La Gazzetta del Mezzogiorno
24 aprile 2002
Allarme dalla tavola rotonda promossa dalla Fondazione antiusura «San Nicola e Santi medici»
I giochi d'azzardo legalizzati? Sono come la droga
Bingo, Superenalotto e concorsi vari spesso anticamera dell'usura
di Carmela Formicola
BARI Una grande crociata contro l'azzardo legalizzato. La scomunica arriva da Bari, dove del gambling si affrontano risvolti sociali e implicazioni morali, dove emerge la denuncia di una certa schizofrenia legislativa e s'afferma l'insidia: il gioco diventa febbre, morbo, vertigine, autodistruzione. Attenzione, il demone è tra noi, è sotto casa, è nel quartiere. No, non parliamo delle bische clandestine, del sommerso, dell'illecito. Parliamo delle sale Bingo splendenti di neon, delle sfavillanti sale scommesse; parliamo delle ricevitorie che ingoiano ogni giorno, ogni ora centinaia e centinaia di schedine. Parliamo del gioco legale che mina le economie domestiche e altera la salute mentale. Fulmini e saette si levano dalla tavola rotonda su
«Azzardo e usura», promossa dalla Fondazione antiusura San Nicola e Santi Medici. Don Alberto D'Urso ha chiamato a raccolta magistrati, amministratori, sociologi, teologi. Tuona mons. D'Urso: «Prevediamo danni sociali a livello individuale (sperpero di denaro e di tempo), a livello familiare (ne risentirà la qualità della vita dell'intero nucleo familiare), a livello comunitario (diminuzione dell'attività produttiva con aumento di indebitamento e del rischio di ricorrere all'usura)».
L'azzardo fiorisce quando l'economia deperisce, spiega il sociologo Maurizio Fiasco ed ecco perché il boom del gioco s'acuisce nel Sud Italia. «La Puglia - dice Fiasco - è al quarto posto in Italia, dopo Campania, Lazio ed Abruzzo, per percentuali di reddito familiare (2,2%) speso per giochi». Allarme, allarme.
E la legge? La legge è dalla parte delle sale Bingo, delle sale scommesse, dell'azzardo legalizzato. «Certo da cittadino e da magistrato non posso dimenticare la norma costituzionale che sancisce principi ben precisi - dice il procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Giovanni Colangelo -. Dunque l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. È il lavoro il principio economico fondamentale e d'altra parte tutto il titolo terzo della Costituzione sancisce la promozione sociale ed economica attraverso il lavoro. In più l'articolo 47 dice che la Repubblica premia e tutela il risparmio. Forse - commenta Colangelo - tutto ciò è abbastanza contraddittorio rispetto all'incentivazione del gioco d'azzardo». Il procuratore aggiunto ricorda tra l'altro come il gioco d'azzardo sia contiguo all'attività criminale, e le inchieste e alcuni processi celebrati a Bari lo hanno testimoniato. Lo stesso prefetto Gennaro Monaco, commissario nazionale antiracket e antiusura, affonda le mani nei ricordi pescando inchieste che hanno svelato come le associazioni criminali, per articolare il proprio dominio sul territorio, impongano il lotto clandestino o l'installazione di videopoker. «Ma anche il mio ufficio non potrà ottenere risultati - dice Monaco - senza la sinergia di forze dell'ordine, magistratura, fondazioni, forze sane della società».
In sala c'è Adriano, un imprenditore friulano dalla storia già sentita. Si è fatto da solo, ha aperto la classica fabbrichetta, poi ha cominciato a giocare ed ha perso tutto. Gli usurai li ha incontrati, guarda caso, all'interno del casinò. Lui è uno del gruppo Agita (Associaizone degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie), un organismo nato a Campoformido di Udine, della cui esperienza parlato lo psicoterapeuta Rolando De Luca. Il programma di recupero è almeno triennale e tende a far emergere il trauma, il dolore, la mancanza che hanno generato la dipendenza dal gioco d'azzardo, esattamente come l'alcol o la droga.
Alla vigilia dell'apertura in provincia di Bari di 12 sale Bingo, l'incontro voluto dalla Fondazione San Nicola e Santi Medici è una provocazione forte. Coraggiosa. Antistorica?