Giocatori Anonimi sosteniamo che siamo giocatori compulsivi e dipendenti per tutta la nostra vita. Io sono un giocatore, in questo momento sono otto mesi che non gioco ma comunque sono un giocatore dentro di me e rimango giocatore dipendente e compulsivo per tutta la vita, perché ho questa malattia dentro di me.
Io se mi avvicino al gioco perdo la testa. La mia ricaduta è sempre dietro l'angolo. Quindi, cosa facciamo noi Giocatori Anonimi:c'è un programma che ci dice di non porci il problema. Qui voglio dire una cosa stupida: è nato prima l'uovo o la gallina? Non devo pormi il problema, se taluni miei difetti caratteriali mi abbiano portato al gioco e alla dipendenza dal gioco, o se siano nati perché io giocavo, oppure se ci fossero già da prima che io iniziassi a giocare. I giocatori hanno dei problemi.
Quello principale è l'Ego onnipotente, ovvero, il giocatore si crede onnipotente, il suo Io è grande, grande così! Lui sa benissimo che con il gioco d'azzardo si perde, però dice: ma uno, ogni tanto, vince. Si crede talmente forte, talmente onnipotente che dice: sono io quello che vince, perché sono onnipotente, io sfido il gioco, io sfido le leggi della natura.
Allora, cosa fa "Giocatore Anonimi": ti educa. Il giocatore anonimo, attraverso lo studio dei 12 passi, viene educato a tornare umile, umile in senso positivo. Prima di tutto, questo percorso ti dice di affidarti ad un potere superiore, perché sostiene: guarda che tu non sei solo, il sole non ruota intorno a te, tu sei sulla terra insieme a tutti gli altri, sei una persona normale. Pensa che c'è qualcuno più grande di te, che ti dice di non fare determinate cose. Si può credere in Dio, nel gruppo, nei Giocatori Anonimi, si è liberi di credere in ciò che si vuole. Giocatori Anonimi non è affiliato a nessuna Chiesa. Quindi, seguendo le proprie convinzioni, ci si affida a questo potere. Non solo, ma ci si dice anche: io devo fare pulizia dentro di me. Cosa vuol dire? Io ho questi difetti, se non li modifico, se io rimango con il mio Io, il mio Ego, con la mia onnipotenza, inevitabilmente - oggi o domani - ricadrò nel gioco d'azzardo. Perché si tratta di difetti caratteriali, che mi portano senz'altro a rigiocare d'azzardo. Come faccio a modificare questi difetti in modo da tener lontano il gioco? Come ho detto prima, io sono un giocatore e rimango un giocatore; ma il gioco lo devo allontanare sempre più da me. Più i giorni passano, più il gioco si allontana, più diventa difficile che io ricada nel gioco. Se diventa difficile,è perché devo cambiare il mio carattere. Solo un gruppo di auto-aiuto può riuscire a cambiare il mio carattere.
Certamente, uno psicologo all'inizio può darmi una mano, è importantissima l'opera di uno psicologo per cercare d'indirizzarci su determinate vie, con il sostegno del gruppo e dell'esperienza.
Io sono in un gruppo di giocatori,di persone come me. Chi può aiutarmi, se non un giocatore come me? Sono otto mesi che non gioco. Ho attraversato dei momenti critici, duri i primi giorni. Adesso, sto aiutando, stanno venendo dei giovani nuovi che vogliono smettere, li sto aiutando, sto dicendo loro: ci sono passato anch'io. Ho vissuto delle esperienze e sono riuscito a non giocare e solo io posso aiutare, io come qualsiasi altra persona di "Giocatori Anonimi".
Voglio togliere questo io,perché avevo parlato prima di Ego e quindi è meglio toglierlo. Solo un membro di "Giocatori Anonimi",sobrio, può aiutare al meglio un altro giocatore. Io avrei finito. Aggiungo solo una cosa: "Giocatori Anonimi" sta funzionando. Domani,a Milano, ne festeggeremo il compleanno, in quanto il gruppo è nato il 18 Dicembre del 1999. Ci dobbiamo organizzare, perché ci vengono richiesti aiuti da tutta Italia. Ringrazio anche A.GIT.A., a nome dei Giocatori Anonimi".

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Ringraziamo Gigi per la sua testimonianza.
Immagino che quello che ci ha detto possa aver stimolato curiosità, voglia di approfondire questa esperienza.
Il programma della giornata è molto intenso, sono costretto a proseguire con la successione degli interventi, però se ci sono delle richieste di approfondimento, delle domande, dei contributi vostri, vi pregherei di annotarli perché cercheremo di riservare uno spazio per il dibattito, a conclusione della mattinata.
Adesso, la parola al Dott. Rolando De Luca, che tutti voi conoscete e che credo non abbia bisogno di ulteriori presentazioni".

DOTT. ROLANDO DE LUCA: "Anch'io dovrò contenere l'intervento in 15 minuti. Noi, per trovare una strategia terapeutica che consentisse ai giocatori d'azzardo e alle loro famiglie di raggiungere e mantenere l'astinenza dal gioco d'azzardo abbiamo pensato, nel 1995, ad un lavoro con alcuni giocatori d'azzardo e con le loro famiglie. Poi grazie al Patrocinio della cittadina di Campoformido abbiamo impostato l'intervento terapeutico;attualmente contiamo, quattro gruppi di terapia, oltre ad una comunità terapeutica, al sabato, che è partita da due settimane. Questi gruppi, con la comunità, coinvolgono, tra giocatori d'azzardo e familiari, oltre un centinaio di persone. Diverse sono state le iniziative che, parallelamente all'attivazione dei gruppi terapeutici, sono state progressivamente portate avanti. In particolare, incontri informativi e culturali sul gioco d'azzardo aperti alla popolazione e non solo qui, ma anche in altri paesi del Friuli Venezia Giulia. Abbiamo partecipato a seminari e convegni. Abbiamo anche effettuato e stiamo effettuando una ricerca di tipo epistemologico e clinico, attuata evidentemente con l'apporto di varie discipline. Cerchiamo anche, in continuazione, in équipe,di approfondire le varie tematiche. Anche l'apertura del sito Internet la ritengo molto importante, in quanto consente di chiedere informazioni ed ottenere risposte in tempo quasi reale a chi abbia, o creda di avere, il problema, oppure ai familiari. Il gruppo di studio e di ricerca è composto dal sottoscritto, dalla psicologa e psicoterapeuta Marina Ponton, dalla psicologa Tiziana Collevati e dalla sociologa Marilena Zoccolan.
La prassi, immediatamente dopo la richiesta di intervento del giocatore o di un familiare, anzi direi, più spesso di un familiare, perché sono i familiari che, di solito, chiedono aiuto, prevede la presa in carico e questa presa in carico avviene se il soggetto rientra nei criteri diagnostici del DSMIV riguardanti la categoria del gioco d'azzardo patologico. Nelle sedute con il solo giocatore d'azzardo e la sua famiglia, preliminari all'ingresso del gruppo, vengono fornite alcune informazioni propedeutiche, con lo scopo di creare i presupposti all'entrata nel gruppo. La scelta di entrare in un gruppo terapeutico, perché i nostri sono gruppi di terapia, pone il giocatore d'azzardo e la sua famiglia di fronte all'accettazione di un lavoro, che è teso a conseguire dei cambiamenti profondi nello stile di vita.
A tale riguardo,questi aspetti vengono comunicati a tutti i partecipanti nelle sedute individuali, contestualmente a quelle che saranno le regole del setting. Nelle suddette sedute individuali o familiari, i colloqui hanno naturalmente l'obiettivo di inquadrare la situazione psicologica del giocatore, dei familiari e la conoscenza dell'interazione all'interno del contesto familiare. In queste fasi vengono anche somministrati dei questionari di rilevazione dei dati generali sul gioco d'azzardo, sull'aspetto motivazionale e questionari di personalità. Io li ritengo utilissimi anche per il futuro, perché sono lì e sicuramente saranno un motivo di studio anche per chi, mi auguro, comincerà a fare studi (oltre ai nostri) e tesi di laurea su questo argomento. I gruppi terapeutici sono stati organizzati in base ad alcuni criteri fondamentali quali: la composizione, lo spazio, il tempo e le regole. Velocemente, la composizione: giocatori d'azzardo e familiari, anche se, in seguito, vorremmo aprire questi gruppi, perché io non credo si debba rimanere limitati al gioco d'azzardo.
Il gioco d'azzardo è una vernice coprente, noi lavoriamo su ciò che sta sotto. Il gioco d'azzardo ci serve per intervenire, semplicemente è una scusa. I gruppi sono eterogenei in relazione all'età, sesso e livello socio-culturale. Le sedute si tengono sempre nello stesso luogo, avvengono una volta alla settimana, alla stessa ora e hanno una durata di circa due ore, due ore e mezza.
Comunichiamo che la terapia di gruppo non avrà una breve durata, ma si protrarrà per alcuni anni. Ciò viene comunicato ai partecipanti sin dalle prime sedute, anche per evitare aspettative di cambiamento a breve termine. Ci sono diverse regole che comunichiamo. Le più importanti sono: la partecipazione al gruppo terapeutico da parte del giocatore e dei familiari dovrà essere costante ed eventuali assenze dovranno essere comunicate prima dell'inizio di ogni singolo incontro. I giocatori s'impegnano a non giocare ed eventuali ricadute devono essere comunicate ed analizzate all'interno del gruppo terapeutico. I partecipanti al gruppo sono vincolati al segreto relativamente alle sedute di terapia ed al contenuto delle stesse. Noi diciamo che è importante informare parenti, amici, colleghi di lavoro, della decisione del giocatore e della sua famiglia di smettere di giocare. Più persone lo sanno e più il risultato è a breve termine e sicuro. Durante ogni seduta viene utilizzato un libro per rilevare le presenze, le assenze e le astinenze al gioco. Inoltre, viene effettuata una verbalizzazione, a turno. Diverso altro materiale, secondo me, importantissimo, da tre anni è lì, a disposizione, in quanto io credo che diventerà un qualcosa che servirà sempre ad analizzare la situazione. È importante, possibilmente, non perdere né dati, né materiale. Il problema è che noi dobbiamo servire per qualcosa di più complessivo. Non serve solo al gruppo, ma ci deve essere uno spiraglio ben più ampio, perché il problema del gioco, evidentemente, non può essere affrontato in dieci, venti, trenta gruppi di terapia, o di auto-aiuto, in Italia. È un problema nettamente più grave. Allora, il coinvolgimento nella terapia di gruppo dei familiari parte dalla constatazione che il giocatore coinvolga nelle proprie perdite l'intera famiglia. L'analisi e l'obiettivo del cambiamento non sono quindi rivolti al solo portatore del sintomo, ma a tutto il nucleo familiare. Questo fa sì che ai familiari che partecipano alla terapia di gruppo, con o senza il giocatore d'azzardo, io dica sempre: venite voi prima, che poi lui arriva, arriverà tra un anno, sei mesi, non importa. Questi familiari si rendono conto che il problema del giocatore d'azzardo non è solo del giocatore, ma di tutti i componenti il nucleo familiare. Quindi, gradatamente, con quelle che sono le analisi delle relazioni, la famiglia consegue cambiamenti, permettendo al giocatore, se non è ancora entrato, di entrare nel gruppo terapeutico. Quindi, abbiamo visto che lo scopo della nostra terapia di gruppo è d'indurre al cambiamento del giocatore, della famiglia, nei confronti del problema correlato al gioco d'azzardo e alle scelte alternative al bipolarismo giocare-non giocare.
Abbiamo tenuto conto delle gerarchie di Bateson e quindi abbiamo ipotizzato tre tipi di cambiamento:
Cambiamento a livello zero: quando il medico, lo psicologo dice al giocatore: "Devi smettere di giocare" e non ottiene nessuna risposta, perché il soggetto continua a giocare.
Cambiamento a livello uno: è la fase in cui il giocatore smette sì di giocare, venendo al gruppo, ma continua a giocare nel senso che pensa continuamente al gioco ed è anche il momento in cui sembra che ogni problema sia scomparso, pericolosissimo in quanto sembra di toccare il cielo con un dito, ma in effetti l'unico cambiamento, ribadisco, è il ruotare attorno a questo bipolarismo giocare-non giocare.

