Sono giovanissimi e giocano d’azzardo. Spesso mamma e papà lo sanno e sono proprio loro a chiedere aiuto. La ludopatia è diventata un’emergenza che riguarda anche i ragazzi. Si tratta di una vera e propria dipendenza che, nella maggior parte dei casi, porta ad ansia, depressione e incapacità di reagire. I videogiochi a volte fanno da incubatore rispetto al gioco d’azzardo perché già all’interno di alcuni di essi per avanzare di livello bisogna spendere soldi. Non sono pochi, anche in provincia di Udine, i minori che dilapidano la paghetta dei genitori alle slot prima di andare scuola, nella sala scommesse dopo pranzo oppure alle macchinette nei centri commerciali. Il fenomeno è in crescita e ha avuto un aumento esponenziale durante il lockdown. Il dottor Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta, fondatore e responsabile del Centro di Terapia di Campoformido per giocatori d'azzardo e loro familiari, spiega che il 42% per cento dei ragazzi dai 14 ai 19 anni, secondo uno studio effettuato nel 2021 da Espad Italia, è entrato in contatto con il gioco d’azzardo almeno una volta. <Negli anni Novanta – chiarisce De Luca – questi dati non esistevano. Stiamo assistendo a un avvicinamento incontrollato dei giovani al gioco d’azzardo, anche nella nostra regione. Parliamo di ragazzi anche al di sotto dei 18 anni, dunque minorenni. Sempre secondo lo studio Espad Italia relativo al rapporto gioco d’azzardo e giovani dai 15 ai 19 anni, emerge anche che il 19% ha un profilo di gioco a rischio e problematico. Numeri preoccupanti. Nel 1993, quando abbiamo iniziato l’attività, certamente questi numeri erano pari a zero perché l’azzardo non era legale in Italia. C’è poi l’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità-Adm ed è relativo al 2018. Questo studio è stato eseguito su minorenni dai 14 ai 17 anni, che non possono per legge giocare d’azzardo. Questo ci fa capire, al di là delle chiacchiere di facciata, quanto alle parole non seguano i fatti perché nel Nordest oltre il 20% di questi ragazzi gioca d’azzardo e l’1,8% ha un profilo di giocatore problematico>. Dal 1° gennaio 2012 è in vigore la legge che vieta ai minori di 18 anni di accedere a giochi con vincita in denaro ma i controlli non sono sempre adeguati. <La richiesta di aiuto avviene dai 40 ai 45 anni. Il dramma è che le famiglie non si rivolgono subito a un centro specializzato per chiedere aiuto. In trent’anni di lavoro soltanto due o tre volte mi è capitato di ricevere ragazzi che chiedevano di essere aiutati. La maggior parte delle volte sono i genitori a contattarci, anche se il problema viene spesso sottovalutato anche dai familiari. Ho iniziato a lavorare in uno dei miei dieci gruppi con i genitori di questi minori, che non sono presenti alle sedute. Dobbiamo lavorare anni prima che i genitori possano tenere sotto controllo la situazione e affrontare tutti i problemi connessi alla dipendenza. Spesso al gioco d’azzardo si associano una o più dipendenze, nella maggior parte dei casi il tabacco e poi l’alcol, anche per quanto concerne i più giovani, che sono disposti a spendere tutti i loro soldi, generalmente pochi a quell’età, per giocare. Usano la paghetta di mamma e papà oppure c’è chi arriva allo step successivo e cioè rubare in casa il denaro o l’oro di famiglia per assicurarsi i soldi necessari per giocare d’azzardo. Sto seguendo in un gruppo specifico, assieme ai loro genitori, diversi ragazzi che frequentano gli istituti scolastici di Udine. Le cifre giocate a quell’età di solito non sono alte ma parliamo di studenti che non hanno alcun reddito>. In ogni momento in cui ci si collega on line, si aprono schermate che propongono giochi con l'illusione di facili vincite. <I nuovi giocatori – sottolinea lo psicoterapeuta - vengono resi vincitori e all'inizio si offre loro di giocare gratis. Sembra una cosa priva di rischi. Farsi prendere la mano è semplice e i giovani, più impulsivi e privi di esperienza, sono chiaramente più soggetti a cedere e dunque a rimanere vittime. Inoltre, ormai il gioco d’azzardo è di facile accesso tra sale da gioco o locali dove il gioco, in qualunque forma (scommesse, gioco di carte per soldi, gratta e vinci, slot machine) è facilmente accessibile. Il territorio nazionale è colonizzato dalla scommessa. Al guadagno enorme – conclude De Luca - lo Stato non intende rinunciare e quindi la sensibilizzazione e la prevenzione da sole non bastano. Ci vuole una legge chiara a livello parlamentare, che metta fine al fenomeno e ci vogliono strutture adeguate per il trattamento. Non altro».
