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non disponibile, 26/11/2007  
La testimonianza della coppia che qui riportiamo lascia intravedere un messaggio di speranza per chi ancora deve iniziare la terapia.  
AFFETTO. ACCETTIAMO LA COPPIA:ACCOPPIAMOCI  
La loro storia testimonia un cambiamento possibile attraverso il riscatto dalla dipendenza,che non è più solamente un’utopia ma assume sempre maggiore concretezza grazie al ritrovamento di relazioni e affetti familiari che parevano ormai persi in una fatale scommessa con la vita. Al Centro di Terapia di Campoformido(Ud) sono oltre un centinaio le persone che dopo anni di terapia sono state dimesse e hanno aperto la strada a quelle rimaste ancora nel gruppo ,in attesa di uscita.  
   
P: Comincio io, cominci tu?Devo rompere il ghiaccio io, come sempre. Ci presentiamo: siamo una coppia che viene a Campoformido ormai da circa 4 anni, siamo venuti in questo centro ovviamente per problemi legati al gioco d’ azzardo che riguardavano me. Questo percorso è iniziato nel giugno del 2000 e ci ha visti insieme dall’inizio alla fine. Inizialmente c’ era molto scetticismo da parte mia nell’ affrontare la terapia perché, come accade di solito, nessuno ammette di essere malato o comunque di avere un problema di dipendenza  visto che passa inosservata perché non produce manifesti effetti fisici. Dopo una serie di promesse non mantenute ho accettato  di entrare in terapia per salvare la famiglia, il nostro rapporto, la mia vita .
 
M: Più che altro sei stato costretto.
 
P:Mi sono trovato di fronte ad un bivio: o continuare la vita così come la conducevo o recuperare i valori della famiglia, i figli, una vita onesta, dedita al lavoro onesto, insomma riappropriarmi della vita.
 
M: Si trattava di decidere: o accettare la terapia ….
 
P: O non accettarla….
 
P: Essere messi alla porta, fare le valigie. Così pian piano, grazie a questo centro di terapia, all’ aiuto di mia moglie e del dott. De Luca  ho iniziato questo percorso molto difficile. Perché questa che oggi può sembrare una cosa molto semplice, non è una passeggiata. Ci sono stati dei momenti molto difficili sia dal punto di vista emotivo sia dal punto di vista del sacrificio stesso. Venendo da una città non lontanissima ma neppure così vicina, per ogni seduta di terapia partivamo da casa  alle cinque della sera e rientravamo sei ore dopo. Ogni mercoledì , perché noi siamo venuti assiduamente in terapia ed è questo uno dei segreti a mio avviso per poter riuscire ad avere qualche risultato. Cosa ne dici?
 
M: Si assiduità e sacrificio. D’altronde tutto si paga altrimenti non se  ne capisce  il valore. Per noi è stata una doppia terapia perché facendo il tragitto siamo stati in qualche modo costretti a recuperare un rapporto che era perso, un’ unità, una confidenza che erano andate perdute nel corso degli anni e che sicuramente era fra le cause di ciò che era successo. Siamo stati privilegiati dall’ essere lontani, io lo vedo un vantaggio oltre che un sacrificio. Non so se sei d’ accordo?
 
P: Si sono d’ accordo, è un grandissimo vantaggio. Il vantaggio è proprio la possibilità di colloquiare, di aprire un dialogo, di parlare di cose di cui non si parlava da tempo, insomma di stabilire un’ intesa. Certo la terapia non è miracolosa .
 
M: Non è un toccasana, la terapia serve a mio avviso a prendere coscienza dello stato delle cose, di se stessi, della coppia. Tu prima dicevi di essere uscito dal problema grazie al mio aiuto, ma anch’ io sono stata aiutata da questo percorso perché mi ha consentito di capire moltissime cose di me oltre che molte cose di noi. Da questo percorso non esce solo la coppia rinnovata ma anche le due persone che formano la coppia. Esco con una nuova coscienza di me, del ruolo che giocavo prima e che gioco adesso nella coppia.
 
