Messaggero Veneto
13 luglio 1999
Vittime del gioco d'azzardo
Il centro di cura e' nato in gennaio dopo 3 anni di sperimentazioni con gli alcolisti
Sono solo due in Italia i gruppi di giocatori d'azzardo in trattamento. Uno è a Bolzano, l'altro, dopo un periodo sperimentale durato tre anni, durante il quale i pazienti si inserivano all'interno di un gruppo di alcooliti, visti gli ottimi risultati si è costituito in gennaio di quest'anno a Campoformido, nei locali messi a disposizione dal Comune.
Undici persone, affiancate dai familiari, accomunate dal desiderio di interrompere la spirale gioco-perdita di denaro-depressione - e ancora gioco. Situazioni molto più frequenti di quanto si possa pensare, legate alla roulette, alle slot-machies, a tutto quanto offre un casinò certo, ma anche a sempre più di frequente, ai gioci "legali" quali il lotto, il totogol, le scommesse sui cavalli, il gioco in borsa o ancora, per passare al sommerso, il poker clandestino.
Un universo fatto di sofferenza, di situazioni drammatiche dove l'usura ricopre un ruolo di primo piano (i prestiti "concessi" da chi offre denaro nei dintorni dei casinò si basano su un interesse del 10 per cento al giorno), di famiglie il cui equilibrio è fortemente compromesso, di attività economiche "bruciate" sul tavolo da gioco, di patrimoni letteralmente dilapidati.
Gestito dal dottor Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta con una lunga esperienza nel campo delle "dipendenze", il gruppo di Campoformido è nato quasi per caso. "Lo spunto mi è stato offerto dalla moglie di un giocatore - spiega il dottor De Luca - che durante una riunione degli alcolisti in trattamento di Remanzacco mi ha proposto di inserire anche il marito, alle prese con una dipendenza, apparentemente senza speranza, dal gioco".
"I meccanismi che stanno alla base di tutte le dipendenze in effetti - prosegue - sono gli stessi. Si tratta di individuare le cause che hanno determinato una situazione di disagio e di intervenire dapprima facendo riconoscere al paziente e ai suoi familiari la sua "dipendenza", poi facendo condividere la sua esperienza con altre simili per iniziare il percorso di cambiamento che lo riporterà alla vita normale". Nel giro di poco tempo, il passaparola ha fatto sì che nel gruppo di alcolisti in trattamento, il numero dei pazienti-giocatori superasse quello degli alcolisti. A quel punto costituire un gruppo ad hoc (che dispone di un numero di telefono di riferimento 0432-662125 a cui risponde il servizio sociale del Comune di Campoformido) è stata una scelta quasi obbligata.
"Al gruppo arrivano di solito quando hanno toccato il fondo - afferma De Luca - spesso non lavorano nemmeno più perchè tutte le energie e il tempo sono finalizzati a un unico obiettivo: giocare". Il percorso di cambiamento per ritrovare l'equilibrio e ritornare alla vita normale non è breve, può durare anni. Ci sono quelli che abbandonano e poi ritornano, quelli che arrivano poco motivati ma spinti dai familiari, quelli invece più determinati, della serie "ora o mai più".
Nel momento stesso in cui un giocatore decide di sottoporsi al trattamento, sa che deve smettere di giocare. E' la condizione di base per impostare la terapia e in questo momento, forse proprio il più difficile, risulta determinante il supporto del gruppo che offre al neofita la rappresentazione reale di una scelta che è possibile. "Per questo a mio parere - sottolinea il dottor De Luca - la terapia di gruppo, rispetto a quella individuale è più adatta. Quando un problema è comune e condiviso, diventa affrontabile".