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Nel corso degli ultimi anni il gioco d'azzardo è diventato anche in Italia un'attività di massa di enormi proporzioni economiche e sociali. Se è vero che il gioco d'azzardo non è una pratica moderna, è altrettanto vero che negli ultimi decenni (particolarmente nei paesi industrializzati più avanzati) è in costante e forte espansione.Secondo recenti ricerche oltre l'80 % della popolazione italiana dedica attenzione al gioco d'azzardo. Nel complesso i dati disponibili individuano nell'1-3% della popolazione adulta l'incidenza del gioco d'azzardo patologico. Proprio per trovare una strategia terapeutica che consentisse ai giocatori d'azzardo e alle loro famiglie di raggiungere, mantenere l'astinenza dal gioco d'azzardo e riscontrare a lungo termine (anni) risultati positivi, ho iniziato nel 1995 un lavoro con alcuni giocatori d'azzardo e con le loro famiglie. Il Comune di Campoformido (UD) ha patrocinato l'iniziativa mettendo a disposizione una sala per gli incontri dei gruppi terapeutici e un recapito telefonico cui tutti possono rivolgersi se interessati o coinvolti nel problema. Attualmente i gruppi di terapia sono quattro(oltre a una comunità terapeutica) e coinvolgono tra giocatori d'azzardo e familiari un centinaio di persone. Il venticinque maggio 2000 si è pure costituita legalmente l'Associazione degli ex Giocatori d'azzardo e delle loro famiglie con sede a Campoformido (UD) in Largo Municipio 7, della quale è presidente il Signor Marco Rizzi. L'Associazione ha sede nel Municipio di Campoformido perché l'Amministrazione Comunale della cittadina ha ritenuto che gli scopi statutari siano di alto contenuto sociale. Alcuni tra gli scopi statutari più importanti sono: - prevenzione
e trattamento del gioco d'azzardo e di altre dipendenze; >Diverse sono state e sono le iniziative che, parallelamente all'attivazione dei gruppi terapeutici, sono state progressivamente portate avanti: -
incontri informativi e culturali sul gioco d'azzardo aperti alla popolazione;
Il gruppo di studio e di ricerca è composto dallo scrivente, dalla psicologa e psicoterapeuta Marina Ponton, dalla psicologa Tiziana Collevati,la psicologa e psicoterapeuta Ebe De Monte e dalla sociologa Marilena Zoccolan. La prassi prevede, immediatamente dopo la richiesta d'intervento del giocatore o di un suo familiare, un paio di colloqui con il giocatore e/o i suoi familiari; la presa in carico avviene se il soggetto rientra nei criteri diagnostici del DSM-IV, alla categoria"gioco d'azzardo patologico". Nelle sedute con il solo giocatore d'azzardo e la sua famiglia vengono fornite alcune informazioni propedeutiche con lo scopo di creare i presupposti per l'entrata nel gruppo.La scelta di entrare in un gruppo terapeutico pone il giocatore d'azzardo e la sua famiglia di fronte all'accettazione di un lavoro teso a conseguire cambiamenti profondi nello stile di vita; a tale riguardo questi aspetti vengono comunicati a tutti i partecipanti alle sedute individuali contestualmente alle regole del setting. Nelle suddette sedute i colloqui hanno naturalmente l'obiettivo di inquadrare la situazione psicologica del giocatore, dei familiari e la conoscenza delle interazioni all'interno del contesto familiare. In questa fase vengono anche somministrati dei questionari di rilevazione di dati generali, sul gioco d'azzardo, sull'aspetto motivazionale e questionari di personalità. I gruppi terapeutici sono stati organizzati in base ad alcuni fondamentali criteri riguardante la composizione, lo spazio, il tempo, le regole. Il coinvolgimento nella terapia di gruppo dei familiari parte dalla costatazione che il giocatore coinvolga nelle proprie perdite l'intera famiglia (con conseguenti problematiche economiche, sociali e relazionali); l'analisi e l'obiettivo del cambiamento non sono rivolti al solo portatore del sintomo ma a tutto il nucleo familiare; questo fa sì che i familiari che partecipano alla terapia di gruppo (con o senza il giocatore d'azzardo) si rendano conto che il problema del gioco d'azzardo non è del solo giocatore, ma di tutti i componenti il nucleo familiare; gradatamente con l'analisi delle relazioni la famiglia consegue dei cambiamenti "permettendo" al giocatore (se ancora non è presente al gruppo) di entrare nel gruppo terapeutico. Durante le prime sedute si evidenziano molte difficoltà che con il proseguimento delle stesse tendono a ridursi al minimo. Tuttavia non vanno sottovalutate le situazioni che tendono a frenare il cambiamento; per questo la conduzione del gruppo è affidata ad uno psicoterapeuta con un training specifico di formazione. Certamente qualsiasi gruppo nasce con un compito ed elabora, nel tempo, un progetto; i nostri gruppi per definizione sono per giocatori d'azzardo e, come già precedentemente affermato, il tema del gioco d'azzardo è al centro delle prime sedute; attorno a questo tema ruotano tempo, spazio, ruoli ed elaborazioni; poi, attraverso una difficile esplorazione, tutto è ridefinito fino a portare alla luce ciò che il gioco d'azzardo copriva