Qualche anno fa imperversava il Gratta e vinci, ma chi se lo ricorda più: sembra preistoria. Ormai il ricambio nelle lotterie nazional-popolari (nel senso che popolo minchione paga e lo stato percepisce) è continuo. E il gioco nuovo ruba spazio e clientela al gioco vecchio. Il Gratta e vinci, ai suoi tempi, aveva dato una bella spinta al Totocalcio e a nulla erano valsi neppure i puntellamenti del Totogol e del Totosei. Le lotterie calcistiche avevano perso appeal, dilagava nel cuore e nelle speranze degli italici giocatori la voglia di grattare, ognuno aveva in tasca una monetina pronta alluso
E che belle vincite, si sapeva sempre di qualcuno che conosceva qualcun altro che, grattando, aveva trovato una bella sommetta. E ognuno, almeno ogni tanto, trovava la combinazione che garantiva perlomeno la restituzione del costo del biglietto e dava soprattutto il gusto della vincita e la voglia di darci dentro ancora e ancora. Poi però accadde che in quel di Bergamo cominciarono a raschiare troppe vincite, e la puzza dimbroglio fece pian piano svaporare il desiderio di grattare. Fu un periodo di magra: non che mancasse la varietà dei giochi (fra Totocalcio, Totogol, Totosei, Totip, Tris, Lotto, Enalotto e Lotterie varie), ma mancava qualcosa, lidea super, la lotteria dei sogni
Ed eccola lidea, il gioco che sbaraglia tutti i giochi, il nuovo sogno degli italiani: il Superenalotto. Diventa subito lasso pigliatutto nel mazzo del business della fortuna, con lui per gli altri giochi non cè gara. Non si sogna più di fare 13 o di vincere alla Lotteria di Capodanno, ma di fare 6 o, almeno, 5+1. Il successo è enorme, tantè che ben presto si passa a due estrazione a settimana (con apposito spazio tv per le estrazioni e i tg in continuo collegamento con la Sisal a dare gli aggiornamenti sulle vincite) e tutti dietro a giocarsi, soprattutto quando il montepremi sale, le due colonne almeno, che non si sa mai. Sì, perché se il 13 a Totocalcio è un bel colpo, qui la vincita veramente ti può cambiare la vita. E non importa che le possibilità di vincita siano così scarse (1 su 103 milioni o, addirittura, 1 su oltre 622 milioni per fare il sei). Anzi, questo stimola laggregazione, tanto è vero che spesso paesi interi si associano per costruire maxisistemi, seguendo lesempio di Peschici, in provincia di Foggia, il paese che si è portato a casa la prima supervincita (67 miliardi di lire) con un megasistema collettivo. Poi altre vincite e ancor più laute sono venute, ed ogni volta tutti a festeggiare dal tabaccaio di turno, tutti felici di far parte di questo meraviglioso paese di Cuccagna.
Giocare dazzardo?
Chi nella propria vita non ha mai provato a scommettere? Chi non ha mai sognato di essere baciato dalla Fortuna e vincere una grande somma di denaro? Chi, insomma, non è mai stato tentato dal gioco d'azzardo?
L'azzardo ha origini antichissime: la parola stessa deriva dall'arabo az-zahr, che significa "gioco dei dadi" (zahr indica il fiore d'arancio presente sulle facce dei dadi arabi).
L'Italia ha una vera e propria passione per lotterie e giochi a premi:si calcola che, nel solo 2000, 30 milioni di italiani abbiano speso ben 27000 miliardi di vecchie lire (cifre approssimate del rapporto Eurispes di quell'anno). Il gioco che attrae la maggior parte di persone è il lotto, grazie anche alla sua antica e radicata tradizione e al fascino esercitato dalla "Smorfia" napoletana, un libro che abbina i numeri ai sogni.
Vi è però una fascia di persone che vive il gioco come una malattia, una dipendenza dalla quale non riesce più a staccarsi. Come spiega Gioacchino Lavanco, professore di Psicologia di comunità presso l'Università di Palermo, giocare d'azzardo è come pensare di poter controllare il futuro al di sopra del calcolo delle probabilità. A prevalere sono le componenti irrazionali e psicologiche. Inoltre il professore sostiene che questo tipo di giocatore è o un giocatore problematico (che scommette per il bisogno di cambiar vita) o un giocatore patologico (intrappolato dalla sua dipendenza). Come pure cinsegna la cronaca di questi ultimi mesi, le persone che appartengono a queste categorie, che sperano in vincite miracolose per uscire dai propri problemi, spesso fanno la fine opposta: più volte si è sentito di famiglie rovinate dai debiti di gioco, di persone che hanno iniziato a rubare per poter continuare a scommettere e, nei casi più drastici, di uomini che sono impazziti o sono arrivati al suicidio.
