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CONVEGNO NAZIONALE
AUTO AIUTO E TERAPIA PER I GIOCATORI D'AZZARDO E LE LORO
FAMIGLIE: ESPERIENZE E PROSPETTIVE IN ITALIA
10 dicembre 2005 - Centro Polifunzionale - Sala Consiliare
del Comune di Campoformido (UD)
NOTE DI USURA E AZZARDO OGGI NELLE ESPERIENZE DELLE
FONDAZIONI ANTIUSURA IN ITALIA
Relatore: Mons. Alberto D'Urso, Segretario Consulta
Nazionale Antiusura
Per ovvi motivi di tempo, ho ridimensionato volutamente
il tema assegnatomi: "Usura e azzardo oggi nelle
esperienze delle Fondazioni Antiusura" in "Note
di usura e azzardo oggi nelle esperienze delle Fondazioni
Antiusura in Italia".
Alle sedi delle 26 Fondazioni regionali in Italia raccordate
dalla Consulta Nazionale Antiusura fanno riferimento
centinaia di centri di ascolto delle persone indebitate,
sovraindebitate o in usura.
Il dato sconcertante - che ovunque viene evidenziato
ed è tra i più ricorrenti - è legato
all'esperienza dell'azzardo, che si pone fra le cause
principali dell'indebitamento e dell'usura.
I numeri e le storie, spesso drammatiche, che accompagnano
la diffusione di questi "giochi", dimostrano
che siamo in presenza di situazioni davvero gravi e
sconcertanti: c'è una rapina diffusa e generalizzata
dai bilanci di decine di migliaia di famiglie italiane,
fiumi di denaro che scorrono in nero, nella più
assoluta illegalità, clan della malavita organizzata
sempre più presenti nel noleggio, nella distribuzione
degli apparecchi e nel controllo stesso delle sale giochi
.
La conferma dei nostri dati ci viene anche da titoli
di giornali che in questi ultimi mesi e in questi ultimi
giorni ci hanno riferito episodi drammatici e tragici,
che non possono essere letti come semplici fatti di
cronaca:
o "Inventa stupro per coprire perdita al gioco"
è
il titolo di un articolo del Corriere della Sera (2
dicembre u.s.) che riferisce di una donna di 47 anni
che ha perso 100 euro alle slot-machines e, per paura
che il marito si arrabbiasse, si è inventata
una rapina con violenza carnale da parte di due extracomunitari
nel parcheggio di un supermercato a Cinisello Balsamo;
o "Perde 30 mila euro a 16 anni e si uccide"
è
un altro titolo di articolo del Corriere della Sera
(30 novembre u.s.) che racconta della tragica scelta
compiuta da uno studente della Provincia di Rovigo che
si è impiccato nella cantina di casa per l'incapacità
di sopportare le conseguenze di un debito da 30 mila
euro accumulato giocando al Lotto all'insaputa dei familiari
nella ricevitoria da loro gestita.
Basta scorrere altri titoli di cronache, legate alla
"sindrome" del videopoker, per rendersi conto
della estensione del fenomeno in Italia e delle relative
gravi conseguenze: "Ragazzo di 17 anni tenta di
strangolare la madre che gli nega i soldi" (Napoli);
"Disoccupato chiede denaro agli usurai" (Aosta);
"I miei figli rubano per i videopoker - denuncia
di una madre" (Tricase - Lecce); "Diciassette
anni, rapina un supermercato per cercare soldi per i
videopoker" (Brescia); "Dopo lite con un gestore
fanno scoppiare un ordigno in sala giochi" (Taranto);
"Prestiti sino al 360% degli usurai ai giocatori"
(di nuovo Aosta); "Tenta suicidio per i debiti
da gioco, due poliziotti lo salvano nella Dora"
(Torino); "Per giocare ai videopoker rapina le
banche (bottino di quasi un miliardo) con un pugno di
ferro: arrestato" (Bari); "Medico perde tutto
e fugge da casa" (Genova)
. I titoli di queste
cronache si incrociano con i racconti di indebitamento
o di usura registrati nei nostri centri d'ascolto.
