A.G I T.A.
(ASSOCIAZIONE DEGLI EX GIOCATRI D'AZZARDO E DELLE LORO
FAMIGLIE.)
TEL: 0432 728639
SITO INTERNET: www.sosazzardo.it
e-mail agita@sosazzardo.it
CENTRO DI TERAPIA DI CAMPOFORMIDO(UD)
PER I GIOCATORI D'AZZARDO E LE LORO FAMIGLIE-Responsabile
Rolando dr De Luca
ATTI DEL 1° CONVEGNO NAZIONALE
SU:
AUTO-AIUTO E TERAPIA PER I GIOCATORI D'AZZARDO E LE
LORO FAMIGLIE IN ITALIA: ESPERIENZE E PROSPETTIVE
SABATO 16 DICEMBRE 2000 ORE 9.00 CENTRO POLIFUNZIONALE
- SALA CONSILIARE
COMUNE DI CAMPOFORMIDO (UD)
COORDINATORE DEL CONVEGNO: DOTT. RICCARDO ZERBETTO,
PRESIDENTE DI ALEA (ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL GIOCO
D'AZZARDO E DEI COMPORTAMENTI A RISCHIO)
Programma:
Ore 9.00
Saluto inaugurale dell'Assessore Regionale alla Sanità
del Friuli-Venezia Giulia, dott. Renzo Tondo, del Presidente
della Commissione Sanità del Friuli-Venezia Giulia,
dott. Giovanni Castaldo e del Sindaco di Campoformido,
dott. Pietro Fontanini
Ore 9.30
Sig. Marco Rizzi, Presidente di A.GIT.A.
Finalità e obiettivi di un'associazione per ex
giocatori d'azzardo e le loro famiglie
Ore 9.45
Dott. Bernardo Spazzapan
Il gioco d'azzardo nella Regione Friuli-Venezia Giulia
Giocatore Anonimo
I gruppi di auto aiuto: la presenza dei Giocatori Anonimi
in Italia
Dott. Rolando De Luca
I gruppi terapeutici per giocatori d'azzardo e le loro
famiglie: l'esperienza di Campoformido
Sig. Federico Cobelli
L'approccio multimodale al trattamento del gioco d'azzardo
patologico: l'esperienza di Bolzano
Dott.ssa Daniela Capitanucci
Il ruolo del servizio pubblico nella costruzione della
rete nel gioco d'azzardo problematico: l'esperienza
del Servizio Dipendenze dell'ASL della Provincia di
Varese
Dott. Paolo Dallago
Il gruppo di auto-aiuto per giocatori d'azzardo dell'associazione
A.M.A di Trento
Sig. ra Laura Salgarolo
L'associazione self-help San Giacomo onlus di Verona:
il gruppo di auto-aiuto per giocatori d'azzardo
Sig. Vito Zironi
Esperienza di un gruppo di auto-aiuto per giocatori
d'azzardo all'interno della comunità Papa Giovanni
XXIII di Reggio Emilia
Comunicazioni di ex giocatori d'azzardo e dei loro familiari:
i percorsi di cambiamento
Ore 13.00
Dott. Mauro Croce, Vicepresidente di ALEA
Chiusura dei lavori
Ore 13.30
Pranzo offerto a tutti i partecipanti, con la collaborazione
delle Associazioni del Comune di Campoformido, per condividere
le diverse esperienze
Ore 15.00
Assemblea di ALEA (Associazione per lo studio del gioco
d'azzardo e dei comportamenti a rischio)
Con il patrocinio di:
Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia;
Comune di Campoformido (UD);
ALEA (Associazione per lo studio del gioco d'azzardo
e
dei comportamenti a rischio).
Segreteria organizzativa: A.GIT.A. -Campoformido (UD)
Tel.: 0432728639
Fax: 0432728548
e-mail: roldeluc@libero.it
sito internet: www.sosazzardo.it
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Il Ministero degli affari
sociali non ha fatto alcun intervento di promozione,
di formazione o di cura rispetto al gioco d'azzardo;
per questo alcuni professionisti, più motivati
e curiosi di questa nuova realtà, si sono rimboccati
le maniche.
Campoformido e Bolzano rappresentano, in Italia, i centri
che hanno collezionato un'esperienza più lunga
in questo senso, quindi, non è casuale che da
varie parti d'Italia ci siamo trovati qui oggi, a riflettere
su questo tema e a prendere atto anche di una caratteristica
che contraddistingue, in particolare, la realtà
di Campoformido, che è quella relativa al coinvolgimento
dei familiari.
Sappiamo che questo tema è centrale e per questo
siamo qui ad imparare e ad ispirarci a questa esperienza,
augurandoci che possa colonizzarsi ed estendersi anche
ad altre aree del nostro Paese.
Non voglio prendere più tempo, vorrei dare subito
la parola al rappresentante della Regione e Presidente
della commissione Sanità Dott. Giovanni Castaldo".
DOTT.GIOVANNI CASTALDO: "Grazie innanzi tutto
e buongiorno a tutti i gentili signori intervenuti.
Un saluto da parte mia e dell'Assessore alla Sanità
RENZO TONDO, che ci raggiungerà in mattinata,
vista l'importanza del tema che si tratta oggi; un particolare
grazie al Sindaco di Campoformido Pietro Fontanini.
Questo problema che, secondo me, ha un'importanza veramente
notevole, ho avuto modo, come medico e presidente della
Commissione Sanità, di affrontarlo in altri incontri
con associazioni similari, come l 'A.C.A.T. (Associazione
dei Club degli Alcolisti in Trattamento e degli Alcolisti
Anonimi). È giusto accomunarli, in quanto il
gioco d'azzardo è, alla stregua d'altre patologie,
una dipendenza fisica e psicologica. Come alla stregua
d'altre patologie, è importante comprenderne
l'impatto, affrontare le problematiche sottintese, che
non interessano solamente il giocatore, un singolo soggetto,
ma soprattutto la famiglia, quindi il contesto familiare,
il contesto sociale, il contesto lavorativo.
Come si diceva, il gioco d'azzardo è diventato
un'attività di massa d'enormi proporzioni, soprattutto
nella nostra Regione, anche per la prossimità
che si ha con le vicine Slovenia e Croazia, nelle quali
sono presenti per la presenza, appunto,di casinò
facilmente raggiungibili dai giocatori.
Per questo, è giusto affrontare il problema ed
impostarlo in modo complessivo, perché, secondo
me, anche se tutti noi abbiamo una volta nella vita
provato, nel giocatore d'azzardo questo problema è
molto più grave e diventa, come dicevo, una dipendenza
La mia presenza qui, oltre a quella dell'Assessore dopo,
dimostra che c'è un'enorme interesse, considerata
l'importanza di questo problema; ed è bello che
proprio qui, nel Comune di Campoformido si stia formando
la prima cellula,il primo embrione, di queste strutture
che dovranno soprattutto, a mio modesto avviso, nell'ottica
della comunicazione, dare l'informazione corretta a
tutti i cittadini e non solamente ai giocatori, perché
il problema si sta ampliando e diventa sempre più
vasto. Quindi, è giusto che anche l'opinione
pubblica sia interessata attraverso un'informazione
corretta, un'informazione esatta di quelli che sono
i problemi connessi appunto al gioco d'azzardo.
Ringrazio ancora per l'invito che è stato rivolto
alla Regione, che in questo momento è attenta
a queste problematiche.
Speriamo pure noi di poter ricevere quei suggerimenti
più giusti, più corretti, per poter, nel
limite delle possibilità, effettuare una giusta
prevenzione.
Rinnovo di nuovo il saluto della Regione a tutti i partecipanti,
sperando di poter avere anche noi dei lumi notevoli
dai conferenzieri che sono qui intervenuti. Grazie!"
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Ringrazio il dott. Castaldo,
al di là del suo contributo in quanto rappresentante
della Regione, che ha sostenuto l'iniziativa e questa
non è cosa così scontata dal momento che,
come dicevo, attualmente in Italia, le pubbliche istituzioni
sono latitanti sotto questo profilo.
Soprattutto, credo che ci sia a livello governativo
un po' di malafede, essendo il Governo quello che promuove
e gestisce le attività, (la maggior parte delle
attività di gioco e ne ha anche dei benefici
finanziari), a vantaggio di tutti, perché ci
dicono che, così, ci risparmiano una manovra
finanziaria all'anno. Sarebbe d'obbligo, così
come si scrive sui pacchetti di sigarette che il fumo
fa male, almeno avvertire il cittadino di stare attento
a non farsi del male con gli strumenti da gioco, che,
potenzialmente innocenti, favoriscono il potere di fare,
di svoltare, come si dice a Roma, la vita.
La totale assenza di una campagna d'informazione, di
una rete minima di sostegno per chi può effettivamente
incorrere in situazioni tragiche, è veramente
un fatto grave.
Quindi, noi ci aspettiamo che le Regioni, in questa
fase di latitanza di provvedimenti da parte del governo
centrale, assumano delle iniziative volte a sostenere
attività di prevenzione e cure di riabilitazione
per i cittadini che possono trovarsi in difficoltà.
Non dimenticando, come diceva il dott. Castaldo, che
l'aspetto più importante è ancora la prevenzione,
anche a livello scolastico.
È inutile che tante persone si facciano del male,
rovinando veramente situazioni familiari, patrimoniali,
personali.
Da statistiche recenti avute dagli Stati Uniti ed Inghilterra,
risulta che, mentre nella popolazione adulta l'eccesso
nel gioco colpisce dall'uno e mezzo al tre per cento
della popolazione, tra i giovani, dove c'è una
maggiore accessibilità a strumenti di gioco,
la percentuale sale al sul sette, otto per cento.
Quindi, i giovani hanno una propensione al gioco problematico,
patologico maggiore degli adulti.
Questo impone di adottare tempestivamente delle iniziative
di prevenzione nelle scuole per educare ad una sana
cultura del gioco e mettere in guardia verso la possibilità
di farsi del male, che può diventare uno stile,
che poi si perpetua nella vita e può creare grossi
danni anche per l'evoluzione degli individui.
Ringrazio il rappresentante della Regione.
Voglio menzionare che la Regione Toscana, credo per
prima in Italia, ha già attivato un programma
di aggiornamento per gli operatori dei Sert, in collaborazione
con ALEA, che è questa Associazione, che ha raccolto
alcuni professionisti in Italia che si sono dedicati
all'argomento e anche questa mi sembra una cosa che,
con costi modesti, permette di aggiornare gli operatori
pubblici, in prima istanza, per metterli in grado di
fare fronte a questo nuovo fenomeno, di fronte al quale
spesso gli stessi operatori si sentono impreparati.
Adesso la parola al Sindaco di Campoformido dott. Pietro
Fontanini".
DOTT. PIETRO FONTANINI: "Ringrazio l'associazione
A.GIT.A., il Dott. Rolando De Luca, per averci ospitato
in questo bellissimo luogo e per aver sostenuto l'iniziativa.
Grazie!
Innanzitutto, il benvenuto a Campoformido da parte del
Sindaco è doveroso, a molti di voi che provengono
da fuori Regione.
Forse, è la prima volta che arrivate in questo
luogo alle porte della città di Udine. È
un luogo strategico, mi diceva il Dott. Rolando De Luca,
per quanto riguarda proprio la comunicazione, la facilità
di raggiungerlo attraverso l'autostrada. Ma è
anche un luogo, diceva il Dott. Castaldo, vicino alla
Slovenia, alle zone dove molti friulani e molte persone
che risiedono soprattutto nel NORD-EST, vanno e praticano
il gioco d'azzardo.
Quindi, non è un posto casuale, è un posto
che ha una logica.
Noi, come amministratori comunali, siamo stati ben felici
di poter dare ospitalità a questa Associazione.
Tra l'altro, il Presidente è un nostro concittadino,
quindi ben vengano queste Associazioni che operano all'interno
della nostra area, anche perché dipendenze, forse
qui tra cittadini del nostro Comune, non ce ne sono
moltissime. Però il fenomeno va studiato, va
controllato, va monitorato, come si dice adesso, con
termini moderni.
È bene che l'amministrazione locale, anche se
di un comune non molto grande, faccia la sua parte per
aiutare coloro che stanno lanciando un allarme, che
stanno lanciando un segnale di attenzione nei confronti
di qualcosa che potrebbe diventare molto grave e molto
più pericoloso di quanto è già.
Come Sindaco, ho emanato quest'estate un'ordinanza per
cercare di limitare l'uso dei video-poker e l'inizio
del gioco d'azzardo potrebbe essere anche il video poker.
Ci siamo accorti che qui, nel nostro Comune, nei bar,
erano proliferate queste macchinette, ci siamo accorti,
poi, che non sempre sono gestite correttamente, anzi,
penso che nella stragrande maggioranza siano state manipolate
e quindi c'erano molti cittadini, anche di questo Comune,
che consumavano redditi al di là di quelle che
erano le loro possibilità.
In base alle normative ed alle leggi che attualmente
sono in vigore, ho dato disposizioni ben precise per
quanto riguarda l'uso di queste macchinette.
Il Parlamento in questi giorni voterà la finanziaria
e, all'interno della finanziaria ci sono due articoli
dedicati proprio al video-poker.
Penso che qualche cosa di nuovo venga avanti a livello
di Parlamento;proprio in questo settore, qualche cosa
di più puntuale, che permetta a noi amministratori
di far rispettare le regole e soprattutto alla Guardia
di Finanza di arginare questo fenomeno che stava diventando
preoccupante, e lo è ancora, per quanto riguarda
la dipendenza che crea nei confronti di coloro che non
sanno gestire correttamente queste macchinette. Quindi,
qualcosa a livello legislativo si sta muovendo su questo
settore dei video-poker.
Auguro a tutti voi un buon lavoro, ringrazio ancora
una volta il Dott. De Luca perché è lui
l'animatore, l'ispiratore di questa cosa.
Noi siamo solo, coloro che prestano un po' di strutture
per l'operatività di questo centro, cui auguro
tanta fortuna e soprattutto lo ringrazio perché
ha fatto sì che Campoformido fosse conosciuta
anche fuori Regione".
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Mi permetto di richiamare
il fatto che anche altri Comuni d'Italia si stanno muovendo
per sostenere iniziative che non trovano altre forme
di sostegno.
Quello di Bolzano, in particolare, che sostiene i costi,
in certi casi, rilevanti del numero verde che funziona
a livello nazionale.
La situazione italiana ci fa vedere come spesso ci sia
anche una carenza normativa strutturale, ma questo non
impedisce ad alcune persone di buona volontà
di rimboccarsi le maniche, quando vogliono e creare,
almeno in fase di transizione, delle risposte di primo
impatto ai cittadini di fronte ad emergenze nuove.
Ringrazio nuovamente il sindaco di Capoformido. Darei
quindi la parola al Presidente di A.GIT.A,".
SIG. RIZZI MARCO: "Innanzitutto, ringrazio tutti
i presenti, sia i Relatori che sono intervenuti oggi,
sia gli ex giocatori e le loro famiglie.
Vorrei, prima di tutto, spiegare che cos'è A.GIT.A.
A.GIT.A è l'Associazione degli ex giocatori d'azzardo
e delle loro famiglie, che ha sede qui, a Campoformido,
in Largo del Municipio.
È stata costituita quest'anno, precisamente il
25 maggio 2000 ed è una struttura che ha durata
illimitata, è apolitica, apartitica, democratica
e aconfessionale. Questo per dare un po' l'idea di cosa
siamo.
Intendiamo, con questa Associazione, promuovere il cambiamento
dello stile di vita delle persone dipendenti dal gioco
d'azzardo e delle loro famiglie; cercare di favorire
l'inserimento di queste persone nel tessuto sia lavorativo
che sociale.
Queste finalità, chiaramente, da parte dell'Associazione
sono raggiunte perseguendo certi obiettivi, che cercherò
ora di elencare in maniera abbastanza ordinata: la prevenzione
del trattamento del gioco d'azzardo e dei componenti
a rischio, lo sviluppo di quelli che sono i programmi
sul gioco d'azzardo attraverso sia l'informazione che
la formazione e la ricerca, attivate anche in collaborazione
con altri soggetti istituzionali, la promozione e la
tutela dei diritti civili degli ex giocatori e dei giocatori
d'azzardo.