Cambiamento a livello due: è quello su cui noi puntiamo, negli anni; si verifica quando il sistema familiare si ristruttura. Il problema non è più rappresentato dal giocare-non giocare. Quindi, avviene una riappropriazione della vita, la quale non è più vissuta come una continua ricerca del rischio ed è su questo che lavoriamo con il gruppo più avanzato. Cioè, persone che non giocheranno più, ma che dicono: "E adesso cosa facciamo? Noi che eravamo abituati ad aprire il paracadute all'ultimo istante". Specificatamente, abbiamo visto che le prime sedute di terapia ruotano attorno al sintomo del gioco d'azzardo; successivamente, gradatamente, noi puntiamo alla riduzione delle difese dei partecipanti, per realizzare la massima espressione e ridurre al minimo quelli che sono gli atteggiamenti di copertura.

Nascono, così, nuovi modi di porsi ed il risultato è che il cambiamento non è più visto come pericoloso, ma auspicabile e con la possibilità quindi di giungere ad un nuovo equilibrio.
Durante le prime sedute si evidenziano molte difficoltà, che con il proseguimento tendono a ridursi al minimo. Tuttavia, io non credo vadano sottovalutate le situazioni che tendono a frenare il cambiamento. Per questo, la conduzione del gruppo, nei nostri casi, è affidata ad uno psicoterapeuta con un training specifico. Il gruppo terapeutico è quindi completamente diverso dal gruppo di auto-aiuto. Non alternativo, è semplicemente diverso. Il gruppo di auto-aiuto è su base volontaria ed è finalizzato, attraverso il mutuo aiuto, al raggiungimento di un obiettivo comune; è costituito da persone che hanno bisogni comuni, che si assicurano reciproca assistenza. Oltretutto, i gruppi di auto-aiuto hanno un'origine spontanea e si formano perché non ci sono delle risposte da parte delle istituzioni sociali. Nei gruppi di auto-aiuto non è prevista la figura dello psicoterapeuta.
Nella nostra esperienza, c'è anche il compito di far emergere l'entità gruppale andando oltre i singoli, quindi noi vogliamo fare emergere il quadro e non le singole pennellate. Certo, qualsiasi gruppo nasce con un compito ed elabora nel tempo un progetto. I nostri gruppi, per definizione, sono per giocatori d'azzardo e il tema del gioco d'azzardo è al centro delle prime sedute. Attorno a questo tema, ruotano inizialmente tempo, spazio, ruoli, elaborazione; attraverso questa difficile esplorazione emergono nuove emozioni, ricordi, immagini, che ricreano, rimodellano un gruppo, che non è più quello delle prime sedute. Oramai noi, nel gruppo più avanzato, credo che parliamo pochissimo del gioco d'azzardo, parliamo di tante altre cose. In particolare, dopo due anni di terapia, possiamo considerare superata la fase del gioco-non gioco. Emergono, però, quell'ansia, quella rabbia, quelle angosce relative ad una vita che comincia ad essere considerata dal giocatore senza più particolari rischi, non condotta al limite. Il compito dello psicoterapeuta sarà di elaborare tutto questo materiale, individuando i tempi, modi di conclusione della terapia, riconsegnando le famiglie alla vita di ogni giorno, una vita da vivere senza il gruppo di terapia, senza questo involucro, che garantiva comunque una protezione. La nostra previsione è che la terapia di gruppo, con cadenza settimanale, debba avere almeno una durata triennale. L'esperienza pratica del primo gruppo di terapia ci porta ad ipotizzare che tale durata possa essere mantenuta. Quando i giocatori e i familiari arrivano vorrebbero scappare. Io dico: "Rimanete", ma avverto: "Tra tre anni vi farò uscire io dal gruppo terapeutico". Uso questa espressione, perché il gruppo non deve diventare un'altra dipendenza.
Adesso, vorrei solo fornire, brevissimamente, i dati emersi in questi anni.Parlare di "risultati"mi pare riduttivo;è importante il percorso; quindi, provenienza, abitudini di gioco, età, sesso, professione, ecc. … Il 75%, quindi, è costituito da giocatori e famiglie della regione Friuli Venezia Giulia, il 25% proviene da fuori regione. Per quanto riguarda le abitudini, noi abbiamo molti giocatori da casinò. Abbiamo i casinò oltre confine, ma direi che sta aumentando in modo preoccupante il fenomeno dei video-pocker, che vede coinvolti ragazzi, che hanno anche un'età che è molto inferiore all'età dei giocatori che solitamente entrano nei nostri gruppi. Si tratta, comunque, di giocatori che evidentemente giocano con giochi di fortuna, secondo quella che è la distribuzione del fenomeno in quattro campi semantici: fortuna, competizione, simulacro e vertigine. L'età dei partecipanti si aggira intorno ai quarant'anni. Questo non vuol dire che da noi i giocatori arrivino quando ormai hanno quasi toccato il fondo. Il sesso è costituito per il 90% da maschi e per il 10% da donne. Le ricerche condotte negli altri Paesi evidenziano che le donne rappresentano il 25% sul totale dei giocatori. Evidentemente, dovremmo analizzare questa difficoltà da parte delle donne a chiedere aiuto. Professione: 3/4 lavoratori autonomi, 1/4 dipendenti. Quindi, è interessante notare come, ad esempio, soltanto uno dei nostri giocatori, attualmente, sia disoccupato. Vi è una buona disponibilità a ricostruirsi una vita lavorativa. La frequenza: nel 90% dei casi i giocatori d'azzardo partecipano ai gruppi di terapia accompagnati dai familiari, il 5% vi partecipa senza la presenza di familiari, perché non c'è la loro disponibilità, mentre il restante 5% è rappresentato da familiari di giocatori che momentaneamente non intendono partecipare alle sedute.
Ed io questi li considero i più grossi successi terapeutici.
Avere i familiari senza il giocatore, dopo un anno, un anno e mezzo è comunque promuovere il cambiamento all'interno del contesto, perché il familiare ha bisogno di abbassare i suoi livelli d'ansia. Percentuale di abbandono: il 30% abbandona la terapia. L'abbandono avviene, nella maggior parte dei casi, nella prima o seconda seduta. Abbandoni dopo la terza seduta sono rari. Risultati di cui non mi piace parlare. Comunque, il 90% dei giocatori che frequentano il gruppo costantemente, non gioca più d'azzardo. Il restante 10% gioca in modo nettamente inferiore.
Secondo le ricerche che stiamo effettuando, chi abbandona i gruppi di terapia si rimette a giocare.
Per concludere, noi riteniamo che la terapia di gruppo, assieme a tutto il resto, gruppi di auto-aiuto, ecc. possa rappresentare uno degli strumenti più adeguati per affrontare quello che è un problema di dipendenza da gioco e da dipendenze legali.
Il vero gioco d'azzardo non è quello che il giocatore fa al casinò, alla sala corse, ecc.; quella è una copia sbiadita del gioco d'azzardo. Il vero gioco d'azzardo è la scommessa che il giocatore, a livello inconscio, fa con la possibilità che una volta iniziata la terapia, possa risalire il fondo in cui è sprofondato a causa del gioco; quindi, questa sfida che lui fa con la possibilità di ricostruirsi. La terapia diventa il vero gioco d'azzardo. Coinvolgere la famiglia in terapia serve a far sì che in questa ulteriore sfida risieda un gioco d'azzardo più sottile, quello di far sì che non siano coinvolti, inconsapevolmente, anche i familiari, che di questo gioco d'azzardo diventerebbero, paradossalmente, complici.
Noi facciamo gli psicoterapeuti all'interno dei gruppi per elaborare anche queste considerazioni. Crediamo che la ricerca continua e costante, che ci appassiona. Non abbiamo di fronte delle persone che dobbiamo plasmare, ma delle persone con le quali dobbiamo lavorare molto a fondo. Grazie!"

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Abbiamo assistito ad una descrizione di un tipo d'intervento, che presenta caratteri simili e diversi rispetto a quello precedente e spero proprio ci sia la possibilità, poi, per addentrarsi più a fondo in alcuni aspetti specifici.
Mi sembra che il tono tipico di De Luca, che non enfatizza il suo lavoro e la sua esperienza, vada però messo a fronte di una constatazione obiettiva sulla validità del lavoro che sta facendo, che, ripeto, è unico in Italia e mi auguro possa rappresentare un'esperienza guida anche per altri operatori.
Adesso , la parola all'Assessore regionale alla Sanità della Regione Friuli Venezia Giulia Dott. RENZO TONDO.

