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Il Gazzettino
30 giugno 2002
Il consiglio regionale dà l’ok all’istituzione di Spa per gestire le roulette. Lo psicoterapeuta: «Tossicomania legale»
Casino', dopo il vuoto le polemiche
Don Di Piazza: «Il vizio del gioco ha ormai dimensioni enormi e risvolti sociali gravissimi»
«Quando penso al denaro non riesco a collegarlo al concetto di gioco, ma al lavoro da bambino con la gerla sui monti della Carnia». In Friuli, a pochi giorni dall'approvazione in consiglio regionale della legge che autorizza la nascita di società per la gestione delle case da gioco, don Pierluigi Di Piazza denuncia come il vizio del gioco d'azzardo sia ormai un fenomeno sotterraneo, ma dalle dimensioni enormi e con risvolti sociali gravissimi, in cui il denaro non è un fine ma soltanto un mezzo per continuare a giocare. Pura illusione è la statistica che vede soltanto un 3 per cento degli italiani colpiti dal vizio patologico per l'azzardo . In verità l'80 per cento della popolazione si dedica al gioco che sia al tavolo verde, alle sale bingo, al lotto e lotterie statali, alle macchine dei locali pubblici. Un'abitudine che lo Stato ha incentivato negli ultimi anni per ripianare il proprio debito pubblico, senza preoccuparsi però dei danni che questo provocava nella società. E che ora la Regione vorrebbe ulteriormente diffondere sul proprio territorio istituendo uno o più casinò. Sui danni arrecati dal gioco d'azzardo ha le idee chiare l'associazione di Campoformido, che per prima in Italia ha affrontato il problema: «Siamo di fronte a una tossicomania legale senza uso di sostanze», la definisce Rolando De Luca, psicoterapeuta e anima dell'anima dell'associazione che snocciola i dati del fenomeno: il 65 per cento dei giocatori è sposato, il 48 ha un titolo di licenza media mentre un altro 45 è diplomato. La maggiori parte (51\%) ha tra i 40 e i 50 anni, il che fa pensare che l'esperienza dell'azzardo di protragga per lunghi anni prima di spingerli verso un centro di assistenza e recupero. Il 90\% è maschio, ma le femmine sono meno propense a chiedere un aiuto terapeutico. Il 73\% è lavoratore autonomo, e il vizio del gioco nella maggior parte dei casi è associato ad altre dipendenze, come il tabacco o l'alcool. Risulta ancora alto (30\%) la percentuale di abbandono dei gruppi di terapia. Attualmente l'associazione segue circa 60 ex giocatori con le loro famiglie.
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