Un punto molto importante è l'inserimento degli
ex giocatori e dei giocatori nel mondo del lavoro e
della professione, nonché nel tessuto sociale,
che, a volte purtroppo, è un'impresa abbastanza
difficile.
In che modo intendiamo raggiungere questi obiettivi?
Innanzitutto, costituendo un centro di riferimento per,
istituzioni, associazioni, gruppi ed individui, che
affrontino il problema legato al gioco d'azzardo ed
ai componenti a rischio. In secondo luogo, intervenendo
sul territorio in collaborazione con altre associazioni
che agiscono anch'esse nel sociale, al fine di tentare
di rimuovere il disagio ed altre cause scatenanti il
ricorso incontrollato al gioco d'azzardo.
Un'altra cosa che intendiamo fare è realizzare
dei corsi di formazione e promozione, come pure l'istruzione,
l'aggiornamento e il perseguimento degli scopi sociali.
Tra l'altro, intendiamo effettuare anche delle ricerche
e studi sul gioco d'azzardo. Tutto questo attraverso
la costituzione di un'Associazione.
Perché l'Associazione? E perché non continuare
ad operare come abbiamo fatto negli ultimi tre anni,
diciamo, senza il bisogno di costituire un'Associazione?
Questo perché, dopo quegli anni di lavoro terapeutico,
si è sentita la necessità di dare un aspetto
anche giuridico a quella che era un'associazione che
già esisteva, di più persone, per poter,
grazie a questo, proporre, presentare, sviluppare, portare
avanti con più incisività i temi e le
iniziative che poi erano proposte, discusse all'interno
dei nostri gruppi.
Certi temi, poi, erano elaborati, però non avevano
uno sbocco a livello di incisività, perché
eravamo dei gruppi un po' chiusi.
Tra l'altro, grazie all'associazione, vorremmo (crediamo
di) aver creato i presupposti per avere la possibilità
di esprimere le nostre posizioni, le nostre idee su
quello che è il mondo del gioco d'azzardo, nelle
dovute sedi, grazie anche alla forza che ci da il fatto
di esserci costituiti in Associazione e quindi di avere
un valore giuridico.
Siamo appena nati, però già nel corso
di quest'anno abbiamo sviluppato alcuni progetti. Sono
stati fatti dei Convegni, come quello sul video-poker,
proprio a Campoformido nel mese di giugno; a Settembre,
è stato fatto un altro Convegno con la presentazione
di tre tesi di laurea e la discussione in sala di questi
lavori, che proponevano diversi aspetti e forme per
quanto riguarda il gioco d'azzardo.
È stato pubblicato su Internet un sito, che parla
di tutte le nostre iniziative e che da un'idea di cosa
siamo, che da dei riferimenti, dei collegamenti, dei
numeri di telefoni cui rivolgersi. Quindi, abbiamo creato
un riferimento anche a livello nazionale facilmente
accessibili a tutti.
Riteniamo che il coronamento di quest'anno di lavoro,
sia stata l'organizzazione del Convegno odierno che,
per un'Associazione come la nostra, appena nata, è
stato un impegno abbastanza importante.
Perché è stato voluto questo Convegno
di oggi?
Per riuscire a mettere in contatto le varie esperienze
a livello nazionale nel campo della terapia e dell'auto-aiuto.
Direi anche, per dare un po' a tutti l'opportunità
di incontrarsi e scambiare delle esperienze personali,
di vita, di gioco e non solo.
Sarà impegno nostro, dell'A.GIT.A, fare sì
che questo appuntamento diventi costante; infatti, abbiamo
già deciso di riproporlo anche il prossimo anno.
Precisamente, sabato 15 dicembre del 2001 e sarà
il secondo Convegno a livello nazionale di questo tipo.
Speriamo, tra l'altro, il prossimo anno, che si verifichi
l'opportunità di avere tra noi anche qualche
gruppo a livello internazionale, visto la vicinanza
alla Slovenia e alla Croazia, per cominciare ad uscire
da quelli che sono i termini prettamente nazionale e
regionali.
Vorrei concludere questa mia breve presentazione con
un ringraziamento particolare al sindaco di Campoformido,
Dott. FONTANINI, in quanto è proprio il comune
di Campoformido che ci ha visto nascere e ci ha sempre
seguito nelle iniziative da noi promosse, ci ha patrocinato
nelle nostre proposte, nelle nostre iniziative, mettendo
sempre a disposizione tutto ciò che poteva, rendendoci
le cose più facili.
Vi ringrazio e vi auguro un buon Convegno! Grazie!
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Ringrazio Marco Rizzi
per il suo intervento del quale vorrei sottolineare
un aspetto. In genere, negli ambienti della sanità,
della terapia, siamo portati a mettere l'accento su
chi attua l'intervento terapeutico: il medico, lo psicologo,
il terapeuta.
Ma più l'evoluzione della conoscenza di questi
meccanismi è andata avanti, più ha permesso
di cogliere come il vero elemento di cambiamento non
stia nelle capacità del terapeuta, quanto nel
sostenere la responsabilizzazione della persona, nell'attivare
le sue risorse, nel prendere in mano la sua vita e operare
i cambiamenti necessari.
In questo senso, un'Associazione per gli interessati,
destinatari dell'intervento, e i loro familiari, non
è soltanto un elemento volontaristico di sostegno,
di solidarietà, che può rimandare ad un
paradigma volontaristico, ma rientra in una strategia
importante, che sarà sviluppata anche nel proseguo
della giornata, nell'ambito della filosofia cosiddetta
dell'auto-aiuto, che, purtroppo, in ambito scientifico
e accademico, è stata finora considerata come
una situazione un po' meno professionalmente, meritevole
di attenzione; ingiustamente, perché il narcisismo
terapeutico tende ad enfatizzare il ruolo del terapeuta,
mentre è soprattutto attivando le risorse delle
persone interessate che si possono produrre i cambiamenti
effettivamente significativi.
Come si dice di una buona madre, che è tale quando
un figlio non ha più bisogno di avere un genitore,
così un buon terapeuta è quello che ad
un certo punto sparisce, nel senso che lo sviluppo delle
capacità, delle attitudini, della consapevolezza,
delle persone che originariamente si sono rivolte al
terapeuta, è tale da non rendersi più
necessario il suo ruolo di sostegno, che pure all'inizio
è stato importante. Quindi, il fatto che A.GIT.A.
sia oggi presente come soggetto promotore, organizzatore
di questa giornata, mi sembra un dato significativo
del lavoro che è stato fatto a Campoformido e
che, ripeto, non va visto soltanto sotto il profilo
del volontarismo, ma della correttezza dell'intervento
professionale in questo tipo di problematiche.
Vorrei dare ora la parola al DOTT. BERNARDO SPAZZAPAN,
responsabile del SERT di Gorizia".
DOTT. BERNARDO SPAZZAPAN: "Grazie al comitato
coordinatore della giornata, agli organizzatori ed a
questa occasione, di poter portare in questo incontro
la voce del Servizio Pubblico, che sta attento a questo
fenomeno, che si sta sviluppando e che sta diventando
sempre più importante.
La nostra società si caratterizza per l'interesse
particolare dimostrato al fenomeno delle dipendenze,
che sono estremamente diffuse: dipendenze da sostanze
legali e illegali, da comportamenti, tra i quali c'è
il gioco d'azzardo e dobbiamo prendere atto di questo.
Per assurdo, nella nostra società, in cui c'è
un'esasperata ricerca della libertà, dell'autonomia
delle persone e si lotta per essere liberi in tutti
i campi, proprio in virtù di questa libertà
molte persone, incappano in una dipendenza, in una vera
e propria schiavitù che distrugge loro e le loro
famiglie.
Il confine tra divertimento e dipendenza, nel campo
del gioco d'azzardo è estremamente difficile
da stabilire ed è un compito estremamente importante
per tutti coloro che seguono il problema, sia dal punto
di vista amministrativo e politico, che dal punto di
vista delle risposte sanitarie o comunque assistenziali.
Il gioco è sempre esistito, dacché l'uomo
esiste. È cominciato con i dadi.
Abbiamo nell'antico Egitto notizie di questo tipo ed
è proseguito con il classico gioco d'azzardo
nei casinò.
Oggigiorno, sta diventando una nuova frontiera, che
è quella dei videogiochi, ma soprattutto del
gioco attraverso Internet. Mi sembra che sia questo
un grossissimo problema, che supererà quello
dei casinò, come problema di primo ordine; nel
senso che chiunque può accedere attraverso Internet
a qualunque tipo di giocata e quindi esce fuori da tutti
i tipi di controlli possibili.
Qual è l'incidenza di questo problema nella nostra
regione?
Non abbiamo dati specifici, ma possiamo basarci su quelli
che sono i dati internazionali in nostro possesso: dall'1%
al 3% della popolazione soffrirebbe di questi problemi.
Nelle popolazioni scelte, quando alcune delle persone
che vi fanno parte hanno anche altre dipendenze, le
percentuali aumentano ed aumentano ulteriormente nelle
popolazioni di malati psichiatrici, o comunque che hanno
altri problemi di ordine mentale.
Posso riferire una piccolissima e limitatissima ricerca
fatta da noi a Gorizia.
Ho dei lucidi, ma ve li risparmio. Ad una popolazione
di 138 persone, che si sono rivolte al nostro Servizio
per altri problemi, persone che sono state fermate per
guida in stato di ebbrezza, ragione per cui hanno dovuto
fare una visita, abbiamo somministrato il famoso questionario,
di cui si parlerà successivamente; non è
che un questionario di 20 domande che permette di fare
diagnosi di dipendenza dal gioco ed abbiamo trovato
che il 4% dei soggetti risponde positivamente al questionario,
quindi siamo circa entro i numeri riferiti dalla letteratura.
In un'altra indagine, fatta su un numero minore di soggetti
in trattamento nei club degli alcolisti della provincia
di Gorizia, la percentuale era del 3%; questo non risponde
ai criteri, secondo i quali avremmo dovuto avere una
maggiore percentuale in questa popolazione a rischio.
Sicuramente, il fenomeno è in grossissimo aumento
nella popolazione giovanile e questo è un problema
che preoccupa tutti coloro che lavorano nel campo.
Cosa sta succedendo? Sta succedendo quello che è
avvenuto per tutte le altre dipendenze. Ad un certo
punto il fenomeno esce da una certa cornice, da una
certa ritualità. Nell'antichità, l'alcol
si beveva soprattutto in occasione di feste particolari,
di ricorrenze particolari. Quando l'uso è diventato
massiccio, siamo entrati nell'abuso e in un aumento
dei problemi di dipendenza; lo stesso problema lo abbiamo
avuto con le droghe. Tutte le droghe, o quasi, lasciamo
da parte quelle sintetiche che sono delle ultime generazioni,
ma tutte le altre droghe sono componenti naturali della
società, che le ha sempre usate.
Possiamo fare lo stesso paragone per i casinò.
Fino a poco tempo fa, bisognava andare al casinò
con la farfallina, era una cosa in qualche modo limitata
a una certa popolazione di persone, di un certo livello
sociale. Oggi, con l'apertura dei casinò a tutte
le ore, a tutti i livelli, con la massiccia presenza
di macchinette nei luoghi di divertimento, ma soprattutto
con la possibilità di accesso attraverso Internet,
il gioco è a disposizione di tutti.
Una legge essenziale, che vale per tutte le dipendenze,
è questa: più occasioni ci sono di consumare
sostanze o di giocare, più dipendenze avremo
e non si scappa da questo. Più persone giocano,
più persone avremo con problemi di dipendenza.
Io vengo da Gorizia, quindi non è un caso se
noi ci occupiamo anche del gioco d'azzardo, ma ci stiamo
accorgendo che stiamo andando oltre la frontiera dei
casinò, stiamo entrando in un altro campo, nel
campo dove giocare somiglia a prendere sostanze eccitanti,
somiglia al bere, che non è il bere classico
della nostra cultura, il bere quotidiano, ma un bere
fatto di grandissime quantità, nel fine settimana.
Queste fasi di eccitamento, hanno poi tutto un correlato
biologico, di cui in questo momento evidentemente non
è il caso di parlare.
Quindi, attenzione a questi problemi. Attenzione da
parte degli operatori dei servizi pubblici e mi sembra
che questa ci sia, ma mi piace sottolineare che in questa
Regione sono nati i programmi italiani per la cura dell'alcolismo.
Ora, per una serie di motivi, non siamo proprio i primi,
ma anche questo Convegno dimostra che c'è una
particolare sensibilità, sia nella popolazione
che nell'amministrazione, a fornire i servizi che si
occupino di questo tipo di problemi.
Vorrei sottolineare anche tutti i comportamenti collegati
al rischio del gioco d'azzardo: intanto, le altre dipendenze,
cui molto frequentemente il gioco si associa; parliamo
del gioco patologico, chiaramente.
Noi sappiamo che, in Italia, l'80% delle persone gioca.
Chiaramente, una piccola percentuale scivola nel gioco
d'azzardo patologico vero e proprio, con il rischio
di diffusione di malattie di un aumento dei suicidi,
dell'usura e soprattutto un'incentivazione alla cultura
del guadagno facile. La cultura del vado, gioco, mi
arricchisco, senza fare i percorsi faticosi, che in
qualche modo dovrebbero caratterizzare una corretta
e normale condotta delle persone.
Che cosa si può fare in questo campo?
Approfitto della presenza anche degli amministratori
per presentare due lucidi che vengono dall'Olanda. L'Olanda
è un Paese che sta prendendo atto del fenomeno.
Siccome il gioco c'è, cerchiamo di dargli una
regolamentazione, che in qualche modo risponda alle
attese di una società moderna.
SPIEGAZIONE LUCIDI:
Chi sono le persone che sono implicate nel gioco? Chiaramente,
la popolazione dei giocatori, tutti i giocatori; il
problema è che tutti quelli che giocano sono
a rischio, alcuni in modo particolare. C'è un'imprenditorialità
costituita da coloro che si propongono per organizzare
i casinò, le case da gioco, che producono le
video-macchinette; c'è un'industria dietro a
tutto questo.
Chi ci guadagna può essere anche lo Stato.
Ci deve essere una ricerca dietro a tutto questo, cioè
gli istituti universitari, di studio, in qualche modo
devono cercare di capire perché avvengono certi
comportamenti, quindi si deve sviluppare una certa ricerca
sull'argomento, sia in termini di studio del fenomeno
che di possibilità terapeutiche. Il Governo dovrebbe
regolamentare i meccanismi, bisognerebbe fare una pausa
obbligatoria di un quarto d'ora tra una giocata e l'altra.
Bisognerebbe permettere alle persone un minimo di ragionamento
sul percorso.
Quanto lo Stato guadagna dal gioco d'azzardo andrebbe
reinvestito, obbligatoriamente, in programmi di prevenzione
e di trattamento e per finanziare i professionisti del
trattamento e della prevenzione, quindi per lo sviluppo
di tutta una serie di metodologie per dare risposte
adeguate a questi problemi.
Passo al secondo lucido, che poi mi porterà velocemente
alla conclusione.
Evidentemente, il centro del problema è il casinò,
anche se, come dicevo prima, si sta spostando verso
altri luoghi.
Chi lavora nei casinò deve sapere con chi ha
a che fare, i rischi che può indurre il suo lavoro.
Si rende, perciò, necessaria l'elaborazione di
materiali informativi per le persone che vanno ai casinò,
che devono venire informate di ciò che sta avvenendo,
si deve promuovere l'educazione delle persone, a tale
scopo si deve sviluppare la proposta di educare attraverso
corsi di vario genere, che però in questo momento
non sono previsti.
Ne abbiamo già parlato anche a livello di Comitato
Regionale per le tossicodipendenze.
Il counselling, cioè la possibilità, per
coloro che cominciano ad avere il problema di rivolgersi
a qualcuno, con una linea verde, da qualche parte c'è
già. È già stata attivata la possibilità
di ricorrere a dei professionisti per parlare del problema,
la possibilità di curare le persone, perché,
se uno ha questo problema, ha bisogno di un periodo
di cura, di riposo. È assolutamente indispensabile,
con l'ordinamento sanitario attuale, che il paziente
possa essere ricoverato, ma dove? In psichiatria? Questo
rappresenta un altro, enorme problema.