DOTT. RENZO TONDO: "Ringrazio, innanzitutto e chiedo scusa se sono arrivato in ritardo, ma, purtroppo, oggi è l'ultimo sabato prima di Natale e c'è una concentrazione di convegni su diversi temi, che hanno a che fare con la nostra salute, tali che mi portano a scappare da una parte all'altra.
Però, qualche elemento di soddisfazione importante ce l'ho e voglio esternarlo oltre a qualche considerazione, in maniera molto semplice.
Innanzitutto, saluto il Sindaco. Apprezzo molto la disponibilità che ha avuto a sostenere l'iniziativa nella sua fase iniziale. Nel comune di Campoformido non è stato realizzato solo questo Convegno, ma è anche stato costituito un gruppo che affronta il tema importante del gioco d'azzardo.
So che anche il Presidente della terza commissione, Dott. Castaldo, è intervenuto.
Credo di dover fare qualche considerazione.
Innanzitutto, la nostra è una Regione di frontiera, nella quale, evidentemente, la vicinanza con Paesi dell'Est, come Slovenia e Croazia, offre, anche in termini chilometrici, la possibilità di recarsi a giocare e questo è sicuramente un problema.
Come sottolineava qualcuno precedentemente, credo che il tema più grosso sia proprio quello degli stili di vita, del livello culturale, del modo con cui ci approciamo.
Prima di fare l'Assessore Regionale, ho fatto il Sindaco in un paese di montagna e sono veramente esterrefatto nel verificare, come pure Fontanini, come anche nei nostri paesini della montagna, per molti giovani, l'unica attrazione serale, l'unica possibilità d'incontro, sia trovarsi attorno a queste infernali macchine del video poker.
Sono sicuramente elementi di grande devastazione sul piano sociale, perché tendono a rompere quei pochi circuiti di collettività che ancora rimangono.
Allora, il ragionamento che voglio fare è molto semplice.
Sono assolutamente consapevole del fatto che il percorso ci porterà ad affrontare un tema difficile, perché credo che nessuno di noi abbia la ricetta in tasca.
Sono approcci multidisciplinari, che hanno bisogno, come molti altri temi che riguardano la salute, di verifiche, di monitoraggi continui, ma credo che uno degli elementi che va subito sottolineato e sul quale non ci sono grosse differenze d'opinione, sia proprio quello che l'individuo da solo non ce la fa.
Non ce la farà da solo a risolvere questo problema e così in questa, come in altre esperienze importanti, quali la lotta all'alcolismo e la lotta alle tossico-dipendenze, credo che il sistema dell'auto-aiuto diventi strategico rispetto alle risposte che vogliamo dare, rompendo tabù, aprendo strade nuove, coinvolgendo le famiglie.
Credo sia assolutamente indispensabile sostenere questo e credo che, da parte nostra, da parte della Regione e delle Aziende Sanitarie, si dovrà trovare, all'interno della funzionalità del nostro sistema, la possibilità di sostenere, con i nostri servizi, tutti i percorsi sperimentali e non, che andremo ad aprire in questo campo.
Credo però, che l'iniziativa più forte che oggi possiamo fare, è quella di essere presenti, di testimoniare senza vergogna che questo problema c'è e va affrontato.
Ricordo l'altro giorno, a Palmanova, quando nell'affrontare il problema dell'alcolismo, un signore, che ne era uscito 'alla grande', dopo esserci stato dentro, purtroppo, per molti anni, diceva: "La mia più grande preoccupazione, all'inizio, era entrare in questa stanza e sapere che quelli che stavano fuori dicevano, lì si trovano quelli che bevono".
Credo che rimuovere questo elemento di vergogna, anzi farlo diventare un elemento di valore, la capacità di capire, per se stessi, di essere sul percorso sbagliato e quindi la forza di uscirne, sia molto più importante della preoccupazione legittima di avere una valenza negativa di se stessi.
È evidente che questo diventa più facile all'interno di un contesto, diventa più facile se il sistema pubblico e privato sono in grado di localizzare i punti di crisi, capirli e sostenerli.
La nostra Regione ha varato un Disegno di Legge, da parte della Giunta, che dovrà passare in Aula, per la legalizzazione dei casinò.
Potrebbe sembrare una linea contrastante, rispetto a questo. Non credo sia così.
È chiaro che i termini della questione sono molto complessi.
Noi stiamo pensando di dare una risposta, onde evitare un eccessivo ricorrere all'Est, ma credo che potremmo dare un segnale molto forte, l'ho sostenuto quando ho incontrato gli organizzatori del Convegno di oggi; potremmo dare una risposta molto forte se, quando quel Disegno di Legge giungerà in Aula, saremo in grado, avremo la forza di inserirvi un emendamento, che potrebbe essere anche provocatorio dal punto di vista dell'efficacia, che significasse: va bene, facciamo pure i casinò, dato che ce ne sono tre o quattro dall'altra parte della frontiera, però togliamo dai nostri punti di accoglienza i video-poker, perché credo che siano molto più devastanti, rispetto alla presenza di casinò ad una distanza di cinque, dieci, venti, cinquanta chilometri.
Questi sono gli elementi legislativi percorribili, ma quello che a me oggi interessa di più è testimoniare la consapevolezza da parte della Giunta Regionale e credo anche del Consiglio Regionale, che questo è un problema che riguarda noi, le nostre famiglie ed i nostri giovani.
Dobbiamo affrontare il problema con la capacità di considerarlo un elemento di carattere culturale.
Questo, evidentemente, è un percorso più difficile, più lungo, perché attiene al rapporto che abbiamo con i giovani, con i nostri operatori commerciali; bisogna far loro capire che, forse, un video-poker in meno produce qualche cosa di reddito in meno, ma qualifica molto più l'ambiente in cui lavori, in cui vivi.
È un percorso difficile, ma dobbiamo intraprenderlo con la consapevolezza che in ogni strada che possiamo percorrere abbiamo bisogno di un sostegno.
In questo campo, oggi, siamo abbastanza scoperti, nel senso che non abbiamo norme, non abbiamo risposte da dare, dobbiamo costruirle.
La nostra presenza oggi, qui, vuole essere un confronto su questo.
Comprendere quelle che sono le esigenze, capire quali sono gli elementi di difficoltà e cercare di ragionare assieme sulla strada intrapresa da vari Comuni, che vedono, da un lato, il sistema pubblico, la Regione, le Aziende con i loro servizi, dall'altro, il sistema volontaristico, del quale, credo sia assolutamente necessario sottolineare l'importanza.
Credo che senza questo, non andremmo da nessuna parte. Quindi: capire l'importanza del sistema, sostenere coloro i quali con coraggio e con volontà, stanno lavorando all'interno di questo percorso.
Dare forza ad una cultura dell'auto-aiuto, che diventa fondamentale, trasmettere messaggi importanti ai nostri giovani.
Quello di oggi è il primo momento importante, sapere che nella nostra Regione è partito un esperimento che viene considerato all'avanguardia anche da altri, ci dà ovviamente soddisfazione, ma credo che su questa strada si debba continuare con maggiore capacità e volontà d'affrontare il problema.
Un ringraziamento a tutti i partecipanti e vorrei ancora sottolineare l'assoluta disponibilità della Giunta regionale e del mio Assessorato ad un confronto, che andremo ad affrontare nei mesi futuri, sulle cose vere, sulla possibilità che avremo di intraprendere percorsi comuni."

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Ringrazio l'Assessore TONDO, che ha messo il dito su un problema cruciale, nevralgico e che esula un po' dalla tematica che ci siamo proposti oggi di affrontare: quello legislativo, che non poteva essere eluso completamente.
È di ieri la notizia, apparsa su Civiltà Cattolica, riportante la presa di posizione riguardo l'opportunità di legalizzare la prostituzione.
Si tratta di una posizione che sembra molto coraggiosa, ma esprime una riflessione sull'esistente, un'attitudine più pragmatica che non ideologica, rispetto al problema di come gestire dei fenomeni, che comunque ci sono e senza negarli, salvo poi ritrovarceli sotto forme ancora più incontrollabili.
Ci auguriamo, tuttavia, che se la Regione procederà nella direzione che ci è stata anticipata, questo avvenga seguendo le esperienze di altri Paesi, che stanno percorrendo questa strada.
L'Olanda e anche la Svizzera, per esempio, le quali mi pare che abbiano avviato un programma di apertura dei casinò, legando però l'autorizzazione alle agenzie, che vinceranno le gare di appalto, al fatto di avviare un programma, che, nel campo specifico, viene denominato 'del gioco responsabile'.
Questo significa che tutti gli operatori, che gestiscono agenzie di gioco, debbano ricevere delle informazioni, rispetto al fatto che esiste un problema di gioco patologico, che deve essere in qualche modo contenuto all'origine.
Non è giusto aspettare che uno si rovini per intervenire a livello psicologico.
Sono problemi drammatici che, in genere, si propongono quando è già troppo tardi.
Il gioco deve essere responsabile, secondo la filosofia d'approccio che si è configurata in Olanda, in particolare, ma anche negli Stati Uniti.
Abbiamo avuto un esperto, che al congresso di Forte dei Marmi ha presentato questa filosofia e che la Regione Toscana ha incorporato all'interno del corso di formazione per operatori del Sert, il quale prevede proprio che gli operatori possano intervenire sui giocatori che perdono il controllo della situazione.
Prima di arrivare a situazioni catastrofiche, là dove sia possibile, s'intervenga o con un consiglio, o con un'inibizione d'accesso al casinò di persone che dimostrano di aver perso l'aspetto del gioco, perché, in fondo, il gioco dovrebbe essere un gioco, ma esiste una soglia fatidica oltre la quale non è più gioco.
Quando questa soglia viene oltrepassata, dovrebbe essere anche interesse dei gestori del casinò evitare gli accessi.
Ci auguriamo che se la Regione Friuli Venezia Giulia anticiperà le condizioni del Governo, lo faccia tenendo conto delle importanti esperienze di altri Paesi. Chiamerei FEDERICO COBELLI, a cui chiediamo di raccontarci l'importante esperienza di Bolzano".

