Inanzitutto cominciamo a dire le cose col loro nome: non si chiama gioco, ma azzardo di Stato». Non è un semplice sfogo, quello di Rolando De Luca, psicoterapeuta e responsabile del Centro di terapia per ex giocatori d’azzardo e loro familiari a Campoformido, Udine (www.sosazzardo.it), a due passi dal confine che porta agli sfavillanti (e rovinosi) casinò
sloveni. È competenza specifica: «Tutto ciò che è determinate dalla sorte – sottolinea - per definizione scientific non è mai un gioco, è azzardo». Come vede dunque l’idea di dotare i grand hotel di casinò, e il fatto che a proporla sia un ministero? Lo dico con la morte nel cuo-re, perché amo le istituzioni e ne sono uno trenuo difensore, ma l’azzardo è sempre più un male di Stato. C’era già un problema generale di troppa offerta e pubblicità ingannevole, ora introdurre I casinò anche negli hotel è un’assurdità che non tiene conto delle più elementari regole di convivenza. Penso anche che alla fine si rivelerà un autogol: i turisti che capiteranno in questi hotel saranno inevitabilmente spennati e non ci torneranno più. Perché c’è solo una regola certa: l’unico a vincere alla fine è sempre il banco. Lei dal 1997 ha seguito centinaia di vittime da casinò... Da allora ogni settimana conduco
dieci gruppi di terapia, e mi trovo di fronte a veri disastri: famiglie disintegrate, case che saltano, lavoro perso... In Italia di tutto c’era bisogno meno che di aumentare l’offerta: qui nel Nord- Est, dove la scelta è ampia, il 45% della dipendenza è proprio da casinò, contro un 1% della Sardegna. Chiaro che se passerà questa novità, un gran numero di turisti avrà un’occasione in più per essere attratto dall’azzardo, magari una sera deciderà soltanto di provare, poi pian piano entrerà nella dipendenza senza accorgersene, perché è così che avviene. C’è un "identikit" del giocatore da casinò, rispetto ad altre forme di azzardo? No, è solo questione di offerta: se ti apro una gelateria sotto
casa è ovvio che prima o poi un gelato lo mangerai. Per questo credo che un minister del Turismo dovrebbe indirizzare
altrove i suoi sforzi, specie nel Paese che ha Pompei, Venezia, Roma, il Cenacolo... Che cosa propone, allora? In Italia in questo 2009 è già stato sfondato il tetto di 52 miliardi di euro giocati... anzi, azzardati. Il tutto in tempi di recessione economica, il che significa impoverire ulteriormente la gente con false chimere. Io ho proposto ad alcune località balneari che hanno rinunciato ad avere I casinò di scrivere chiaro sui cartelli stradali "Comune libero
da strutture per l’azzardo": questo è un valore aggiunto, non offrire ai turisti il modo per rovinarsi.
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