Una soluzione può essere data dai gruppi di auto-aiuto.
Evidentemente, il tutto ha tutta una serie di collegamenti,
che non possono non esserci in una visione integrata
della risposta. Risposta integrata significa servizio
pubblico e mi sembra, per quanto conosco i Sert della
nostra Regione, che siano disponibili ad affrontare
questo argomento; un collegamento, dunque, con il privato
sociale e con il volontariato e ci piace sottolineare
che esiste e che lo stiamo sviluppando. Infatti, siamo
qui ospiti di un'associazione.
La Regione, attraverso i propri organismi, deve offrire
la possibilità di piccole risorse finanziarie,
utilizzando, cioè, lo strumento del fondo nazionale
per la lotta alla droga. Non è proprio droga
questa, ma con un piccolo sforzo di fantasia lo possiamo
tranquillamente far rientrare almeno, in questa prima
fase, tra gli aggiornamenti per gli operatori, perché
non si può affrontare questo problema se le persone
interessate (medici, psicologi, assistenti sociali)
non dispongono delle adeguate conoscenze.
I gruppi di auto-aiuto, come per tutte le dipendenze,
sono fondamentali.
La risposta puramente tecnica dello psicologo, del medico,
non può essere sufficiente, va integrata, soprattutto
nella fase del controllo post-cura.
La proposta della cura e dell'auto aiuto è sicuramente
estremamente valida.
Ritengo che le possibilità di dare un'adeguata
risposta al problema, in Regione ci siano. Grazie".
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Chiamerei il rappresentante
dei giocatori anonimi d'Italia, chiederei alle telecamere
se possono interrompere la ripresa per motivi di privacy".
GIGI (GIOCATORE ANONIMO): "Ho chiesto alla stampa
di non riprendermi perché sono un giocatore dipendente
compulsivo. Siccome noi, ci chiamiamo giocatori anonimi,
non vogliamo essere né ritratti, né fotografati,
per una questione di anonimato, che è un requisito
essenziale del nostro gruppo.
L'Associazione "Giocatori Anonimi", in Italia,
è nata da un anno. Essa è nata a Milano
e attualmente vi fanno parte gruppi di Padova,Torino
e Firenze, mentre si stanno aprendo due gruppi: a Roma
e a Caltanissetta. Tutto è nato a Milano, da
una costola di Alcolisti Anonimi e ci siamo affiliati
ai Giocatori Anonimi di Los Angeles.
"Giocatori Anonimi" è nato nel '56
e sta funzionando.
In America funziona, noi seguiamo la loro letteratura,
la traduciamo ed abbiamo dei rapporti con i Giocatori
Anonimi e come i gruppi degli Alcolisti Anonimi facciamo
la terapia dei 12 passi.
Questo è il nostro programma: Giocatori Anonimi
è un'associazione di uomini e donne che mettono
in comune le loro esperienze, la loro forza, le loro
speranze al fine di risolvere il loro problema comune
e di aiutare altri a recuperarsi dal gioco compulsivo.
L'unico requisito per diventare membri è il desiderio
di smettere di giocare. Non vi sono quote, tasse, per
essere membri di GA. Noi siamo autonomi mediante i nostri
propri contributi. "Giocatori Anonimi" non
è affiliata ad alcuna setta, ad alcuna confessione,
ad alcuna idea politica, ad alcuna organizzazione o
istituzione e non intende impegnarsi in alcuna controversia,
né sostenere od opporsi ad alcuna causa. Il nostro
scopo primario è astenersi dal gioco e aiutare
altri giocatori compulsavi a raggiungere la sobrietà.
Grazie ai giocatori anonimi sono otto mesi che sono
sobrio dal gioco. "Giocatori Anonimi" funziona
principalmente per attrazione.
Vi porto la mia esperienza: mi sono presentato al gruppo
in un momento in cui avevo toccato il fondo, in un momento
in cui il gioco mi aveva creato dei grossi problemi.
Quando mi sono presentato, ho trovato altri giocatori
come me, che però erano sobri dal gioco, che
avevano smesso da un po' di tempo di giocare , mi davano
consigli e mi spiegavano le loro esperienze di gruppo.
Io,come tutti i giocatori che vengono a Giocatori Anonimi,mi
sono posto il problema: se sono riusciti loro,perché
non devo riuscire io? Ecco in che senso funziona per
attrazione. Per quanto riguarda il primo stadio, io
dico: io sono un giocatore, lui è un giocatore,
lui ha smesso di giocare, perché non ci posso
riuscire io? Tentiamo di smettere di giocare e quindi
inizio a fare le 24 ore senza giocare. È relativamente
facile smettere di giocare: si può smettere per
le 24 ore, si può smettere per mese. Il problema
non è tanto smettere,ma continuare a non giocare,continuare
la sobrietà del gioco.
Noi Giocatori Anonimi sosteniamo che siamo giocatori
compulsivi e dipendenti per tutta la nostra vita. Io
sono un giocatore, in questo momento sono otto mesi
che non gioco ma comunque sono un giocatore dentro di
me e rimango giocatore dipendente e compulsivo per tutta
la vita, perché ho questa malattia dentro di
me.
Io se mi avvicino al gioco perdo la testa. La mia ricaduta
è sempre dietro l'angolo. Quindi, cosa facciamo
noi Giocatori Anonimi:c'è un programma che ci
dice di non porci il problema. Qui voglio dire una cosa
stupida: è nato prima l'uovo o la gallina? Non
devo pormi il problema, se taluni miei difetti caratteriali
mi abbiano portato al gioco e alla dipendenza dal gioco,
o se siano nati perché io giocavo, oppure se
ci fossero già da prima che io iniziassi a giocare.
I giocatori hanno dei problemi.
Quello principale è l'Ego onnipotente, ovvero,
il giocatore si crede onnipotente, il suo Io è
grande, grande così! Lui sa benissimo che con
il gioco d'azzardo si perde, però dice: ma uno,
ogni tanto, vince. Si crede talmente forte, talmente
onnipotente che dice: sono io quello che vince, perché
sono onnipotente, io sfido il gioco, io sfido le leggi
della natura.
Allora, cosa fa "Giocatore Anonimi": ti educa.
Il giocatore anonimo, attraverso lo studio dei 12 passi,
viene educato a tornare umile, umile in senso positivo.
Prima di tutto, questo percorso ti dice di affidarti
ad un potere superiore, perché sostiene: guarda
che tu non sei solo, il sole non ruota intorno a te,
tu sei sulla terra insieme a tutti gli altri, sei una
persona normale. Pensa che c'è qualcuno più
grande di te, che ti dice di non fare determinate cose.
Si può credere in Dio, nel gruppo, nei Giocatori
Anonimi, si è liberi di credere in ciò
che si vuole. Giocatori Anonimi non è affiliato
a nessuna Chiesa. Quindi, seguendo le proprie convinzioni,
ci si affida a questo potere. Non solo, ma ci si dice
anche: io devo fare pulizia dentro di me. Cosa vuol
dire? Io ho questi difetti, se non li modifico, se io
rimango con il mio Io, il mio Ego, con la mia onnipotenza,
inevitabilmente - oggi o domani - ricadrò nel
gioco d'azzardo. Perché si tratta di difetti
caratteriali, che mi portano senz'altro a rigiocare
d'azzardo. Come faccio a modificare questi difetti in
modo da tener lontano il gioco? Come ho detto prima,
io sono un giocatore e rimango un giocatore; ma il gioco
lo devo allontanare sempre più da me. Più
i giorni passano, più il gioco si allontana,
più diventa difficile che io ricada nel gioco.
Se diventa difficile,è perché devo cambiare
il mio carattere. Solo un gruppo di auto-aiuto può
riuscire a cambiare il mio carattere.
Certamente, uno psicologo all'inizio può darmi
una mano, è importantissima l'opera di uno psicologo
per cercare d'indirizzarci su determinate vie, con il
sostegno del gruppo e dell'esperienza.
Io sono in un gruppo di giocatori,di persone come me.
Chi può aiutarmi, se non un giocatore come me?
Sono otto mesi che non gioco. Ho attraversato dei momenti
critici, duri i primi giorni. Adesso, sto aiutando,
stanno venendo dei giovani nuovi che vogliono smettere,
li sto aiutando, sto dicendo loro: ci sono passato anch'io.
Ho vissuto delle esperienze e sono riuscito a non giocare
e solo io posso aiutare, io come qualsiasi altra persona
di "Giocatori Anonimi".
Voglio togliere questo io,perché avevo parlato
prima di Ego e quindi è meglio toglierlo. Solo
un membro di "Giocatori Anonimi",sobrio, può
aiutare al meglio un altro giocatore. Io avrei finito.
Aggiungo solo una cosa: "Giocatori Anonimi"
sta funzionando. Domani,a Milano, ne festeggeremo il
compleanno, in quanto il gruppo è nato il 18
Dicembre del 1999. Ci dobbiamo organizzare, perché
ci vengono richiesti aiuti da tutta Italia. Ringrazio
anche A.GIT.A., a nome dei Giocatori Anonimi".
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Ringraziamo Gigi per
la sua testimonianza.
Immagino che quello che ci ha detto possa aver stimolato
curiosità, voglia di approfondire questa esperienza.
Il programma della giornata è molto intenso,
sono costretto a proseguire con la successione degli
interventi, però se ci sono delle richieste di
approfondimento, delle domande, dei contributi vostri,
vi pregherei di annotarli perché cercheremo di
riservare uno spazio per il dibattito, a conclusione
della mattinata.
Adesso, la parola al Dott. Rolando De Luca, che tutti
voi conoscete e che credo non abbia bisogno di ulteriori
presentazioni".
DOTT. ROLANDO DE LUCA: "Anch'io dovrò contenere
l'intervento in 15 minuti. Noi, per trovare una strategia
terapeutica che consentisse ai giocatori d'azzardo e
alle loro famiglie di raggiungere e mantenere l'astinenza
dal gioco d'azzardo abbiamo pensato, nel 1995, ad un
lavoro con alcuni giocatori d'azzardo e con le loro
famiglie. Poi grazie al Patrocinio della cittadina di
Campoformido abbiamo impostato l'intervento terapeutico;attualmente
contiamo, quattro gruppi di terapia, oltre ad una comunità
terapeutica, al sabato, che è partita da due
settimane. Questi gruppi, con la comunità, coinvolgono,
tra giocatori d'azzardo e familiari, oltre un centinaio
di persone. Diverse sono state le iniziative che, parallelamente
all'attivazione dei gruppi terapeutici, sono state progressivamente
portate avanti. In particolare, incontri informativi
e culturali sul gioco d'azzardo aperti alla popolazione
e non solo qui, ma anche in altri paesi del Friuli Venezia
Giulia. Abbiamo partecipato a seminari e convegni. Abbiamo
anche effettuato e stiamo effettuando una ricerca di
tipo epistemologico e clinico, attuata evidentemente
con l'apporto di varie discipline. Cerchiamo anche,
in continuazione, in équipe,di approfondire le
varie tematiche. Anche l'apertura del sito Internet
la ritengo molto importante, in quanto consente di chiedere
informazioni ed ottenere risposte in tempo quasi reale
a chi abbia, o creda di avere, il problema, oppure ai
familiari. Il gruppo di studio e di ricerca è
composto dal sottoscritto, dalla psicologa e psicoterapeuta
Marina Ponton, dalla psicologa Tiziana Collevati e dalla
sociologa Marilena Zoccolan.
La prassi, immediatamente dopo la richiesta di intervento
del giocatore o di un familiare, anzi direi, più
spesso di un familiare, perché sono i familiari
che, di solito, chiedono aiuto, prevede la presa in
carico e questa presa in carico avviene se il soggetto
rientra nei criteri diagnostici del DSMIV riguardanti
la categoria del gioco d'azzardo patologico. Nelle sedute
con il solo giocatore d'azzardo e la sua famiglia, preliminari
all'ingresso del gruppo, vengono fornite alcune informazioni
propedeutiche, con lo scopo di creare i presupposti
all'entrata nel gruppo. La scelta di entrare in un gruppo
terapeutico, perché i nostri sono gruppi di terapia,
pone il giocatore d'azzardo e la sua famiglia di fronte
all'accettazione di un lavoro, che è teso a conseguire
dei cambiamenti profondi nello stile di vita.
A tale riguardo,questi aspetti vengono comunicati a
tutti i partecipanti nelle sedute individuali, contestualmente
a quelle che saranno le regole del setting. Nelle suddette
sedute individuali o familiari, i colloqui hanno naturalmente
l'obiettivo di inquadrare la situazione psicologica
del giocatore, dei familiari e la conoscenza dell'interazione
all'interno del contesto familiare. In queste fasi vengono
anche somministrati dei questionari di rilevazione dei
dati generali sul gioco d'azzardo, sull'aspetto motivazionale
e questionari di personalità. Io li ritengo utilissimi
anche per il futuro, perché sono lì e
sicuramente saranno un motivo di studio anche per chi,
mi auguro, comincerà a fare studi (oltre ai nostri)
e tesi di laurea su questo argomento. I gruppi terapeutici
sono stati organizzati in base ad alcuni criteri fondamentali
quali: la composizione, lo spazio, il tempo e le regole.
Velocemente, la composizione: giocatori d'azzardo e
familiari, anche se, in seguito, vorremmo aprire questi
gruppi, perché io non credo si debba rimanere
limitati al gioco d'azzardo.
Il gioco d'azzardo è una vernice coprente, noi
lavoriamo su ciò che sta sotto. Il gioco d'azzardo
ci serve per intervenire, semplicemente è una
scusa. I gruppi sono eterogenei in relazione all'età,
sesso e livello socio-culturale. Le sedute si tengono
sempre nello stesso luogo, avvengono una volta alla
settimana, alla stessa ora e hanno una durata di circa
due ore, due ore e mezza.
Comunichiamo che la terapia di gruppo non avrà
una breve durata, ma si protrarrà per alcuni
anni. Ciò viene comunicato ai partecipanti sin
dalle prime sedute, anche per evitare aspettative di
cambiamento a breve termine. Ci sono diverse regole
che comunichiamo. Le più importanti sono: la
partecipazione al gruppo terapeutico da parte del giocatore
e dei familiari dovrà essere costante ed eventuali
assenze dovranno essere comunicate prima dell'inizio
di ogni singolo incontro. I giocatori s'impegnano a
non giocare ed eventuali ricadute devono essere comunicate
ed analizzate all'interno del gruppo terapeutico. I
partecipanti al gruppo sono vincolati al segreto relativamente
alle sedute di terapia ed al contenuto delle stesse.
Noi diciamo che è importante informare parenti,
amici, colleghi di lavoro, della decisione del giocatore
e della sua famiglia di smettere di giocare. Più
persone lo sanno e più il risultato è
a breve termine e sicuro. Durante ogni seduta viene
utilizzato un libro per rilevare le presenze, le assenze
e le astinenze al gioco. Inoltre, viene effettuata una
verbalizzazione, a turno. Diverso altro materiale, secondo
me, importantissimo, da tre anni è lì,
a disposizione, in quanto io credo che diventerà
un qualcosa che servirà sempre ad analizzare
la situazione. È importante, possibilmente, non
perdere né dati, né materiale. Il problema
è che noi dobbiamo servire per qualcosa di più
complessivo. Non serve solo al gruppo, ma ci deve essere
uno spiraglio ben più ampio, perché il
problema del gioco, evidentemente, non può essere
affrontato in dieci, venti, trenta gruppi di terapia,
o di auto-aiuto, in Italia. È un problema nettamente
più grave. Allora, il coinvolgimento nella terapia
di gruppo dei familiari parte dalla constatazione che
il giocatore coinvolga nelle proprie perdite l'intera
famiglia. L'analisi e l'obiettivo del cambiamento non
sono quindi rivolti al solo portatore del sintomo, ma
a tutto il nucleo familiare. Questo fa sì che
ai familiari che partecipano alla terapia di gruppo,
con o senza il giocatore d'azzardo, io dica sempre:
venite voi prima, che poi lui arriva, arriverà
tra un anno, sei mesi, non importa. Questi familiari
si rendono conto che il problema del giocatore d'azzardo
non è solo del giocatore, ma di tutti i componenti
il nucleo familiare. Quindi, gradatamente, con quelle
che sono le analisi delle relazioni, la famiglia consegue
cambiamenti, permettendo al giocatore, se non è
ancora entrato, di entrare nel gruppo terapeutico. Quindi,
abbiamo visto che lo scopo della nostra terapia di gruppo
è d'indurre al cambiamento del giocatore, della
famiglia, nei confronti del problema correlato al gioco
d'azzardo e alle scelte alternative al bipolarismo giocare-non
giocare.
