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Messaggero Veneto, 22/08/2016  
 
Il 40% dei giovani è venuto in contatto con il gioco d’azzardo  
La denuncia di De Luca (Campoformido)  
   
La minaccia corre ormai sulla rete. Non serve andare al bar per sedersi davanti a una slot machine. Basta accendere il pc di casa o sfilare dalla tasca lo smartphone. Il gioco d’azzardo è a portata di mano. Anche degli adolescenti. “Il 40 per cento dei nostri ragazzi ha avuto almeno un contatto”. La percentuale raggela, ma il dottor Rolando De Luca la pronuncia senza alzare la voce. I casi di ludopatia sono il suo pane quotidiano e i toni della denuncia hanno da tempo lasciato il posto a quelli più pacati della terapia. Da Campoformido, dove il dottore dirige il Centro di terapia per giocatori d’azzardo e le loro famiglie, sono passate dal 1993 a oggi più di un migliaio di persone. De Luca guida 10 gruppi di terapia alla settimana per 235 persone in tutto. E lì che lo troviamo anche ieri sera, pronto ad andare avanti come ogni giorno fino a mezzanotte. L’unica pausa tra un gruppo e l’altro la passa al telefono con noi. I numeri diffusi dal tavolo tecnico dedicato al gioco d’azzardo patologico non lo stupiscono. “Dal 2002 a oggi gli introiti dello Stato da gioco d’azzardo sono passati da 24 miliardi a 90. Il problema è triplicato e le persone che chiedono aiuto sono solo la punta dell’iceberg. Bisogna far sì che quella richiesta d’aiuto arrivi più spesso, dai famigliari, e che ci siano strutture in grado di farsene carico”. La dichiarazione suona sibillina, ma l’accusa non riguarda il Fvg. “Regione e Comuni cosa possono fare contro il gioco d’azzardo legalizzato? Poco più che fissare delle distanze - afferma -. Sono necessari grandi investimenti pubblici per far fronte alle richieste d’aiuto e lo Stato che fa? Non mette un centesimo, fatta salva qualche ricerca”. De Luca è tutt’altro che stupito. Si limita a constatare il paradosso: “Siamo nella stessa situazione in cui si troverebbe un narcotrafficante chiamato a gestire comunità terapeutiche per tossicodipendenti. Il conflitto d’interesse è evidente. Lo Stato ha 10 miliardi di utile dall’azzardo, come rinunciare?”. Il punto di domanda è pesante. De Luca lo lascia sospeso proseguendo a raccontare con generosità la sua esperienza, mentre la cena si raffredda e la prossima seduta si avvicina. “Non si preoccupi, chieda pure”. Gli domandiamo allora quale sia la ragione che spinge tante persone a cadere nella trappola dell’azzardo. La risposta è disarmante: “Basta una qualunque difficoltà”. “Può essere per via di una malattia, per il rapporto con il coniuge, per un incidente, per la perdita del lavoro”. Suona, il suo racconto, come un monito. A non puntare il dito. A non sentirsi al di là del rischio. E a fare comunità, a sostenere chi vive il momento di crisi e se necessario accompagnarlo davanti alla porta dei servizi. “Perché quasi mai - conclude De Luca - sono le persone con il problema a chiedere aiuto. Per loro lo devono fare i famigliari”. Parola sua che questo lavoro lo fa da anni senza risparmiarsi e senza badare ai riconoscimenti. Chi avesse bisogno di lui può trovare i contatti su www.sosazzardo.it, il sito del centro che dal 2000 a oggi ha registrato oltre 1,5 milioni di accessi nonostante sia gestito con umiltà e in economia a cura di un friulano che vive negli Stati Uniti.  
   
Maura Delle Case
 
   
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