Gente Veneta
04 dicembre 1999
Uno psicologo racconta.
Casino' e dintorni
Un convegno a S. Maria delle Grazie parla di vantaggi e svantaggi.
Malati di gioco, per sfuggire il dolore Sono profonde le cause che fanno di un giocatore abituale di schedine, casinò e altre forme di gioco un "dipendente" bisognoso di cure con supporto psicologico.
Cosa c'è dietro la passione sfrenata per il gioco? Non ci credereste, eppure la risposta è: il dolore. Smettere di giocare è semplice - spiega il Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta, che da anni ormai lavora nel campo delle "gioco-dipendenze" il difficile è affrontare i nodi che ci sono sotto. Il gioco è la punta dell'iceberg, o la vernice che copre. Togliamo questa vernice, che è anche spessa, e sotto ci troviamo la sofferenza umana, il dolore. E' su questo che poi dobbiamo lavorare, per capire: Per uno che perde due o tre miliardi al gioco possiamo si parlare di centralità del denaro nella nostra società, della civiltà dei consumi...certo. Ma evidentemente siamo anche di fronte a una persona che ha dei problemi molto profondi".
Nel comune di Campoformido (UD) sono una quindicina i giocatori in terapia, insieme alle proprie famiglie, coinvolte pesantemente nella crisi. Per ognuno di questi si parla di buchi che vanno dai 300 milioni ai 3 miliardi. Casinò? Non solo: ci sono le corse di cavalli, le schedine e i giochi di Stato vari, perfino la borsa.
Rolando De Luca si occupa da vent'anni di comportamenti e di dipendenze di tipo legale: fumo, alcool, cibo. Quattro anni fa, pprendendo a modello l'esperienza statunitense dei "giocatori anonimi" nasce il primo tentativo. Al locale Club Aloclisti in Trattamento partecipa anche una coppia di giocatori. E' così che parte l'aventura, tutta di targa privata. Oggi i gruppi seguiti dal dr. De Luca, e da altre figure profesionali sono due.
"Noi non assumiamo una posizione morale nei confronti del casinò e del gioco in generale. Sono situazioni che ormai si sono strutturate nella nostra società, che hanno grossi vantaggi, come entrate fiscali notevoli, ma di cui si pagano anche i prezzi. Un po' come il traffico: molto traffico produce più incidenti, molto gioco produce situazioni patologiche". Circa il 70% della popolazione italiana gioca d'azzardo, dalla semplice schedina una volta ogni due mesi in su. "i questi solo l'1 o il 2% - continua De Luca - diventano giocatori compulsivi, dipendneti, che hanno del tutto perso il libero arbitrio". Non si è però in grado di determinare prima quali siano le caratteristiche di queste persone, chi "ha le carte" per cominciare con una quantità minima e non sa più fermari prima di giungere oltre il massimo. "Siamo di fronte a situazioni non disastrome, ma molto di più. Continuando la metafora della strada, da noi arrivano le persone dopo che si sono scontrate con un tir..."
Quanti ne escono? "A lungo termine - spiega lo psicologo - dal 50 al 70% di chi ha un problema di questo tipo può uscirne. Chiaro che chi è dipendente non accetta volentieri di venire in terapia per smettere. Ma le esperienze di gruppo sono ormai ben testate". Si parte dal gioco ma, come si diceva, si arriva molto, molto più in profondità, fino al disagio più profondo di questi giocatori. "Devono accettare la propria sofferenzam il proprio dolore. Chi gioca ha dei vantaggi: pasa molto tempo senza pensare più a se steso".
Ma non si può forse capire a fondo il problema, se non si considerano fenomeni molto più coplessi: la centralità del denaro in questa società il perchè sono cambiati i consumi rispetto al dopoguerra, la rincorsa del benesere a tutti i costi, il Pil che se cresce solo dell'1% fa sentire un Paese sull'orlo del baratro. "Se abbiamo questi ritmi di sviluppo - considera De Luca - puntiamo a determinati valori. Io non voglio difendere un tipo di sviluppo o un altro ma mi limito a dire che ci sono delle conseguenze. Non è che chiudendo un casinò si risolve il problema: non è questo il modo di affrontare la quetione. La gente si rovina anche giocando al lotto, al totocalcio, in borsa, alle corse di cavalli. E non si può neanche pensare di chiudere tutti i gioci". D'altra parte è vero anchem speiga lo psicologom che "nel momento in cui si aprono nuove opportunità, dal casinò alle nuove riceitorie del Lotto, aumenta la quantità di giocatori. Se si parla molto di gelato e si apre una serie di gelaterie nuove, aumenta per forza il consumo di gelato. Se si aumenta la pubblicità sul gioco, come per qualsiasi prodotto, si aumenta anche il consumo di gioco".