Abbiamo tenuto conto delle gerarchie di Bateson e quindi
abbiamo ipotizzato tre tipi di cambiamento:
Cambiamento a livello zero: quando il medico, lo psicologo
dice al giocatore: "Devi smettere di giocare"
e non ottiene nessuna risposta, perché il soggetto
continua a giocare.
Cambiamento a livello uno: è la fase in cui il
giocatore smette sì di giocare, venendo al gruppo,
ma continua a giocare nel senso che pensa continuamente
al gioco ed è anche il momento in cui sembra
che ogni problema sia scomparso, pericolosissimo in
quanto sembra di toccare il cielo con un dito, ma in
effetti l'unico cambiamento, ribadisco, è il
ruotare attorno a questo bipolarismo giocare-non giocare.
Cambiamento a livello due: è quello su cui noi
puntiamo, negli anni; si verifica quando il sistema
familiare si ristruttura. Il problema non è più
rappresentato dal giocare-non giocare. Quindi, avviene
una riappropriazione della vita, la quale non è
più vissuta come una continua ricerca del rischio
ed è su questo che lavoriamo con il gruppo più
avanzato. Cioè, persone che non giocheranno più,
ma che dicono: "E adesso cosa facciamo? Noi che
eravamo abituati ad aprire il paracadute all'ultimo
istante". Specificatamente, abbiamo visto che le
prime sedute di terapia ruotano attorno al sintomo del
gioco d'azzardo; successivamente, gradatamente, noi
puntiamo alla riduzione delle difese dei partecipanti,
per realizzare la massima espressione e ridurre al minimo
quelli che sono gli atteggiamenti di copertura.
Nascono, così, nuovi modi di porsi ed il risultato
è che il cambiamento non è più
visto come pericoloso, ma auspicabile e con la possibilità
quindi di giungere ad un nuovo equilibrio.
Durante le prime sedute si evidenziano molte difficoltà,
che con il proseguimento tendono a ridursi al minimo.
Tuttavia, io non credo vadano sottovalutate le situazioni
che tendono a frenare il cambiamento. Per questo, la
conduzione del gruppo, nei nostri casi, è affidata
ad uno psicoterapeuta con un training specifico. Il
gruppo terapeutico è quindi completamente diverso
dal gruppo di auto-aiuto. Non alternativo, è
semplicemente diverso. Il gruppo di auto-aiuto è
su base volontaria ed è finalizzato, attraverso
il mutuo aiuto, al raggiungimento di un obiettivo comune;
è costituito da persone che hanno bisogni comuni,
che si assicurano reciproca assistenza. Oltretutto,
i gruppi di auto-aiuto hanno un'origine spontanea e
si formano perché non ci sono delle risposte
da parte delle istituzioni sociali. Nei gruppi di auto-aiuto
non è prevista la figura dello psicoterapeuta.
Nella nostra esperienza, c'è anche il compito
di far emergere l'entità gruppale andando oltre
i singoli, quindi noi vogliamo fare emergere il quadro
e non le singole pennellate. Certo, qualsiasi gruppo
nasce con un compito ed elabora nel tempo un progetto.
I nostri gruppi, per definizione, sono per giocatori
d'azzardo e il tema del gioco d'azzardo è al
centro delle prime sedute. Attorno a questo tema, ruotano
inizialmente tempo, spazio, ruoli, elaborazione; attraverso
questa difficile esplorazione emergono nuove emozioni,
ricordi, immagini, che ricreano, rimodellano un gruppo,
che non è più quello delle prime sedute.
Oramai noi, nel gruppo più avanzato, credo che
parliamo pochissimo del gioco d'azzardo, parliamo di
tante altre cose. In particolare, dopo due anni di terapia,
possiamo considerare superata la fase del gioco-non
gioco. Emergono, però, quell'ansia, quella rabbia,
quelle angosce relative ad una vita che comincia ad
essere considerata dal giocatore senza più particolari
rischi, non condotta al limite. Il compito dello psicoterapeuta
sarà di elaborare tutto questo materiale, individuando
i tempi, modi di conclusione della terapia, riconsegnando
le famiglie alla vita di ogni giorno, una vita da vivere
senza il gruppo di terapia, senza questo involucro,
che garantiva comunque una protezione. La nostra previsione
è che la terapia di gruppo, con cadenza settimanale,
debba avere almeno una durata triennale. L'esperienza
pratica del primo gruppo di terapia ci porta ad ipotizzare
che tale durata possa essere mantenuta. Quando i giocatori
e i familiari arrivano vorrebbero scappare. Io dico:
"Rimanete", ma avverto: "Tra tre anni
vi farò uscire io dal gruppo terapeutico".
Uso questa espressione, perché il gruppo non
deve diventare un'altra dipendenza.
Adesso, vorrei solo fornire, brevissimamente, i dati
emersi in questi anni.Parlare di "risultati"mi
pare riduttivo;è importante il percorso; quindi,
provenienza, abitudini di gioco, età, sesso,
professione, ecc.
Il 75%, quindi, è costituito
da giocatori e famiglie della regione Friuli Venezia
Giulia, il 25% proviene da fuori regione. Per quanto
riguarda le abitudini, noi abbiamo molti giocatori da
casinò. Abbiamo i casinò oltre confine,
ma direi che sta aumentando in modo preoccupante il
fenomeno dei video-pocker, che vede coinvolti ragazzi,
che hanno anche un'età che è molto inferiore
all'età dei giocatori che solitamente entrano
nei nostri gruppi. Si tratta, comunque, di giocatori
che evidentemente giocano con giochi di fortuna, secondo
quella che è la distribuzione del fenomeno in
quattro campi semantici: fortuna, competizione, simulacro
e vertigine. L'età dei partecipanti si aggira
intorno ai quarant'anni. Questo non vuol dire che da
noi i giocatori arrivino quando ormai hanno quasi toccato
il fondo. Il sesso è costituito per il 90% da
maschi e per il 10% da donne. Le ricerche condotte negli
altri Paesi evidenziano che le donne rappresentano il
25% sul totale dei giocatori. Evidentemente, dovremmo
analizzare questa difficoltà da parte delle donne
a chiedere aiuto. Professione: 3/4 lavoratori autonomi,
1/4 dipendenti. Quindi, è interessante notare
come, ad esempio, soltanto uno dei nostri giocatori,
attualmente, sia disoccupato. Vi è una buona
disponibilità a ricostruirsi una vita lavorativa.
La frequenza: nel 90% dei casi i giocatori d'azzardo
partecipano ai gruppi di terapia accompagnati dai familiari,
il 5% vi partecipa senza la presenza di familiari, perché
non c'è la loro disponibilità, mentre
il restante 5% è rappresentato da familiari di
giocatori che momentaneamente non intendono partecipare
alle sedute.
Ed io questi li considero i più grossi successi
terapeutici.
Avere i familiari senza il giocatore, dopo un anno,
un anno e mezzo è comunque promuovere il cambiamento
all'interno del contesto, perché il familiare
ha bisogno di abbassare i suoi livelli d'ansia. Percentuale
di abbandono: il 30% abbandona la terapia. L'abbandono
avviene, nella maggior parte dei casi, nella prima o
seconda seduta. Abbandoni dopo la terza seduta sono
rari. Risultati di cui non mi piace parlare. Comunque,
il 90% dei giocatori che frequentano il gruppo costantemente,
non gioca più d'azzardo. Il restante 10% gioca
in modo nettamente inferiore.
Secondo le ricerche che stiamo effettuando, chi abbandona
i gruppi di terapia si rimette a giocare.
Per concludere, noi riteniamo che la terapia di gruppo,
assieme a tutto il resto, gruppi di auto-aiuto, ecc.
possa rappresentare uno degli strumenti più adeguati
per affrontare quello che è un problema di dipendenza
da gioco e da dipendenze legali.
Il vero gioco d'azzardo non è quello che il giocatore
fa al casinò, alla sala corse, ecc.; quella è
una copia sbiadita del gioco d'azzardo. Il vero gioco
d'azzardo è la scommessa che il giocatore, a
livello inconscio, fa con la possibilità che
una volta iniziata la terapia, possa risalire il fondo
in cui è sprofondato a causa del gioco; quindi,
questa sfida che lui fa con la possibilità di
ricostruirsi. La terapia diventa il vero gioco d'azzardo.
Coinvolgere la famiglia in terapia serve a far sì
che in questa ulteriore sfida risieda un gioco d'azzardo
più sottile, quello di far sì che non
siano coinvolti, inconsapevolmente, anche i familiari,
che di questo gioco d'azzardo diventerebbero, paradossalmente,
complici.
Noi facciamo gli psicoterapeuti all'interno dei gruppi
per elaborare anche queste considerazioni. Crediamo
che la ricerca continua e costante, che ci appassiona.
Non abbiamo di fronte delle persone che dobbiamo plasmare,
ma delle persone con le quali dobbiamo lavorare molto
a fondo. Grazie!"
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Abbiamo assistito ad
una descrizione di un tipo d'intervento, che presenta
caratteri simili e diversi rispetto a quello precedente
e spero proprio ci sia la possibilità, poi, per
addentrarsi più a fondo in alcuni aspetti specifici.
Mi sembra che il tono tipico di De Luca, che non enfatizza
il suo lavoro e la sua esperienza, vada però
messo a fronte di una constatazione obiettiva sulla
validità del lavoro che sta facendo, che, ripeto,
è unico in Italia e mi auguro possa rappresentare
un'esperienza guida anche per altri operatori.
Adesso , la parola all'Assessore regionale alla Sanità
della Regione Friuli Venezia Giulia Dott. RENZO TONDO.
DOTT. RENZO TONDO: "Ringrazio, innanzitutto e
chiedo scusa se sono arrivato in ritardo, ma, purtroppo,
oggi è l'ultimo sabato prima di Natale e c'è
una concentrazione di convegni su diversi temi, che
hanno a che fare con la nostra salute, tali che mi portano
a scappare da una parte all'altra.
Però, qualche elemento di soddisfazione importante
ce l'ho e voglio esternarlo oltre a qualche considerazione,
in maniera molto semplice.
Innanzitutto, saluto il Sindaco. Apprezzo molto la disponibilità
che ha avuto a sostenere l'iniziativa nella sua fase
iniziale. Nel comune di Campoformido non è stato
realizzato solo questo Convegno, ma è anche stato
costituito un gruppo che affronta il tema importante
del gioco d'azzardo.
So che anche il Presidente della terza commissione,
Dott. Castaldo, è intervenuto.
Credo di dover fare qualche considerazione.
Innanzitutto, la nostra è una Regione di frontiera,
nella quale, evidentemente, la vicinanza con Paesi dell'Est,
come Slovenia e Croazia, offre, anche in termini chilometrici,
la possibilità di recarsi a giocare e questo
è sicuramente un problema.
Come sottolineava qualcuno precedentemente, credo che
il tema più grosso sia proprio quello degli stili
di vita, del livello culturale, del modo con cui ci
approciamo.
Prima di fare l'Assessore Regionale, ho fatto il Sindaco
in un paese di montagna e sono veramente esterrefatto
nel verificare, come pure Fontanini, come anche nei
nostri paesini della montagna, per molti giovani, l'unica
attrazione serale, l'unica possibilità d'incontro,
sia trovarsi attorno a queste infernali macchine del
video poker.
Sono sicuramente elementi di grande devastazione sul
piano sociale, perché tendono a rompere quei
pochi circuiti di collettività che ancora rimangono.
Allora, il ragionamento che voglio fare è molto
semplice.
Sono assolutamente consapevole del fatto che il percorso
ci porterà ad affrontare un tema difficile, perché
credo che nessuno di noi abbia la ricetta in tasca.
Sono approcci multidisciplinari, che hanno bisogno,
come molti altri temi che riguardano la salute, di verifiche,
di monitoraggi continui, ma credo che uno degli elementi
che va subito sottolineato e sul quale non ci sono grosse
differenze d'opinione, sia proprio quello che l'individuo
da solo non ce la fa.
Non ce la farà da solo a risolvere questo problema
e così in questa, come in altre esperienze importanti,
quali la lotta all'alcolismo e la lotta alle tossico-dipendenze,
credo che il sistema dell'auto-aiuto diventi strategico
rispetto alle risposte che vogliamo dare, rompendo tabù,
aprendo strade nuove, coinvolgendo le famiglie.
Credo sia assolutamente indispensabile sostenere questo
e credo che, da parte nostra, da parte della Regione
e delle Aziende Sanitarie, si dovrà trovare,
all'interno della funzionalità del nostro sistema,
la possibilità di sostenere, con i nostri servizi,
tutti i percorsi sperimentali e non, che andremo ad
aprire in questo campo.
Credo però, che l'iniziativa più forte
che oggi possiamo fare, è quella di essere presenti,
di testimoniare senza vergogna che questo problema c'è
e va affrontato.
Ricordo l'altro giorno, a Palmanova, quando nell'affrontare
il problema dell'alcolismo, un signore, che ne era uscito
'alla grande', dopo esserci stato dentro, purtroppo,
per molti anni, diceva: "La mia più grande
preoccupazione, all'inizio, era entrare in questa stanza
e sapere che quelli che stavano fuori dicevano, lì
si trovano quelli che bevono".
Credo che rimuovere questo elemento di vergogna, anzi
farlo diventare un elemento di valore, la capacità
di capire, per se stessi, di essere sul percorso sbagliato
e quindi la forza di uscirne, sia molto più importante
della preoccupazione legittima di avere una valenza
negativa di se stessi.
È evidente che questo diventa più facile
all'interno di un contesto, diventa più facile
se il sistema pubblico e privato sono in grado di localizzare
i punti di crisi, capirli e sostenerli.
La nostra Regione ha varato un Disegno di Legge, da
parte della Giunta, che dovrà passare in Aula,
per la legalizzazione dei casinò.
Potrebbe sembrare una linea contrastante, rispetto a
questo. Non credo sia così.
È chiaro che i termini della questione sono molto
complessi.
Noi stiamo pensando di dare una risposta, onde evitare
un eccessivo ricorrere all'Est, ma credo che potremmo
dare un segnale molto forte, l'ho sostenuto quando ho
incontrato gli organizzatori del Convegno di oggi; potremmo
dare una risposta molto forte se, quando quel Disegno
di Legge giungerà in Aula, saremo in grado, avremo
la forza di inserirvi un emendamento, che potrebbe essere
anche provocatorio dal punto di vista dell'efficacia,
che significasse: va bene, facciamo pure i casinò,
dato che ce ne sono tre o quattro dall'altra parte della
frontiera, però togliamo dai nostri punti di
accoglienza i video-poker, perché credo che siano
molto più devastanti, rispetto alla presenza
di casinò ad una distanza di cinque, dieci, venti,
cinquanta chilometri.
Questi sono gli elementi legislativi percorribili, ma
quello che a me oggi interessa di più è
testimoniare la consapevolezza da parte della Giunta
Regionale e credo anche del Consiglio Regionale, che
questo è un problema che riguarda noi, le nostre
famiglie ed i nostri giovani.
Dobbiamo affrontare il problema con la capacità
di considerarlo un elemento di carattere culturale.
Questo, evidentemente, è un percorso più
difficile, più lungo, perché attiene al
rapporto che abbiamo con i giovani, con i nostri operatori
commerciali; bisogna far loro capire che, forse, un
video-poker in meno produce qualche cosa di reddito
in meno, ma qualifica molto più l'ambiente in
cui lavori, in cui vivi.
È un percorso difficile, ma dobbiamo intraprenderlo
con la consapevolezza che in ogni strada che possiamo
percorrere abbiamo bisogno di un sostegno.