SIG. FEDERICO COBELLI: "Salve a tutti, sono il vice Presidente della S.I.I.PA.C. di Bolzano, Società Italiana d'Intervento sulle Patologie Compulsive.
L'associazione è stata fondata ufficialmente nel gennaio '99,anche se il lavoro è stato intrapreso già prima.
L'Associazione ha strutturato un centro di recupero, con la finalità di fronteggiare il GAP attraverso un programma, che agisca su vari aspetti, prima di tutto, garantendo una corretta informazione e prevenzione, inteso come una formula d'apertura mentale nei confronti di bisogni e richieste sempre più differenziate. Dato che, come abbiamo potuto notare, le richieste che ci pervengono, da vario tempo, dai pazienti e dai loro familiari sono diverse, abbiamo dovuto adottare dei programmi strutturati e personalizzati. Come diceva in precedenza Spazzapan, si rivolgono a noi utenti che sono, molto spesso, anche dediti all'uso e all'abuso di altre sostanze, vedi soprattutto alcol e cocaina, usate in concomitanza con il gioco d'azzardo, o come sostanza alternativa. È logico che, quando ci troviamo di fronte a degli utenti con più di una dipendenza, dobbiamo necessariamente intervenire su entrambe le dipendenze. Questo è molto, molto importante. A questo punto, possiamo vedere come lavora la S.I.I.PA.C. e come entrano in contatto i vari pazienti con il Centro. Innanzitutto, telefonicamente. Abbiamo istituito una linea telefonica gratuita, con numero verde, al quale si possono rivolgere i diretti interessati, sia i familiari che, comunque, vogliono avere delle informazioni, delle delucidazioni sul gioco d'azzardo patologico e sulle modalità di trattamento.
Da ciò è sorta l'esigenza di istituire dei corsi di formazione per avere degli operatori qualificati, preparati, in grado di dare delle risposte corrette alle persone che si rivolgono a questo telefono verde. Ricordiamo che sono sempre e comunque richieste di persone che al momento stanno soffrendo. Grazie a questo tipo di servizio le persone entrano in contatto con il nostro Centro. Quando la persona esprime la volontà di entrare in contatto e iniziare un programma, viene fissato un primo approccio di tre giornate. I diretti interessati, cioè il giocatore ed il familiare, poiché richiediamo la presenza di un familiare che, come diceva prima De Luca, è fondamentale nelle nostre tipologie di trattamento, entrano nel nostro Centro e fanno un iter di tre giornate.
Sia il giocatore, che i familiari entrano in programma terapeutico. Nell'arco di queste tre giornate di primo contatto, sia il paziente che il familiare, iniziano con l'accoglienza, vengono loro somministrati dei test di personalità, relativi alla depressione e specifici del gioco d'azzardo patologico, come descritto da DSM IV . Ci sono dei colloqui motivazionali effettuati con lo psicologo, dei colloqui con lo psicoterapeuta, viene effettuata una visita psichiatrica, vi è l'inserimento nei gruppi di auto-aiuto, come si diceva prima, sia per i giocatori anonimi che per i familiari dei giocatori anonimi, gruppi di sostegno, gruppi psicoeducazionali e gruppi sulle tossico dipendenze. Oltre a tutti questi tipi di lavoro, c'è l'assistenza effettuata tramite 'tutoraggio'.
Il tutoraggio è una figura nuova, che lavora in stretto contatto con il legale per la parte relativa alla gestione economica. L'obiettivo di questi tre giorni è quello di valutare ed inquadrare la domanda del soggetto per formulare un progetto terapeutico il più possibile vario e consono alle esigenze dello stesso utente. Sono previsti l'inizio di un trattamento psicoterapico individuale, di coppia oppure familiare, a seconda delle esigenze e la frequenza di tutti i gruppi ed il lavoro con il tutor ed eventualmente con il legale, per quanto riguarda la gestione economica. Vengono fissati degli appuntamenti settimanali o quindicinali, a seconda di vari fattori quali la distanza, la gravità e via dicendo. Nella tipologia dei casi più gravi, dove necessita un intervento intenso tempestivo e prolungato, la struttura di Bolzano da la possibilità ai pazienti di usufruire di alcune stanze e di frequentare il Centro Diurno, dalle 8.30 di mattina alle sette di sera, dal lunedì al venerdì. L'orario giornaliero è strutturato al fine di impegnare il paziente con attività mirate alla risocializzazione, alla gestione del proprio tempo libero e ad affrontare le proprie problematiche senza bisogno di ricorrere al gioco o all'abuso di altre sostanze.
È sorta la necessità di offrire un servizio ampio e articolato, dove i singoli operatori intervengano, nell'ambito della propria professione, con una modalità organizzate, in stretta collaborazione con gli altri componenti l'équipe di lavoro.
La nostra è formata da due psicologi, due psicoterapeuti, uno psichiatra psicoterapeuta, due educatori, due tutor che lavorano in stretto contatto con un legale, un commercialista, un medico e terapeuta. L'operato di ogni singola figura va integrata chiaramente con l'intervento del professionista successivo, e, come avete anche notato, sono state inserite delle nuove figure che non compaiono quando si interviene in altro tipo di dipendenze.
Queste nuove figure sono appunto il tutor ed il legale. Ora vediamo il tutor e quali sono i suoi compiti:l'obiettivo è quello di alleviare le pressioni economiche alle quali il giocatore ed i membri della sua famiglia sono sottoposti. Ricordiamo che quando il giocatore d'azzardo patologico si rivolge ad una struttura, ad un Centro di recupero, lo fa principalmente nel tentativo di risolvere le proprie crisi finanziarie. C troveremo, pertanto, davanti ad una persona che avrà contratto, non solamente un debito, eventualmente con un istituto o solamente con una persona e via dicendo, ma una persona che avrà cercato di recuperare denaro da quante più fonti possibili, di conseguenza con debiti diversificati, con varie tipologie di approvvigionamento da soggetti diversi ed istituti di credito. Dobbiamo ricostruire la storia economica del giocatore, vedere quali sono stati i debiti contratti, con chi li ha contratti, facendo anche una scala di priorità per saldare questi debiti.
Chiaramente, ci saranno dei debiti prioritari che ci porteranno a delle conseguenze, se non vengono estinti, di carattere giuridico, penale e civile fino ad arrivare ad un'altra tipologia di debiti, che possono essere quelli con i familiari, di minor peso, questi, non perché i familiari siano meno importanti, ma perché questi possono, eventualmente, aspettare un po' di più rispetto ad una finanziaria, dove sono stabilite scadenze prefissate. L'eventuale piano di risanamento dei debiti deve essere concordato con il terapeuta, per cui il tutor oltre a lavorare a stretto contatto con il legale, lavora anche con il terapeuta del giocatore. La valenza terapeutica del pagamento dei debiti impone al tutor di verificare, ai fini del trattamento psicoterapeutico cui il soggetto è sottoposto, quale sia la procedura migliore. Un altro punto che il tutor deve affrontare con il giocatore è la gestione del denaro giornaliero. Se ha verificato che il possesso eccessivo di liquidi rappresenta una tentazione alla quale il giocatore difficilmente resiste, soprattutto nei primi mesi di trattamento, è necessario che un familiare si faccia carico della cogestione del denaro. In pratica: il familiare prescelto dovrà materialmente custodire gli averi del giocatore, consegnandoglieli esclusivamente in base alle esigenze di spesa quotidiana, valutando la necessità e la priorità; il giocatore, dal canto suo, deve avere molto chiaro lo scopo di questa amministrazione controllata e deve essere aiutato nella fase di ricostruzione della motivazione, smettere di giocare e interpretare questa situazione come un modo per accelerare il suo recupero. In caso contrario, le forti restrizioni cui è sottoposto lo indurranno a rifiutare l'aiuto psicoterapeutico, con il rischio di una ricaduta se non dell'abbandono della terapia stessa. A partire da quanto esposto, ci siamo dati anche alcune linee di condotta per dei progetti futuri. Quali sono queste linee di condotta per i progetti futuri: la possibilità di programmi residenziali per i giocatori d'azzardo patologici con programmi articolati a lungo termine, l'assistenza continuata per utenti che hanno bisogno di un intervento tempestivo e mirato e per quei pazienti che essendo ad alto rischio di suicidio necessitano di una struttura residenziale e controllata. Non dimentichiamoci mai di questo. Grazie!"
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Anche qui ci sarebbero molte domande, speriamo di ritagliarci qualche minuto e sta a me adesso la difficile scelta se andare avanti o concederci dieci minuti, però dovrebbero essere veramente dieci, perché abbiamo ancora qualche intervento che sarebbe un peccato penalizzare, quindi diciamo nove minuti".

DOTT. SSA DANIELA CAPITANUCCI: "Grazie al Presidente dell'Associazione A.GIT.A.
Come ha anticipato il Professor Zerbetto, faccio parte di un servizio pubblico, delle dipendenze, nella provincia di Varese, che consta di sette presidi Sert sparpagliati su un territorio abbastanza esteso.
Ci siamo posti il problema in un'ottica di costruzione della rete. Siamo partiti dalla considerazione che il problema del gioco patologico nella nostra realtà territoriale esisteva, che non c'erano risposte e che quindi il servizio pubblico, nella fattispecie il servizio dipendenze, doveva porsi il problema e cercare di affrontarlo dando una risposta.
È nato, così, questo progetto, da circa nove mesi. Quello di cui sentirete parlare, adesso, non ha niente a che vedere con le esperienze cliniche portate da Federico Corbelli, prima, e dal Dott. De Luca ancor prima. È un qualcosa di evolutivo, infatti, siamo ancora all'inizio.
Il progetto è stato denominato "la vita in gioco" e l'obiettivo che noi ci siamo posti è proprio quello di sviluppare un sistema d'intervento sulla problematica del gioco d'azzardo patologico nel territorio della nostra provincia.
Sistema d'intervento vuol dire qualcosa di articolato, che consta di più risorse, pubbliche e private, terapeutiche e di auto-aiuto.
Vi farò vedere questa slide, di cui però ho messo nella cartellina una copia, perché immaginavo che sarebbe stata troppo piccola per essere leggibile. Questo è, un po' in sintesi, ciò che nei nove mesi passati abbiamo fatto. Inizialmente, abbiamo costituito un gruppo di lavoro progettuale soprannazionale fra i vari Sert.
A questo gruppo di lavoro partecipano operatori provenienti da tutti sette i Sert della provincia di Varese. Ci siamo posti nell'ottica di dire che non conosciamo il fenomeno: mancano, come diceva Spazzapan all'inizio, purtroppo, delle indagini epidemiologiche nel nostro Paese e nella provincia di Varese ancor più, che ci dicano effettivamente quanto le persone giochino e quante lo facciano in maniera patologica.
Abbiamo detto: partiamo, conoscendo, mappando un po' lo stato del problema nella nostra provincia.
Abbiamo pensato che per fare ciò fosse necessario andare a vedere due ambiti: fare degli studi di prevalenza, che significa proprio andare a calcolare, a verificare quanto è presente il problema nei nostri cittadini e, quindi, verificare i terreni di gioco. Tuttora, purtroppo, siamo fermi al primo stadio, che è quello della mappatura del problema. Siamo partiti con popolazioni particolari. Primo, perché siamo dei Sert, per cui avevamo a disposizione la nostra utenza: i tossicodipendenti e gli alcooldipendenti, per cui non ci era particolarmente difficile fare delle piccole indagini all'interno di queste popolazioni su come, effettivamente, i soggetti si comportavano rispetto al problema.
Abbiamo fatto, quindi, ed è ancora in corso, una ricerca sulla comorbilità fra tossicodipendenza e gioco d'azzardo. Siamo partiti dal Sert di Gallarate, stiamo continuando con il Sert di Tradate e, prossimamente, partiremo anche al Sert di Saronno. Successivamente, abbiamo iniziato anche un'altra ricerca, anche questa in corso, per vedere quanto gli alcol dipendenti giocavano d'azzardo e questa l'abbiamo cominciata al Sert di Gallarate. Siamo partiti, poi, con una ricerca sulla popolazione generale. Eravamo amici con i volontari di Croce Rossa, non è un gran criterio scientifico, però abbiamo chiesto se potevano, in anonimato, rispondere al nostro questionario e, di fatto, abbiamo avuto una buona adesione.
Questi sono i risultati che abbiamo raggiunto.
Le prime colonne rappresentano i giocatori sociali, quelli che alla nostra indagine non hanno dimostrato di avere problemi, in mezzo ci sono i giocatori problematici, con qualche problema, ma non un gioco d'azzardo configurato come veramente qualcosa di distruttivo ed infine i giocatori patologici.
Quelli nella prima colonnina, gli azzurrini, sono i tossicodipendenti, gli alcoldipendenti sono i secondi ed i volontari di Croce Rossa sono i terzi.
Il campione è abbastanza disomogeneo. Vedete che si tratta di 55 tossicodipendenti, 31 alcoldipendenti, 139 volontari di Croce Rossa.
È ancora in corso questa ricerca per cui il campione si sta ampliando. Rileviamo sicuramente che il 32,5% dei tossicodipendenti contattati, è risultato essere patologico al gioco d'azzardo, contro un 13% di alcoldipendenti ed uno 0,75% di volontari di Croce Rossa.
Questi dati ci sembrano essere interessanti nel senso che sono un po' diversi da quelli che aveva proposto prima Spazzapan, rispetto a questa zona. Può darsi che ci siano motivi proprio geografici o culturali di diversità; effettivamente, i nostri dati sono abbastanza in linea con quella che è la letteratura scientifica internazionale.
Un altro livello di conoscenza che ci sembrava importante andare a vedere è la percezione del fenomeno gioco d'azzardo in provincia. Abbiamo pensato d'intervistare gli operatori dei Sert e le assistenti sociali dei comuni. La ricerca sugli operatori dei Sert è conclusa. Abbiamo intervistato un totale di 70 operatori nei sette Sert, appartenenti a tutte le figure professionali e da questa indagine è emerso che, pur non avendo mai pubblicizzato un servizio per il gioco problematico, sono afferite spontaneamente nell'arco dell'ultimo anno, 49 richieste d'aiuto.
Gli operatori che ritengono il problema molto o abbastanza diffuso nel territorio, sono un numero consistente, otto pensano che sia molto diffuso, abbastanza diffuso 42 operatori e 56 addirittura ritengono che il fenomeno sarà in aumento nell'arco dei prossimi mesi. Successivamente, quindi, abbiamo fatto una ricerca, che ancora è in corso, ragion per cui, purtroppo, è un dato troppo piccolo quello sulle assistenti sociali dei comuni della provincia. Abbiamo circa una settantina di comuni, quindi, dai grandi, ai medi ai piccoli.
Ripeto, la ricerca è in corso, per cui, purtroppo, abbiamo soltanto la risposta, a tutt'oggi, di sette comuni. Attendiamo le altre e cinque su sette assistenti sociali ci hanno detto che hanno ricevuto, nell'arco dell'ultimo anno, prevalentemente sotto forma di richieste economiche, 21 casi relativi al gioco problematico. Il 60% chiedeva aiuto anche in merito alla difficoltà di risarcire prestiti, liti in famiglia, per lo scarso sostegno dato al mantenimento della famiglia 60% e situazioni di violenza tra familiari 20%.
Tutte le assistenti sociali che hanno risposto hanno richiesto la creazione di una rete comune. Questo per quanto riguarda la mappatura del territorio. L'altro aspetto del nostro intervento, invece, riguardava la mappatura delle risorse terapeutiche esistenti e attivabili. Come già detto, nella provincia di Varese non è risultato ci fossero delle risorse terapeutiche, per cui, in qualche modo, ci siamo mossi per attivarle. Ci siamo indirizzati su due versanti: da un lato, abbiamo costituito, da settembre del 2000, un gruppo clinico trasversale costituito da operatori dei Sert: quindici operatori di diverse figure professionali, medici, psicologi, assistenti sociali, educatori, con l'obiettivo, a breve termine, di approfondire la problematica. È stato un po' un gruppo di studio, successivamente desidereremmo mettere a fuoco un modello d'intervento di rete che non veda coinvolti soltanto noi operatori dei Sert, ma che attivi anche delle altre risorse e a medio termine, cerchi di dare una risposta adeguata al bisogno che, comunque, si presenta già spontaneamente.
Allo scopo di fare questo, abbiamo pensato che un aspetto fondamentale fosse la formazione degli operatori. Per cui, al di là del materiale cartaceo e del gruppo di studio, stiamo organizzando, insieme ad ALEA e ad altri referenti sul territorio nazionale, un convegno, per marzo, di cui troverete, all'interno delle vostre cartelline, la locandina con tutti i riferimenti. Sarà gratuito, di due giornate, per cui chiunque volesse aderire è bene accetto e benvenuto.
Questo è il punto a cui siamo arrivati.
Per concludere, direi che riteniamo veramente indispensabile, riguardo questa problematica, che il servizio pubblico, almeno questa è la logica che stiamo seguendo, sia garante di una rete di intervento, non erogatore unico di prestazioni, ma, in qualche modo, coordini e favorisca tutte queste risorse, che speriamo sempre più presenti sul territorio e sono lieta di dire che questo convegno di oggi mi ha in qualche modo aperta a questa prospettiva. Aggiungerei solo che anche Gigi di G.A. ci ha, come dire, dato una disponibilità a collaborare.
La rete si crea anche in questo modo, insieme. Ciascuno con i suoi mezzi e con le proprie responsabilità. Grazie!"