come fosse una "spessa coltre di ghiaccio". Il compito dello psicoterapeuta sarà di elaborare tutto questo materiale individuando tempi e modi di conclusione della terapia riconsegnando le famiglie alla vita d'ogni giorno; una vita da vivere senza il gruppo di terapia, senza quell'involucro che garantiva comunque una protezione. La nostra previsione è che la terapia di gruppo, con cadenza settimanale, debba avere una durata almeno triennale. L'esperienza pratica del primo gruppo di terapia ci porta ad ipotizzare che tale durata possa essere mantenuta. Passiamo ora ad analizzare alcuni dei dati emersi in questi anni di attività nei nostri gruppi e relativi alla provenienza, alle abitudini di gioco, all'età, al sesso, alla professione, alla frequenza, alle percentuali di abbandono e ai risultati. a) provenienza: il 76% dei giocatori provengono dalla Regione Friuli Venezia Giulia, il restante 24%da fuori regione. La non trascurabile percentuale d'arrivi da fuori regione sta a dimostrare la mancanza d'interventi relativamente al gioco d'azzardo; si ritiene che col tempo dovranno essere avviate iniziative in ogni regione d'Italia per fornire risposte sul territorio alle numerose richieste, spesso d'emergenza.Questa ipotesi è suffragata dalle numerose richieste (telefonate, e-mail, lettere) che riceviamo. b) abitudini relative al gioco dei soggetti prima dell'ingresso nei gruppi di terapia Il 51 % giocava al casinò, il 21% alle corse ai cavalli, il 15% al lotto, il 13% ai videopoker; poiché ai gruppi di terapia si rivolgono i giocatori e le famiglie ridotte solitamente sul lastrico, potremmo affermare che se il casinò rappresenta ancora un gran bacino d'utenza, in preoccupante aumento è la percentuale di giocatori che si dedicano al lotto e ai videopoker. In particolare nei videopoker la richiesta d'aiuto riguarda persone giovani, sotto i trenta anni. Va pure tenuto presente che un numero elevato di casinò nella vicina Slovenia, Croazia e Austria determina l'alta percentuale di giocatori specifici in terapia (alta offerta di un tipo di gioco> aumento dei giocatori coinvolti nel gioco stesso). Si tratta, comunque, di giochi di "fortuna"secondo la distribuzione in quattro campi semantici di Roger Caillois(fortuna, competizione, simulacro e vertigine). c) Età dei partecipanti. Il 7% ha meno di trent'anni, il 14% dai trenta ai quaranta anni, il 51% dai quaranta ai cinquanta anni, il 22 % dai cinquanta ai sessanta anni, mentre il 6% ha più di sessanta anni.La fascia d'età più rappresentata è quella dai quaranta ai cinquanta anni e ciò significa che i nostri giocatori arrivino con esperienze di gioco protratte nel tempo. d) Sesso I giocatori in trattamento sono per il 90% maschi e per il 10% femmine; questo farebbe ipotizzare l'esistenza di una difficoltà maggiore da parte delle donne a rivolgersi ai nostri gruppi; poiché secondo le ipotesi la parte femminile è abbastanza coinvolta nel gioco d'azzardo(1/4 sono donne, 3/4 sono uomini) sarà interessante osservare se in futuro le richieste, in tal senso, subiranno variazioni. e) professione Il 73% sono lavoratori autonomi, il 27% lavoratori dipendenti. E' interessante notare che nessuno dei nostri giocatori è disoccupato e che la prevalenza di lavoratori autonomi sembra indicare una propensione per l'attività imprenditoriale dei giocatori d'azzardo e una loro buona disponibilità di danaro, dilapidata con il gioco prima dell'ingresso nei gruppi di terapia. f) Frequenza Nel 90% dei casi i giocatori d'azzardo partecipano ai gruppi di terapia accompagnati dai familiari, il 5% partecipa senza la presenza dei familiari(perché non c'è la loro disponibilità), mentre il restante 5% è rappresentato da famigliari di giocatori che momentaneamente non intendono partecipare alle sedute. g) percentuale d'abbandono Il 30% dei giocatori abbandonano la terapia, l'abbandono avviene, nella maggior parte dei casi, nella prima o nella seconda seduta; abbandoni dopo la terza seduta sono rarissimi. Risultati Tra i giocatori che frequentano i gruppi il 90% non gioca più d'azzardo mentre il 10%, pur continuando a frequentare, continua a giocare seppure in modo nettamente inferiore rispetto alla data d'inizio della terapia. E'interessante poi il dato che riguarda i giocatori d'azzardo che hanno abbandonato il gruppo terapeutico; di questi tutti hanno ripreso a giocare d'azzardo. Per concludere si ritiene che la terapia di gruppo per i giocatori d'azzardo e le loro famiglie possa rappresentare uno degli strumenti più adeguati per affrontare il problema della dipendenza da gioco d'azzardo e delle dipendenze legali in genere.
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ROLANDO DR. DE LUCA |
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PSICOLOGO
PSICOTERAPEUTA - RESPONSABILE DEI GRUPPI TERAPEUTICI PER GIOCATORI D'AZZARDO
E DELLE LORO FAMIGLIE - CAMPOFORMIDO (UD)
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TEL.
0432 728639
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MAIL:
agita@sosazzardo.it
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