In questo campo, oggi, siamo abbastanza scoperti, nel
senso che non abbiamo norme, non abbiamo risposte da
dare, dobbiamo costruirle.
La nostra presenza oggi, qui, vuole essere un confronto
su questo.
Comprendere quelle che sono le esigenze, capire quali
sono gli elementi di difficoltà e cercare di
ragionare assieme sulla strada intrapresa da vari Comuni,
che vedono, da un lato, il sistema pubblico, la Regione,
le Aziende con i loro servizi, dall'altro, il sistema
volontaristico, del quale, credo sia assolutamente necessario
sottolineare l'importanza.
Credo che senza questo, non andremmo da nessuna parte.
Quindi: capire l'importanza del sistema, sostenere coloro
i quali con coraggio e con volontà, stanno lavorando
all'interno di questo percorso.
Dare forza ad una cultura dell'auto-aiuto, che diventa
fondamentale, trasmettere messaggi importanti ai nostri
giovani.
Quello di oggi è il primo momento importante,
sapere che nella nostra Regione è partito un
esperimento che viene considerato all'avanguardia anche
da altri, ci dà ovviamente soddisfazione, ma
credo che su questa strada si debba continuare con maggiore
capacità e volontà d'affrontare il problema.
Un ringraziamento a tutti i partecipanti e vorrei ancora
sottolineare l'assoluta disponibilità della Giunta
regionale e del mio Assessorato ad un confronto, che
andremo ad affrontare nei mesi futuri, sulle cose vere,
sulla possibilità che avremo di intraprendere
percorsi comuni."
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Ringrazio l'Assessore
TONDO, che ha messo il dito su un problema cruciale,
nevralgico e che esula un po' dalla tematica che ci
siamo proposti oggi di affrontare: quello legislativo,
che non poteva essere eluso completamente.
È di ieri la notizia, apparsa su Civiltà
Cattolica, riportante la presa di posizione riguardo
l'opportunità di legalizzare la prostituzione.
Si tratta di una posizione che sembra molto coraggiosa,
ma esprime una riflessione sull'esistente, un'attitudine
più pragmatica che non ideologica, rispetto al
problema di come gestire dei fenomeni, che comunque
ci sono e senza negarli, salvo poi ritrovarceli sotto
forme ancora più incontrollabili.
Ci auguriamo, tuttavia, che se la Regione procederà
nella direzione che ci è stata anticipata, questo
avvenga seguendo le esperienze di altri Paesi, che stanno
percorrendo questa strada.
L'Olanda e anche la Svizzera, per esempio, le quali
mi pare che abbiano avviato un programma di apertura
dei casinò, legando però l'autorizzazione
alle agenzie, che vinceranno le gare di appalto, al
fatto di avviare un programma, che, nel campo specifico,
viene denominato 'del gioco responsabile'.
Questo significa che tutti gli operatori, che gestiscono
agenzie di gioco, debbano ricevere delle informazioni,
rispetto al fatto che esiste un problema di gioco patologico,
che deve essere in qualche modo contenuto all'origine.
Non è giusto aspettare che uno si rovini per
intervenire a livello psicologico.
Sono problemi drammatici che, in genere, si propongono
quando è già troppo tardi.
Il gioco deve essere responsabile, secondo la filosofia
d'approccio che si è configurata in Olanda, in
particolare, ma anche negli Stati Uniti.
Abbiamo avuto un esperto, che al congresso di Forte
dei Marmi ha presentato questa filosofia e che la Regione
Toscana ha incorporato all'interno del corso di formazione
per operatori del Sert, il quale prevede proprio che
gli operatori possano intervenire sui giocatori che
perdono il controllo della situazione.
Prima di arrivare a situazioni catastrofiche, là
dove sia possibile, s'intervenga o con un consiglio,
o con un'inibizione d'accesso al casinò di persone
che dimostrano di aver perso l'aspetto del gioco, perché,
in fondo, il gioco dovrebbe essere un gioco, ma esiste
una soglia fatidica oltre la quale non è più
gioco.
Quando questa soglia viene oltrepassata, dovrebbe essere
anche interesse dei gestori del casinò evitare
gli accessi.
Ci auguriamo che se la Regione Friuli Venezia Giulia
anticiperà le condizioni del Governo, lo faccia
tenendo conto delle importanti esperienze di altri Paesi.
Chiamerei FEDERICO COBELLI, a cui chiediamo di raccontarci
l'importante esperienza di Bolzano".
SIG. FEDERICO COBELLI: "Salve a tutti, sono il
vice Presidente della S.I.I.PA.C. di Bolzano, Società
Italiana d'Intervento sulle Patologie Compulsive.
L'associazione è stata fondata ufficialmente
nel gennaio '99,anche se il lavoro è stato intrapreso
già prima.
L'Associazione ha strutturato un centro di recupero,
con la finalità di fronteggiare il GAP attraverso
un programma, che agisca su vari aspetti, prima di tutto,
garantendo una corretta informazione e prevenzione,
inteso come una formula d'apertura mentale nei confronti
di bisogni e richieste sempre più differenziate.
Dato che, come abbiamo potuto notare, le richieste che
ci pervengono, da vario tempo, dai pazienti e dai loro
familiari sono diverse, abbiamo dovuto adottare dei
programmi strutturati e personalizzati. Come diceva
in precedenza Spazzapan, si rivolgono a noi utenti che
sono, molto spesso, anche dediti all'uso e all'abuso
di altre sostanze, vedi soprattutto alcol e cocaina,
usate in concomitanza con il gioco d'azzardo, o come
sostanza alternativa. È logico che, quando ci
troviamo di fronte a degli utenti con più di
una dipendenza, dobbiamo necessariamente intervenire
su entrambe le dipendenze. Questo è molto, molto
importante. A questo punto, possiamo vedere come lavora
la S.I.I.PA.C. e come entrano in contatto i vari pazienti
con il Centro. Innanzitutto, telefonicamente. Abbiamo
istituito una linea telefonica gratuita, con numero
verde, al quale si possono rivolgere i diretti interessati,
sia i familiari che, comunque, vogliono avere delle
informazioni, delle delucidazioni sul gioco d'azzardo
patologico e sulle modalità di trattamento.
Da ciò è sorta l'esigenza di istituire
dei corsi di formazione per avere degli operatori qualificati,
preparati, in grado di dare delle risposte corrette
alle persone che si rivolgono a questo telefono verde.
Ricordiamo che sono sempre e comunque richieste di persone
che al momento stanno soffrendo. Grazie a questo tipo
di servizio le persone entrano in contatto con il nostro
Centro. Quando la persona esprime la volontà
di entrare in contatto e iniziare un programma, viene
fissato un primo approccio di tre giornate. I diretti
interessati, cioè il giocatore ed il familiare,
poiché richiediamo la presenza di un familiare
che, come diceva prima De Luca, è fondamentale
nelle nostre tipologie di trattamento, entrano nel nostro
Centro e fanno un iter di tre giornate.
Sia il giocatore, che i familiari entrano in programma
terapeutico. Nell'arco di queste tre giornate di primo
contatto, sia il paziente che il familiare, iniziano
con l'accoglienza, vengono loro somministrati dei test
di personalità, relativi alla depressione e specifici
del gioco d'azzardo patologico, come descritto da DSM
IV . Ci sono dei colloqui motivazionali effettuati con
lo psicologo, dei colloqui con lo psicoterapeuta, viene
effettuata una visita psichiatrica, vi è l'inserimento
nei gruppi di auto-aiuto, come si diceva prima, sia
per i giocatori anonimi che per i familiari dei giocatori
anonimi, gruppi di sostegno, gruppi psicoeducazionali
e gruppi sulle tossico dipendenze. Oltre a tutti questi
tipi di lavoro, c'è l'assistenza effettuata tramite
'tutoraggio'.
Il tutoraggio è una figura nuova, che lavora
in stretto contatto con il legale per la parte relativa
alla gestione economica. L'obiettivo di questi tre giorni
è quello di valutare ed inquadrare la domanda
del soggetto per formulare un progetto terapeutico il
più possibile vario e consono alle esigenze dello
stesso utente. Sono previsti l'inizio di un trattamento
psicoterapico individuale, di coppia oppure familiare,
a seconda delle esigenze e la frequenza di tutti i gruppi
ed il lavoro con il tutor ed eventualmente con il legale,
per quanto riguarda la gestione economica. Vengono fissati
degli appuntamenti settimanali o quindicinali, a seconda
di vari fattori quali la distanza, la gravità
e via dicendo. Nella tipologia dei casi più gravi,
dove necessita un intervento intenso tempestivo e prolungato,
la struttura di Bolzano da la possibilità ai
pazienti di usufruire di alcune stanze e di frequentare
il Centro Diurno, dalle 8.30 di mattina alle sette di
sera, dal lunedì al venerdì. L'orario
giornaliero è strutturato al fine di impegnare
il paziente con attività mirate alla risocializzazione,
alla gestione del proprio tempo libero e ad affrontare
le proprie problematiche senza bisogno di ricorrere
al gioco o all'abuso di altre sostanze.
È sorta la necessità di offrire un servizio
ampio e articolato, dove i singoli operatori intervengano,
nell'ambito della propria professione, con una modalità
organizzate, in stretta collaborazione con gli altri
componenti l'équipe di lavoro.
La nostra è formata da due psicologi, due psicoterapeuti,
uno psichiatra psicoterapeuta, due educatori, due tutor
che lavorano in stretto contatto con un legale, un commercialista,
un medico e terapeuta. L'operato di ogni singola figura
va integrata chiaramente con l'intervento del professionista
successivo, e, come avete anche notato, sono state inserite
delle nuove figure che non compaiono quando si interviene
in altro tipo di dipendenze.
Queste nuove figure sono appunto il tutor ed il legale.
Ora vediamo il tutor e quali sono i suoi compiti:l'obiettivo
è quello di alleviare le pressioni economiche
alle quali il giocatore ed i membri della sua famiglia
sono sottoposti. Ricordiamo che quando il giocatore
d'azzardo patologico si rivolge ad una struttura, ad
un Centro di recupero, lo fa principalmente nel tentativo
di risolvere le proprie crisi finanziarie. C troveremo,
pertanto, davanti ad una persona che avrà contratto,
non solamente un debito, eventualmente con un istituto
o solamente con una persona e via dicendo, ma una persona
che avrà cercato di recuperare denaro da quante
più fonti possibili, di conseguenza con debiti
diversificati, con varie tipologie di approvvigionamento
da soggetti diversi ed istituti di credito. Dobbiamo
ricostruire la storia economica del giocatore, vedere
quali sono stati i debiti contratti, con chi li ha contratti,
facendo anche una scala di priorità per saldare
questi debiti.
Chiaramente, ci saranno dei debiti prioritari che ci
porteranno a delle conseguenze, se non vengono estinti,
di carattere giuridico, penale e civile fino ad arrivare
ad un'altra tipologia di debiti, che possono essere
quelli con i familiari, di minor peso, questi, non perché
i familiari siano meno importanti, ma perché
questi possono, eventualmente, aspettare un po' di più
rispetto ad una finanziaria, dove sono stabilite scadenze
prefissate. L'eventuale piano di risanamento dei debiti
deve essere concordato con il terapeuta, per cui il
tutor oltre a lavorare a stretto contatto con il legale,
lavora anche con il terapeuta del giocatore. La valenza
terapeutica del pagamento dei debiti impone al tutor
di verificare, ai fini del trattamento psicoterapeutico
cui il soggetto è sottoposto, quale sia la procedura
migliore. Un altro punto che il tutor deve affrontare
con il giocatore è la gestione del denaro giornaliero.
Se ha verificato che il possesso eccessivo di liquidi
rappresenta una tentazione alla quale il giocatore difficilmente
resiste, soprattutto nei primi mesi di trattamento,
è necessario che un familiare si faccia carico
della cogestione del denaro. In pratica: il familiare
prescelto dovrà materialmente custodire gli averi
del giocatore, consegnandoglieli esclusivamente in base
alle esigenze di spesa quotidiana, valutando la necessità
e la priorità; il giocatore, dal canto suo, deve
avere molto chiaro lo scopo di questa amministrazione
controllata e deve essere aiutato nella fase di ricostruzione
della motivazione, smettere di giocare e interpretare
questa situazione come un modo per accelerare il suo
recupero. In caso contrario, le forti restrizioni cui
è sottoposto lo indurranno a rifiutare l'aiuto
psicoterapeutico, con il rischio di una ricaduta se
non dell'abbandono della terapia stessa. A partire da
quanto esposto, ci siamo dati anche alcune linee di
condotta per dei progetti futuri. Quali sono queste
linee di condotta per i progetti futuri: la possibilità
di programmi residenziali per i giocatori d'azzardo
patologici con programmi articolati a lungo termine,
l'assistenza continuata per utenti che hanno bisogno
di un intervento tempestivo e mirato e per quei pazienti
che essendo ad alto rischio di suicidio necessitano
di una struttura residenziale e controllata. Non dimentichiamoci
mai di questo. Grazie!"
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Anche qui ci sarebbero
molte domande, speriamo di ritagliarci qualche minuto
e sta a me adesso la difficile scelta se andare avanti
o concederci dieci minuti, però dovrebbero essere
veramente dieci, perché abbiamo ancora qualche
intervento che sarebbe un peccato penalizzare, quindi
diciamo nove minuti".
DOTT. SSA DANIELA CAPITANUCCI: "Grazie al Presidente
dell'Associazione A.GIT.A.
Come ha anticipato il Professor Zerbetto, faccio parte
di un servizio pubblico, delle dipendenze, nella provincia
di Varese, che consta di sette presidi Sert sparpagliati
su un territorio abbastanza esteso.
Ci siamo posti il problema in un'ottica di costruzione
della rete. Siamo partiti dalla considerazione che il
problema del gioco patologico nella nostra realtà
territoriale esisteva, che non c'erano risposte e che
quindi il servizio pubblico, nella fattispecie il servizio
dipendenze, doveva porsi il problema e cercare di affrontarlo
dando una risposta.
È nato, così, questo progetto, da circa
nove mesi. Quello di cui sentirete parlare, adesso,
non ha niente a che vedere con le esperienze cliniche
portate da Federico Corbelli, prima, e dal Dott. De
Luca ancor prima. È un qualcosa di evolutivo,
infatti, siamo ancora all'inizio.
Il progetto è stato denominato "la vita
in gioco" e l'obiettivo che noi ci siamo posti
è proprio quello di sviluppare un sistema d'intervento
sulla problematica del gioco d'azzardo patologico nel
territorio della nostra provincia.
Sistema d'intervento vuol dire qualcosa di articolato,
che consta di più risorse, pubbliche e private,
terapeutiche e di auto-aiuto.
Vi farò vedere questa slide, di cui però
ho messo nella cartellina una copia, perché immaginavo
che sarebbe stata troppo piccola per essere leggibile.
Questo è, un po' in sintesi, ciò che nei
nove mesi passati abbiamo fatto. Inizialmente, abbiamo
costituito un gruppo di lavoro progettuale soprannazionale
fra i vari Sert.
A questo gruppo di lavoro partecipano operatori provenienti
da tutti sette i Sert della provincia di Varese. Ci
siamo posti nell'ottica di dire che non conosciamo il
fenomeno: mancano, come diceva Spazzapan all'inizio,
purtroppo, delle indagini epidemiologiche nel nostro
Paese e nella provincia di Varese ancor più,
che ci dicano effettivamente quanto le persone giochino
e quante lo facciano in maniera patologica.
Abbiamo detto: partiamo, conoscendo, mappando un po'
lo stato del problema nella nostra provincia.
Abbiamo pensato che per fare ciò fosse necessario
andare a vedere due ambiti: fare degli studi di prevalenza,
che significa proprio andare a calcolare, a verificare
quanto è presente il problema nei nostri cittadini
e, quindi, verificare i terreni di gioco. Tuttora, purtroppo,
siamo fermi al primo stadio, che è quello della
mappatura del problema. Siamo partiti con popolazioni
particolari. Primo, perché siamo dei Sert, per
cui avevamo a disposizione la nostra utenza: i tossicodipendenti
e gli alcooldipendenti, per cui non ci era particolarmente
difficile fare delle piccole indagini all'interno di
queste popolazioni su come, effettivamente, i soggetti
si comportavano rispetto al problema.
