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La Repubblica, 10-11-2009  
 
Quando a Giocare d'Azzardo sono i Giovani  
 
   

In Italia la quantità di denaro investita nel gioco d’azzardo è in costante aumento: cifre impressionanti che hanno portato alla dipendenza quasi il tre per cento della popolazione adulta. Il rischio di diventare giocatori patologici può apparire percentualmente basso, ma è un’illusione in quanto le persone coinvolte nell’azzardo patologico sfiorano il milione. Un numero che, se si considerano i famigliari coinvolti, (una dipendenza al plurale) ci avverte di una vera e propria emergenza sociale. Mentre le varie offerte di azzardo si fanno sempre più aggressive e istituzionalizzate, arrivando fin nelle case attraverso il gioco on line. Ed è stato questo favorevole contesto sociale e familiare a far sì che i giovani, fino a pochi anni fa estranei alla propensione per l’azzardo, ne siano oggi entrati a far parte.
Come aiutarli? Indispensabile per cominciare un percorso terapeutico di recupero è la richiesta d’intervento da parte degli interessati che però presuppone la presa di coscienza del problema. Ma, quasi sempre, i giovani non la chiedono e, infatti, a Campoformido dove dal 1997 conduco dieci gruppi di terapia per giocatori d’azzardo e i loro familiari, uno solo è composto da giovani che perlopiù praticano il poker on line, le scommesse sportive su internet e i “ gratta e vinci”.
Nel corso terapia diminuiscono vistosamente comportamenti e aspetti della personalità quali l’aggressività, l’isolamento sociale e l’impulsività che concorrono alla sintomatologia del gioco d’azzardo patologico. Ma, solo un lungo percorso terapeutico e la presenza costante e continuativa dei familiari fa sì che l’azzardo sia cancellato e si possa ritornare a relazioni sane ed equilibrate.
Per arginare il fenomeno molto potrebbe essere fatto: innanzi tutto ridurre l’offerta di azzardo, eliminare la pubblicità, incrementare l’informazione sui pericoli della dipendenza e attivare i servizi finalizzati alle persone che soffrono di questa patologia. Tutti aspetti preventivi indispensabili di cui quasi nessuno dà l’impressione di volersi occupare seriamente.

ROLANDO DR. DE LUCA
PSICOLOGO PSICOTERAPEUTA
RESPONSABILE DEL CENTRO DI TERAPIA DI CAMPOFORMIDO (UD) PER EX GIOCATORI D’AZZARDO E LORO FAMIGLIE
E-mail rolandodeluca@gmail.com
www.sosazzardo.it



Quando a giocare d’azzardo sono i giovani

Non tenta la fortuna al tavolo verde, ma ci prova con il Gratta e vinci, con il Lotto, con le New slot o con il Poker on line. E’ il giovane giocatore d’azzardo dei nostri giorni, per lo più occasionale e disposto a bruciare solo pochi euro, in media una decina al mese, ma che può anche arrivare a trenta, sfidando la sorte tutti i giorni, fino a trascurare la scuola e gli amici. Il fenomeno dei giocatori in erba è appena all’inizio, e già fa suonare un campanello d’allarme: se in qualche centro di recupero per giocatori estremi cominciano ad approdare i primi diciottenni “malati d’azzardo”, questo potrebbe voler dire che, dopo i pericoli legati all’abuso di alcol, droghe o all’espandersi dei disturbi alimentari, una nuova frontiera minaccia i ragazzi e le ragazze del terzo millennio.
Quello legato ai giovanissimi è però ancora l’aspetto meno vistoso dell’esplosione del gioco d’azzardo che nel nostro paese non conosce pause e che, in tempi di crisi, s’impenna diventando il palliativo ideale, fugace quanto illusorio, per immaginare un futuro migliorie. In Italia gioca gran parte della popolazione e, se nel 2008 il giro d’affari è arrivato a sfiorare i 47,5 miliardi di euro, nel primo semestre del 2009 ha già registrato un ulteriore aumento dell’11%. Una somma enorme che equivale al 3% del Pil nazionale e che viene alimentata da almeno 28 milioni di italiani che per lo più tentano la fortuna in modo sporadico, ma che spesso diventano giocatori accaniti e, a volte, perfino estremi. Almeno un milione di tossici da gioco che tentano la fortuna in modo compulsivo mandando in crisi bilanci, affetti e lavoro. E una realtà che si moltiplica almeno per tre se si considerano le conseguenze del mal d’azzardo sui famigliari dei giocatori.
In questo scenario, l’incidenza dei giovanissimi giocatori è per fortuna ancora molto bassa visto che, tra coloro che sono compresi tra i 16 e i 19 anni ( quasi un milione in Italia), sono solo il 5% quelli definiti “in situazione di criticità” e che ammettono di dedicarsi all’azzardo fino a trascurare i loro impegni quotidiani.
“Sono solo le prime battute di un fenomeno che rischia di fare breccia anche fra i più giovani” avverte Paolo Bono responsabile del Nomisma , l’istituto che ha effettuato il sondaggio Gioco& Giovani, intervistando circa novemila studenti dai 16 ai 19 anni, campione rappresentativo dei 950.000 coetanei italiani “ e non si può ignorare che riguarda una fascia di popolazione , per età, più sensibile e più vulnerabile di quella adulta. Sono ragazzi che si dedicano soprattutto ai giochi più moderni come le scommesse legate agli eventi sportivi tipo le New slot o il poker on line, introdotto solo nel settembre 2008, ma che ha già conquistato una notevole percentuale di simpatie. Anche se, tra loro, i giochi più diffusi restano il Gratta & Vinci(il 53% degli studenti), il SuperEnalotto (39%) ed il Lotto (27%).”
Preferenze che offrono solo dati indicativi, visto che per i giovanissimi il rapporto con il mondo dei giochi appare, in generale, più complessivo. Dalla ricerca Nomisma emerge infatti che il 22% degli studenti ha partecipato ad almeno 5 tipologie di gioco, mostrando dunque interesse, più che per una particolare tipologia, per il gioco tout court. Più preoccupanti le implicazioni negative sulla vita quotidiana e sulle relazioni familiari che alcuni studenti dicono di aver già sperimentato a causa del gioco: il 24% dei giovani giocatori ha nascosto o ridimensionato le proprie abitudini di gioco ai genitori, il 5% ha derogato ad impegni scolastici e/o familiari per giocare, mentre quasi il 12% gioca per sfuggire ai problemi personali. (in questi ultimi due casi la spesa media raggiunge i 30 euro al mese).
A spingere i giovani al gioco è soprattutto la speranza di vincere (51%), seguita dal divertimento (28%), mentre l’incontro con il mondo dei giochi è molto spesso fortuito (il 52% indica che ha iniziato a giocare “per caso”). Viceversa i ragazzi che non si sono mai avvicinati al gioco nel 2008 (32%) spiegano tale distacco con lo scarso interesse e attrattività che suscitano i giochi.
“Interessante notare” sottolinea Bono “che i ragazzi che giocano in modo massiccio e sistematico sono cresciuti, per la maggior, parte in ambienti dove genitori, parenti e amici praticano normalmente l’azzardo”.
I giovani sanno che di gioco si può abusare e che ci si può ammalare ma, come nel caso dell’alcol è spesso proprio la trasgressione a tentarli. Per loro, soprattutto per loro, sarebbe necessaria un’informazione più realistica e trasparente sui tanti rischi del gioco compulsivo.

 
   
Silvana Mazzocchi
 
   
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