In Italia negli ultimi anni la quantità di denaro investita nel gioco d’azzardo è in costante aumento: cifre impressionanti che hanno portato alla dipendenza quasi il tre per cento della popolazione adulta. Il rischio di diventare giocatori patologici può apparire percentualmente basso ma questo calcolo approssimativo è un’illusione: infatti nel nostro paese le persone coinvolte nell’azzardo patologico sono quasi un milione. Inoltre, dal momento che il problema non può essere ricondotto esclusivamente al singolo giocatore, ma va esteso quantomeno al nucleo familiare(una dipendenza al plurale), ci troviamo di fronte ad un pesante incremento della quantità di persone direttamente coinvolte, tale da costruire una vera e propria emergenza sociale. Alcuni tra i provvedimenti indilazionabili per arginare il fenomeno dovrebbero consistere nella riduzione dell’offerta di azzardo, nell’eliminazione della pubblicità, nell’incremento dell’informazione al pubblico sui pericoli della dipendenza e nell’attivazione di servizi finalizzati alle persone che soffrono di questa patologia: tutti aspetti preventivi indispensabili di cui quasi nessuno dà l’impressione di volersi occupare seriamente. Le varie offerte di azzardo, invece, si fanno sempre più aggressive e istituzionalizzate: esse non sono più legate a un momento della settimana o a un luogo specifico, ma entrano nella quotidianità delle persone e sono alla portata di tutti fino ad introdursi nelle case attraverso il gioco on line. Il favorevole contesto sociale e familiare ha fatto sì che i giovani che fino a pochi anni fa non avevano una significativa propensione per l’azzardo, ne siano entrati ora a pieno titolo. La richiesta di aiuto dei giovani presuppone la presa di coscienza del problema, indispensabile per cominciare un percorso terapeutico di recupero, e quasi sempre ciò non si verifica a questa età. L’illusione dei giocatori e delle loro famiglie che la dipendenza possa essere controllata è molto più forte in età giovanile che in quella adulta: va rilevato che la richiesta di aiuto e la successiva entrata in terapia da parte dei giocatori avviene, mediamente, a 44 anni per i maschi e a 54 per le donne. Dal 1997 conduco a Campoformido dieci gruppi di terapia per giocatori d’azzardo e loro familiari; uno solo di questi è composto da giovani. Essi perlopiù praticano il poker on line, le scommesse sportive su internet e i “ gratta e vinci”. Mentre per le fasce d’età oltre i trenta anni il precorso terapeutico consente in pochi mesi l’uscita dall’azzardo, nei giovani persiste molto più a lungo e in alcuni casi il ritorno alla dipendenza può avvenire anche dopo anni dall’inizio della terapia. Perciò solo un lungo percorso terapeutico e la presenza costante e continuativa dei familiari fa sì che l’azzardo sia cancellato e si possa ritornare a relazioni sane ed equilibrate. Durante la terapia, inoltre, diminuiscono vistosamente dimensioni della personalità quali l’aggressività, l’isolamento sociale e l’impulsività che concorrono alla sintomatologia del gioco d’azzardo patologico. Tuttavia per chi non ha queste opportunità terapeutiche l’azzardo rimane un tunnel senza via d’uscita. E imboccarlo da giovani porta lentamente al disastro dell’esistenza.
ROLANDO DR. DE LUCA PSICOLOGO PSICOTERAPEUTA RESPONSABILE DEL CENTRO DI TERAPIA DI CAMPOFORMIDO (UD) PER EX GIOCATORI D’AZZARDO E LORO FAMIGLIE E-mail rolandodeluca@gmail.com Sito internet www.sosazzardo.it |
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