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Avvenire, 15-10-2009 |
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Casinò, il Turismo sta per sbagliare la puntata |
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| Decreto all’esame del governo. Molti dubbi tra operatori e associazioni |
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Rilanciare il turismo attraverso la creazione di nuovi casinò in alberghi a 5 stelle. L’idea, filtrata ieri e da giorni al vaglio dei tecnici del governo, è contenuta in una bozza di decreto di 19 articoli messa a punto dal ministro Michela Brambilla che verrà probabilmente discussa dall’esecutivo
già oggi, sia pure informalmente. «È una proposta a cui sto lavorando – ha confermato in serata la Brambilla – ma la materia non sarà all’esame» dell’incontro odierno del Consiglio dei ministri. Eppure sull’ipotesi si sono già concentrate osservazioni e critiche degli addetti ai lavori. I punti dirimenti sono sostanzialmente due, fatta salva la controversa scelta di investire su un provvedimento del genere: da un lato la decisione di puntare, se il testo venisse confermato, su un’utenza di alto livello per il rilancio dell’economia turi stica del nostro Paese, dall’altro la corsa ad accreditarsi, per ragioni differenti, di molte città e centri di medie dimensioni che sperano di calamitare, con l’apertura o la riapertura di sale da gioco, nuove fette di visitatori. Tutte le critiche al piano, Il primo intervento del ministro Brambilla in materia risale al febbraio scorso, quando disse di essere d’accordo con l’ipotesi di aprire nuovi casino «magari mettendoli negli hotel di lusso e consentendo il gioco ai soli ospiti». In precedenza, un ordine del giorno accolto dal governo nell’agosto 2008 aveva previsto la possibilità di aprire al massimo 10 casinò in quattro diverse aree geografiche del nostro Paese. Ora il piano del ministero, che vuole diversificare e aumentare i flussi turistici sostenendo l’offerta recettiva più qualificata, sarebbe la vera novità contenuta nello schema di decreto sul rilancio dell’immagine del Sistema Italia. Prima però sarà necessario un sì preventive anche da parte dei ministeri dell’Interno e dell’Economia e per questo i tempi saranno verosimilmente più lunghi. C’è poi da considerare che, almeno finora, hanno prevalso I rilievi e i distinguo rispetto ai giudizi positivi. Solo Federturismo ha espresso «un sì con riserva per un provvedimento che va nella direzione di quanto fatto già in altri Paesi», mentre Federgioco, pur ribadendo disponibilità al confronto, ha «stigmatizzato il metodo» contestando il ricorso al decreto legge e invitando il
ministro Brambilla a un ripensamento. Più articolato il parere dell’Anit, l’associazione che raccoglie Comuni da tempo in lista d’attesa per la riapertura dei casinò, che per bocca del suo coordinatore Gianfranco Bonanno, parla di «propositi apprezzabili», ma dice no all’utilizzo degli hotel a cinque stelle, «strutture di élite che non porterebbero benefici all’economia locale». Preoccupati anche i lavoratori Slc-Cgil, secondo cui ci sarebbero «pesantissime ripercussioni sulla tenuta occupazionale nelle quattro case da gioco» di Sanremo, Saint Vincent, Venezia e Campione. Il resto del provvedimento Gli altri interrogativi rispetto alla riapertura dei casinò riguardano proprio l’individuazione delle città coinvolte dal provvedimento e la ripartizione delle risorse a favore delle casse comunali, mentre continua il pressing degli operatori perché si privilege alla fine un’utenza più ampia rispetto a quella dei soli clienti delle strutture di lusso. Ci sono margini perché il provvedimento possa cambiare? L’impressione è che decisive sarà il passaggio odierno in Consiglio dei ministri, dove verranno probabilmente espresse anche riserve legate all’opportunità del provvedimento in materia di ordine pubblico. Quanto al resto del decreto turismo, dovrebbe essere previsto un credito d’imposta per gli investimenti sostenuti dalle strutture recettive, mentre per le agenzie di viaggio sarebbe allo studio il prelievo delle imposte dirette e dell’Iva all’atto di inizio del viaggio o del soggiorno. Favorevole al credito d’imposta per gli alberghi si è detta Confturismo, secondo cui
«un sostegno di questo tipo potrebbe essere utile a tutto il comparto alberghiero». |
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Diego Motta |
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