Messaggero Veneto
13 luglio 1999
Un'ora davanti alle slot-machines e un paio di milioni se n'erano andati.
Ho perso milioni alle slot machines
Un imprenditore racconta la sua storia: "Mi alzavo in piena notte e partivo"
Da febbraio di quest'anno, il giovane imprenditore veneto, che ha accettato di raccontare la sua storia, non gioca più. Frequenta regolarmente il gruppo gestito dal dottor De Luca e ogni settimana macina duecento chilometri all'andata e altrettanti al ritorno per raggiungere Campoformido. "Ho cominciato a giocare per caso - spiega - un po' come si comincia a fumare. Non saprei dire quando sedermi davanti a una slot-machines è diventato indispensabile, so solo che in cinque anni i miei "viaggi" si sono intensificati e il desiderio di giocare è diventato incontrollabile".
Ore e ore trascorse davanti al video come in trance, "non per vincere - sottolinea - ma proprio per giocare. "Bruciavo" gli incassi della mia azienda, incurante delle conseguenze. Quando ho realizzato che era la mia vita quella che stavo gettando via, ho avuto come un barlume di saggezza e ho iniziato a tentare di smettere".
Nel frattempo oltre 200 milioni erano finiti in monetine, dentro le slot-machines. "Posso dire di aver provato veramente di tutto, dalle pastiglie di Fevarin, un farmaco pubblicizzato come "deterrente" al desiderio di giocare, alle psicoterapie individuali, tutto senza risultati". Alla fine il giovane imprenditore, per una serie di coincidenze fortunate è approdato al gruppo di Campoformido "ed è stata la mia salvezza" afferma convinto. "So che il tempo trascorso è poco, so che il percorso sarà lungo e difficile, anche perchè tuttora mi capita abbastanza spesso di avvertire il desiderio di ricominciare, ma sono altrettanto consapevole che questa è la strada giusta".
"Sto cercando di convincere un amico, che gioca in borsa con sempre maggior frequenza, perdendo somme rilevanti - aggiunge - a venire con me a Campoformido, prima che sia troppo tardi". Mette in guardia anche i più giovani, l'imprenditore, "che troppo spesso vedo trascorrere i pomeriggi davanti alle macchinette installate nei bar, dove solo teoricamente non si gioca a soldi. In realtà, quando il rapporto con il gestore diventa un po' più confidenziale, i buoni acquisto vinti con il poker elettronico si trasformano in denaro. Da lì, a rubare le cento mila lire dal portafoglio della mamma per giocare ancora, il passo è breve".