Poca gente venerdì scorso all’auditorium Dina Orsi di Conegliano per il convegno sulla dipendenza da gioco d’azzardo. Ma c’era da aspettarselo poiché il Coneglianese è terra “vergine” per informazione e sensibilizzazione sul tema – come ha osservato lo psicologo Rolando De Luca responsabile del Centro di terapia per ex-giocatori d’azzardo di Campoformido –. Questo però non vuol dire che il problema non esiste. Lo sanno bene gli operatori del Sert dell’Ulss 7 organizzatori della serata e promotori di un apposito servizio di “diagnosi e cura” che sta ricevendo decine di telefonate di richiesta di informazioni.
Se nel Friuli la maggior parte dei gioco-dipendenti si “ammala” nei casinò delle vicine Croazia e Slovenia, dalle nostre parti sono i videopoker a mietere vittime (solitamente maschi con più di trent’anni). Le statistiche individuano intorno al 3 per cento dei giocatori (occasionali o abitudinari) l’incidenza del gioco d’azzardo, ma per De Luca l’80 per cento di coloro che entrano nelle “fumerie d’oppio” (sale bingo, bar con videopoker, casinò) è malato patologico. Quelli che decidono di curarsi, in genere spinti dalla famiglia, sono appena 10 su diecimila; di questi solo 2/3 su 10 “guariscono”.
A Campoformido nel giro di pochi anni sono sorti sei gruppi di auto-aiuto che coinvolgono una settantina di persone. «Ma quello che facciamo noi è poca cosa – ha sottolineato De Luca –. Servono ben altri interventi per far fronte al problema. Il più necessario? Il divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo e di introdurre nuovi giochi». Invece lo Stato fa giusto il contrario. Vedi alla voce “bingo” che «fra un po’ coinvolgerà i pensionati e le casalinghe, come insegnano le esperienze estere.
Per informazioni è possibile consultare il sito www.sosazzardo.it o telefonare a De Luca (0432-728639) o al Sert di Conegliano.
Se invece volete prevenire la “malattia” vi è una sola terapia: non cominciare. Parola di De Luca e di tanti ex-giocatori.