È il “gioco del folle” dove vince chi resiste più a lungo. Il Texas Hold’em, letteralmente “tienile” cioè “non buttare via le carte” è la versione del poker online più conosciuta anche in Italia e fa la parte del leone in un mercato, quello dei giochi, che alla fine del 2009 ha toccato i 53 miliardi di euro, qualcosa come il 2,9% del Pil nazionale. Fino a qualche anno fa era una specialità riservata ai frequentatori di casinò, oggi il poker alla texana viene considerato dagli amanti del genere il più democratico tra i giochi di abilità (i cosiddetti “Skill games” in cui la componente di abilità prevale su quella aleatoria). Bastano un nickname, una password, un conto aperto presso una delle innumerevoli poker room disponibili e il gioco è fatto. La prima volta in Italia, almeno legalmente, risale al 2 settembre 2008 quando, verso l’ora del tè, 27 appassionati si ritrovarono allo stesso tavolo e uno di loro si portò a casa 8 euro. Una vincita che segnò la fine del proibizionismo, perché si era appena giocata la prima partita, rigorosamente online e “real money”, di Texas Hold’em. Prima di allora secondo l’Agicos, agenzia specializzata nel settore di giochi e lotterie, erano 200mila gli italiani che visitavano illegalmente siti stranieri e trecentomila quelli che attendevano impazienti lo start in Italia pronti a “investire” in rete almeno uno stipendio all’anno. Il “via” ai giochi online lo dà l’Aams cioè l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato valutandolo 400 milioni, alla fine del 2009 la stima pesa cinque volte di più, raggiungendo i 2,4 miliardi di euro. Quest’anno sono state più di 9 milioni le giocate sui siti autorizzati con una media mensile
d’incasso per gli operatori di 143 milioni di euro. Il settore del gioco online e in particolare del poker che ne rappresenta il 64% in termini di raccolta, è quello che cresce più in fretta (oltre il 150% nel 2009 secondo una ricerca Ernst&Young) perché è capace di attirare non solo giocatori doc, ma anche neofiti come donne e giovani. Una rincorsa che non conosce crisi e che secondo le previsioni lieviterà del 250% nel 2010. Cifre che rendono il poker online un’industria in crescita e un gioco in cui tutti, almeno apparentemente, ci guadagnano. Vincono i giocatori più fortunati nelle
cui tasche finisce l’80% della raccolta, ai concessionari va il 17% e allo Stato torna il 3% di ogni giocata. Nel 2009, solo con il poker sul web, l’erario ha guadagnato 48 milioni di euro. Un successo, secondo Jean Pierre Fabre Bruot, executive director di Ernst&Young e responsabile della ricerca “Online gambling: analisi del mercato e degli assetti competitivi”, dovuto alla formula scelta per il web che lo fa assomigliare “più a intrattenimento che a gioco d’azzardo grazie a una legislazione illuminata che è riuscita a coniugare controllo e apertura del mercato”. E durante le feste natalizie, secondo Adoc, il 66% degli italiani non rinuncerà a una partita a poker, tradizionale od online, il 7% in più del 2008.
IL MERCATO – Il poker, virtuale e non, rappresenta solo una parte, consistente, di una torta ben più golosa. È primo in classifica per raccolta nel settore dell’online, segmento che complessivamente chiude l’anno con un giro d’affari poco inferiore ai 4 miliardi di euro. Numeri che fanno del gioco la quinta industria italiana, destinata forse all’incoronazione nel 2012, un vero e proprio affare che quest’anno vale 53 miliardi di euro (+13% del 2008), il triplo di sei anni fa. Un trend inarrestabile che, secondo l’Eurispes, nel 2010 raggiungerà i 58 miliardi di euro, il 3,7% del Pil. La platea dei giocatori, per il Censis, comprende ormai 30 milioni di italiani e tra questi quasi il 14% ha una vera passione per il web, più uomini che donne, soprattutto tra i 35 e i 44 anni.
LE REGOLE - La fine del proibizionismo nell’online risale al decreto Bersani del 2006 che con l’art. 38 legalizzava i giochi di abilità a distanza con vincita in denaro “nei quali il risultato dipendesse, in misura prevalente rispetto all’elemento aleatorio, dall’abilità dei giocatori”. Un anno dopo è arrivato un regolamento ministeriale a dettare le regole. Per partecipare agli Skill games si deve aprire un conto online presso un concessionario autorizzato Aams, le puntate sono fisse e vanno da 50 centesimi a 100 euro e il torneo è la sola modalità di gioco consentita. I Monopoli di Stato per il 2010 annunciano anche il cash game, ossia la possibilità, più rischiosa, di sedersi a un
tavolo e rilanciare con soldi veri.
I PROTAGONISTI – Ad aprire le danze sono stati Gioco Digitale e Microgame, poi si sono aggiunti Lottomatica, Bwin fino ai colossi americani come Pokerstars, che da solo è un casinò virtuale con 26 milioni di iscritti nel mondo. Tra gli operatori Gioco Digitale ha dominato la
classifica del 2009 controllando il 27% del mercato, un successo che ha ingolosito gli austriaci di Bwin che hanno acquisito la società per 50 milioni di euro, conquistando la pole position. Seguono Microgame, Lottomatica e Snai che con la sua poker room ha raccolto 93 milioni. Ma il Texas Hold’em oltre ad essere un gioco è anche uno show e ne sanno qualcosa i vip del poker alla texana, Luca Pagano e Cristiano Blanco fra gli italiani. C’è chi indossa occhiali scuri per non farsi tradire dagli occhi, chi tira su il cappuccio per coprire orecchie arrossate dall’adrenalina e chi usa l’insulto per innervosire l’avversario. Un giro d’affari che ha incuriosito anche la tv, per partecipare a “All stars of poker”, a metà tra torneo televisivo e reality show, “basta” qualificarsi online su Pokerstars.it.
I RISCHI – Eppure c’è chi come Rolando De Luca, responsabile del centro di terapia per ex giocatori d’azzardo e le loro famiglie di Campoformido (Udine), dietro il successo vede anche delle ombre. De Luca non crede nei giochi di abilità, per lui si tratta di giochi in cui il rischio prevale
sempre, “sogni che paghiamo in contanti”. Il pericolo è che la rete attiri nuove tipologie di giocatori, soprattutto tra i più giovani. Secondo il rapporto Eurispes sul gioco in Italia sono oltre un milione i giocatori adolescenti e tra questi il 7% sceglie il poker online. L’attenzione resta alta e Carlo Pileri, presidente Adoc lancia l’idea di un fondo creato con gli introiti del gioco da utilizzare per campagne di sensibilizzazione e per aiutare le famiglie degli ex giocatori.
IL FUTURO – Passato, presente e futuro. Il gioco non sembra conoscere pause di riflessione e il cammino conduce verso un’era in cui non sarà più necessario entrare in una sala bingo o dal
tabaccaio per giocare perché basterà un click. Dall’Aams, per ora, la promessa di completare il “palinsesto” dei giochi online legali per rendere l’offerta italiana competitiva col mercato mondiale. Per i Monopoli si aprono margini per possibili accordi con altri Paesi che si affacciano al mercato dell’online, come la Francia, per scelte condivise in tema di gioco responsabile, protezione dei giocatori e standard tecnologici. Il 2010 è alle porte.
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