È vero, dietro questi drammi c'è, spesso,
la mano della criminalità organizzata: "Il
videopoker finanzia la criminalità. Non solo
al Sud, ma anche al Nord". Più volte questa
denunzia è stata fatta dall'ex Procuratore Nazionale
Antimafia Pier Luigi Vigna e da intercettazioni della
Squadra mobile di Genova è risultata chiara la
spartizione della città in zone d'influenza attribuite
alle cosche siciliane, calabresi e ad una banda di ergastolani
che "operava" dal carcere di Porto Azzurro.
Sempre in Liguria, secondo l'ultimo Rapporto sulla criminalità
organizzata del Ministero dell'Interno, tra le attività
illecite che "destano l'interesse dei sodalizi
mafiosi" figurano "la gestione delle bische
clandestine, del lotto, del toto nero e, più
di recente, dei video-poker". Secondo Rino Monaco,
già Commissario Governativo antiracket ed antiusura,
"sette videopoker su dieci sono truccati: nascono
puliti, ovviamente, poi vengono modificati dai distributori,
a volte complici della malavita". I sequestri (circa
3.000 l'anno) servono a poco: "Noi mettiamo i sigilli
ai locali ma quasi subito vengono riaperti".
Le prospettive per il futuro non sono incoraggianti,
soprattutto da quando la Camera, il 14 novembre scorso,
ha approvato la norma sul contrasto del gioco dei videopoker,
dando via libera agli articoli 25 e 26 della Finanziaria.
Gli apparecchi leciti diventano quelli il cui costo
della partita non superi un euro (circa 2 mila lire)
e si possono vincere fino ad un massimo di dieci partite.
Se verrà approvata al Senato, questa norma toglierà
qualsiasi parvenza di legalità ad un fenomeno
letteralmente esploso negli ultimi anni, quello del
gioco d'azzardo in "formato bar".
È difficile valutare il gioco d'affari di quest'attività:
i disastri e le tragedie personali e familiari sono
incredibilmente in aumento.
Sull'economia dell'azzardo c'è poco da essere
sereni; ai dati spaventosi che tutti conoscono c'è
da aggiungere a consuntivo del 2005 un ulteriore dato
sconcertante: si prevedono 28 miliardi di Euro di spesa
per i giochi d'azzardo legali (lo scorso anno furono
24 miliardi di euro).
Il citato raddoppio della puntata e della vincita per
le slot-machine, gestite dai Monopoli di Stato, se dovesse
passare al Senato, quale risultato ci darà?
Quest'anno (nel 2005) hanno incassato 11 miliardi; quale
incasso si prevede per l'anno venturo?
A questo punto come non avvertire un senso di bruciante
sconfitta quando pensiamo ai giochi on line già
decollati e quindi "razionalizzati" dallo
Stato per la prossima gestione: via SMS, telefono, internet
e nei chioschi per i giochi; come non seguire con apprensione
i lavori parlamentari che potrebbero "regalarci"
casinò e parchi di divertimento con emendamenti
in extremis, per l'ultima spallata che ridurrebbe l'Italia
a "Repubblica delle banane"?
Quando la passione, alimentata dai mass-media, da forze
"occulte" e statali, diventa patologica, c'è
fortunatamente chi ricorre ad interventi terapeutici
con buoni risultati.
Dai dati in mio possesso emerge che su 60 persone in
cura il 90% ha smesso, ma chi non porta a termine il
ciclo di trattamento 8 volte su 10 ricade nel vizio.
Questa constatazione ha spinto la Fondazione Antiusura
S. Nicola e SS. Medici di Bari ad avviare ormai da qualche
anno una collaborazione con l'Università di Bari,
tramite la prof.ssa Maria Sinatra, per dare vita ad
un'esperienza per curare i dipendenti da videopoker
e da ogni forma di azzardo. Di questa attività
e delle prospettive di collaborazione parlerà
fra poco la stessa prof.ssa Sinatra. A me è dato
esprimere un giudizio positivo sul lavoro svolto e riferire
che la Conferenza Episcopale Italiana è disponibile
a favorire la nascita di queste esperienze terapeutiche,
che la Consulta Nazionale Antiusura da anni incoraggia
l'esperienza di Campoformido e ogni altra esperienza
similare perché ne apprezza lo stile, la professionalità
e la "passione operativa" e che molte Fondazioni
Antiusura hanno allo studio l'avvio di questa iniziativa.