P: Ci si riappropria di un’ identità che si era persa. Oggi penso a come tu abbia vissuto quei periodi terribili in cui la sera tornavo, mangiavo, mi sedevo sul divano, pensavo al nulla. Anche la domenica ero sempre apatico, me ne stavo sul letto a dormire oppure sul divano a guardare la tv. E’ stato un periodo  molto duro e molto buio. Si perde la misura della vita, si crede di essere sempre dentro a un casinò dove tutto è ovattato, il mondo esterno non esiste ci sei solo tu con la tua possibilità di vincere, di perdere. E’ una sottospecie di vita, e lo si capisce solo venendo qui ,  mettendosi in gioco in prima persona. Parlare di se stessi non è mai facile, come adesso non è facile fare questa registrazione, soprattutto per chi deve parlare di sè e di cose che non fanno parte del vivere comune perché non è nella norma essere giocatori d’ azzardo. Riuscire oggi a dire certe cose può sembrare semplice, ma in realtà per arrivare a questo c’è stato questo lungo percorso, questo sacrificio a lungo sostenuto .Credo ci sarà ancora molto da lavorare non chiaramente sul sintomo del gioco che dopo un anno circa di frequentazione scompare, ma ci sarà  da lavorare perché la vita comunque deve essere affrontata giorno per giorno con animo e spirito sereno, ad esempio come posso educare i miei figli se non posso trasmettere un pensiero positivo? Porto l’esempio del nostro terapeuta: come avrei potuto avere fiducia in  lui se avesse fumato o bevuto, se cioè avesse avuto un comportamento contrario a quanto dice in terapia? Penso che il dott. De Luca faccia terapia con spirito di servizio. Chi si avvicina a questo centro deve sapere che è nelle mani di una persona intellettualmente onesta che ti dice fin dall’ inizio quali sono le regole da rispettare; non promette ricette magiche o medicine che ti fanno guarire in breve tempo, ti mette subito al corrente di cosa dovrai affrontare e sopportare. Ci sono momenti nella terapia in cui si viene provocati e il più delle volte, all’ inizio, si reagisce in malo modo, ci sono persone che lo fanno anche dopo e chiaramente dimostrano di non aver superato certi stadi della dipendenza.
Durante il percorso si procede per gradi: si inizia a cancellare il sintomo poi si impara ad accettare la noia che a volte ti prende durante la terapia. Un po’ alla volta si comincia ad assaporare la terapia per quello che è:una terapia della coppia, si analizzano e si ricercano le motivazioni che spingono una persona verso comportamenti a rischio. Forse non si riesce a capire fino in fondo perché ci si getta nel vortice del gioco o nell’ alcool piuttosto che nella droga o in qualsiasi altra dipendenza ,di fatto , le dipendenze sono di tanti tipi.
 
M: Non per contraddirti ma non è sempre necessario trovare la causa scatenante, certo c’è sempre un motivo, ma in questi anni ho riscontrato che la cosa più importante è che la terapia rimette in movimento la comunicazione. Se analizzi il tuo periodo di gioco o comunque quello di altri giocatori ,una delle cose che all’ interno della coppia si interrompe è il flusso della comunicazione, non c’è più comunicazione vera, personale, non solo verbale ma di sentimenti, di stati d’ animo ,di scambio empatico e fisico.La terapia pian piano rimette in moto la comunicazione per cui non è più importante quale cosa abbia scatenato la dipendenza ma il fatto che tu ti riappropri della tua vita e comunichi con l’ altro. Il sintomo scompare perché, se tu volontariamente rinunci a qualcosa resti attaccato ad essa per tutta la vita, non si tratta cioè di stabilire “da oggi non gioco più” ma si tratta di riscoprire lentamente, attraverso la terapia, la capacità di riappropriarsi della propria vita. La  vita entra e scaccia la dipendenza: quando si diventa padroni della propria vita non c’è posto per l’ azzardo.
 
P: Sono d’ accordo non è necessario andare alla ricerca del perché si è cominciato; la ricerca durante le terapia si trasforma in consapevolezza.
 
M: Anche ascoltare le storie degli altri è un fattore importante nella terapia di gruppo. Nel mettere insieme le storie, i problemi, le situazioni , riscontri nell’ altro quello che tu  stesso vivi ma non riesci ad oggettivare. Anche per questo è importante l’ assiduità, la continuità al gruppo, perché si crea una certa atmosfera che mette nelle condizioni di attuare quegli scambi confidenziali che solo così diventano terapia.
 
P: Si hai ragione
 
M: Per quanto riguarda l’altra persona, il non-giocatore, vive in una particolare situazione di ansia e a sua volta di dipendenza. Spesso non ha la forza o il coraggio di opporsi, mette la testa sotto la sabbia ed è l’ ultimo a sapere
 
P: Nella norma le famiglie sono le ultime a sapere.
 
