Gioco compulviso: il fenomeno è tornato alla ribalta per il caso dell’ufficiale giudiziario che ha dichiarato di aver “divorato” una fortuna (circa 200 mila euro) giocando al Lotto i soldi dei contribuenti. L’insistenza della pubblicità sarebbe alla base di molte tragedie quotidiane che colpiscono i malati del gioco d’azzardo e le loro famiglie. Esattamente come è accaduto in città, per il capo dell’Ufficio notifiche esecuzioni e protesti. Il gioco è una malattia che «non fa distinzioni sociali, si insinua nelle menti e colpisce tutti, indistintamente», così Rolando De Luca responsabile del Centro di terapia di Campoformido per ex giocatori d’azzardo e le loro famiglie, cento che ha curato, in questi anni, centinaia di giocatori incalliti.«L’azzardo di Stato - così De Luca definisce Lotto, Superenalotto, Win for life, Gratta e Vinci e video poker - ha un indotto di 60 miliardi di euro all’anno. Con queste somme può tranquillamente comprarsi ampi spazi su giornali e televisioni. È di questi giorni l’ennesima campagna mediatica in cui si fa leva sul desiderio di giocare e sull’eccitazione che questo provoca, per convincere quante più persone a provarci. Ma il più delle volte si cade in questi tranelli e si finisce per portare con sé anche la propria famiglia».Il caso del dirigente dell’Unep, non stupisce molto il dottor De Luca, da dieci anni psicoterapeuta al centro di Campoformido dove, grazie a trattamenti di gruppo, ha guarito centinaia di persone dalla dipendenza dal gioco: «Ormai la diga del Vajont ha tracimato - ha detto usando una metafora -, ma fra i responsabili ci sono prima di tutto i media e le televisioni che riportano sempre le notizie delle vincite, ma mai le centinaia di perdite quotidiane. Il bombardamento costante messo in atto grazie alla pubblicità, ma anche ai concorsi stessi, basti pensare al Win for life che ha estrazioni ogni ora, sta raccogliendo i propri frutti. È ovvio, in modo particolare in un momento di crisi come è quello attuale, che la gente prima o poi possa cascarci, il problema è che sogni e illusioni si pagano in contanti». La pubblicità, dunque, la prima imputata. Ma le persone devono anche essere inclini ad azzardare: «Spesso, alla base di questi problemi se ne nascondono altri - ha sottolineato De Luca - per lo più di origine familiare, ma è difficile parlarne in generale. Faccio questo lavoro da dieci anni e ogni volta un caso non è mai uguale all’altro, le situazioni che vengono alla luce sono sempre diverse, dettate da varie concause. Certo è che negli ultimi anni l’offerta, così come la pubblicità, sono aumentate in maniera esponenziale».E, in cura, non ci finisce solo chi scialacqua migliaia di euro al gioco, ma anche chi vince: «É provato - ha chiosato De Luca - che chi vince grosse somme si rovina la vita: é come se una colata d’oro invadesse la città di Udine, finirebbe con il soffocare tutto. Così fanno le vincite stratosferiche». |
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