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Lotto, enalotto, videopoker, roulette, slot
machine: in Italia l80% della popolazione dedica qualche
attenzione al gioco dazzardo, dai livelli minimi fino
ai giocatori estremi. La previsione di spesa, per il 2002
si aggira sui sessantamila miliardi di lire. Comprende tutti,
dal giocatore settimanale della schedina a quel 3% di giocatori
che vengono definiti patologici.
Silvana Mazzocchi, giornalista di Repubblica, ha raccolto,
nel volume Vite dazzardo, quindici storie
di giocatori estremi che si sono rivolti, per superare lo
stato patologico che aveva raggiunto livelli insopportabili
per sé e per la propria famiglia, al Centro di Terapia
di Campoformido in provincia di Udine.
Nellintroduzione al libro, Rolando De Luca, psicologo
psicoterapeuta responsabile del Centro, spiega come il
gioco in Italia, abbia sempre fatto presa sulla gente,
dal gioco del lotto, già diffuso nel XVI secolo, alle
case da gioco che nel 1797, anno della caduta della Serenissima,
erano centotrentasei nella sola repubblica di Venezia.
E oggi il gioco dazzardo continua ad espandersi, procura
enormi introiti allo Stato, viene pubblicizzato da giornali
e televisioni e distrugge ogni anno persone, famiglie, rapporti
di amicizia e di lavoro.
Per cento persone che convivono tranquillamente con
lazzardo, soltanto un paio, forse tre imboccano la strada
dellabisso scrive Mazzocchi. E quindi necessario
capire quale [sia] il confine al di là del quale
il gioco diventa patologico. E, soprattutto, perché
solo alcuni passano quella linea di demarcazione.
Le storie narrate dallautrice ci portano a conoscere
i meccanismi che afferrano il giocatore e lo privano della
libertà di scegliere, lo portano a situazioni di degrado
personale, morale, finanziario difficilmente immaginabile.
Ci aiutano a scoprire il bisogno di illusioni e di emozioni
forti, le carenze affettive, le frustrazioni lavorative, le
paure che sono alla base della nascita del giocatore estremo,
della sua trasformazione, della sua malattia. Troviamo giovanissimi
che non riescono ad inserirsi in una vita normale e anziani
che tra le luci del casinò trovano un sollievo al vuoto
del pensionamento, donne e uomini, contadini e professionisti,
le loro bugie, i loro imbrogli, le esaltazioni e le depressioni,
i furti e i tentativi di suicidio, le richieste e i rifiuti
di aiuto, le ricadute, la volontà di uscire, le famiglie
che si uniscono e si spaccano di fronte alla presenza di un
giocatore.
Il libro di Silvana Mazzocchi, scritto con attenzione e sensibilità,
è utile per chi si trova a dover affrontare personalmente
o nella propria cerchia di amici e parenti il problema del
giocatore estremo, ma sicuramente anche per tutte quelle persone,
e sono davvero tante, che amano giocare e che potrebbero essere
un giorno risucchiate nel vortice: forse, sapere che cosa
può succedere, può essere una buona cura preventiva
perché non succeda
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