Non si esclude l'impegno di attivare interventi in rete
sul mondo parlamentare e governativo perché lo
Stato destini parte degli enormi introiti che riceve
dal gioco - di cui esso stesso è promotore -
a finalità di cura per queste "vittime"
dell'azzardo, che secondo stime attendibili sarebbero
oggi non meno di 700 mila e che, secondo Stefano Pallanti,
direttore dell'Istituto di Neuroscienza dell'Università
di Firenze, nel 2010 potrebbero diventare 3 milioni.
La Consulta Nazionale Antiusura, "voce" delle
diverse Fondazioni Antiusura in Italia, denunzia il
fenomeno dilagante dell'azzardo in Italia, il suo perverso
legame con il sovraindebitamento, con la salute delle
persone, con la serenità delle famiglie, con
l'inganno del guadagno facile.
Essa vuol essere fedele alla sua vocazione statutaria
che le impone di proporsi come strumento di raccordo
per favorire sul territorio nazionale la solidarietà,
la promozione della cultura della legalità in
tema di denaro, prestito e quant'altro ad esso connesso.
L'azzardo - è bene ribadirlo in questa sede ed
in tutte le possibili sedi, anche quelle che hanno portato
qualche mese fa ad una trasmissione televisiva (Matrix)
condotta con "chiari" intendimenti di promuovere
la diffusione di questa esperienza patologica - non
favorisce né la solidarietà, né
la cultura dell'uso responsabile del denaro, né
l'educazione alla legalità, né la convivialità,
ma promuove un degrado sempre più diffuso del
gioco, una sfida del destino, un ricorso alla fortuna
con la illusoria speranza di migliorare le proprie condizioni
di vita.
Di gioco ci si ammala e si muore: si continua ad ammalarsi
e a morire nell'indifferenza generale.
Io mi auguro che si moltiplichino le indagini sui giri
di strozzinaggio - come quelle promosse nel mese di
novembre u.s. dalla Guardia di Finanza al Casinò
di Sanremo - perché possa essere ulteriormente
accertata e perseguita questa attività di riciclaggio
del denaro sporco attraverso i Casinò e intorno
ad essi: io mi auguro che vengano bloccati i progetti
di introdurre il gioco d'azzardo a bordo degli aerei
a partire dal 2007, secondo le dichiarazioni dell'amministratore
delegato della Ryanair che nel novembre scorso affermava
"probabilmente annunceremo un'azienda partner del
gioco d'azzardo nei prossimi 2-3 mesi" (Corriere
della Sera 4 novembre 2005), ipotizzando, tra l'altro,
voli gratis con la trasformazione, di fatto, in casa
da gioco della Compagnia aerea low-cost più celebre
al mondo.
Mi consta che da anni in Friuli-Venezia Giulia si tenta
di far approvare una legge che autorizzi la nascita
di società per la gestione delle case da gioco
giustificandola anche per la vicinanza della Slovenia
dove queste case esistono e dove è facile portarsi,
dilapidando ingenti somme di denaro che si vorrebbero
introitare in territorio regionale. Come sempre, purtroppo,
al centro dell'attenzione c'è il profitto e non
la persona. Non si fa nulla per curare il vizio dell'azzardo
e si guarda ad esso con cupidigia morbosa e non alla
persona che viene umiliata in questa esperienza e che
invece ha bisogno di essere aiutata, motivata e curata.
