Non riesce più a controllare il gioco, gli dedica sempre più tempo della sua giornata ed è irritabile quando tenta di ridurlo, sente il bisogno di giocare quantità crescenti di denaro e dopo aver perso non desiste, anzi, torna a giocare di nuovo, il tutto tenendo completamente all'oscuro la famiglia, che alla fine trascina con sé fino alla rovina: è questo il ritratto del cosiddetto "giocatore d'azzardo problematico", colui cioè che ha ormai oltrepassato la linea sottile e impercettibile che lo separa dal giocatore "normale".
Oggi in Italia i giocatori problematici rappresentano il 3% della popolazione, ma si tratta di un dato illusorio perché chi si avvicina al gioco ha elevatissime probabilità di oltrepassare quel pallido confine: tra i frequentatori dei casinò o di una qualsiasi sala scommesse la percentuale di chi ha ormai sviluppato una seria dipendenza dal gioco d'azzardo si aggira infatti tra il 50 e il 70%. Oggi. E domani?
Se la legge appena approvata dal consiglio regionale non dovesse incontrare alcun ostacolo, presto le case da gioco diventeranno una realtà concreta e diffusa in Friuli-Venezia Giulia e la percentuale dei giocatori d'azzardo, almeno stando alle statistiche dei paesi in cui i casinò non sono vietati dalla legge, finirà inevitabilmente per aumentare.
"Secondo stime fatte in diverse parti del mondo - spiega Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta responsabile del Centro di terapia di Campoformido per ex-giocatori d'azzardo e loro famiglie - si può prevedere che dopo due anni di attività dei casinò circa il 40% delle persone che li avranno frequentati abitualmente saranno diventati "giocatori problematici". "E non è tutto qui - continua De Luca - perché se è vero che oggi le persone che vogliono giocare vanno oltre confine, è anche vero che creando nuovi casinò aumenterà il bacino di utenza: ci saranno nuovi friulani che si avvicineranno al gioco d'azzardo e che probabilmente non avrebbero mai messo piede in un casinò se avessero dovuto raggiungere l'Austria o la Slovenia".
De Luca lavora ormai da anni su una realtà, quella della dipendenza dal gioco d'azzardo, che nel '98 lo ha portato a fondare a Campoformido il primo gruppo di terapia per i giocatori e i loro familiari. Oggi di questi gruppi ce ne sono ben cinque e vi partecipano una cinquantina di famiglie, per un totale di circa 120 persone: un minuscolo spaccato di una realtà che è ben più diffusa sul territorio ma che stenta ad emergere per la ritrosia dei giocatori, molti dei quali anche quando sono ormai sul lastrico, continuano a pensare di poter tenere sotto controllo la propria situazione.
"Intorno al gioco d'azzardo c'è un insieme di illusioni molto diffuse - spiega De Luca -: l'illusione del giocatore che crede di poter tenere il gioco sotto controllo, l'illusione della famiglia che crede di poter controllare il giocatore e l'illusione dell'istituzione (lo Stato ma in questo caso anche la Regione) che continua ad immettere giochi d'azzardo sul mercato certa di poter tenere sotto controllo i danni che ne derivano. In realtà nessuno è in grado di controllare un bel niente".
Ma se c'è un'illusione per antonomasia legata al gioco d'azzardo è sicuramente quella di potersene arricchire: "Non esiste al mondo un giocatore d'azzardo abituale che abbia vinto più di quello che ha perso - afferma lo psicoterapeuta -: più si gioca e più si perde. Al gioco d'azzardo vince sempre il banco, cioè lo Stato e i gestori che vendono sogni in cambio di contanti e realizzano enormi profitti".
Eppure De Luca ci tiene a sottolineare che la sua non vuol essere né una demonizzazione del gioco d'azzardo né una battaglia di principio: "Qui bisogna stare attenti a non cadere nella trappola della dicotomia tra proibizionismo e antiproibizionismo, che sono le due facce di una stessa medaglia e che non affrontano nella sostanza il vero problema, cioè quello di un'offerta di gioco d'azzardo,legale ed illegale, che ha raggiunto la cifra spropositata e fuori da ogni regola di 50mila miliardi all'anno e che ora, con leggi come quella approvata dal nostro consiglio regionale, si vorrebbe ulteriormente incrementare".
Di ciò che avrebbe bisogno la lotta contro la dipendenza dal gioco d'azzardo, si fa portavoce Antonio Sannino, vicepresidente dell'Associazione degli ex-giocatori d'azzardo e delle loro famiglie, nata a Campoformido nel maggio 2000: "Qui il proibizionismo non c'entra - spiega Sannino -, noi ci aspettiamo solo che vengano affrontati seriamente almeno due questioni: quella della riduzione consistente dell'offerta di giochi d'azzardo in Italia, e quello della proibizione della pubblicità su casinò e lotterie varie, così come avviene per le sigarette".
Già, solo che la dipendenza da sigarette è un fatto ormai riconosciuto, diversamente da quella dal gioco d'azzardo: "La gente fuma in modo massiccio da un centinaio d'anni - commenta De Luca - ma solo da alcuni anni le istituzioni hanno iniziato una seria lotta contro il fumo, col risultato che oggi le sigarette sono sempre più diffuse, soprattutto tra i giovani e le donne e in Italia muoiono,ogni anno,oltre novantamila persone. Anche per iniziare a preoccuparsi del gioco d'azzardo aspetteremo quando sarà ormai troppo tardi?".
SCHEDINA
Dati sui giocatori d'azzardo problematici coinvolti nei gruppi terapeutici di Campoformido
Sesso: 70% uomini, 30% donne (dato in crescita continua)
Età media: 40-45 anni
Stato civile: 65% sposati, 35% no
Titolo di studio: licenza media o diploma superiore
Professione: 73% lavoratori autonomi, 27% dipendenti.
Abitudini relative al gioco: 51% giocava al casinò, 21% alle corse dei cavalli, 15% al lotto, 13% ai videopoker
Altre dipendenze: 90% da tabacco, 15% da alcol, 3% da sostanze psicotrope
Frequenza ai gruppi: 90% accompagnati dai familiari, 5% senza familiari, 5% solo familiari
Percentuale di abbandono: 30%