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Grazie Daniela. L'applauso caloroso conferma la stima per il tuo lavoro. È un esempio di come, anche senza avere degli input dall'alto, un operatrice motivata che si rimbocca le maniche può mettere in atto una serie di procedure intelligenti. Mi sembra interessante e unica in Italia, da quello che sappiamo, l'iniziativa di creare una rete di raccordo, di scambio, tessere questa prima forma di contatto tra operatori. È un terreno, questo, del quale tutti sappiamo poco; sapere di non sapere diceva Socrate, è l'inizio della conoscenza. Mettendo insieme alcuni pezzetti, alcune informazioni e crescendo insieme, probabilmente è proprio il paradigma utile.
Non c'è bisogno di aspettarsi chissà che cosa, se cominciamo a creare dei momenti di scambi e di crescita comune. Passo la parola a Paolo Dallago, sempre sul tema dei gruppi di auto aiuto"

DOTT. PAOLO DALLAGO: "Grazie e buongiorno. Sono venuto per presentare l'esperienza di Trento, che nasce un anno fa. Esattamente il 13 Dicembre dell'anno scorso, istituendo questo gruppo di auto-aiuto per giocatori d'azzardo. L'abbiamo istituito all'interno dell'associazione A.M.A., Associazione Auto Mutuo Aiuto, che si occupa di vari problemi. I gruppi di auto-aiuto attivi all'interno dell'associazione A.M.A. sono tantissimi: dalle persone in sovrappeso, a quelle con problemi di fumo ecc.
L'abbiamo attivata l'anno scorso, con molta fatica per la verità; ci avevamo provato già tre anni fa. Non ci siamo riusciti e alla fine dell'anno scorso siamo partiti con questa esperienza.
C'è stata molta difficoltà ad iniziare l'apertura del gruppo, che, comunque, adesso funziona. Non mi dilungo su come funziona, perché sapete benissimo che i gruppi di auto-aiuto hanno ognuno una sua storia, un modo di agire, di essere, che, come dire, li rendono unici e speciali anche nei confronti degli altri gruppi e questo rappresenta la loro validità e forza.
Credo siano molto importanti, nel percorso, di chiamiamola così riapplicazione o comunque,verso un nuovo stile di vita e che diano ai membri del gruppo la possibilità di cambiare il proprio modo e comportamento nei confronti della vita, in sintesi, per arrivare ad un nuovo tipo di vita. Quello che mi sembra importante è che l'auto-aiuto, mette le persone, coloro che hanno il problema in prima persona, in grado di risolverlo. Risolvere i problemi insieme agli altri è molto più facile che non risolverli da soli, o delegare qualcun altro. Almeno questo è quello che pensiamo noi. Questo è quello che succede nei gruppi. I giocatori, nei nostri gruppi,vengono con le famiglie proprio per dare un senso ad un cambiamento che, come diceva prima De Luca, deve essere un cambiamento di tutto il nucleo familiare. Per cui, pensiamo che questo tipo di approccio sia utile per risolvere i problemi di gioco delle persone. Questa è la nostra esperienza".

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Può dire qualcosa di più su quante sono queste persone, maschi, femmine che frequentano…?"

DOTT. PAOLO DALLAGO: "Nell'arco dell'anno, abbiamo avuto cinque famiglie, che si sono rivolte a noi per risolvere i loro problemi; alcune se ne sono andate, perché non sembrava loro il posto adeguato. Probabilmente, pensiamo siano venute al nostro gruppo per risolvere i loro problemi prettamente di debiti,che il giocatore non sapeva più come fare a risolvere. Un'altra persona, che sentiva di non avere più bisogno del gruppo, tuttora è astinente dal gioco e ha risolto i problemi in famiglia. Questa è la nostra esperienza. Troviamo problemi di debiti, familiari, legali, di lavoro. Queste sono situazioni comuni, credo, a tutte le persone che hanno problematiche di questo genere".

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Questa testimonianza di un lavoro ancora nella sua fase d'inizio ci fa capire quanto non sia per niente scontato il fatto che si formi un nucleo che faccia da volano e poi, si auto-perpetui un reale contenimento a sostegno alle persone che via via vi si avvicinano. Non è sufficiente dire: "Creiamo un gruppo di auto-aiuto", perché il meccanismo poi funzioni. È un essere vivente, un gruppo che deve essere non solo seminato, ma anche accudito, soprattutto nelle sue prime fasi, prima che raggiunga la forza per andare avanti. Grazie a Dallago. Dò la parola a Laura Salgarolo che ci riferirà l'esperienza di Verona.