Per venire in aiuto alle persone cadute nella schiavitù del gioco sono state create varie associazioni e vi è anche un sito internet con i pensieri ed i consigli di vari ex-giocatori per uscire da questo "tunnel" (www.sosazzardo.it).
Scardinare le ragioni individuali che spingono al gioco dazzardo è certo complesso e difficile, e spesso richiede specifici interventi terapeuti e lausilio di operatori specializzati. Più in generale invece si può intervenire per far comprendere, con la ragione dei numeri e delle probabilità, quanto è difficile vincere.
Il tutto si può riassumere nell'espressione "alla fine il banco vince sempre". Questo significa che chi ha proposto il gioco d'azzardo ha sempre più probabilità di vincere dello scommettitore. La probabilità è il rapporto tra il numero di casi favorevoli al suo verificarsi e il numero di tutti i casi possibili. Se, ad esempio, giochiamo a testa o croce la probabilità che esca la prima è una su un totale di due, quindi il 50%. Inoltre l'azzardo è un gioco iniquo. Come spiega Domenico Costantini [vedi di seguito intervista], un gioco è equo quando la probabilità di vincere moltiplicata per il possibile guadagno è uguale alla posta da versare per essere ammessi al gioco. Prendendo come esempio il lotto, il singolo numero ha una probabilità su 78 di essere estratto e per questo la quota scommessa dovrebbe essere pagata 78 volte, ma in realtà il giocatore guadagna solo 11 volte tanto. Anche nella roulette, il gioco considerato più equo , se puntiamo sul rosso o sul nero non veniamo pagati giustamente (2,05 volte tanto), ma solo il doppio: infatti è presente lo zero che favorisce il croupier poiché non rientra in nessuna delle categorie possibili.
È, quindi, inutile sperare così intensamente, come gran parte dei giocatori fa, di arricchirsi con il gioco dazzardo, viste le ben scarse possibilità; tuttavia continuare a sognare di fare 13 al Totocalcio o 6 al SuperEnalotto è sempre consentito, limportante è appunto non accanirsi.
Vuoi andare nellaldilà? Gioca!
Sul gioco dazzardo, sulle effettive speranze di vincita, riportiamo il parere di Domenico Costantini, autore di libri sulle discipline statistico-probabilistiche ed ex professore di Statistica e Calcolo delle probabilità alla Università di Genova e Bologna, che abbiamo incontrato al British Museum di Londra, dove si trova per delle conferenze.
- Professore, qual è la situazione del gioco dazzardo in Italia? - Devo dire che in Italia vi è una reale passione per il gioco che è difficilmente riscontrabile in altri paesi, labbiamo nel sangue: già i romani conoscevano il gioco dei dadi! Ma senta lei ha mai visitato il British Museum, vorrei farle vedere un antichissimo reperto egiziano, veramente curioso.
Il professore ci conduce in una delle sale dellarea egiziana. - Professore, come mai mi ha portato nellarea egiziana? - La vede questa tavola? Provi ad immaginare cosa sia? E semplicemente una specchiera con caselle e pedine. Lo sa che secondo gli Egiziani per il passaggio nellaldilà era necessario battere un avversario al gioco del senet, uno dei più antichi giochi antenati di scacchi e dama! Vede il gioco dazzardo ha radici molto profonde e antiche.
- Ma non crede che in questo periodo si stia proprio esagerando? Vi sono sempre più casi di giocatori che puntano fortemente sulle scommesse per cambiare la propria vita, o ancora peggio di giocatori patologici, che non riescono a liberarsi dalla dipendenza dal gioco. - Ha ragione, il problema maggiore sta nella non conoscenza del sistema di gioco e di vincita. Molti italiani credono che giocando spesso possono aumentare la probabilità di vincita, ma ciò accade solo se le giocate tendono allinfinito e, come lei ben sa, ciò è impossibile. Inoltre, mi dica, se ad esempio nella ruota di Milano ci dovesse essere un numero ritardatario lei cosa farebbe? - Credo che giocherei quel numero, probabilmente avrei maggiori possibilità di vincita e maggior guadagno in caso quel numero ritardatario uscisse.