Abbiamo fatto, quindi, ed è ancora in corso,
una ricerca sulla comorbilità fra tossicodipendenza
e gioco d'azzardo. Siamo partiti dal Sert di Gallarate,
stiamo continuando con il Sert di Tradate e, prossimamente,
partiremo anche al Sert di Saronno. Successivamente,
abbiamo iniziato anche un'altra ricerca, anche questa
in corso, per vedere quanto gli alcol dipendenti giocavano
d'azzardo e questa l'abbiamo cominciata al Sert di Gallarate.
Siamo partiti, poi, con una ricerca sulla popolazione
generale. Eravamo amici con i volontari di Croce Rossa,
non è un gran criterio scientifico, però
abbiamo chiesto se potevano, in anonimato, rispondere
al nostro questionario e, di fatto, abbiamo avuto una
buona adesione.
Questi sono i risultati che abbiamo raggiunto.
Le prime colonne rappresentano i giocatori sociali,
quelli che alla nostra indagine non hanno dimostrato
di avere problemi, in mezzo ci sono i giocatori problematici,
con qualche problema, ma non un gioco d'azzardo configurato
come veramente qualcosa di distruttivo ed infine i giocatori
patologici.
Quelli nella prima colonnina, gli azzurrini, sono i
tossicodipendenti, gli alcoldipendenti sono i secondi
ed i volontari di Croce Rossa sono i terzi.
Il campione è abbastanza disomogeneo. Vedete
che si tratta di 55 tossicodipendenti, 31 alcoldipendenti,
139 volontari di Croce Rossa.
È ancora in corso questa ricerca per cui il campione
si sta ampliando. Rileviamo sicuramente che il 32,5%
dei tossicodipendenti contattati, è risultato
essere patologico al gioco d'azzardo, contro un 13%
di alcoldipendenti ed uno 0,75% di volontari di Croce
Rossa.
Questi dati ci sembrano essere interessanti nel senso
che sono un po' diversi da quelli che aveva proposto
prima Spazzapan, rispetto a questa zona. Può
darsi che ci siano motivi proprio geografici o culturali
di diversità; effettivamente, i nostri dati sono
abbastanza in linea con quella che è la letteratura
scientifica internazionale.
Un altro livello di conoscenza che ci sembrava importante
andare a vedere è la percezione del fenomeno
gioco d'azzardo in provincia. Abbiamo pensato d'intervistare
gli operatori dei Sert e le assistenti sociali dei comuni.
La ricerca sugli operatori dei Sert è conclusa.
Abbiamo intervistato un totale di 70 operatori nei sette
Sert, appartenenti a tutte le figure professionali e
da questa indagine è emerso che, pur non avendo
mai pubblicizzato un servizio per il gioco problematico,
sono afferite spontaneamente nell'arco dell'ultimo anno,
49 richieste d'aiuto.
Gli operatori che ritengono il problema molto o abbastanza
diffuso nel territorio, sono un numero consistente,
otto pensano che sia molto diffuso, abbastanza diffuso
42 operatori e 56 addirittura ritengono che il fenomeno
sarà in aumento nell'arco dei prossimi mesi.
Successivamente, quindi, abbiamo fatto una ricerca,
che ancora è in corso, ragion per cui, purtroppo,
è un dato troppo piccolo quello sulle assistenti
sociali dei comuni della provincia. Abbiamo circa una
settantina di comuni, quindi, dai grandi, ai medi ai
piccoli.
Ripeto, la ricerca è in corso, per cui, purtroppo,
abbiamo soltanto la risposta, a tutt'oggi, di sette
comuni. Attendiamo le altre e cinque su sette assistenti
sociali ci hanno detto che hanno ricevuto, nell'arco
dell'ultimo anno, prevalentemente sotto forma di richieste
economiche, 21 casi relativi al gioco problematico.
Il 60% chiedeva aiuto anche in merito alla difficoltà
di risarcire prestiti, liti in famiglia, per lo scarso
sostegno dato al mantenimento della famiglia 60% e situazioni
di violenza tra familiari 20%.
Tutte le assistenti sociali che hanno risposto hanno
richiesto la creazione di una rete comune. Questo per
quanto riguarda la mappatura del territorio. L'altro
aspetto del nostro intervento, invece, riguardava la
mappatura delle risorse terapeutiche esistenti e attivabili.
Come già detto, nella provincia di Varese non
è risultato ci fossero delle risorse terapeutiche,
per cui, in qualche modo, ci siamo mossi per attivarle.
Ci siamo indirizzati su due versanti: da un lato, abbiamo
costituito, da settembre del 2000, un gruppo clinico
trasversale costituito da operatori dei Sert: quindici
operatori di diverse figure professionali, medici, psicologi,
assistenti sociali, educatori, con l'obiettivo, a breve
termine, di approfondire la problematica. È stato
un po' un gruppo di studio, successivamente desidereremmo
mettere a fuoco un modello d'intervento di rete che
non veda coinvolti soltanto noi operatori dei Sert,
ma che attivi anche delle altre risorse e a medio termine,
cerchi di dare una risposta adeguata al bisogno che,
comunque, si presenta già spontaneamente.
Allo scopo di fare questo, abbiamo pensato che un aspetto
fondamentale fosse la formazione degli operatori. Per
cui, al di là del materiale cartaceo e del gruppo
di studio, stiamo organizzando, insieme ad ALEA e ad
altri referenti sul territorio nazionale, un convegno,
per marzo, di cui troverete, all'interno delle vostre
cartelline, la locandina con tutti i riferimenti. Sarà
gratuito, di due giornate, per cui chiunque volesse
aderire è bene accetto e benvenuto.
Questo è il punto a cui siamo arrivati.
Per concludere, direi che riteniamo veramente indispensabile,
riguardo questa problematica, che il servizio pubblico,
almeno questa è la logica che stiamo seguendo,
sia garante di una rete di intervento, non erogatore
unico di prestazioni, ma, in qualche modo, coordini
e favorisca tutte queste risorse, che speriamo sempre
più presenti sul territorio e sono lieta di dire
che questo convegno di oggi mi ha in qualche modo aperta
a questa prospettiva. Aggiungerei solo che anche Gigi
di G.A. ci ha, come dire, dato una disponibilità
a collaborare.
La rete si crea anche in questo modo, insieme. Ciascuno
con i suoi mezzi e con le proprie responsabilità.
Grazie!"
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Grazie Daniela. L'applauso
caloroso conferma la stima per il tuo lavoro. È
un esempio di come, anche senza avere degli input dall'alto,
un operatrice motivata che si rimbocca le maniche può
mettere in atto una serie di procedure intelligenti.
Mi sembra interessante e unica in Italia, da quello
che sappiamo, l'iniziativa di creare una rete di raccordo,
di scambio, tessere questa prima forma di contatto tra
operatori. È un terreno, questo, del quale tutti
sappiamo poco; sapere di non sapere diceva Socrate,
è l'inizio della conoscenza. Mettendo insieme
alcuni pezzetti, alcune informazioni e crescendo insieme,
probabilmente è proprio il paradigma utile.
Non c'è bisogno di aspettarsi chissà che
cosa, se cominciamo a creare dei momenti di scambi e
di crescita comune. Passo la parola a Paolo Dallago,
sempre sul tema dei gruppi di auto aiuto"
DOTT. PAOLO DALLAGO: "Grazie e buongiorno. Sono
venuto per presentare l'esperienza di Trento, che nasce
un anno fa. Esattamente il 13 Dicembre dell'anno scorso,
istituendo questo gruppo di auto-aiuto per giocatori
d'azzardo. L'abbiamo istituito all'interno dell'associazione
A.M.A., Associazione Auto Mutuo Aiuto, che si occupa
di vari problemi. I gruppi di auto-aiuto attivi all'interno
dell'associazione A.M.A. sono tantissimi: dalle persone
in sovrappeso, a quelle con problemi di fumo ecc.
L'abbiamo attivata l'anno scorso, con molta fatica per
la verità; ci avevamo provato già tre
anni fa. Non ci siamo riusciti e alla fine dell'anno
scorso siamo partiti con questa esperienza.
C'è stata molta difficoltà ad iniziare
l'apertura del gruppo, che, comunque, adesso funziona.
Non mi dilungo su come funziona, perché sapete
benissimo che i gruppi di auto-aiuto hanno ognuno una
sua storia, un modo di agire, di essere, che, come dire,
li rendono unici e speciali anche nei confronti degli
altri gruppi e questo rappresenta la loro validità
e forza.
Credo siano molto importanti, nel percorso, di chiamiamola
così riapplicazione o comunque,verso un nuovo
stile di vita e che diano ai membri del gruppo la possibilità
di cambiare il proprio modo e comportamento nei confronti
della vita, in sintesi, per arrivare ad un nuovo tipo
di vita. Quello che mi sembra importante è che
l'auto-aiuto, mette le persone, coloro che hanno il
problema in prima persona, in grado di risolverlo. Risolvere
i problemi insieme agli altri è molto più
facile che non risolverli da soli, o delegare qualcun
altro. Almeno questo è quello che pensiamo noi.
Questo è quello che succede nei gruppi. I giocatori,
nei nostri gruppi,vengono con le famiglie proprio per
dare un senso ad un cambiamento che, come diceva prima
De Luca, deve essere un cambiamento di tutto il nucleo
familiare. Per cui, pensiamo che questo tipo di approccio
sia utile per risolvere i problemi di gioco delle persone.
Questa è la nostra esperienza".
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Può dire qualcosa
di più su quante sono queste persone, maschi,
femmine che frequentano
?"
DOTT. PAOLO DALLAGO: "Nell'arco dell'anno, abbiamo
avuto cinque famiglie, che si sono rivolte a noi per
risolvere i loro problemi; alcune se ne sono andate,
perché non sembrava loro il posto adeguato. Probabilmente,
pensiamo siano venute al nostro gruppo per risolvere
i loro problemi prettamente di debiti,che il giocatore
non sapeva più come fare a risolvere. Un'altra
persona, che sentiva di non avere più bisogno
del gruppo, tuttora è astinente dal gioco e ha
risolto i problemi in famiglia. Questa è la nostra
esperienza. Troviamo problemi di debiti, familiari,
legali, di lavoro. Queste sono situazioni comuni, credo,
a tutte le persone che hanno problematiche di questo
genere".
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Questa testimonianza
di un lavoro ancora nella sua fase d'inizio ci fa capire
quanto non sia per niente scontato il fatto che si formi
un nucleo che faccia da volano e poi, si auto-perpetui
un reale contenimento a sostegno alle persone che via
via vi si avvicinano. Non è sufficiente dire:
"Creiamo un gruppo di auto-aiuto", perché
il meccanismo poi funzioni. È un essere vivente,
un gruppo che deve essere non solo seminato, ma anche
accudito, soprattutto nelle sue prime fasi, prima che
raggiunga la forza per andare avanti. Grazie a Dallago.
Dò la parola a Laura Salgarolo che ci riferirà
l'esperienza di Verona.
SIG. RA LAURA SALGAROLO: "Buongiorno, sono qui
per esporvi l'esperienza di Verona. A Verona, esiste
una realtà particolare, che consta in un servizio
di promozione, di riabilitazione, di recupero dei disagi
psico-sociali, che, dal 1995, collabora in modo attivo
anche con l'Associazione di volontariato Self-Help di
San Giacomo. L'Associazione è nata dalle esigenze
degli stessi utenti, dalle stesse persone che partecipano
al servizio. L'Associazione di volontariato, quindi,
viene portata avanti dagli stessi utenti, dagli stessi
soci, con un consiglio direttivo. Questa Associazione,
dal 2000, è stata riconosciuta anche a livello
regionale. La metodologia usata nel nostro centro è
quella dell'auto-aiuto. Questo è un particolare
approccio alla persona, una particolare metodologia
di rapporto con l'altro che considera la persona nella
sua globalità. Non solo sotto l'aspetto medico-diagnostico,
ma nella sua globalità, che comprende la qualità
della vita della persona, quindi l'attenzione si concentra
sugli aspetti: personale, relazionale, d'inserimento
sociale, lavorativo e familiare della persona stessa.
La persona, quindi, che si rivolge a noi è sì
portatrice di bisogni, di problemi, a volte più
lievi, a volte più seri, come la questione del
gioco, però, soprattutto, la consideriamo portatrice
di grandi risorse, spesso latenti, sopraffatte da problematiche
molto gravi. Noi attiviamo tutta una serie di azioni
riabilitative per far sì che queste risorse emergano
e si sviluppino, soprattutto con l'aiuto della persona
stessa, sempre in un contesto di gruppo, quindi anche
con l'aiuto degli altri.
La nostra Associazione s'indirizza soprattutto verso
la formazione, la ricerca del lavoro, la ricerca della
casa, attraverso dei progetti d'accoglienza educativa,
attraverso l'attivazione di progetti, di momenti di
socializzazione per trascorrere in maniera qualitativa
il tempo libero, in attività sportive, culturali
e vari altri momenti di comunità. Pilastro del
nostro centro è anche l'attivazione di vari gruppi
di auto-aiuto per affrontare momenti problematici. I
gruppi sono momenti di condivisione, d'incontro di persone
che vivono direttamente o indirettamente problematiche
comuni. Da noi esistono gruppi per i disturbi alimentari,
per la depressione, per le sindromi ansiose, Cat per
dipendenze da sostanze alcoliche e ad aprile del 1999
è nato, su richiesta di alcune persone che si
sono rivolte al nostro centro, un gruppo di auto-aiuto
per il gioco d'azzardo patologico. I contatti, fin dall'aprile
1999, sono stati numerosi, soprattutto grazie alla presenza
del nostro coordinatore, Dott. Paolo Vanzini, il quale
lavora presso la sezione del Collegio di Verona in una
posizione privilegiata, dove le persone si rivolgono
non solo per problemi collegati a sostanze, ma anche
al gioco. Attualmente, il gruppo si trova con cadenza
settimanale, il mercoledì dalle 20 alle 22 circa.
Al gruppo partecipano una decina di educatori, per ora
solo maschi e i familiari dei pazienti. Come Associazione,
infatti, promuoviamo un approccio familiare. Chiediamo
al familiare di partecipare al gruppo in quanto vive
anche lui problematiche legate all'incapacità
di gestire una situazione che a volte capita, o viene
scoperta all'improvviso, in modo tragico. Il familiare,
quindi, ha la possibilità, aiutato, di attivare
delle risorse, degli aiuti per la gestione del problema
gioco e della persona che vive direttamente il problema.
Il gruppo, praticamente, diventa un contesto privilegiato,
dove la persona può mettere in campo i propri
vissuti emozionali, fatti di paure, sensi di colpa,
di contrasti emozionali grandissimi, che a volte si
tengono nascosti, ma che aggravano la problematica.
Il gruppo procede in maniera attiva e crediamo che il
giocatore sia l'esperto per eccellenza, che quindi può
raccontare agli altri e condividere realtà uniche
e speciali. La mia presenza all'interno del gruppo non
è quella dell'insegnante o della persona che
dà dei consigli miracolosi, ma del mediatore,
all'interno del dialogo, di stimolare la riflessione
su determinati temi,di far sì che dalla persona
emerga quello che ha dentro, quindi, vissuti emozionali
che spesso vengono nascosti anche alle persone più
care. Da qui, si creano contrasti a livello familiare,
rotture a livello matrimoniale e rapporti difficili
con i figli e con gli altri.
Il gruppo è un percorso di consapevolezza di
sé, per migliorare se stessi. Rendersi consapevoli
di possedere grandi risorse per poi condividerle con
il gruppo. Nel gruppo la riflessione slitta sulle riflessioni
connesse al gioco.
Nel gruppo vengono trattati anche argomenti che riguardano
la volontà di aiuto concreto, anche a livello
del proprio contesto di vita, della propria comunità.