SIG. RA LAURA SALGAROLO: "Buongiorno, sono qui per esporvi l'esperienza di Verona. A Verona, esiste una realtà particolare, che consta in un servizio di promozione, di riabilitazione, di recupero dei disagi psico-sociali, che, dal 1995, collabora in modo attivo anche con l'Associazione di volontariato Self-Help di San Giacomo. L'Associazione è nata dalle esigenze degli stessi utenti, dalle stesse persone che partecipano al servizio. L'Associazione di volontariato, quindi, viene portata avanti dagli stessi utenti, dagli stessi soci, con un consiglio direttivo. Questa Associazione, dal 2000, è stata riconosciuta anche a livello regionale. La metodologia usata nel nostro centro è quella dell'auto-aiuto. Questo è un particolare approccio alla persona, una particolare metodologia di rapporto con l'altro che considera la persona nella sua globalità. Non solo sotto l'aspetto medico-diagnostico, ma nella sua globalità, che comprende la qualità della vita della persona, quindi l'attenzione si concentra sugli aspetti: personale, relazionale, d'inserimento sociale, lavorativo e familiare della persona stessa. La persona, quindi, che si rivolge a noi è sì portatrice di bisogni, di problemi, a volte più lievi, a volte più seri, come la questione del gioco, però, soprattutto, la consideriamo portatrice di grandi risorse, spesso latenti, sopraffatte da problematiche molto gravi. Noi attiviamo tutta una serie di azioni riabilitative per far sì che queste risorse emergano e si sviluppino, soprattutto con l'aiuto della persona stessa, sempre in un contesto di gruppo, quindi anche con l'aiuto degli altri.
La nostra Associazione s'indirizza soprattutto verso la formazione, la ricerca del lavoro, la ricerca della casa, attraverso dei progetti d'accoglienza educativa, attraverso l'attivazione di progetti, di momenti di socializzazione per trascorrere in maniera qualitativa il tempo libero, in attività sportive, culturali e vari altri momenti di comunità. Pilastro del nostro centro è anche l'attivazione di vari gruppi di auto-aiuto per affrontare momenti problematici. I gruppi sono momenti di condivisione, d'incontro di persone che vivono direttamente o indirettamente problematiche comuni. Da noi esistono gruppi per i disturbi alimentari, per la depressione, per le sindromi ansiose, Cat per dipendenze da sostanze alcoliche e ad aprile del 1999 è nato, su richiesta di alcune persone che si sono rivolte al nostro centro, un gruppo di auto-aiuto per il gioco d'azzardo patologico. I contatti, fin dall'aprile 1999, sono stati numerosi, soprattutto grazie alla presenza del nostro coordinatore, Dott. Paolo Vanzini, il quale lavora presso la sezione del Collegio di Verona in una posizione privilegiata, dove le persone si rivolgono non solo per problemi collegati a sostanze, ma anche al gioco. Attualmente, il gruppo si trova con cadenza settimanale, il mercoledì dalle 20 alle 22 circa. Al gruppo partecipano una decina di educatori, per ora solo maschi e i familiari dei pazienti. Come Associazione, infatti, promuoviamo un approccio familiare. Chiediamo al familiare di partecipare al gruppo in quanto vive anche lui problematiche legate all'incapacità di gestire una situazione che a volte capita, o viene scoperta all'improvviso, in modo tragico. Il familiare, quindi, ha la possibilità, aiutato, di attivare delle risorse, degli aiuti per la gestione del problema gioco e della persona che vive direttamente il problema. Il gruppo, praticamente, diventa un contesto privilegiato, dove la persona può mettere in campo i propri vissuti emozionali, fatti di paure, sensi di colpa, di contrasti emozionali grandissimi, che a volte si tengono nascosti, ma che aggravano la problematica. Il gruppo procede in maniera attiva e crediamo che il giocatore sia l'esperto per eccellenza, che quindi può raccontare agli altri e condividere realtà uniche e speciali. La mia presenza all'interno del gruppo non è quella dell'insegnante o della persona che dà dei consigli miracolosi, ma del mediatore, all'interno del dialogo, di stimolare la riflessione su determinati temi,di far sì che dalla persona emerga quello che ha dentro, quindi, vissuti emozionali che spesso vengono nascosti anche alle persone più care. Da qui, si creano contrasti a livello familiare, rotture a livello matrimoniale e rapporti difficili con i figli e con gli altri.
Il gruppo è un percorso di consapevolezza di sé, per migliorare se stessi. Rendersi consapevoli di possedere grandi risorse per poi condividerle con il gruppo. Nel gruppo la riflessione slitta sulle riflessioni connesse al gioco.
Nel gruppo vengono trattati anche argomenti che riguardano la volontà di aiuto concreto, anche a livello del proprio contesto di vita, della propria comunità. C'è un desiderio da parte del gruppo, una volta acquisita una certa consapevolezza di sé, di fare formazione e informazione sul territorio. Per farvi capire, il mercoledì sera vengono trattati temi come la fiducia positiva in sé. Però, è positivo avere troppa fiducia da parte del coniuge? È positivo che la persona che vive assieme al paziente si assuma tutte le responsabilità di gestione del budget familiare? Ecco che le mogli, frequentando il gruppo, si accorgono che una gestione comune del budget economico, a volte, può essere positiva, può essere un deterrente per evitare che la persona interessata, cioè il giocatore, abbia per le mani dei budget economici notevoli, investibili quindi, anche in modo negativo. Viene considerato, poi, il rapporto con i figli: i sensi di colpa che vive il giocatore, la positività, il dialogo autentico, profondo, il desiderio di emanciparsi, di rendersi autonomi, come pure la necessità, a volte,di essere controllati dalle persone care, sia a livello materiale, economico, come a livello emotivo. Come gruppo, promuoviamo anche un percorso personalizzato, per cui il nostro responsabile si rende disponibile anche per colloqui individuali.
La partecipazione al gruppo è completamente gratuita e volontaria. Vige la regola della riservatezza. Tutto quello che viene detto all'interno del gruppo, deve restare circoscritto. Questo rende disponibile la persona ad esporsi, con la sicurezza di non essere compromessa al di fuori del gruppo. Noi promuoviamo il rispetto della persona, così com'è, al di là della scelta iniziale di astinenza.
La persona che si rivolge a noi è sicura e certa che il gioco d'azzardo sia un problema serio, ma a volte non è convinta circa la frequenza del gruppo. Insieme si fa un percorso di consapevolezza in cui, con l'aiuto di tutti, la persona riesce a capire la gravità del problema e intraprendere un percorso orientativo e serio".

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Grazie a Laura Salgarolo. Grazie a Rolando De Luca stiamo ricostruendo la mappa delle iniziative in questo ambito in Italia ed è veramente interessante questo scambio di esperienza. L'ultimo intervento è di Vito Zironi, sull'esperienza di Reggio Emilia".

SIG. VITO ZIRONI: "Cercherò di essere il più chiaro e sintetico possibile. Non sono molto abituato a parlare in pubblico, perciò farò del mio meglio. Comunità Papa Giovanni di Reggio Emilia. Qualcuno potrebbe chiedersi cosa centra una comunità che è destinata all'intervento sui tossicodipendenti da sostanze, rispetto al problema gioco d'azzardo. Ce lo siamo chiesti anche noi per un periodo. A metà del 1999, abbiamo rilevato che alcuni utenti, che avevano finito il programma, ricadevano, ma non ricadevano nell'uso di sostanze, bensì nel gioco d'azzardo. Con le stesse valenze ed intensità in cui, secondo loro, l'eroina aveva rappresentato per parte della loro vita. Da questo, sono iniziati alcuni colloqui informali con questi utenti, poi la necessità di parlarne in gruppo. Si è cominciato con alcuni di loro, con il nostro operatore, cercando di contribuire a dare una mano rispetto a questa difficoltà che avevano. Nel contempo è uscita su un giornale locale un'intervista al nostro Presidente, il quale sollevava questo problema. Andava oltre, in più poneva anche il dubbio che il gioco fosse diffuso in strati di popolazione sempre più ampi, sempre più consistenti. Da quel momento, verso la fine del 1999, abbiamo ricevuto decine di telefonate da parte di giocatori o delle loro famiglie. In modo neanche molto pensato, abbiamo cominciato a far entrare alcuni giocatori all'interno di questo gruppo informale che si era incominciato a costruire e che si riferiva a nostri utenti che avevano problemi con il gioco. Gradualmente,visto che queste telefonate continuavano, abbiamo ritenuto opportuno costituire un'équipe, cioè alcuni nostri operatori che si occupassero del problema. Ne abbiamo alcuni, che provengono da esperienze sul territorio nei club degli alcolisti in trattamento. Il riferimento che abbiamo preso a modello deriva dall'esperienza dei CAT. Quando si presentavano i giocatori, noi chiedevamo la collaborazione di un familiare. Diciamo che, dall'inizio del 2000, questi gruppi sono stati avviati in modo più serio, più formale, con una durata settimanale di due ore circa.
I ragazzi con problemi di dipendenza da sostanze, che poi sono caduti nel gioco, li abbiamo persi tutti, perché hanno continuato a giocare, ritenendo comunque questo il male minore, o sono tornati all'uso di sostanze stupefacenti più serie.
In compenso, questo gruppo si è gradualmente arricchito, invece, di giocatori che non avevano fatto uso, in passato, di sostanze, ma erano giocatori, diciamo, classici.
Siamo partiti con alcune fantasie, alcune ipotesi su chi fosse questo famoso giocatore d'azzardo. Alcune ipotesi sono state confermate, altre no. Noi, dall'inizio dell'anno ad ora, abbiamo ricevuto più di 200 contatti telefonici. Parte di queste telefonate provenivano dal Nord e dal Sud Italia, denunciando una mancanza quasi totale di soluzioni sul territorio, di punti di riferimento e chiedendoci consigli o indirizzi; questi ultimi non sempre siamo riusciti a darli. A partire da tutte queste telefonate, abbiamo fatto 54 colloqui per l'ingresso al gruppo, perché abbiamo ritenuto che prima che una persona vi entrasse, ci volesse un minimo di filtro, di conoscenza, di valutazione delle motivazioni personali. In questi colloqui, compiliamo una scheda informativa in cui ci sono alcuni dati del giocatore. Alcuni dati combaciano con quelli presentati precedentemente dal Dott. De Luca; per esempio: di questi 54 intervistati, il 95% sono uomini, il 55% di loro va dai 35 ai 45 anni, il 25% oltre i 45 anni e solo il 20% è sotto i 35 anni. Il 95% è occupato. Aggiungerei che non è soltanto occupato, ma di solito fa due o tre lavori, perciò lavora molto, sta poco in casa. Di solito, svolgono un lavoro ufficiale e poi uno o due lavori non ufficiali, che vengono motivati come modi per finanziarsi il gioco.
Il 65% è operaio e questo dato si differenzia da quelli precedentemente presentati. L'85% è sposato, il 65% ha figli e questo è un dato che non ci aspettavamo. Un aspetto che ha un po' spiazzato le nostre teorie: il 65% delle persone che si sono presentate ai colloqui ha iniziato a giocare da non più di due anni, perciò l'abitudine al gioco d'azzardo è recente; il 20% dai due ai quattro anni. Per cui, all'interno dei quattro anni si colloca l'85% delle persone che si sono presentate. Invece, le nostre ipotesi iniziali erano che il tipo di giocatore che si sarebbe presentato sarebbe stato un giocatore incallito, che il rapporto con il gioco fosse da tempo presente e con una frequenza molto alta. Altro dato che si discosta molto da quello che ho sentito prima e che, però, è significativo rispetto al nostro territorio, è che il 70% delle persone che si sono presentate ha denunciato come abitudine primaria, relativa al gioco, i video pocker.
Devo premettere una cosa e me ne assumo la responsabilità, che può sembrare un po' paradossale e anche un po' provocatoria, però la nostra impressione è che il giocatore "è quello che sta meglio"; cioè, nelle coppie che si presentano al nostro gruppo, non abbiamo giocatori che assumono farmaci, né si rivolgono allo psicoterapeuta, abbiamo invece molte mogli che assumono farmaci e che si rivolgono allo psicoterapeuta. Abbiamo molte mogli che denunciano una grossa sofferenza, malessere, dolore.
Altra cosa è il fattore tempo, nel senso che smettere di giocare significa doversi preoccupare di occupare in altro modo uno spazio di tempo enorme. Il giocatore, che passava molto del suo tempo fuori casa, è costretto a tornarci.
Per una prima fase si continua a parlare di gioco, però poi si è costretti a smettere, nel senso che le persone cominciano a parlare di loro stesse e magari dopo anni che non ne parlavano più, dopo anni di assenza di un confronto, questo implica non pochi problemi. Allora, cerchiamo di lavorare molto sulla modalità di comunicazione, nel senso che una cosa che si cerca di sviluppare nel gruppo è l'aiutare a reimparare e insegnare alle persone a trovare forme di comunicazione costruttive tra loro. Perché un dato che emerge chiaro è la difficoltà a comunicare all'interno della coppia in modo costruttivo".

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Ringrazio per questa interessante testimonianza.
In effetti, spesso c'è un effetto alone, che colpisce ancor più duramente chi sta attorno al giocatore, che viene definito negosintonico; quindi, le persone che stanno vicino al giocatore vengono coinvolte ineluttabilmente nel circolo vizioso e per questo meritano sostegno non meno dei diretti interessati.
Abbiamo, adesso, la possibilità di sentire due testimonianze.
La prima è della signora Assunta, mamma di un giocatore, che vuole leggere una lettera".

