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Il Friuli, 03/02/2017  
 
I campanelli d'allarme per i ragazzi ci sono, ma spesso rimangono inascoltati.  
In molti casi il lavoro inizia dai genitori  
   

Rolando De Luca, psicoterapeuta e fondatore di Agita, l'associazione con sede a Campoformido per il recupero dei giocatori d'azzardo e delle loro famiglie, punta l'attenzione proprio su questi nuovi 'demoni' che tormentano diverse persone

"Le cosiddette "nuove' dipendenze affliggono soprattutto i giovani - spiega -. Negli ultimi anni mi arrivano molte richieste d'aiuto da parte di adolescenti di 14, 16 e perfino 18 anni, che si ritirano dalla vita sociale, lasciano la scuola, si chiudono in casa e si dedicano solo ai videogiochi, creando delle comunità virtuali. In questi casi il lavoro inizia dai genitori, i quali spesso sono i primi a chiedere un intervento terapeutico, per poi arrivare ai ragazzi".

"E' un feonomeno che rimane sottobraccio, ma che assume dei caratteri progressivi - prosegue De Luca. Chi ne e' affetto e' costretto ad aumentare il tempo passato a giocare per trovare soddisfazione, mentre la lontananza deal monitor scatena sintomi psicofisici come irrequietezza, malumore e incapacità di concentrarsi su attività diverse".

I campanelli d'allarme ci sono, ma spesso rimangono inascoltati. "Questi ragazzi trascorrono molte ore davanti allo schermo del computer o della consolle, restando svegli anche durante la notte per dedicarsi ai videogiochi. Lo sesso succede con i social networks, perché' le statistiche dicono che otto adolescenti su dieci sono connessi a un social network e aggiornano continuamente il profilo. Ora non solo gli adolescenti ma anche gli adulti sono a rischio di dipendenza da social network. Andando piu in profondità, alla base di tutti questi casi e dipendenze ci sono sempre situazioni familiari complesse. Ache in questo caso - conclude De Luca - il gioco e' una fuga da altri problemi, come accade sempre in tutte le dipendenze".

 
   
Valentina Viviani
 
   
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