Ricordo che un vostro sacerdote, Don Pierluigi Piazza,
denunciava (Gazzettino 30 giugno 2002) come "il
vizio del gioco d'azzardo sia un fenomeno sotterraneo,
ma dalle dimensioni enormi e con risvolti sociali gravissimi,
in cui il denaro non è un fine ma solo un mezzo
per continuare a giocare". Vorrei essere smentito:
malgrado l'impegno delle Caritas diocesane del Friuli
Venezia Giulia che hanno più volte richiamato
l'attenzione delle forze sociali e politiche regionali
sull'apertura di casinò all'interno del territorio
regionale e sulle conseguenze della nascita delle suaccennate
società, malgrado i danni arrecati dal gioco
d'azzardo, documentati dal dott. De Luca e dall'Associazione
A.GIT.A. che ha più volte affermato "siamo
di fronte ad una tossicomania legale", oggi tutti
possono constatare che non si riesce più a controllare
il gioco. I giocatori problematici oltrepassano il 3%
della popolazione e il "giocatore problematico"
dedica sempre più tempo della sua giornata al
gioco, investendo quantità crescenti di denaro,
tenendo all'oscuro la famiglia o l'azienda che alla
fine trascina con sé alla rovina.
Conclusione
Come Consulta Nazionale Antiusura noi continueremo a
vigilare sul fenomeno dell'usura e dell'azzardo, continueremo
a denunziare il fenomeno purtroppo in espansione, continueremo
ad assicurare ogni possibile aiuto ed incoraggiamento
a chi è a fianco delle vittime dell'azzardo,
ma soprattutto continueremo a sviluppare una cultura
di prevenzione come è avvenuto anche attraverso
le nostre ultime pubblicazioni, "I Padri della
Chiesa e l'usura" del prof. Lorenzo Dattrino della
Pontificia Università Lateranense e "Sotto
Schiaffo - storie di usura", un romanzo "pensato"
da un giornalista-scrittore di Bari, Vittorio Stagnani,
che lo ha scritto dopo aver "dialogato" con
molte vittime dell'usura e del gioco d'azzardo sul territorio
pugliese, e attraverso il libretto di accompagnamento
dell'ultimo CD musicale edito dalla Fondazione Antiusura
di Bari-Bitonto "Concerto per il Giorno dell'Uomo"
al quale rimando per dati precisi anche sui suicidi
delle vittime di usura, frutto di una cultura consumistica,
promossa deliberatamente anche dallo Stato "per
fare cassa".
In questa linea di promozione della cultura della prevenzione
mi preme ricordare come per noi il gioco per essere
un bene in sé e per la persona deve essere capace
di sviluppare socializzazione, amicizia, creatività,
sviluppo della personalità, distensione spirituale,
equilibrio psichico e morale. Queste caratteristiche
vanno recuperate perché non sono presenti nell'attuale
gioco d'azzardo che crea gravi situazioni di compulsività
e di vera e propria dipendenza, con incalcolabili costi
sociali. L'azzardo è frutto di una cultura che
ha perso, in molte sue espressioni, il senso del vivere
e del convivere e colloca nel profitto l'unica o la
prevalente molla dell'agire economico, lo incentiva
e lo dilata a dismisura.
Le diverse agenzie educative - e ogni Fondazione Antiusura
in Italia è tale per la qualità della
cultura che promuove - hanno il delicato compito di
aiutare le persone ad essere libere e responsabili,
a lasciarsi guidare sempre dal lume della ragione, dal
buon senso e dal realismo, senza cedere alle lusinghe
di un guadagno facile, di un arricchimento incommensurabile;
a guadagnarsi onestamente il pane con il lavoro quotidiano,
ad acquisire uno stile di vita sobrio al fine di evitare
spese inutili, come anche ad usare bene il proprio tempo
e le proprie risorse senza la pretesa di fare il passo
più lungo della gamba, nel senso di spendere
di più rispetto alle proprie possibilità.
Di fronte alle proposte seduttrici ed ingannatrici di
ottenere facili guadagni senza lavorare, bisogna promuovere
processi di maturazione nelle persone restituendo loro
quella dignità a cui hanno diritto, perché
si indirizzino verso ciò che le realizza pienamente
e non verso ciò che le distrugge.
IL SEGRETARIO NAZIONALE
Mons. Alberto D'Urso
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