SIG.RA ASSUNTA: "Buongiorno a tutti, sono la mamma di un giocatore d'azzardo. Mio figlio ha 43 anni. Ha perso tutto, famiglia, lavoro, amici e ha avuto danni in conseguenza del gioco. Si è trovato, in momenti di disperazione, a non avere più fiducia e stima di sé. In seguito ai consigli di persone esperte, ha cercato di frequentare il gruppo. Io, come mamma, ho deciso di sostenerlo. Avevo capito che da solo non arrivava a ricostruire veri rapporti, anche se dimostrava di aver preso coscienza di tutto quello che era successo e di avere la volontà di ricominciare. Il primo periodo è stato difficile ed è stato faticoso prendere coscienza del passato, ma le esperienze vissute dalle persone, lo hanno aiutato a riconquistare fiducia in se stesso e ad affrontare, giorno dopo giorno, il problema, per intraprendere un cammino di cambiamento e crescita. È una strada lunga e tortuosa. Camminiamo ancora attraverso ostacoli e difficoltà, ma sono convinta di essere sulla strada giusta. Solo facendo strada assieme, si possono capire queste sofferenze e solo se uno dà valore alla vita di una persona, può farlo. Un grazie di cuore al Dott. Rolando De Luca, che, con assidua costanza, ci stimola e ci incoraggia in questo percorso".

DOTT. ROLANDO DE LUCA: "Adesso, una brevissima testimonianza di Pier Luigi."

SIG. PIER LUIGI: "Buongiorno a tutti. Sono Pier Luigi. Vengo da Udine, sono un tesserato dell'A.GIT.A., frequento il gruppo del Dott. De Luca. Faccio parte di quell'1-3% dei giocatori d'azzardo presenti in Italia. Ho avuto una bruttissima esperienza di gioco al Casinò.
Il mio problema maggiore è stato non quando giocavo, ma quando mi sono reso conto che mi stavo giocando i figli, che stavo sperperando parecchi soldi. Il problema è stato la spirale dei debiti, la spirale delle menzogne con la famiglia, con gli ex amici (perché gli dovevo dei soldi).
Ora, quando vado nei locali, m'infastidiscono tutte le cose che portano alla dipendenza da gioco. Vedo i video poker, mi viene spontaneo dire al barista: "Guarda che stai facendo del male a qualcuno", il barista mi risponde: "Sono maggiorenni e vaccinati".
Quindi, quando ho sentito Renzo Tondo che diceva, se non sbaglio, che l'Amministrazione pubblica ha bisogno di gruppi di auto-aiuto, ho compreso che anch'io ho bisogno dell'Amministrazione pubblica, ho bisogno che i baristi, che stanno facendo veramente del male alle persone, la smettano.
Io ho un socio che ha un tabacchino e anche lui ha un video pocker. Glielo ha dato il Monopolio in concessione. I Monopoli, da quello che so, sono privatizzati, per cui lui, rispettando la regola, dà solamente oggetti e non denaro. Vincono 10.000 e lui dà 10.000 in accendini, penne, insomma, ricevono oggetti per l'equivalente della vincita. Il suo video poker non rende, per cui penso che se tutte queste macchinette non dessero soldi ma regali, si potrebbe già così limitare il fenomeno.
Ho dei problemi enormi e chiedo anche all'Amministrazione pubblica e all'A.GIT.A, d'impegnarsi ad aiutarci e di darci tutte le informazioni possibili. Mi sono tranquillizzato. Ho chiesto un sussidio, mi arriverà e riuscirò così a pagare i debiti contratti. Ho fatto altre cose, ho speso questi soldi in debiti. Mi sono trovato senza gas, al freddo e senza poter cucinare. Ho due bambine ed una moglie in gravidanza a rischio. Ho contattato dei commercialisti e mi auguro che A.GIT.A. scelga bene le persone che ci devono aiutare e che faccia valere i nostri diritti, perché, a questo punto, è vera solo una cosa: io voglio ricostruire la mia vita, perché sto restituendo tutti i soldi che devo. Questo è bello da dirsi: sto ricostruendo la mia vita!
Se la gente vuol veramente buttare i soldi,come ho fatto io, è giusto che lo Stato imponga una tassa, affinché una parte di quei soldi siano destinati a iniziative come la nostra".

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Grazie per questa testimonianza. Abbiamo un quarto d'ora prima della conclusione di Mauro Croce. Quindi, il dibattito può essere sia su situazioni molto personali, sia scientifico, nel senso che abbiamo ascoltato oggi diversi modelli a confronto. Iniziative che puntano sull'auto-aiuto in senso stretto, senza intervento di terapeuti e altre forme di intervento che prevedono una fase o un ruolo, comunque, svolto da professionisti. Sono due modelli che hanno al loro interno delle esperienze positive".
Viene rivolta una domanda al Dott. Spazzapan: "Vorrei sapere che ripercussione può avere il gioco d'azzardo a livello cerebrale, da un punto di vista scientifico e se può essere previsto anche un intervento farmacologico accanto a quello psicoterapeutico.

DOTT. BERNARDO SPAZZAPAN: "È un po' difficile rispondere con poche parole, perché c'è una ricchissima letteratura sull'argomento. Vi è comunque un'alterazione dei cosiddetti circuiti del piacere basati su determinate sostanze, che è ben confermato, vengono attivate quando assumiamo sostanze o comportamenti che ci procurano piacere. In particolare, ci sono due sostanze implicate nel fenomeno: la serotonina, che si dice sia alla base del controllo degli impulsi; il gioco d'azzardo in effetti è una malattia dovuta al mancato controllo degli impulsi; la dopamina, poi,attraverso il meccanismo del piacere, sostiene il comportamento. Esistono oggi dei farmaci, che agiscono per riequilibrare le alterazioni su questi due fronti. Io prescrivo questi farmaci, ma non ho mai pensato di poter curare la malattia del gioco d'azzardo solo con essi; vanno, cioè, doverosamente integrati con esperienze di altro genere, quindi l'approccio deve essere comunque multimodale e comprendere interventi medici, psicologici e sociali".

Viene rivolta una domanda al Dott. Mauro Croce: "Vorrei fare una domanda un po' in controtendenza con il tema del congresso che si è appena svolto, ovvero: è possibile, senza l'aiuto di gruppi di vario tipo, uscire dal gioco? Se sì,come bisogna comportarsi, sia con il giocatore che con i suoi familiari?"

DOTT. MAURO CROCE: "Autonomamente, sì, è possibile, possibilissimo. Come è possibile uscire dall'alcol, dalle tossicodipendenze, è possibile uscire da soli anche dal gioco d'azzardo. Sicuramente, è molto, ma molto più difficile che non uscire insieme ad altre persone o con l'aiuto di terapie. Ci sono dei dati che dicono che una certa percentuale, mi sembra intorno al 30% dei giocatori che presentano i classici sintomi da gioco d'azzardo, ovvero quelli descritti nel DSM IV, esce autonomamente dal gioco. Questo è quello che so dalla letteratura internazionale. Poi, non so se questi dati siano validi o meno. Io, se uno ha voglia di uscire, consiglio caldamente di rivolgersi a delle strutture; è molto, ma molto più semplice che farlo da soli. A volte, questi dati, ed è una mia supposizione, sono da riferire a persone che entrano nella classificazione del DSM IV, però con dei sintomi minimi o con il minimo dei punti messi a disposizione dal DSM IV".

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Va comunque analizzata, secondo me, questa richiesta, nel senso che rientra un po' in un atteggiamento che tutte le persone dipendenti hanno; cioè, mantengono la convinzione di potercela fare da soli e riuscire a mantenere il controllo sul proprio comportamento. Questo fa sicuramente parte di una fase, detta precontemplativa. Il riconoscersi incapaci di affrontare il sintomo è la prima regola dei Giocatori Anonimi, il primo passo per uscire. È molto difficile, ma fondamentale.

DOTT.SSA DANIELA CAPITANUCCI: "Io aggiungerei una cosa in merito. Premesso che stiamo parlando, mi sembra di capire, di una persona che ha una motivazione a interrompere il comportamento di gioco, penso sia come andare a zappare un campo; puoi farlo con diversi mezzi: con la zappa, con le mani o con l'aratro. Se c'è l'aratro, forse vale la pena di usarlo, ma ciò non toglie che si possa zappare a mano e si possa farlo comunque benissimo".

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Terapia è quindi affidarsi a qualcuno, oppure far leva sulle proprie capacità. In realtà, il tema va anche al di fuori della terapia in senso stretto; Platone diceva che ognuno ha una sua realtà interiore, però è nel raccontarsi che uno conosce se stesso. Quindi, l'altro è anche uno strumento della conoscenza nella misura in cui io mi conosco dicendomi.
Per esempio, stavo riguardando, recentemente, la Divina Commedia 'Nel mezzo del cammin di nostra vita...' Dante si trova in una fase difficile della sua esistenza e non riesce ad andare avanti; trova il leone, la lupa, che sono la lussuria, l'orgoglio e la paura, l'avidità. È come se dicesse che da solo non ce la fa ad andare al di là di questi condizionamenti, finché non trova l'ombra di Virgilio che lo accompagna. Quindi, egli esprime con una metafora il fatto che in certi momenti delicati dobbiamo uscire dalla nostra idea di onnipotenza.
È nella relazione che noi, in qualche modo, ci conosciamo. Giocarci nella relazione può essere un elemento vincente".

GIGI (Giocatore Anonimo): "Uscire da soli si può. Un conto, però, è smettere di giocare, un altro è continuare a non giocare. Probabilmente, si ha la forza di smettere di giocare, ma il problema è continuare a non giocare. Io sono convinto, consultando anche la letteratura di Giocatori Anonimi, che se non si frequenta un gruppo terapeutico, non se ne viene fuori da soli. Io non voglio fare polemiche, se uno riesce a smettere di giocare mi fa piacere. Però,come Giocatore Anonimo ho imparato una cosa dallo studio dei 12 passi: noi diventiamo dipendenti nel momento in cui diciamo di riuscire a controllarci. Lì sta l'onnipotenza e in quell'attimo siamo fregati! Se uno ne esce da solo, vuol dire che fa leva sul proprio ego; si dice: 'Io ce la faccio perché sono bravo, gli altri non ce la fanno, ma io sì.' Probabilmente, per un po' di tempo riesce, ma, inevitabilmente, ricade, perché far leva solamente sul proprio ego non è sufficiente. Invece, ci si deve rendere conto della dipendenza, si deve ammettere che si è impotenti di fronte al gioco d'azzardo, perché è più forte di noi. Quindi, per poter uscire ci vuole un aiuto. Chi è entrato da solo nella dipendenza, come fa ad uscirne da solo?

Domanda al Dott. De Luca: "Sono un giocatore che un anno fa giocava L. 300.000 al giorno ai cavalli. Ero fortunato, perché avevo un bel gruzzoletto in banca. Gioco ancora un po', perché non riesco a farne a meno; però, sono contento, perché ho ritrovato in questo periodo il gusto dei soldi, dato che prima non capivo più niente. Sono caduto in questo brutto vizio nonostante partecipassi ad un gruppo ecumenicale da anni e questo è un punto che mi fa riflettere. Vorrei rivolgere una domanda al Dott. De Luca: lei ha parlato di due filoni prevalenti all'interno dei gruppi terapeutici, ma a me sembra ce ne siano tre, dato che mi pare sia stata costituita una nuova comunità terapeutica. Volevo chiedere, se poteva darci qualche informazione su questa comunità, sulle sue caratteristiche, le modalità e le eventuali possibilità di accesso. Grazie!"