M:Il riappropriarsi del proprio  ruolo ti dà il coraggio e la forza per reagire.
 
P: So che è difficile per la moglie o qualunque altro familiare restare in terapia e sottoporsi a domande e interrogativi che li riguardano in prima persona  e che molte volte mettono a nudo storie o vissuti particolari .Qualche volta le coppie non resistono ed abbandonano. Coloro che accompagnano i giocatori, ritenendo di svolgere solo un ruolo assistenziale, spesso si sentono a loro volta analizzati e messi in discussione.
 
M: Non è questione di essere giudicati
 
P: Ma no, non è questione di giudizio ma di mettersi in gioco.
 
M: In effetti si toccano delle corde personali che possono far male, qualcosa che puoi aver sepolto nella tua quotidianità e  che hai cercato di dimenticare emerge  dal tuo passato
 
P: Certo.
 
P: E’ importantissima questa cosa cioè elaborare la perdita.  Ci vuole tempo.
 
M: La perdita del gioco?
 
P: Anche, è una cosa che fa sorridere , ma bisogna elaborare la perdita del gioco. Il gioco fa parte della nostra vita fin da bambini.
 
M: E’ diverso
 
P: Certo  è un gioco diverso.
 
M: Elaborare la perdita del gioco vuol dire diventare adulti.
 
P: La cosa fondamentale da elaborare è la perdita della dipendenza. Il consiglio che mi sento di dare a chi è ancora indeciso se entrare in terapia è quello di non avere nessuna remora e di affidarsi ad essa rispettando le sue regole anche se rigide.
 
M: Accettare le regole non è facile, all’inizio bisogna far cadere tutte le resistenze e sai benissimo che il giocatore quando arriva si difende dal gruppo. Inizialmente tutti credono di potercela fare da soli, anche tu  hai preso la decisione solo con la seconda ricaduta.Per accettare le regole bisogna arrendersi.
 
P: Infatti io mi sono arreso, ho cambiato lavoro, frequentazioni, stile di vita e questo è un fatto , fondamentale per cambiare come persona e poter fare il percorso che ti porta verso una nuova vita.Per arrivare a questo ci sono molte resistenze: alcuni sono legati a dei privilegi, al fatto di essere assecondati dai familiari, o all’ avere disponibilità economica. E’ molto difficile abbandonare lo stile di vita precedente, prendere coscienza di essere malati e come tali affidarsi al medico che ti può curare: automedicarsi non serve a nulla.
 
M: La cosa difficile per te è stata anche il controllo del denaro.
 
P: Molto difficile.
 
M: Ti rammento che durante la terapia abbiamo avuto spesso dei contenziosi ai quali ho tenuto testa proprio perché sostenuta dalla  terapia, altrimenti avremmo ceduto, soprattutto io, perché da soli, senza il sostegno del gruppo, non è  facile tenere testa al giocatore  e scaricare l’ ansia .
 
P: E’ un ruolo ingrato
 
M:E’ un ruolo ingrato, ma non credo che senza il gruppo ce l’ avrei fatta perché oltre tutto la famiglia non è che mi abbia molto aiutato forse perché non hanno ben capito l’entità del problema.
 
P: E’ difficile perché non è una cosa che  ha effetti tangibili.
D’altronde è giusto che sia così ; penso sia innanzitutto opportuno che la coppia riprenda consapevolezza del proprio rapporto, poi eventualmente venga coinvolto il  resto dei familiari, ognuno con il proprio ruolo. Il controllo del denaro  è una regola ferrea da seguire, il giocatore deve avere in tasca solo il minimo indispensabile per la “sopravvivenza giornaliera” e ne deve dar conto.
 
M: Mi sembra ieri e invece sono passati quattro anni della nostra vita, solo adesso le ansie vanno affievolendosi.  Stiamo tornando alla normalità anche nella gestione del denaro. All’ inizio da parte dei familiari c’è un’ ansia assoluta ,tu non puoi capire cosa sia non riuscire a pensare a un domani normale cosa che adesso mi sembra già più fattibile e che si sta lentamente realizzando.
 
