"Il disastro è fatto, la diga del Vajont è crollata ormai!". È drastico Rolando De Luca. Psicologo, psicoterapeuta, nonché fondatore (nel 1995) del Centro di terapia di Campoformido per giocatori d’azzardo. La crisi non ha fermato il gioco? Al contrario. Il gran ricorso al gioco ci dice quanta crisi c’è in giro, perché dove aumenta la difficoltà economica aumentano le giocate. Quanto aumentano? Dati nazionali del Monopolio di Stato: gli italiani hanno giocato 49 miliardi di euro nel 2008, 53 miliardi di euro nel 2009. Per il 2010 la stima parla di 60 miliardi di euro, pari a 120 mila miliardi delle vecchie lire. Come si ferma questo meccanismo? Difficile. Abbiamo uno Stato schizofrenico. Dà un colpo al cerchio e uno alla botte. Da una parte inventa giochi su giochi, come Win for life che ha un’estrazione ogni ora, dall’altra paga una campagna firmata Oliviero Toscani sul gioco responsabile. Esiste il gioco responsabile? Intanto non è gioco, è azzardo. È azzardo di Stato, così lo chiamo. Perché quando non so cosa esce, quando mi affido alla sola fortuna, rosso o nero, un numero o un altro, non sto giocando ma affidandomi al caso. È azzardo legalizzato. Azzardo di Stato in questo caso. Al suo centro sono cresciute le richieste di aiuto? Al mio centro telefonano ogni giorno e da tutta Italia. Abbiamo messo un numero a cui ogni mattina c’è qualcuno che risponde (0432-72.86.39). Ora ho dieci gruppi di terapia attivi, diciamo un duecento persone almeno. La terapia quando scatta? Anche molto dopo il primo contatto. Raramente è il giocatore che chiama. Più spesso è la moglie o la compagna, o sono i figli. Poi, sarà la famiglia a seguire la terapia, due ore alla settimana, con o senza il giocatore o ex giocatore a quel punto. E quanto dura? Una media di cinque anni. I friulani giocano più degli altri italiani? Intanto al Centro vengono persone da varie zone d’Italia e del Nordest soprattutto. Però c’è da dire che dove c’è offerta c’è un aumento del consumo. E qui l’offerta è abbondante. Nella sola Slovenia ci sono 42 casinò, a Venezia c’è n’è un altro. Senza dire dell’Austria che non è lontana. Poi ci sono tutti i giochi di Stato, appunto, uno per tutti il superenalotto, e poi ci sono le macchinette. Glie l’ho detto: la guerra è persa ormai. |
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