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Messaggero Veneto
26 settembre 2002
Ex giocatori d'azzardo contro il decreto "salva Bingo"
Il centro di Campoformido si appella al ministero dell’economia: hanno portato i montepremi a livello di lotterie
di Alfredo Longo
Da Campoformido si eleva un nuovo appello contro il gioco d'azzardo. L'associazione ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie (Agita), che ha sede proprio nella cittadina del Trattato, ha infatti deciso di scendere a fianco delle Fondazioni antiusura d'Italia per ribadire il proprio no convinto a quello che chiamano il decreto "salva Bingo", sottoscritto dal ministero dell'economia e delle finanze e pubblicato il 24 agosto scorso sulla Gazzetta ufficiale. La normativa - si legge in un comunicato diffuso dall'Agita - desta particolari preoccupazioni perché non solo offre un salvagente al Bingo ma soprattutto perché incentiva ulteriormente la patologia del gioco di massa con la conseguente alienazione delle persone e delle famiglie da uno stile di vita sobrio, che fa riferimento innanzitutto all'esperienza del lavoro. Irresponsabilmente e volutamente si fa finta di non vedere la spinta alla "febbre del gioco". Viene fatta balenare una fortuna a portata di mano che alla fine è soltanto un miraggio. Secondo l'associazione, il decreto "salva Bingo" si è reso necessario perché il piano di finanziamento dei gestori e delle casse dello stato attraverso la chiamata delle famiglie nelle sale Bingo, va male. Dati alla mano, soltanto il 30% delle sale regge, mentre il 70% arranca, travolgendo, con perdite insostenibili, investimenti e spese di esercizio, i sogni di sicuri profitti. «E' chiaro - aggiunge la nota congiunta dell'Agita e delle fondazioni antiusura - che al Bingo servono sempre più giocatori e soprattutto più incassi. Non sono bastati quelli registrati nei primi sette mesi di quest'anno con 203 milioni di cartelle vendute, per un totale di circa 349 milioni di euro, di cui 83 milioni finiti nelle casse dello Stato e 63 milioni nelle casse dei gestori. Da montepremi limitati si intende ora passare a volumi simili a quelli delle grandi lotterie visto che al Superbingo dovrebbero ulteriormente seguire l'installazione di decine di migliaia di video-poker e slot machines, trasformando le sale in autentici casinò di quartiere. Dopo averlo proposto come un gioco "leggero", quindi "adatto a famiglie e pensionati" si sta passando dunque alla versione "dura e pesante" del Bingo: con una maxi posta da decine di migliaia di euro (il limite richiesto di 40 mila euro). Con l'espediente del Superbingo si supera il tetto limitato dei montepremi della singola sala e si va diritti verso l'azzardo puro e semplice». A giudizio dell'Agita, si è in pratica approfittato in agosto della disattenzione della pubblica opinione, dovuta alla pausa estiva, per emanare un semplice decreto ministeriale e far trovare tutti, ai primi di settembre, davanti al fatto compiuto. «Nel constatare nuovamente che non esiste un gioco d'azzardo "per famiglie" che possa risultare compatibile con i più elementari ed essenziali principi etici e di equità sociale, la nota si conclude riaffermando la posizione di netta contrarietà delle fondazioni Anti usura e di Agita di Campoformido al Bingo, all'azzardo di massa, all'incremento dei premi, alla diffusione della febbre del gioco invitando i parlamentari a non incentivare il vizio, diseducare dal lavoro e deresponsabilizzare le persone con prospettive che in fondo riservano soltanto delusioni».
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