Preoccupa la diffusione del videopoker ormai presente in quasi tutti i bar. Ma ormai si può scommettere anche da casa con il computer via Internet. L'esperto: «Devono essere i familiari a denunciare il problema e a chiedere aiuto».DAL NOSTRO INVIATOPAOLO CARTASANLURI Il libero professionista guadagna circa tre mila euro al mese ma in poco tempo ha dilapidato il patrimonio di famiglia e accumulato 300 mila euro di debiti. Un dipendente pubblico invece aveva ereditato due case di famiglia, le ha ipotecate e poi gliele ha portate via la banca. C'è anche il pensionato invalido che corre il rischio di rimanere anche senza carrozzina.LA FEBBRE Tre storie vere, diverse una dall'altra ma sino a un certo punto. Anzi, per certi versi, al di là di professioni e cifre, perfettamente uguali. Sono tre delle nove persone che si sono rivolte alla Asl di Sanluri per una terapia psicologica particolare: la cura dalla febbre del gioco. Lotto, superenalotto, corse di cavalli, poker elettronico, forse soprattutto le infernali macchinette presenti ormai in quasi tutti i bar: iniziare a giocare è semplice perché, come spiega Rolando De Luca, psicologo friulano specializzato nella cura del gioco d'azzardo patologico, «oggi in Italia è più facile fare una scommessa, di qualsiasi tipo, che spedire una raccomandata». Smettere difficile, forse addirittura impossibile senza gli opportuni aiuti: «Chi gioca è assalito da una mania che non gli fa vedere nient'altro: né matrimony in fumo, né famiglie rovinate, né deconcentrazione al lavoro», prosegue il professor De Luca.LA TERAPIA Rien ne va plus , fate la vostra rovina. «Il primo obiettivo - dice lo specialista - è far ammettere al giocatore patologico il problema. Grave. Deve essere la famiglia a fare i primi passi, a rivolgersi agli specialisti come quelli di Sanluri. Addirittura arrivando poi a rivolgersi agli avvocati per difendere il patrimonio di famiglia attaccato dal malato giocata dopo giocata, schedina dopo schedina, numero dopo numero, in una continua discesa verso il baratro».Pina Lai, responsabile dello sportello dell'Asl di Sanluri in servizio nel Medio Campidano per affrontare il demone del gioco, sta raccogliendo pazienti un po' da tutta la zona: «Invitiamo tutte le famiglie che si accorgono del problema di un parente a presentarsi da noi. Insieme si può uscire da questo incubo». Prima che intervengano altri specialisti del settore, come per esempio alcune finanziarie senza scrupoli o gli usurai.I NUMERI In una persona totalmente assorbita da black jack, tris, full, teresina e terni a ruota secca, purtroppo è inutile ribadire un concetto trito e ritrito: a vincere è sempre solo ed esclusivamente il banco. Cioè il titolare delle macchinette o lo Stato, che lucra sui giochi d'azzardo come il più cinico dei biscazzieri. Qualche cifra, ufficiale: nel 2009 il giro d'affari ha superato i 54 miliardi di euro. Solo il 69 per cento è tornato nelle tasche dei giocatori sotto forma di vincita. È come se qualsiasi giocatore perdesse 100 euro e ne vincesse 70: il saldo è sempre negativo. Lo Stato ha incassato 8,8 miliardi di euro. La differenza tra giro d'affari e versamenti all'erario (46 miliardi di euro) è finito nelle tasche di imprenditori di un settore che ha soltanto 100 mila lavoratori sparsi in Italia. Morale: il gioco in Italia fa arricchire pochi e rovina in tanti. E la metà degli italiani è ormai da considerare un giocatore abituale. Gli studi dicono poi che nei paesi occidental l'uno-tre per cento della popolazione è malata di gioco d'azzardo. Cifre riportabili anche per la Sardegna, secondo De Luca: «Almeno 15 mila isolani si sono già rovinati con slot machine, lotto e poker».A DOMICILIO Il problema è sempre più drammatico: basta un computer per riuscire a rovinarsi da casa attraverso i siti dove si gioca a poker o a tombola on line. Ormai si può scommettere su tutto: tempo che fa o sui combattimenti tra i galli in Sud America. Sino a rovinarsi come “Il giocatore” di Dostojevski o il colonnello di Gabriel Garcia Marquez che investiva tutta la sua pensione per alimentare un gallo cattivissimo in un'isola dei Caraibi nella speranza di farne un campione di lotta. Questa era finzione letteraria, a Sanluri l'Asl cura malati veri. |
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