DOTT. ROLANDO DE LUCA: "Diceva qualcuno che la fortuna non ha né cuore né anima. La comunità è partita tre settimane fa. Abbiamo fatto due incontri. È partita di sabato, giornata che consente a più persone di partecipare. Per ora, è concepita sulla falsariga dei gruppi, ma è aperta rispetto ai gruppi, che sono chiusi . Per il momento, siamo ancora in fase di studio e di sviluppo e quindi io mi riprometto, per il 2001, di dare maggiori informazioni.

Intervento del Sig. Luciano (Giocatore Compulsivo): "Sono Luciano, di Verona. Sono un giocatore compulsivo, parlo al presente, perché non si smette mai di essere giocatori compulsivi anche se si è in astinenza o in trattamento.
Io ho avuto una piccola ricaduta in luglio, molto piccola fortunatamente. Era oltre un anno che non frequentavo le sale corse, che invece prima mi vedevano quotidianamente presente. Questo convegno mi sembra ben improntato, nel senso che si è parlato molto della ricerca che ognuno deve fare dentro di sé per sconfiggere questa malattia. Però, io ho preso un impegno con me stesso e con il mio gruppo, ancora al convegno di Forte dei Marmi, al quale ho presenziato ed è quello di far inserire negli atti del convegno un problema sentito, me l'ha dimostrato anche un collega giocatore locale, che effettivamente, al di là del lavoro che ognuno deve fare su se stesso, una facilitazione potrebbe derivare dall'inserimento delle richieste all'interno degli atti dei convegni. Ho apprezzato moltissimo l'intervento dell'Assessore Regionale, di cui non conosco la tendenza politica, quando ha detto: "Facciamo aprire un casinò, ma togliamo le macchinette da tutti i bar". Almeno nei convegni dove si parla di gioco, scriviamo negli atti che chiediamo l'eliminazione delle macchinette dai bar. Grazie!"

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Apprezzo questi stimoli, perché noi ci diciamo molte cose, però poi bisognerebbe incidere sulla realtà. A conclusione del Congresso di Forte dei Marmi, la cui notizia è poi emersa, a più riprese e che è stato il primo Congresso nazionale su questi temi, vi è stato in effetti un accordo unanime, un documento conclusivo inviato a tutti gli organismi di Governo, in cui i congressisti chiedevano di esercitare uno stimolo nei confronti delle autorità, perché riconoscano la potenzialità di rischio collegata al gioco e favoriscano un insieme di azioni propositive tese a promuovere un'adeguata cultura del gioco, dell'informazione, ecc… Costruiscano una rete di referenti in ambito nazionale, istituiscano un numero verde a livello nazionale, avviino delle iniziative di aggiornamento per gli operatori, stimolino l'aggiornamento destinato agli operatori delle agenzie di gioco, ecc… Quindi, proponevamo che una parte dei soldi che i gestori ricevono dall'agenzia di gioco, venissero reinvestiti, per legge, proprio per promuovere queste azioni. Purtroppo, non abbiamo avuto nessuna risposta dal Governo. Però, potrebbe essere una buona occasione, che cercheremo di valutare anche nel corso dell'assemblea che si terrà questo pomeriggio, per riproporre con forza questi temi. Tutti Voi, che avete la cartellina, troverete in questo foglio giallo i contenuti dei documenti conclusivi. Io vi inviterei a dare loro un'occhiata ed eventualmente inserire qualche elemento in più, se credete, oppure a aderire, data l'occasione del Congresso, per rinnovare con forza questo richiamo".

DOTT.SSA DANIELA CAPITANUCCI: "Mi ha colpito molto la domanda del giocatore di prima che si chiedeva, perché capita di non riuscire a sospendere completamente, talvolta, anche impegnandosi attivamente in un percorso terapeutico, l'attività di gioco. Mi sento un po' in dovere, anche se è chiaro che non si può dare una risposta ad una domanda così in due parole. Però, lasciare un vuoto di risposta, non mi sembra giusto. Questo, secondo me, rende tangibile la difficoltà, forse non ne abbiamo parlato ma che comunque c'è, insita nell'intraprendere un percorso del genere. Il fatto che esistano degli strumenti, non significa che tutto sia liscio e semplice. È un percorso difficile e bisogna prendere atto della difficoltà. La seconda considerazione è: avere uno o più strumenti non significa automaticamente poterli usare, o riuscire a utilizzarli al cento per cento. Per esempio: se io ho una chitarra, non è detto che riesca a suonare. Può darsi che io necessiti di tempo. Ci sono dei tempi individuali. Non tutti hanno gli stessi tempi. Quindi,anche gli obiettivi sono individuali. Anche con una guida, con lo stesso maestro, non tutti arrivano allo stesso punto e contemporaneamente".

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Io direi di concludere qui il dibattito per non togliere tempo alle considerazioni conclusive di Mauro Croce.
Mauro Croce è uno degli operatori, in Italia, che si occupano da più tempo di gioco d'azzardo. È colpa sua se, siamo amici, per gioco, abbiamo pensato di promuovere il Congresso che c'è stato ad aprile, poi è diventato un po' un gioco a rischio, ma ormai siamo in ballo e balliamo".

DOTT. MAURO CROCE: "Non sono in grado di fare delle conclusioni. Farò, piuttosto, delle considerazioni. A me sembra, certamente, che sia un incontro molto riuscito, molto interessante. Adesso, il problema è di rendere visibili, soprattutto all'esterno, le cose che sono successe qua. Vorrei ringraziare, ovviamente, non solo gli organizzatori, ma anche tutti coloro che hanno portato le loro testimonianze, tutte le persone presenti ed in particolare alcune persone che fanno parte del mondo scientifico, dei servizi, del volontariato, che anni fa, quando io e Riccardo siamo partiti in questa avventura per occuparci professionalmente di gioco d'azzardo, a differenza di molti altri,ci hanno preso seriamente e ci hanno sostenuto. Ora, la loro presenza qui è molto importante.
Ringrazio, in particolare, il Dott. Massimo Clerici dell'Università di Milano, Azimondi della cooperativa 77 di Milano, che per primi hanno fatto una ricerca in una sala corse della metropoli; il Dott. Vittorio Foschini, che è presidente italiano dell'associazione ERIT, l'associazione europea che rappresenta gli operatori professionali del settore delle tossicodipendenze. Credo sia importantissima la loro presenza, soprattutto perché non sono del luogo. La loro presenza in questa sede è proprio a riconoscimento dell'importanza del lavoro che tutti state facendo e dell'importanza anche di investire maggiormente in questo settore. Se ho perso qualcuno me ne scuso. C'era Don Gianni Fazzin di Venezia, che è dovuto andar via, anche lui da tempo è nell'area del volontariato molto attento a questo fenomeno.
Il 18 Dicembre di un anno fa sono partiti ufficialmente i "Giocatori Anonimi" in Italia. Anche l'altra esperienza portata da Dallago è partita nel 1999. Quindi, dall'anno scorso ad oggi, abbiamo avuto, oltre alle storiche esperienze portate dal Dott.De Luca e dal Dott. Guerreschi , di cui abbiamo avuto qui diverse testimonianze , anche molte altre persone che stanno cominciando a occuparsi del fenomeno. Credo che ciò sia importante, perché come crescono i problemi, come i giocatori cominciano a bussare e a chiedere aiuto, così stanno cominciando gli anticorpi, i primi che iniziano ad occuparsi di questo problema, pur con differenze, con specificità, con i loro limiti. Per questo, è molto importante che tutti si possano esprimere in un confronto costruttivo.
I Sert, che sono diffusi su tutto il territorio nazionale, possono e debbono cominciare ad occuparsi di questo problema, senza nulla togliere alle altre esperienze. Io sono convinto che più aumentano le esperienze, più ci sia la necessità di confrontarsi e di metterle tutte in rete.
Credo sia importante uscire, oggi, con un comunicato che faccia capire a chi legifera sul gioco, che ci sono delle persone che faticano ad aiutare le persone in difficoltà!
Il fenomeno del gioco d'azzardo è un grande business e se viene visto solo da questo punto di vista, è chiaro che la nostra fatica e il nostro stare qui oggi, non risultano utili a nessuno.
L'altro giorno mi ha intervistato un giornalista chiedendomi: 'Cosa ne pensa lei del Bingo?'; cosa penso io del Bingo? Questo è un problema. Non ci sono studi d'impatto sociale in Italia sul gioco d'azzardo; quindi, posso riportare quello che dicono gli americani e gli inglesi del Bingo e cioè che va bene. C'è una grande socializzazione, dicono alcuni, le famiglie vanno lì, giocano. Però,ci sarà tutta un'altra parte di sofferenze, di danni, di depressioni, di fallimenti, di entrate nel giro dell'usura. Però, nessuno dice: 'Visto che immettiamo questo nuovo gioco in Italia, facciamo uno studio, nominiamo una commissione etica che valuti quanti danni o ricavi sono derivati'.
Io credo invece,sia molto importante riuscire a farci ascoltare anche da chi legifera su questa materia. Il gioco d'azzardo sta diventando più un fenomeno asociale, anche se bisogna ammettere che la sua funzione sociale non è andata completamente perduta.
Siamo qui e dobbiamo darci da fare insieme per far ascoltare maggiormente la sofferenza, ma anche le splendide cose che sono state dette oggi attraverso le testimonianze di ognuno e la fatica di tutti. Grazie!
Nei ringraziamenti, mi sono dimenticato di nominare gli amici di oltre confine, della Slovenia: Don Rudolf, parroco di Nova Gorica ed il Dott. Aleksandr Moze, psichiatra dell'ospedale di Idria (Slovenia). Grazie!"

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Non capita spesso di vedere un'attenzione, una partecipazione così viva ad un congresso e quindi ringrazio le istituzioni che ci hanno ospitato e soprattutto Rolando De Luca, che è stato il promotore, insieme all'associazione A.GIT.A., che hanno organizzato questa iniziativa.
Credo che il Presidente ci voglia dire ancora qualcosa".

SIG. MARCO RIZZI: "Ringrazio tutti i presenti, tutti i relatori e anche chi è venuto da lontano per dare la propria testimonianza; volevo anche, da parte dell'A.GIT.A., ringraziare, in particolare il Dott. De Luca Rolando, responsabile del gruppo di studio e ricerca e dell'équipe terapeutica che opera a Campoformido.

DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Un'ultima cosa, se permettete. Vedevo nel comunicato che già è stato mandato al Governo, che è stata inserita la richiesta riguardante i video poker, nella quale si richiedono urgenti atti normativi per contenere i potenziali di rischio.
Per alzata di mano, quanti di voi sono d'accordo di reiterare, di inviare nuovamente agli organi di Governo questo documento? Possiamo dire l'unanimità!
Se ci saranno ulteriori suggerimenti, noi saremo qui, a lavorare, anche nel pomeriggio. Grazie ancora!"