C'è un desiderio da parte del gruppo, una volta
acquisita una certa consapevolezza di sé, di
fare formazione e informazione sul territorio. Per farvi
capire, il mercoledì sera vengono trattati temi
come la fiducia positiva in sé. Però,
è positivo avere troppa fiducia da parte del
coniuge? È positivo che la persona che vive assieme
al paziente si assuma tutte le responsabilità
di gestione del budget familiare? Ecco che le mogli,
frequentando il gruppo, si accorgono che una gestione
comune del budget economico, a volte, può essere
positiva, può essere un deterrente per evitare
che la persona interessata, cioè il giocatore,
abbia per le mani dei budget economici notevoli, investibili
quindi, anche in modo negativo. Viene considerato, poi,
il rapporto con i figli: i sensi di colpa che vive il
giocatore, la positività, il dialogo autentico,
profondo, il desiderio di emanciparsi, di rendersi autonomi,
come pure la necessità, a volte,di essere controllati
dalle persone care, sia a livello materiale, economico,
come a livello emotivo. Come gruppo, promuoviamo anche
un percorso personalizzato, per cui il nostro responsabile
si rende disponibile anche per colloqui individuali.
La partecipazione al gruppo è completamente gratuita
e volontaria. Vige la regola della riservatezza. Tutto
quello che viene detto all'interno del gruppo, deve
restare circoscritto. Questo rende disponibile la persona
ad esporsi, con la sicurezza di non essere compromessa
al di fuori del gruppo. Noi promuoviamo il rispetto
della persona, così com'è, al di là
della scelta iniziale di astinenza.
La persona che si rivolge a noi è sicura e certa
che il gioco d'azzardo sia un problema serio, ma a volte
non è convinta circa la frequenza del gruppo.
Insieme si fa un percorso di consapevolezza in cui,
con l'aiuto di tutti, la persona riesce a capire la
gravità del problema e intraprendere un percorso
orientativo e serio".
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Grazie a Laura Salgarolo.
Grazie a Rolando De Luca stiamo ricostruendo la mappa
delle iniziative in questo ambito in Italia ed è
veramente interessante questo scambio di esperienza.
L'ultimo intervento è di Vito Zironi, sull'esperienza
di Reggio Emilia".
SIG. VITO ZIRONI: "Cercherò di essere il
più chiaro e sintetico possibile. Non sono molto
abituato a parlare in pubblico, perciò farò
del mio meglio. Comunità Papa Giovanni di Reggio
Emilia. Qualcuno potrebbe chiedersi cosa centra una
comunità che è destinata all'intervento
sui tossicodipendenti da sostanze, rispetto al problema
gioco d'azzardo. Ce lo siamo chiesti anche noi per un
periodo. A metà del 1999, abbiamo rilevato che
alcuni utenti, che avevano finito il programma, ricadevano,
ma non ricadevano nell'uso di sostanze, bensì
nel gioco d'azzardo. Con le stesse valenze ed intensità
in cui, secondo loro, l'eroina aveva rappresentato per
parte della loro vita. Da questo, sono iniziati alcuni
colloqui informali con questi utenti, poi la necessità
di parlarne in gruppo. Si è cominciato con alcuni
di loro, con il nostro operatore, cercando di contribuire
a dare una mano rispetto a questa difficoltà
che avevano. Nel contempo è uscita su un giornale
locale un'intervista al nostro Presidente, il quale
sollevava questo problema. Andava oltre, in più
poneva anche il dubbio che il gioco fosse diffuso in
strati di popolazione sempre più ampi, sempre
più consistenti. Da quel momento, verso la fine
del 1999, abbiamo ricevuto decine di telefonate da parte
di giocatori o delle loro famiglie. In modo neanche
molto pensato, abbiamo cominciato a far entrare alcuni
giocatori all'interno di questo gruppo informale che
si era incominciato a costruire e che si riferiva a
nostri utenti che avevano problemi con il gioco. Gradualmente,visto
che queste telefonate continuavano, abbiamo ritenuto
opportuno costituire un'équipe, cioè alcuni
nostri operatori che si occupassero del problema. Ne
abbiamo alcuni, che provengono da esperienze sul territorio
nei club degli alcolisti in trattamento. Il riferimento
che abbiamo preso a modello deriva dall'esperienza dei
CAT. Quando si presentavano i giocatori, noi chiedevamo
la collaborazione di un familiare. Diciamo che, dall'inizio
del 2000, questi gruppi sono stati avviati in modo più
serio, più formale, con una durata settimanale
di due ore circa.
I ragazzi con problemi di dipendenza da sostanze, che
poi sono caduti nel gioco, li abbiamo persi tutti, perché
hanno continuato a giocare, ritenendo comunque questo
il male minore, o sono tornati all'uso di sostanze stupefacenti
più serie.
In compenso, questo gruppo si è gradualmente
arricchito, invece, di giocatori che non avevano fatto
uso, in passato, di sostanze, ma erano giocatori, diciamo,
classici.
Siamo partiti con alcune fantasie, alcune ipotesi su
chi fosse questo famoso giocatore d'azzardo. Alcune
ipotesi sono state confermate, altre no. Noi, dall'inizio
dell'anno ad ora, abbiamo ricevuto più di 200
contatti telefonici. Parte di queste telefonate provenivano
dal Nord e dal Sud Italia, denunciando una mancanza
quasi totale di soluzioni sul territorio, di punti di
riferimento e chiedendoci consigli o indirizzi; questi
ultimi non sempre siamo riusciti a darli. A partire
da tutte queste telefonate, abbiamo fatto 54 colloqui
per l'ingresso al gruppo, perché abbiamo ritenuto
che prima che una persona vi entrasse, ci volesse un
minimo di filtro, di conoscenza, di valutazione delle
motivazioni personali. In questi colloqui, compiliamo
una scheda informativa in cui ci sono alcuni dati del
giocatore. Alcuni dati combaciano con quelli presentati
precedentemente dal Dott. De Luca; per esempio: di questi
54 intervistati, il 95% sono uomini, il 55% di loro
va dai 35 ai 45 anni, il 25% oltre i 45 anni e solo
il 20% è sotto i 35 anni. Il 95% è occupato.
Aggiungerei che non è soltanto occupato, ma di
solito fa due o tre lavori, perciò lavora molto,
sta poco in casa. Di solito, svolgono un lavoro ufficiale
e poi uno o due lavori non ufficiali, che vengono motivati
come modi per finanziarsi il gioco.
Il 65% è operaio e questo dato si differenzia
da quelli precedentemente presentati. L'85% è
sposato, il 65% ha figli e questo è un dato che
non ci aspettavamo. Un aspetto che ha un po' spiazzato
le nostre teorie: il 65% delle persone che si sono presentate
ai colloqui ha iniziato a giocare da non più
di due anni, perciò l'abitudine al gioco d'azzardo
è recente; il 20% dai due ai quattro anni. Per
cui, all'interno dei quattro anni si colloca l'85% delle
persone che si sono presentate. Invece, le nostre ipotesi
iniziali erano che il tipo di giocatore che si sarebbe
presentato sarebbe stato un giocatore incallito, che
il rapporto con il gioco fosse da tempo presente e con
una frequenza molto alta. Altro dato che si discosta
molto da quello che ho sentito prima e che, però,
è significativo rispetto al nostro territorio,
è che il 70% delle persone che si sono presentate
ha denunciato come abitudine primaria, relativa al gioco,
i video pocker.
Devo premettere una cosa e me ne assumo la responsabilità,
che può sembrare un po' paradossale e anche un
po' provocatoria, però la nostra impressione
è che il giocatore "è quello che
sta meglio"; cioè, nelle coppie che si presentano
al nostro gruppo, non abbiamo giocatori che assumono
farmaci, né si rivolgono allo psicoterapeuta,
abbiamo invece molte mogli che assumono farmaci e che
si rivolgono allo psicoterapeuta. Abbiamo molte mogli
che denunciano una grossa sofferenza, malessere, dolore.
Altra cosa è il fattore tempo, nel senso che
smettere di giocare significa doversi preoccupare di
occupare in altro modo uno spazio di tempo enorme. Il
giocatore, che passava molto del suo tempo fuori casa,
è costretto a tornarci.
Per una prima fase si continua a parlare di gioco, però
poi si è costretti a smettere, nel senso che
le persone cominciano a parlare di loro stesse e magari
dopo anni che non ne parlavano più, dopo anni
di assenza di un confronto, questo implica non pochi
problemi. Allora, cerchiamo di lavorare molto sulla
modalità di comunicazione, nel senso che una
cosa che si cerca di sviluppare nel gruppo è
l'aiutare a reimparare e insegnare alle persone a trovare
forme di comunicazione costruttive tra loro. Perché
un dato che emerge chiaro è la difficoltà
a comunicare all'interno della coppia in modo costruttivo".
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Ringrazio per questa
interessante testimonianza.
In effetti, spesso c'è un effetto alone, che
colpisce ancor più duramente chi sta attorno
al giocatore, che viene definito negosintonico; quindi,
le persone che stanno vicino al giocatore vengono coinvolte
ineluttabilmente nel circolo vizioso e per questo meritano
sostegno non meno dei diretti interessati.
Abbiamo, adesso, la possibilità di sentire due
testimonianze.
La prima è della signora Assunta, mamma di un
giocatore, che vuole leggere una lettera".
SIG.RA ASSUNTA: "Buongiorno a tutti, sono la mamma
di un giocatore d'azzardo. Mio figlio ha 43 anni. Ha
perso tutto, famiglia, lavoro, amici e ha avuto danni
in conseguenza del gioco. Si è trovato, in momenti
di disperazione, a non avere più fiducia e stima
di sé. In seguito ai consigli di persone esperte,
ha cercato di frequentare il gruppo. Io, come mamma,
ho deciso di sostenerlo. Avevo capito che da solo non
arrivava a ricostruire veri rapporti, anche se dimostrava
di aver preso coscienza di tutto quello che era successo
e di avere la volontà di ricominciare. Il primo
periodo è stato difficile ed è stato faticoso
prendere coscienza del passato, ma le esperienze vissute
dalle persone, lo hanno aiutato a riconquistare fiducia
in se stesso e ad affrontare, giorno dopo giorno, il
problema, per intraprendere un cammino di cambiamento
e crescita. È una strada lunga e tortuosa. Camminiamo
ancora attraverso ostacoli e difficoltà, ma sono
convinta di essere sulla strada giusta. Solo facendo
strada assieme, si possono capire queste sofferenze
e solo se uno dà valore alla vita di una persona,
può farlo. Un grazie di cuore al Dott. Rolando
De Luca, che, con assidua costanza, ci stimola e ci
incoraggia in questo percorso".
DOTT. ROLANDO DE LUCA: "Adesso, una brevissima
testimonianza di Pier Luigi."
SIG. PIER LUIGI: "Buongiorno a tutti. Sono Pier
Luigi. Vengo da Udine, sono un tesserato dell'A.GIT.A.,
frequento il gruppo del Dott. De Luca. Faccio parte
di quell'1-3% dei giocatori d'azzardo presenti in Italia.
Ho avuto una bruttissima esperienza di gioco al Casinò.
Il mio problema maggiore è stato non quando giocavo,
ma quando mi sono reso conto che mi stavo giocando i
figli, che stavo sperperando parecchi soldi. Il problema
è stato la spirale dei debiti, la spirale delle
menzogne con la famiglia, con gli ex amici (perché
gli dovevo dei soldi).
Ora, quando vado nei locali, m'infastidiscono tutte
le cose che portano alla dipendenza da gioco. Vedo i
video poker, mi viene spontaneo dire al barista: "Guarda
che stai facendo del male a qualcuno", il barista
mi risponde: "Sono maggiorenni e vaccinati".
Quindi, quando ho sentito Renzo Tondo che diceva, se
non sbaglio, che l'Amministrazione pubblica ha bisogno
di gruppi di auto-aiuto, ho compreso che anch'io ho
bisogno dell'Amministrazione pubblica, ho bisogno che
i baristi, che stanno facendo veramente del male alle
persone, la smettano.
Io ho un socio che ha un tabacchino e anche lui ha un
video pocker. Glielo ha dato il Monopolio in concessione.
I Monopoli, da quello che so, sono privatizzati, per
cui lui, rispettando la regola, dà solamente
oggetti e non denaro. Vincono 10.000 e lui dà
10.000 in accendini, penne, insomma, ricevono oggetti
per l'equivalente della vincita. Il suo video poker
non rende, per cui penso che se tutte queste macchinette
non dessero soldi ma regali, si potrebbe già
così limitare il fenomeno.
Ho dei problemi enormi e chiedo anche all'Amministrazione
pubblica e all'A.GIT.A, d'impegnarsi ad aiutarci e di
darci tutte le informazioni possibili. Mi sono tranquillizzato.
Ho chiesto un sussidio, mi arriverà e riuscirò
così a pagare i debiti contratti. Ho fatto altre
cose, ho speso questi soldi in debiti. Mi sono trovato
senza gas, al freddo e senza poter cucinare. Ho due
bambine ed una moglie in gravidanza a rischio. Ho contattato
dei commercialisti e mi auguro che A.GIT.A. scelga bene
le persone che ci devono aiutare e che faccia valere
i nostri diritti, perché, a questo punto, è
vera solo una cosa: io voglio ricostruire la mia vita,
perché sto restituendo tutti i soldi che devo.
Questo è bello da dirsi: sto ricostruendo la
mia vita!
Se la gente vuol veramente buttare i soldi,come ho fatto
io, è giusto che lo Stato imponga una tassa,
affinché una parte di quei soldi siano destinati
a iniziative come la nostra".
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Grazie per questa testimonianza.
Abbiamo un quarto d'ora prima della conclusione di Mauro
Croce. Quindi, il dibattito può essere sia su
situazioni molto personali, sia scientifico, nel senso
che abbiamo ascoltato oggi diversi modelli a confronto.
Iniziative che puntano sull'auto-aiuto in senso stretto,
senza intervento di terapeuti e altre forme di intervento
che prevedono una fase o un ruolo, comunque, svolto
da professionisti. Sono due modelli che hanno al loro
interno delle esperienze positive".
Viene rivolta una domanda al Dott. Spazzapan: "Vorrei
sapere che ripercussione può avere il gioco d'azzardo
a livello cerebrale, da un punto di vista scientifico
e se può essere previsto anche un intervento
farmacologico accanto a quello psicoterapeutico.
DOTT. BERNARDO SPAZZAPAN: "È un po' difficile
rispondere con poche parole, perché c'è
una ricchissima letteratura sull'argomento. Vi è
comunque un'alterazione dei cosiddetti circuiti del
piacere basati su determinate sostanze, che è
ben confermato, vengono attivate quando assumiamo sostanze
o comportamenti che ci procurano piacere. In particolare,
ci sono due sostanze implicate nel fenomeno: la serotonina,
che si dice sia alla base del controllo degli impulsi;
il gioco d'azzardo in effetti è una malattia
dovuta al mancato controllo degli impulsi; la dopamina,
poi,attraverso il meccanismo del piacere, sostiene il
comportamento. Esistono oggi dei farmaci, che agiscono
per riequilibrare le alterazioni su questi due fronti.
Io prescrivo questi farmaci, ma non ho mai pensato di
poter curare la malattia del gioco d'azzardo solo con
essi; vanno, cioè, doverosamente integrati con
esperienze di altro genere, quindi l'approccio deve
essere comunque multimodale e comprendere interventi
medici, psicologici e sociali".
Viene rivolta una domanda al Dott. Mauro Croce: "Vorrei
fare una domanda un po' in controtendenza con il tema
del congresso che si è appena svolto, ovvero:
è possibile, senza l'aiuto di gruppi di vario
tipo, uscire dal gioco? Se sì,come bisogna comportarsi,
sia con il giocatore che con i suoi familiari?"
DOTT. MAURO CROCE: "Autonomamente, sì,
è possibile, possibilissimo. Come è possibile
uscire dall'alcol, dalle tossicodipendenze, è
possibile uscire da soli anche dal gioco d'azzardo.
