Avvenire
28 febbraio 2003
PERDERSI PER VINCERE il fatto.
Gioco, vite strozzate dalle scommesse
L'allarme della Consulta antiusura e degli psicologi: migliaia di indebitati chiedono aiuto. Dodici occasioni fisse settimanali, mille nuove proposte su Internet. E le «false speranze» nelle sale Bingo
di Pino Ciociola
Gli italiani sono primi al mondo per giochi d’azzardo: «investono» il 9 per cento di quanto si punta in tutto il globo. Per mezzo milione di persone è diventata una grave malattia psichica che crea dipendenza e in molti casi ha portato al suicidio
«Italiani, primi al mondo nelle spese per l'azzardo: secondi (in teoria) solo al gigante statunitense per totale di soldi "investiti" (18 miliardi di euro nel 2002 l'Italia, 42 miliardi di euro gli Usa), in realtà imbattuti visto il rapporto spesa/abitanti». Monsignor Alberto D'Urso, segretario della Consulta nazionale antiusura e presidente della Fondazione antiusura di Bari, snocciola cifre drammatiche e rilancia l'allarme dei sociologi. «Si stima che in casinò, lotto, videopoker, schedine, cavalli, bingo e altre forme di azzardo, nel 2003 in Italia spenderemo trenta miliardi di euro, pari a 60mila miliardi di lire». Un picco raggiunto in pochi mesi, e per di più in costante aumento: quasi un decimo della spesa planetaria per il gioco avviene nel nostro Paese, dove l'azzardo per almeno 500mila persone è una vera e propria malattia, spesso mortale.
Non è un caso che il grido d'allarme venga da chi combatte l'usura: «Le migliaia di persone che ci chiedono aiuto, strette nelle spire degli strozzini - dice D'Urso - raccontano di essersi indebitate proprio a causa dell'azzardo: in Italia esistono dodici occasioni fisse settimanali di gioco, cui si aggiungono mille nuove proposte via Internet, e di recente anche quello "spaccio di false speranze" che sono le sale Bingo». Un introito enorme per lo Stato, che infatti incentiva il vizio. «Non demonizziamo», ammonisce D'Urso: «Una schedina la gioco volentieri anch'io». Il problema infatti non è tanto per quell'80% di italiani che sfidano la sorte saltuariamente, ma lo diventa per un 3% di giocatori che senza accorgersi passano alla malattia: una patologia che il Diagnostic Statistic Manual, la "bibbia" della psichiatria mondiale, annovera ufficialmente tra i "Disturbi del controllo degli impulsi". Si chiama Gap: gioco d'azzardo patologico. «In Italia aumentano in modo esponenziale le persone affette da Gap - continua D'Urso -, una forma di dipendenza da cui, secondo gli studiosi, è più difficile liberarsi che da droga e alcol. Molti, incapaci di smettere, arrivano al suicidio: hanno rovinato se stessi e la famiglia, non sanno come pagare gli strozzini e vedono nella morte la sola via di fuga. Tra le persone che si sono rivolte ai nostri centri d'ascolto ricordo, ad esempio, un ragazzo che lavorava all'università: padre e madre avevano sacrificato tutto per pagare i suoi debiti, anche la liquidazione chiesta in anticipo, ma non era servito: alla fine si è tolto la vita. O una madre di Vicenza, che era arrivata a prosciugare il conto in banca del figlio non riuscendo a tenersi lontana dal tavolo verde: anche lei l'ha fatta finita...».
Impossibile, quando si varca per la prima volta la soglia del casinò o si fa la prima puntata al lotto, prevedere la patologia: «Può capitare a chiunque, ma proprio le persone più vulnerabili sono quelle a rischio - continua D'Urso -: disoccupati, casalinghe sole, giovani senza punti di riferimento... Oltre a tutto nel gioco investe di più chi ha un reddito inferiore e si impoverisce chi già era povero. Preoccupano soprattutto i pensionati: il 60% delle famiglie italiane ne ha uno in casa e molto spesso è grazie a lui che il bilancio domestico non va in rosso. Ma oggi molti di loro frequentano le 300 sale Bingo sorte ovunque - altre 120 apriranno a breve -, col risultato che le finanze familiari subiscono il contraccolpo e l'isolamento dell'anziano in famiglia aumenta».
Insomma, uno Stato che crede di arricchirsi dando in pasto ai cittadini le lusinghe dell'azzardo fagocita se stesso: «Per il gioco c'è chi perde il lavoro, chi chiude i battenti di negozi e imprese, chi manda in rovina sé, la famiglia, i dipendenti... Una "produzione" legalizzata di miserie che tra pochissimi anni si rivelerà devastante, quando sarà tardi per correre ai ripari». E poco contano le giustificazioni istituzionali: «Chi ci governa dice che lo Stato, appropriandosi dell'azzardo, lo sottrae alla malavita organizzata: insomma, combatte il vizio con il vizio. Un sottosegretario al ministero delle Finanze ci è venuto a dire che questi proventi saranno investiti... per curare le vittime prodotte dalla dipendenza dal gioco».