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VITE D'AZZARDO
STORIE VERE DI GIOCATORI ESTREMI
Sperling & Kupfer Editori, € 15 - nelle librerie dal 5 marzo 2002

LA RECENSIONE DI LINO ZACCARIA
 
Silvana Mazzocchi è cronista di razza, abituata a «scarpinare», come si dice in gergo giornalistico, per penetrare nel complesso meccanismo delle fonti della notizia. Fedele al suo habitus, questa volta è andata a scavare in una realtà antica, quella del gioco d’azzardo e delle sue implicazioni psico-sociologiche e puntando nell’intimo di situazioni personali, affrontando il tema alal radici, nel contesto di una struttura sanitaria tendente al recupero di ex giocatori, ha riunito in un libro, Vite d’azzardo (Sperling & Kupfer Editori) tutti i racconti che ne sono scaturiti e «che indagano, con acutezza e partecipazione appassionata, le contraddizioni che si nascondono dietro il gusto del rischio estremo». Quindi storie vere, raccolte al Centro di terapia per i giocatori d’azzardo e le loro famiglie creato a Campoformido in provincia di Udine, sotto la responsabilità dello psicoterapeuta Rolando De Luca, che arricchisce il lavoro della Mazzocchi con una dotta ed elegante introduzione, dal titolo significativo: «Il gioco come autodistruzione». «Che si tratti di autobiografie autentiche, più che di storie romanzate, è evidente. L’autrice riesce in queste pagine dense ed emozionanti a penetrare nei meccanismi più intimi dei protagonisti, per darci un quadro assai convincente e persuasivo delle conseguenze cui vanno incontro coloro che finiscono nelle spire, a volte fatali, del gioco d’azzardo».
Le storie raccontate dalla Mazzocchi offrono ognuna uno spaccato diverso, ma sono tutte accomunate da un minimo denominatore: dietro i protagonisti si calano drammi personali diversi, esperienze di vita svariate, ma tutte riconducibili a un filo che le lega, quello determinato dalla «malattia» del gioco, che si è insinuata perfidamente nell’animo di ciascuno fino a renderlo prigioniero. Una sensazione che la Mazzocchi descrive, come un affresco poi valevole per quasi tutti gli altri casi, già nell’affrontare la prima storia, quella di un Roberto, importante uomo d’affari che si trasforma addirittura in un ladro per rubare l’ultima fiche caduta ad una giocatrice poco attenta.
«Lo invase all’improvviso, mentre era seduto al tavolo verde. Non era la prima volta: conosceva bene quell’inarrestabile sensazione di soffocamento che lo prendeva alla gola. Per qualche minuto, mai di più. Un attacco di panico in piena regola, come ne aveva avuti tanti altri. Accompagnato da tachicardia e palpitazioni, mentre il respiro diventava sempre più corto. Gli sembrava che il cuore si fermasse, che scoppiasse. Invece era la sua mente a essere stretta in un cerchio bollente. Perdeva forte, quella sera, anche a chemin de fer, il gioco al quale si era semrpe ritenuto imbattibile. «Perchè lì non basta la fortuna, lì ci vuole la logica», amava ripetere. E lui, in quanto a logica e raziocinio, era senza dubbio il migliore.
Invece perdeva. Non aveva fatto altro, quell’ultimo anno. In totale era sotto di ottocento milioni; molto anche per lui, imprenditore che ne aveva passate di tutti i colori, che con il suo lavoro e la sua abilità aveva sempre gaudagnato cifre esorbitanti. Che tante volte era finito nella polvere e che si era rialzato. Che aveva vinto nella vita e nel gioco.
Aveva giocato otto milioni di lire, quella notte. Non molti, per le sue medie, ma non aveva altro. Anzi, quei soldi erano l’anticipo che gli aveva dato un cliente su una commissione che avrebbe dovuto presto onorare.
Incredibile, pensò mentre la morsa alla gola finalmente si allontanava; se sei ricco, giochi cinquanta milioni senza tremare, resti lucido. E vinci. Se invece affidi a quattro soldi tutto te stesso, perchè sei pieno di debiti, e vincere è la tua sola speranza...allora crolli, ti fai prendere dall’angoscia. Proprio come sta accadendo a me, ora».
E altrettanto significativa di questo complesso mondo di «anime perdute» è la storia di Paola, una triestina pre-pensionata di 47 anni, malata di solitudine, che all’improvviso, approfittando dell’assenza del marito e del figlio, si fa abbacinare dal miraggio del vicino casinò di Nova Gorica, in Slovenia. I colori, il suono, tutto le piacque. «Puntò pochi soldi, li perse senza fastidio, era stato come pagarsi un luna park. Quando decise di tornarsene a casa, Paola avvertì un piacere sottile. Il tempo, finalmente, era volato via». Da allora non avrebbe più smesso, avrebbe frequentato il casinò tutti i giorni, mattina e pomeriggio, eludendo con perizia i controlli della famiglia. Al marito parlava di shopping con le amiche e di pomeriggi in palestra. «Al casinò ritrovavo me stessa. Stavo bene anche quando perdevo, ma appena fuori cominciavo a star male». Le slot machine di Nova Gorica presto finiscono con l’ingoiare tutta la liquidazione, ed anche il conto corrente si era praticamente estinto. Iniziò così a chiedere prestiti ad amici e parenti, sottrasse di nascosto soldi al figlio, sempre nella speranza di potersi rifare. E alla fine il marito scoprì tutto. Inutile dargli spiegazioni. Ora Paola ha 54 anni e da dieci mesi è ospite del centro di Campoformido. Lei, come tutti gli altri che la Mazzocchi ci racconta, Caterina, Antonio, Franco e Simona, Giovanni, vittime della «febbre dell’oro», un male antico che le moderne tecnologie e la diffusione capillare sul nostro territorio di tanti siti destinati alle scommesse hanno moltiplicato. E adesso incombe la minaccia del Bingo, il casinò di quartiere, come lo definisce Rolando De Luca. «Gli animati tavoli verdi, le macchine sfavillanti di luci colorate come le giostre dei luna park, gli schermi dei viedopoker, carichi di un irresistibile potere ipnotico, sono strumenti di una magìa che per mesi e per anni ha regalato a tutti i personaggi descritti nel libro un piacere irrinunciabile e l’occasione di sentirsi onnipotenti. Il brivido di vivere una volta tanto al massimo, la vertigine di innalzarsi fino a un mondo dove è possibile trascurare la realtà e dimenticare se stessi. I quindici protagonsiti di Vite d’azzardo usciranno forse fuori dal tunnel. Ma molti altri vi sono già entrati.

 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
 

INCONTRI CON L'AUTORE

   
   
  Venerdì 15 marzo, ore 18, Sala Ajace -
Palazzo Municipale di Udine
   
  Sabato 16 marzo, ore 17, Libreria Minerva - via S. Nicolò 21,TRIESTE
   
   
 

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