- Ha usato la parola giusta: probabilmente, ovvero probabilità. Vede molta gente offuscata dal desiderio di guadagnare soldi arriva a pensare che, se un numero non esce da duecento estrazioni, vuol dire che ha più possibilità di essere estratto, ma ciò è completamente sbagliato: in ogni estrazione ogni numero ha sempre la stessa probabilità di uscire.
- Non crede, dunque, che chi gestisce questi giochi (lo stato o anche gli enti privati autorizzati a farlo) speculino sulla voglia di giocare e guadagnare soldi da parte degli italiani, per arricchirsi sulle loro spalle?
- Le rispondo con un esempio. La probabilità di fare sei al Superenalotto è una su 622.614.630. Azzeccando tutti e sei i numeri e puntando un euro dovrei vincerne 622.614.630, mentre la vincita più alta è stata di sessanta milioni di euro. Lo Stato dunque ci guadagna molto.
Queste le considerazioni illuminanti del professor Costantini. Ma siamo certo consapevoli che non saranno comunque questi dati forniti dal professore a fermare gli appassionati del gioco dazzardo. Lunica via di scampo è forse puntare sui numeri che ci vengono consigliati dai sogni: abbiamo le stesse probabilità di vincita, ma almeno diventa decisamente più eccitante e coinvolgente.
Les jeux sont faits!
Gli avventori del casino di
truffati da un crupiér. Fatti del genere non rappresentano che un altro episodio di raggiro associato al gioco di azzardo, episodio che si va ad aggiungere alla migliaia di altri casi di truffatori che hanno segnato la storia di questo che si può definire un diffuso fenomeno di costume. Sono ormai nellimmaginario collettivo le figure di quei signori che, con i loro banchetti di giochi delle tre carte, ingannavano i passanti: essi catturavano lattenzione dei passanti contando sul gusto della sfida (La mano è più veloce dellocchio, provare per credere) che animava gli avventori, portati ad accettare la provocazione per dimostrare la propria superiorità. Il gusto della sfida è presente in tutti i giochi in cui cè un confronto tra uomini, come il black-jack, i giochi di carte in genere e cosi via. Quando invece il confronto è tra luomo e la fortuna, il senso di sfida diminuisce e la leva che muove il giocatore è la speranza di ottenere una forte vincita: ecco spiegata la crescita esponenziale del numero di persone che si dedicano al Superenalotto o alle varie lotterie, che però proiettano possibilità di vincita talmente rare che i veri vincitori, quelli a cui lazzardo ha cambiato la vita, si possono contare sulle dita di una mano. Unaltra parte importante del gioco dazzardo è la superstizione: fin dallantichità si riteneva che i dadi esprimessero il volere degli dei (si pensi alla leggenda del passaggio del Rubicone di Cesare : Alea iacta est ) ed erano usati per prendere decisioni importanti; e ancora oggi molti ricorrono ai tarocchi per prendere importanti decisioni, e gli avventori dei casinò si portano spesso dietro i loro preziosi ciondoli portafortuna. Figure emblematiche di questo irrazionale rapporto con il gioco sono coloro che vendono i numeri del lotto garantendoli come vincenti, secondo inconfutabili teorie pseudoscientifiche, e sfruttando così lingenuità di molta gente. Il nostro povero croupier mariuolo ha ancora molto da imparare, in quanto a truffe, prima di avere lo stesso potere di suggestione nei confronti della gente. E non si può, parlando di superstizione, tralasciare coloro che giocano i numeri che hanno sognato, o che coincidono con lanniversario di morte di una persona cara, con lassoluta certezza di vincere.
Io voglio pensare che questo non dipenda tanto dalla speranza di arricchirsi facilmente quanto dalla voglia della gente di abbandonarsi poeticamente al desiderio di credere che questa magia si possa realizzare davvero. E così che un uomo adulto si trova a giocare i numeri che gli ha riferito la cara nonna in sogno, come per unutopica sensazione che lei, in questo modo, possa continuare a consigliarlo ed aiutarlo, se non a vivere.
Istituto C. Cavalleri di Parabiago