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non disponibile, 14/05/2016  
 
Azzardo, giocatori e familiari in terapia: così si vince la dipendenza  
Agita, l’associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie, presenta i risultati della terapia di gruppo con giocatori e familiari dopo 3 anni di trattamento: il 92 per cento non gioca più, in calo ostilità e depressione. Identikit di chi ha chiesto aiuto in 18 anni di attività: uno su tre giocava alle slot, il 14 per cento al Gratta e vinci. Le donne, sole e in situazione più critica.  
   

È stata presentata ieri a Campoformido, in provincia di Udine, la "Ricerca sulla terapia di gruppo con giocatori d’azzardo e familiari: risultati a tre anni di trattamento a Campoformido” organizzato da Agita, l’associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie. Il Convegno, il ventitreesimo organizzato dal 2000 a oggi, si propone di"andare oltre la prevenzione, aprendo nuovi scenari e opportunità d’intervento terapeutico per i giocatori d’azzardo e le loro famiglie" come spiega Rolando De Luca, psicoterapeuta, presidente e fondatore di Agita, che rivendica con orgoglio i risultati di 18 anni di lavoro, messi nero su bianco da una ricerca sperimentale che rappresenta «il primo lavoro in assoluto sugli esiti a lungo termine del trattamento di gruppo su giocatori d’azzardo e loro familiari e sui cambiamenti intervenuti nei partecipanti alla terapia».

Dallo studio emerge che oltre il 92 per cento di chi partecipa alla terapia di Campoformido non gioca più d’azzardo mentre il restante 8 per cento, pur continuando a frequentare la terapia, continua a giocare, anche se in misura molto inferiore. Non solo: dal 1993 a oggi non si è verificato alcun suicidio e la disoccupazione riguarda solo il 2 per cento dei partecipanti ai gruppi. Inoltre, negli ex giocatori d’azzardo e loro familiari è diminuita considerevolmente l’ostilità, l’ansia e la depressione. «Questo dimostra che nei gruppi terapeutici si va oltre le patologie per far sì che le persone si riapproprino della loro vita attraverso lo stimolo gruppale – commenta De Luca – I gruppi quindi vanno letti come indice di un volano economico di cambiamento». Sono 175 le persone che hanno portato a termine la terapia, tra ex giocatori e familiari (rispettivamente, 63 e 112). «Chi termina la terapia nei tempi prescritti, a eccezione di tre persone, non risulta tornare al sintomo», certifica De Luca.

Il presidente di Agita traccia anche un "profilo" dei giocatori che, in questi 18 anni, si sono rivolti ad Agita: l’86 per cento dei giocatori in terapia è costituito da maschi e l'88 per cento proviene dal Friuli-Venezia Giulia. Il 63 per cento è sposato o convive, oltre la metà ha un'età compresa tra i 40 e i 60 anni. Il 50 per cento ha la licenza media e il 41 per cento un diploma. Le donne - anche se sono in numero inferiore - a differenza degli uomini in molti casi arrivano in terapia da sole, senza il supporto dei familiari, e in condizioni estremamente critiche. Hanno un'età media più alta, intorno ai 55 anni. Il 60 per cento dei giocatori è costituito da lavoratori dipendenti, il 19 per cento da lavoratori autonomi , il 17 per cento da pensionati, il 3 per cento da casalinghe, e l’1 per cento disoccupati .

Prima di chiedere aiuto, il 33 per cento giocava alle new slot, il 21 per cento frequentava il casinò, il 14 per cento giocava al Gratta e vinci, il 10 per cento al Lotto, il 9 per cento al Superenalotto. «È molto frequente che chi gioca d’azzardo si dedichi a più di una tipologia di gioco – spiega De Luca – In particolare, il 50 per cento si dedica a un solo tipo di gioco, il 38 per cento pratica da due a tre giochi differenti e il 10 per cento da 4 a 5; solo il 2 per cento ammette di giocare a più di cinque tipi di gioco». Molti giocatori d’azzardo sono fumatori (il 48 per cento) e spesso al gioco si associa l’abuso d’alcool (10 per cento). Per quanto riguarda le ricadute, De Luca avverte che «nel corso della terapia è naturale aspettarsele: il 38 per cento dei giocatori ha ammesso di averne avute. Ma il 96 per cento di coloro che hanno iniziato la terapia dal 2000 a tutt’oggi non l’hanno abbandonata». Il convegno di ieri è stato patrocinato dalla Caritas diocesana di Udine, dalla Consulta nazionale antiusura, dall’Ordine degli psicologi del Friuli Venezia Giulia, dalla Regione, dalla provincia di Udine, dal comune di Campoformido, da Alea, da And Varese e da Cultura nuova.

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