P: Al l’ uscita dalla terapia si cominciano ad avere altri tipi di responsabilità che prima non si ritenevano tali, ad esempio avere 100€ in tasca per far la spesa.Per me gestire 100 euro  per la spesa è ancora molto difficile, quando entro al supermercato, infatti, rischio  sempre di mettere nel carrello qualcosa di inutile. Dare il giusto valore al denaro è importante per il giocatore che in quanto tale  non ha il controllo del denaro,  al tavolo da gioco 5000€ o 50000€  sono la stessa cosa, è denaro  virtuale e solo dopo si vedono le conseguenze.
Non si  è ancorati alla realtà. Oggi invece quando in casa si fanno i conti, si comincia dalla pianificazione dei debiti .All’ inizio i conti è meglio li faccia la moglie, il giocatore deve stare al di fuori dei conti evitando qualsiasi contatto con il danaro.
Quando giocavo avevo sempre una disponibilità economica superiore alla norma in contanti o in carte di credito, solo adesso capisco quale debba essere il loro giusto utilizzo. Non è neppure necessaria la gestione del denaro in prima persona. L’accesso alle finanze avverrà gradatamente, evitando di avere a portata di mano somme considerevoli  che vengono amministrate e custodite dalla moglie . Non mi è più necessario, per sentirmi padrone della situazione, avere del denaro in tasca e provvedere personalmente ai pagamenti. Ho superato tranquillamente questa “privazione” al punto che preferisco che la spesa la faccia mia moglie. Queste regole ci hanno portato anche ad avere una  maggiore stabilità economica.
 
M: Mi sono riappropriata di un ruolo che prima avevo delegato a te ,pur lavorando non  avevo neppure la gestione di un conto corrente.
 
M: Ho vinto la paura del denaro.
 
P: Per il momento  le cose vanno benissimo,  abbiamo messo in atto un comportamento corretto. Ho preso coscienza  che  chi ruba in casa propria è un irresponsabile perché ruba a se stesso. Quando si è molto presi dalla dipendenza, si compiono azioni che non hanno un senso logico e come tali non possono che far parte di una malattia. Si arriva al punto di rubare dal portafoglio della moglie, dal salvadanio del figlio. Possono anche scattare meccanismi molto pericolosi, ,qualcuno arriva a furti, truffe, appropriazioni indebite che possono avere conseguenze molto spiacevoli e di lunga durata. Magari ti trovi a dover pagare le conseguenze di ciò che hai fatto prima proprio quando sei uscito dal problema.  E’ un comportamento da persone immature ed irresponsabili , con il gioco d’ azzardo giochi con la tua vita ma anche con i sentimenti degli altri . Una strategia che ho messo in atto per recuperare la fiducia di chi mi stava accanto è stata quella di scrivere una lettera di interdizione dalla casa da gioco, non l’ho ritenuta una cosa disonorevole perché ha tutelato me e la mia famiglia.
 
M: Ha abbassato i miei livelli di ansia,è ma è servita a proteggere anche te che in quel momento non eri in grado né di intendere né di volere.
 
P: Ovviamente il problema non riguarda solo il gioco al casinò, ma qualunque tipo di gioco d’azzardo pertanto si  devono  mettere in atto  specifiche strategie a supporto della persona.
 
M: Bisogna tutelarsi. Dopo quattro anni di terapia è un po’ difficile parlare delle sensazioni vissute, le cose importanti penso di averle dette. Auspico per noi che questo sia stato semplicemente un punto di partenza e che la terapia sia servita a rimuovere delle cose molto vecchie tra di noi che forse erano di ostacolo fin dall’ inizio della nostra relazione.
 
P: Per la prima volta ho fatto qui il bilancio della mia vita ,per certi versi è negativo, purtroppo, ci siamo fatti del male
 
M: Il passato è passato devi pensare al domani, anzi all’ oggi cercando di vivere la quotidianità .
 
P: Questo giorno, che è dedicato alla terapia, vorrei che restasse un giorno dedicato a noi. Neppure i figli devono impedirci di avere questa intimità, questo spazio che ci siamo conquistati con grande sacrificio. Questa ricorrenza ci aiuterà a non dimenticare quello che abbiamo passato perché fa parte della  nostra vita.
 
M: Non come ricordo negativo,ma mi auguro come risorsa, anche se è sempre doloroso  ripercorrere attraverso le storie degli altri il vissuto personale.
 

P: Speriamo di aver dato un quadro completo di come eravamo e di come siamo oggi. Sento di dover ringraziare di cuore il terapeuta che pazientemente segue generosamente queste persone. Ritengo di aver avuto una grande opportunità che ho saputo cogliere. Un ringraziamento a tutto il gruppo terapeutico, a mia moglie che mi ha capito, sostenuto, aiutato  e a tutti coloro  che hanno dato il loro apporto anche indirettamente.

 
   
 
   
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