Sicuramente, è molto, ma molto più difficile
che non uscire insieme ad altre persone o con l'aiuto
di terapie. Ci sono dei dati che dicono che una certa
percentuale, mi sembra intorno al 30% dei giocatori
che presentano i classici sintomi da gioco d'azzardo,
ovvero quelli descritti nel DSM IV, esce autonomamente
dal gioco. Questo è quello che so dalla letteratura
internazionale. Poi, non so se questi dati siano validi
o meno. Io, se uno ha voglia di uscire, consiglio caldamente
di rivolgersi a delle strutture; è molto, ma
molto più semplice che farlo da soli. A volte,
questi dati, ed è una mia supposizione, sono
da riferire a persone che entrano nella classificazione
del DSM IV, però con dei sintomi minimi o con
il minimo dei punti messi a disposizione dal DSM IV".
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Va comunque analizzata,
secondo me, questa richiesta, nel senso che rientra
un po' in un atteggiamento che tutte le persone dipendenti
hanno; cioè, mantengono la convinzione di potercela
fare da soli e riuscire a mantenere il controllo sul
proprio comportamento. Questo fa sicuramente parte di
una fase, detta precontemplativa. Il riconoscersi incapaci
di affrontare il sintomo è la prima regola dei
Giocatori Anonimi, il primo passo per uscire. È
molto difficile, ma fondamentale.
DOTT.SSA DANIELA CAPITANUCCI: "Io aggiungerei
una cosa in merito. Premesso che stiamo parlando, mi
sembra di capire, di una persona che ha una motivazione
a interrompere il comportamento di gioco, penso sia
come andare a zappare un campo; puoi farlo con diversi
mezzi: con la zappa, con le mani o con l'aratro. Se
c'è l'aratro, forse vale la pena di usarlo, ma
ciò non toglie che si possa zappare a mano e
si possa farlo comunque benissimo".
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Terapia è quindi
affidarsi a qualcuno, oppure far leva sulle proprie
capacità. In realtà, il tema va anche
al di fuori della terapia in senso stretto; Platone
diceva che ognuno ha una sua realtà interiore,
però è nel raccontarsi che uno conosce
se stesso. Quindi, l'altro è anche uno strumento
della conoscenza nella misura in cui io mi conosco dicendomi.
Per esempio, stavo riguardando, recentemente, la Divina
Commedia 'Nel mezzo del cammin di nostra vita...' Dante
si trova in una fase difficile della sua esistenza e
non riesce ad andare avanti; trova il leone, la lupa,
che sono la lussuria, l'orgoglio e la paura, l'avidità.
È come se dicesse che da solo non ce la fa ad
andare al di là di questi condizionamenti, finché
non trova l'ombra di Virgilio che lo accompagna. Quindi,
egli esprime con una metafora il fatto che in certi
momenti delicati dobbiamo uscire dalla nostra idea di
onnipotenza.
È nella relazione che noi, in qualche modo, ci
conosciamo. Giocarci nella relazione può essere
un elemento vincente".
GIGI (Giocatore Anonimo): "Uscire da soli si può.
Un conto, però, è smettere di giocare,
un altro è continuare a non giocare. Probabilmente,
si ha la forza di smettere di giocare, ma il problema
è continuare a non giocare. Io sono convinto,
consultando anche la letteratura di Giocatori Anonimi,
che se non si frequenta un gruppo terapeutico, non se
ne viene fuori da soli. Io non voglio fare polemiche,
se uno riesce a smettere di giocare mi fa piacere. Però,come
Giocatore Anonimo ho imparato una cosa dallo studio
dei 12 passi: noi diventiamo dipendenti nel momento
in cui diciamo di riuscire a controllarci. Lì
sta l'onnipotenza e in quell'attimo siamo fregati! Se
uno ne esce da solo, vuol dire che fa leva sul proprio
ego; si dice: 'Io ce la faccio perché sono bravo,
gli altri non ce la fanno, ma io sì.' Probabilmente,
per un po' di tempo riesce, ma, inevitabilmente, ricade,
perché far leva solamente sul proprio ego non
è sufficiente. Invece, ci si deve rendere conto
della dipendenza, si deve ammettere che si è
impotenti di fronte al gioco d'azzardo, perché
è più forte di noi. Quindi, per poter
uscire ci vuole un aiuto. Chi è entrato da solo
nella dipendenza, come fa ad uscirne da solo?
Domanda al Dott. De Luca: "Sono un giocatore che
un anno fa giocava L. 300.000 al giorno ai cavalli.
Ero fortunato, perché avevo un bel gruzzoletto
in banca. Gioco ancora un po', perché non riesco
a farne a meno; però, sono contento, perché
ho ritrovato in questo periodo il gusto dei soldi, dato
che prima non capivo più niente. Sono caduto
in questo brutto vizio nonostante partecipassi ad un
gruppo ecumenicale da anni e questo è un punto
che mi fa riflettere. Vorrei rivolgere una domanda al
Dott. De Luca: lei ha parlato di due filoni prevalenti
all'interno dei gruppi terapeutici, ma a me sembra ce
ne siano tre, dato che mi pare sia stata costituita
una nuova comunità terapeutica. Volevo chiedere,
se poteva darci qualche informazione su questa comunità,
sulle sue caratteristiche, le modalità e le eventuali
possibilità di accesso. Grazie!"
DOTT. ROLANDO DE LUCA: "Diceva qualcuno che la
fortuna non ha né cuore né anima. La comunità
è partita tre settimane fa. Abbiamo fatto due
incontri. È partita di sabato, giornata che consente
a più persone di partecipare. Per ora, è
concepita sulla falsariga dei gruppi, ma è aperta
rispetto ai gruppi, che sono chiusi . Per il momento,
siamo ancora in fase di studio e di sviluppo e quindi
io mi riprometto, per il 2001, di dare maggiori informazioni.
Intervento del Sig. Luciano (Giocatore Compulsivo):
"Sono Luciano, di Verona. Sono un giocatore compulsivo,
parlo al presente, perché non si smette mai di
essere giocatori compulsivi anche se si è in
astinenza o in trattamento.
Io ho avuto una piccola ricaduta in luglio, molto piccola
fortunatamente. Era oltre un anno che non frequentavo
le sale corse, che invece prima mi vedevano quotidianamente
presente. Questo convegno mi sembra ben improntato,
nel senso che si è parlato molto della ricerca
che ognuno deve fare dentro di sé per sconfiggere
questa malattia. Però, io ho preso un impegno
con me stesso e con il mio gruppo, ancora al convegno
di Forte dei Marmi, al quale ho presenziato ed è
quello di far inserire negli atti del convegno un problema
sentito, me l'ha dimostrato anche un collega giocatore
locale, che effettivamente, al di là del lavoro
che ognuno deve fare su se stesso, una facilitazione
potrebbe derivare dall'inserimento delle richieste all'interno
degli atti dei convegni. Ho apprezzato moltissimo l'intervento
dell'Assessore Regionale, di cui non conosco la tendenza
politica, quando ha detto: "Facciamo aprire un
casinò, ma togliamo le macchinette da tutti i
bar". Almeno nei convegni dove si parla di gioco,
scriviamo negli atti che chiediamo l'eliminazione delle
macchinette dai bar. Grazie!"
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Apprezzo questi stimoli,
perché noi ci diciamo molte cose, però
poi bisognerebbe incidere sulla realtà. A conclusione
del Congresso di Forte dei Marmi, la cui notizia è
poi emersa, a più riprese e che è stato
il primo Congresso nazionale su questi temi, vi è
stato in effetti un accordo unanime, un documento conclusivo
inviato a tutti gli organismi di Governo, in cui i congressisti
chiedevano di esercitare uno stimolo nei confronti delle
autorità, perché riconoscano la potenzialità
di rischio collegata al gioco e favoriscano un insieme
di azioni propositive tese a promuovere un'adeguata
cultura del gioco, dell'informazione, ecc
Costruiscano
una rete di referenti in ambito nazionale, istituiscano
un numero verde a livello nazionale, avviino delle iniziative
di aggiornamento per gli operatori, stimolino l'aggiornamento
destinato agli operatori delle agenzie di gioco, ecc
Quindi, proponevamo che una parte dei soldi che i gestori
ricevono dall'agenzia di gioco, venissero reinvestiti,
per legge, proprio per promuovere queste azioni. Purtroppo,
non abbiamo avuto nessuna risposta dal Governo. Però,
potrebbe essere una buona occasione, che cercheremo
di valutare anche nel corso dell'assemblea che si terrà
questo pomeriggio, per riproporre con forza questi temi.
Tutti Voi, che avete la cartellina, troverete in questo
foglio giallo i contenuti dei documenti conclusivi.
Io vi inviterei a dare loro un'occhiata ed eventualmente
inserire qualche elemento in più, se credete,
oppure a aderire, data l'occasione del Congresso, per
rinnovare con forza questo richiamo".
DOTT.SSA DANIELA CAPITANUCCI: "Mi ha colpito molto
la domanda del giocatore di prima che si chiedeva, perché
capita di non riuscire a sospendere completamente, talvolta,
anche impegnandosi attivamente in un percorso terapeutico,
l'attività di gioco. Mi sento un po' in dovere,
anche se è chiaro che non si può dare
una risposta ad una domanda così in due parole.
Però, lasciare un vuoto di risposta, non mi sembra
giusto. Questo, secondo me, rende tangibile la difficoltà,
forse non ne abbiamo parlato ma che comunque c'è,
insita nell'intraprendere un percorso del genere. Il
fatto che esistano degli strumenti, non significa che
tutto sia liscio e semplice. È un percorso difficile
e bisogna prendere atto della difficoltà. La
seconda considerazione è: avere uno o più
strumenti non significa automaticamente poterli usare,
o riuscire a utilizzarli al cento per cento. Per esempio:
se io ho una chitarra, non è detto che riesca
a suonare. Può darsi che io necessiti di tempo.
Ci sono dei tempi individuali. Non tutti hanno gli stessi
tempi. Quindi,anche gli obiettivi sono individuali.
Anche con una guida, con lo stesso maestro, non tutti
arrivano allo stesso punto e contemporaneamente".
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Io direi di concludere
qui il dibattito per non togliere tempo alle considerazioni
conclusive di Mauro Croce.
Mauro Croce è uno degli operatori, in Italia,
che si occupano da più tempo di gioco d'azzardo.
È colpa sua se, siamo amici, per gioco, abbiamo
pensato di promuovere il Congresso che c'è stato
ad aprile, poi è diventato un po' un gioco a
rischio, ma ormai siamo in ballo e balliamo".
DOTT. MAURO CROCE: "Non sono in grado di fare
delle conclusioni. Farò, piuttosto, delle considerazioni.
A me sembra, certamente, che sia un incontro molto riuscito,
molto interessante. Adesso, il problema è di
rendere visibili, soprattutto all'esterno, le cose che
sono successe qua. Vorrei ringraziare, ovviamente, non
solo gli organizzatori, ma anche tutti coloro che hanno
portato le loro testimonianze, tutte le persone presenti
ed in particolare alcune persone che fanno parte del
mondo scientifico, dei servizi, del volontariato, che
anni fa, quando io e Riccardo siamo partiti in questa
avventura per occuparci professionalmente di gioco d'azzardo,
a differenza di molti altri,ci hanno preso seriamente
e ci hanno sostenuto. Ora, la loro presenza qui è
molto importante.
Ringrazio, in particolare, il Dott. Massimo Clerici
dell'Università di Milano, Azimondi della cooperativa
77 di Milano, che per primi hanno fatto una ricerca
in una sala corse della metropoli; il Dott. Vittorio
Foschini, che è presidente italiano dell'associazione
ERIT, l'associazione europea che rappresenta gli operatori
professionali del settore delle tossicodipendenze. Credo
sia importantissima la loro presenza, soprattutto perché
non sono del luogo. La loro presenza in questa sede
è proprio a riconoscimento dell'importanza del
lavoro che tutti state facendo e dell'importanza anche
di investire maggiormente in questo settore. Se ho perso
qualcuno me ne scuso. C'era Don Gianni Fazzin di Venezia,
che è dovuto andar via, anche lui da tempo è
nell'area del volontariato molto attento a questo fenomeno.
Il 18 Dicembre di un anno fa sono partiti ufficialmente
i "Giocatori Anonimi" in Italia. Anche l'altra
esperienza portata da Dallago è partita nel 1999.
Quindi, dall'anno scorso ad oggi, abbiamo avuto, oltre
alle storiche esperienze portate dal Dott.De Luca e
dal Dott. Guerreschi , di cui abbiamo avuto qui diverse
testimonianze , anche molte altre persone che stanno
cominciando a occuparsi del fenomeno. Credo che ciò
sia importante, perché come crescono i problemi,
come i giocatori cominciano a bussare e a chiedere aiuto,
così stanno cominciando gli anticorpi, i primi
che iniziano ad occuparsi di questo problema, pur con
differenze, con specificità, con i loro limiti.
Per questo, è molto importante che tutti si possano
esprimere in un confronto costruttivo.
I Sert, che sono diffusi su tutto il territorio nazionale,
possono e debbono cominciare ad occuparsi di questo
problema, senza nulla togliere alle altre esperienze.
Io sono convinto che più aumentano le esperienze,
più ci sia la necessità di confrontarsi
e di metterle tutte in rete.
Credo sia importante uscire, oggi, con un comunicato
che faccia capire a chi legifera sul gioco, che ci sono
delle persone che faticano ad aiutare le persone in
difficoltà!
Il fenomeno del gioco d'azzardo è un grande business
e se viene visto solo da questo punto di vista, è
chiaro che la nostra fatica e il nostro stare qui oggi,
non risultano utili a nessuno.
L'altro giorno mi ha intervistato un giornalista chiedendomi:
'Cosa ne pensa lei del Bingo?'; cosa penso io del Bingo?
Questo è un problema. Non ci sono studi d'impatto
sociale in Italia sul gioco d'azzardo; quindi, posso
riportare quello che dicono gli americani e gli inglesi
del Bingo e cioè che va bene. C'è una
grande socializzazione, dicono alcuni, le famiglie vanno
lì, giocano. Però,ci sarà tutta
un'altra parte di sofferenze, di danni, di depressioni,
di fallimenti, di entrate nel giro dell'usura. Però,
nessuno dice: 'Visto che immettiamo questo nuovo gioco
in Italia, facciamo uno studio, nominiamo una commissione
etica che valuti quanti danni o ricavi sono derivati'.
Io credo invece,sia molto importante riuscire a farci
ascoltare anche da chi legifera su questa materia. Il
gioco d'azzardo sta diventando più un fenomeno
asociale, anche se bisogna ammettere che la sua funzione
sociale non è andata completamente perduta.
Siamo qui e dobbiamo darci da fare insieme per far ascoltare
maggiormente la sofferenza, ma anche le splendide cose
che sono state dette oggi attraverso le testimonianze
di ognuno e la fatica di tutti. Grazie!
Nei ringraziamenti, mi sono dimenticato di nominare
gli amici di oltre confine, della Slovenia: Don Rudolf,
parroco di Nova Gorica ed il Dott. Aleksandr Moze, psichiatra
dell'ospedale di Idria (Slovenia). Grazie!"
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Non capita spesso di
vedere un'attenzione, una partecipazione così
viva ad un congresso e quindi ringrazio le istituzioni
che ci hanno ospitato e soprattutto Rolando De Luca,
che è stato il promotore, insieme all'associazione
A.GIT.A., che hanno organizzato questa iniziativa.
Credo che il Presidente ci voglia dire ancora qualcosa".
SIG. MARCO RIZZI: "Ringrazio tutti i presenti,
tutti i relatori e anche chi è venuto da lontano
per dare la propria testimonianza; volevo anche, da
parte dell'A.GIT.A., ringraziare, in particolare il
Dott. De Luca Rolando, responsabile del gruppo di studio
e ricerca e dell'équipe terapeutica che opera
a Campoformido.
DOTT. RICCARDO ZERBETTO: "Un'ultima cosa, se
permettete. Vedevo nel comunicato che già è
stato mandato al Governo, che è stata inserita
la richiesta riguardante i video poker, nella quale
si richiedono urgenti atti normativi per contenere i
potenziali di rischio.
Per alzata di mano, quanti di voi sono d'accordo di
reiterare, di inviare nuovamente agli organi di Governo
questo documento? Possiamo dire l'unanimità!
Se ci saranno ulteriori suggerimenti, noi saremo qui,
a lavorare, anche nel pomeriggio. Grazie ancora!"
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