ROMA - Chi ha detto che il gioco d' azzardo è il piacere che supera tutti gli altri piaceri e, perché no, i dispiaceri, non poteva certo immaginare che questa antichissima predisposizione della mente e dell' anima al rischio e alla ricerca di sensazioni forti sarebbe diventata nel terzo millennio un business di proporzioni in continua espansione e una trasgressione sempre più gettonata. Dati recenti confermano che ben l' 80% degli italiani dedicano al gioco d' azzardo una qualche attenzione e che, tra questi, almeno il 30% lo praticano con assiduità.
Un giro d' affari che sfiora i cinquantamila miliardi di vecchie lire (25 miliardi di euro) tra gioco legale e illegale e che regala innocue ore di distrazione alla maggioranza, ma che miete inesorabilmente le sue vittime. Si calcola intorno al 2% la percentuale di coloro che sono entrati nella spirale del gioco patologico fino a rovinarsi. Circa settecentomila persone che sono passate dall' attività ludica, seppure costosa e inebriante, all' azzardo compulsivo. Una strada in discesa che a volte può condurre alla distruzione economica e psicologica. Un percorso spesso devastante favorito dall' offerta di gioco sempre più vasta e aggressiva e che, insieme alla rovina economica che coinvolge anche tante famiglie, finisce inevitabilmente per alimentare il fenomeno dell' usura. Totocalcio, lotto, superenalotto, bingo, slot machine, roulette, black jack. Impossibile quantificare con esattezza il fatturato del gioco legale, come è arduo calcolare il giro di affari prodotto dai videopoker. Centinaia di migliaia di macchinette sparse nei bar di tutta italia e distribuite nelle apposite sale che, se per i più costituiscono un veicolo d' evasione e basta, per i più vulnerabili possono trasformarsi in un vero e proprio autobus verso la dipendenza, la perdita della libertà interiore rispetto all' oggetto del desiderio.
Per procurarsi l' emozione legata al rischio e alla sfida, si gioca in modo compulsivo e senza limiti. Si perde, ci si indebita, si arriva a mentire ai famigliari, agli amici, ci si consuma e distrugge. Casi estremi certo, ma che configurano un vero e proprio danno sociale, universalmente riconosciuto. Tanto che, sono vari i centri nati in Italia per la cura e il recupero dei giocatori compulsivi, sulla scia delle prime strutture sorte a Campofomido nel Friuli e a Bolzano. Mentre ormai operano un po' in tutta Italia, ma soprattutto al centro nord, almeno una decina di gruppi di "giocatori anonimi" per l' auto aiuto, sullo stile degli "alcolisti anonimi" di più antica memoria. E' dunque comprensibile la preoccupazione espressa ieri dalla Consulta antiusura sulla possibilità di autorizzare in futuro le puntate in denaro con videopoker nelle sale Bingo. Liberalizzare le macchinette, magari per incrementare l' affluenza di giocatori nelle sale che languono, potrebbe tradursi in un' ulteriore accelerazione dell' offerta d' azzardo. E allora ben venga l' accantonamento della questione. Al di là delle critiche allo Stato "biscazziere", dinanzi all' impennarsi del fenomeno, una giusta cultura della prevenzione indica che è necessario riflettere sulla strada da seguire. Ridurre l' offerta di gioco, informare sui rischi che comporta, circoscriverla in luoghi protetti. Affrontare la realtà della richiesta di azzardo in modo responsabile vuol dire anche equilibrare le entrate provenienti dalle tasse sul gioco con le spese necessarie per contenere il danno prodotto.