Scheda
Negli ultimi decenni, in particolar modo nei Paesi industrializzati, il gioco d’azzardo è in costante espansione. Proprio per trovare una strategia terapeutica tale da consentire ai giocatori d’azzardo e alle loro famiglie di essere assistiti nel percorso terapeutico per la cura della ludopatia, nel 1995, il dottor Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta, ha iniziato un lavoro assieme ad alcuni giocatori d’azzardo e alle loro famiglie. L’iniziativa ha avuto ottimi risultati tanto che nel 1998 si è proceduto alla costituzione del primo gruppo terapeutico dei giocatori e dei loro familiari. Il Comune di Campoformido ha patrocinato l’iniziativa mettendo a disposizione una sala per gli incontri dei gruppi terapeutici e un recapito telefonico cui rivolgersi in caso di necessità. Attualmente i gruppi di terapia seguiti sono dieci e coinvolgono, tra giocatori d’azzardo e familiari, oltre centottanta persone. Da Campoformido i gruppi, dopo l’emergenza Covid, sono stati trasferiti nella sede operativa di Faedis. Il 29 novembre 2006 il consiglio comunale di Campoformido, primo in Italia, ha approvato un ordine del giorno (inviato per l’approvazione a tutti i comuni della Regione) contro la proliferazione del gioco d’azzardo. Il 25 maggio 2000 si è costituita legalmente l'associazione degli ex Giocatori d'azzardo (Agita) e delle loro famiglie con sede a Campoformido, in Largo Municipio, della quale è presidente il triestino Dario Bencic. L'associazione ha sede nel municipio di Campoformido perché l'amministrazione comunale della cittadina ha ritenuto che gli scopi statutari siano d'alto contenuto sociale.
La storia
Ha sottratto l’oro di famiglia, ricordi di una vita dal valore affettivo inestimabile, e le carte di credito dai cassetti di mamma e papà per un totale di oltre 10 mila euro, soldi rubati che ha poi utilizzato per le scommesse sportive. Lei, una ragazza friulana di 17 anni, per mesi ha tenuto nascosto il furto ai genitori, che, in un primo momento, hanno pensato di essere stati derubati dai malviventi. La verità è venuta a galla dopo circa due mesi. <I genitori, angosciati e sbigottiti – racconta Rolando De Luca – si sono rivolti a noi per chiedere aiuto. Hanno iniziato una terapia di gruppo prima da soli e poi assieme alla ragazzina. La terapia sta continuando, è un lavoro lungo e non privo di ostacoli e ricadute e va ben oltre l’azzardo. Gli adolescenti sono alla continua ricerca di nuove sensazioni ed esperienze. Questi genitori hanno trovato altre famiglie che hanno già affrontato e superato il problema e quindi si sono sentiti compresi e non soli. Questo li ha sicuramente aiutati. Quello che preoccupa è che le persone purtroppo non chiedono aiuto. Quando un familiare ha un dubbio deve subito rivolgersi a qualcuno perché un dubbio è già una certezza. Nel momento in cui i ragazzi vengono a parlare con me assieme alle famiglie, come è successo proprio nel caso della diciassettenne, quello che emerge fin da subito è la difficoltà di comunicazione in famiglia. Poi subentrano le problematiche non gravi a livello scolastico e allora si assiste a un calo del rendimento perché il tempo che il giovane dovrebbe dedicare alla studio viene invece indirizzato al gioco d’azzardo. Il consiglio alle famiglie, ogni volta che hanno un dubbio, è quello di alzare la cornetta e chiamarci>.