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Gianni Savron, Paolo Pitti
Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna
Rolando De Luca
Responsabile del Centro per ex giocatori d'azzardo e le loro famiglie
di Campoformido(Ud).
I presupposti
Il Gioco d'Azzardo (GA) appare profondamente radicato nella natura
umana, tanto che ricerche archeologiche e antropologiche ne hanno
testimoniato l'ubiquità in ogni epoca, stato sociale e cultura.
Negli ultimi anni, in tutto il mondo, il gioco d'azzardo è
diventato un'attività di enorme rilevanza economica e di
notevoli proporzioni sociali, ed anche in Italia il GA e/o lo scommettere
in generale (corse, lotterie, ecc.) rappresentano una pratica in
forte espansione; non di meno, tale attività ha inevitabilmente
condotto ad un incremento di soggetti che, dedicandovisi, sono precipitati
nel vortice del Gioco d'Azzardo Patologico (GAP).
Una difficoltà riscontrata da coloro che si sono occupati
del gioco d'azzardo è stata il definire in maniera esaustiva
cosa fosse un giocatore e quando il gioco diventasse malattia; infatti,
in letteratura, i giocatori che scommettevano con frequenza e perdevano
grosse somme di denaro sono stati classificati in vario modo. Si
è parlato di "giocatori patologici", di "giocatori
compulsivi", di "giocatori dipendenti" e, più
recentemente, il DSM-IV ha definito il gioco d'azzardo patologico
come un comportamento persistente, ricorrente e maladattivo di gioco
che compromette le attività personali, familiari o lavorative;
l'ICD-10 lo ha inserito tra i disturbi delle abitudini e degli impulsi.
Guerreschi invece ha proposto una classificazione dei giocatori
d'azzardo in sei tipologie ben definite: giocatori compulsivi con
sindrome da dipendenza; giocatori inadeguati senza sindrome da dipendenza;
giocatori sociali costanti; giocatori sociali adeguati; giocatori
antisociali; giocatori professionisti non patologici.
La prevalenza tra la popolazione adulta del GAP è 1-3%; esso
risulta più comune tra familiari e parenti di giocatori ed
in soggetti con un basso grado di istruzione rispetto alla popolazione
generale; ha un esordio post-adolescenziale e più frequentemente
nel sesso maschile, mentre nelle femmine manifesta una insorgenza
più tardiva.
Custer ha posto in rilievo come il gioco d'azzardo patologico esprima
un disturbo progressivo inquadrabile in definite fasi di sviluppo
e comuni a quasi tutti i giocatori, con importanti ripercussioni
finanziarie e sociali sugli stessi interessati e sulle loro famiglie;
inoltre, vari autori hanno riportato l'associazione fra GAP e depressione,
ipomania, disturbo bipolare, impulsività, abuso di sostanze
(alcol, sostanze psicoattive), disturbi di personalità (antisociale,
narcisistico, borderline), deficit dell'attenzione con iperattività,
disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia, disturbi
fisici associati allo stress (ulcera peptica, ipertensione arteriosa).
Nella letteratura italiana non vi sono studi controllati che abbiano
valutato le caratteristiche psicopatologiche dei GAP; abbiamo quindi
voluto indagare le differenze esistenti fra un campione di giocatori
d'azzardo patologici ed un gruppo di soggetti normali di controllo
utilizzando strumenti di misurazione di provata affidabilità,
nonché verificare l'utilizzo della South Oaks Gambling Screen
(SOGS) quale test di screening per i giocatori d'azzardo patologici.
I risultati
La ricerca ha risposto a due scopi: verificare il possibile utilizzo
anche nel nostro paese del test di screening (SOGS) per il gioco
d'azzardo e fornire un quadro delle caratteristiche psicologiche
del giocatore d'azzardo.
Il SOGS si è dimostrato uno strumento valido, ad elevata
specificità e sensibilità, nel discriminare i giocatori
patologici rispetto ad una popolazione di non giocatori ed un ulteriore
interessante studio potrebbe indagare se lo strumento sia in grado
di discriminare fra giocatori patologici e giocatori abituali non
patologici.
In merito alla personalità del giocatore, i risultati emersi
da un lato confermano precedenti studi e dall'altro aggiungono nuove
informazioni, dalle quali emerge come i GAP, rispetto ad un gruppo
di soggetti non giocatori, siano individui più ansiosi, depressi,
ostili e con maggiori sintomi somatici. Essi appaiono pratici e
freddi, poco sensibili ai rinforzi sociali, impulsivi e propensi
a ricercare forti stimolazioni e novità ma tendenti a mascherare
e inibire verbalmente le proprie paure, le emozioni e i sentimenti.
La maggiore sensibilità ai sintomi ansiosi ed il maggiore
distress, unitamente al maggiore distacco sociale, potrebbero essere
i fattori predisponenti sia allo sviluppo di gravi disturbi ansiosi
e depressivi, che all'abuso di droghe e ai tentativi di suicidio,
rischi già posti in evidenza da numerosi studi.
Cloninger (nella descrizione delle due dimensioni di personalità:
elevata ricerca di novità e bassa dipendenza dalla ricompensa)
ascrive tratti di impulsività, curiosità, incostanza,
ricerca del pericolo, aggressività, competitività
iperattività, impazienza, estroversione e spensieratezza,
inquadrabili nel cluster antisociale, istrionico, passivo-aggressivo,
ossessivo e schizoide; tali disturbi di personalità, pur
non essendo stati diagnosticati nel nostro campione, perché
non presi in considerazione dal disegno sperimentale e dagli scopi
della ricerca, confermerebbero da un lato i nostri dati e quelli
della letteratura e dall'altro rappresenterebbero un ulteriore fattore
di rischio.
La fortissima espansione del gioco d'azzardo e la sempre maggiore
accessibilità a vari tipi di gioco probabilmente comporteranno
una maggiore esposizione delle persone a tali situazioni, contribuendo
con ciò ad aumentare l'incidenza del gioco d'azzardo patologico
in individui più vulnerabili, con le prevedibili gravi conseguenze
in ambito personale, familiare e sociale.
Per concludere, nonostante il numero non elevato di soggetti (49
più 49 di controllo), lo studio ha permesso da un lato di
identificare uno strumento affidabile (SOGS) per l'individuazione
dei soggetti con diagnosi di gioco d'azzardo patologico e dall'altro
di inquadrare le caratteristiche psicopatologiche (elevato distress,
sensibilità ansiosa, inibizione emotiva, ostilità,
impulsività e distacco affettivo) e gli strumenti utili all'identificazione
dei soggetti a rischio e predisposti a sviluppare il disturbo.
(tratto da Rivista di Psichiatria Vol. 36, N. 1, gennaio/febbraio
2001,
Il Pensiero Scientifico Editore, Roma)
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