Altro che ripresa. Gli industriali del mobile, piccolo o grandi che siano, non vedono ancora il fondo del tunnel. E i mesi dell'estate potrebbero essere quelli decisivi per la loro sopravvivenza. Tante, troppe fabbriche oggi lavorano al 50% delle loro potenzialità.
Il mercato internazionale non tira. E a pagare di più sono i piccoli operatori, i cosiddetti <<terzisti>>, che battono <<cassa>> o lavoro un po' ovunque. E qualcuno di loro comincia a chiedere aiuto perfino alla Caritas. C'è chi è sommerso dai mutui e, non disponendo di commesse, dai debiti. E c'è chi, fra costoro, rischia di farsi ricattare dagli usurai. Un dramma nel dramma. Se, infatti, fino ad oggi l'usura catturava soprattutto i <<disperati>> del gioco d'azzardo, da qualche tempo si prende gioco dei piccoli operatori economici, dai commercianti agli artigiani, agli industriali di ridotte dimensioni che, a costo di grandi sacrifici, di ancora più consistenti risparmi, hanno <<rischiato>> e, chissà per quale errore o avversità economica, si trovano oggi sull'orlo del collasso.
E' a questi <<nuovi poveri>> che presta attenzione la <<Consulta nazionale antiusura>>, una Onlus che si appoggia sulla Chiesa e in particolare sulla Conferenza Episcopale Italiana. Mons. Massimo Rastrelli, presidente di questa Consulta, è venuto recentemente a Udine, accompagnato da mons. Alberto D'Urso, il segretario. Sono stati dall'arcivescovo mons. Pietro Brollo e poi dai responsabili della Caritas perché anche in Friuli, come in altre diocesi del Nordest, dovrebbe essere clonata la loro esperienza. Come lo spiegheranno loro stessi, con questa intervista, allargata a Rolando De Luca, che collabora co la Caritas sulla frontiera della lotta alla dipendenza da gioco d'azzardo.
Per capire qual è il compito della Fondazione anti-usura, cerchiamo di spiegare come è nata. Padre Rastrelli, come riusciva a convincere i suoi parrocchiani ad aiutare chi si trovava nelle necessità?
<<Facevo loro questo discorso: dal momento che Dio vi dà il pane quotidiano, cercate di risparmiare, perché il consumismo ci porta a sprecare; il risparmio condividetelo con i poveri. Ricordo che riuscimmo a dare da mangiare a 400 famiglie napoletane, escluse dal sistema economico; e non perché volessero esserne escluse, ma non riuscivano ad inserirsi>>.
Con questo sistema, lei riuscì ad aiutare anche lavoratori che perdevano il lavoro prima della pensione.
<<Sì, e mi rivolsi sempre a coloro che un reddito, invece, ce l'avevano. Ricordo una situazione: riuscimmo a fare in modo che un operaio che non aveva totalizzato i contributi per la pensione, riuscisse a farcela con il nostro prestito di 8 milioniche ci restituì non appena ricevette la pensione>>.
E con gli 8 milioni di vecchie lire restituiti, che cosa faceste?
<<Impiegammo la somma per aiutare 46 famiglie>>.
Dopo la Fondazione di mons. Rastrelli, ne nacque una seconda, a Bari. Da allora, mons. D'Urso, queste realtà si moltiplicarono e oggi rappresentate un arcipelago della solidarietà.
<<Dopo napoli e Bari, nacquero infatti numerose altre fondazioni: a Roma, Torino, a Matera, in altre diocesi. Decidemmo, pertanto, di dar vita ad una Consulta italiana. Il presidente è padre Rastrelli, io sono il segretario. La consulta rappresenta, oggi, ben 30 fondazioni e vorremmo bene presto annoverare anche quella di Udine>>.
Come mai questo pullulare?
<<Le fondazioni sono nate come volontà della Chiesa e della società civile per prevenire l'usura, per esprimere solidarietà nei confronti delle persone che sono cadute. Ma anche, se possibile, educarle alla legalità>>.
Mons. D'Urso, educare alla legalità che cosa significa in questo caso?
<<Significa soprattutto educare alla denuncia>>.
Non è una decisione facile.
<<Proprio per questo abbiamo attivato dei centri di ascolto, che hanno il compito, tra gli altri, di aiutare le persone a vincere la paura. Non dimentichiamoci, infatti, che gli usurai sono ammanigliati con la malavita organizzata. In particolare ci proponiamo di aiutare queste persone ad uscire dal sommerso. Che è consistente, come ci è stato confermato, anche in Friuli. Il fatturato del sommerso corrisponde alle risorse di una finanziaria statale>>.
Da quanto avete approfondito, l'usura in Friuli su che cosa si regge?
<<Sull'indebitamento per il gioco d'azzardo - risponde mons. D'Urso - e sul fallimento di numerose imprese, anche per un rapporto sbagliato con le banche. Che, quando ravvisano dei rischi, pretendono il rientro di quanto hanno messo a disposizione>>.
A Campoformido opera, ormai da anni, un centro di ascolto e di terapia. Riscontra anche lei, De Luca, la mutazione delle vittime dell'usura: dal gioco d'azzardo ai fallimenti imprenditoriali?
<<Quando una famiglia si rivolge a noi si trova, solitamente, in una situazione economica drammatica. In alcuni casi mancano perfino i generi alimentari. D'altra parte, questo è ovvio: chi gioca d'azzardo investe tutto il suo denaro, fino all'ultimo euro e anche quello di almeno una decina di persone che gli stanno accanto. La gravità riguarda, poi, la dimensione psicologica. Per quanto riguarda l'indebitamento da attività economica, posso confermare che è anch'esso crescente>>.
Le origini
La fondazione di padre Rastrelli, come spiega l'interessato, è nata nel 1991, quando il gesuita fu fatto parroco della comunità <<Gesù nuovo>> al centro di Napoli. <<Mi trovai con problemi pastorali a tutto campo, fra i quali la fame e l'incapacità economica delle persone e delle famiglie a pareggiare i conti. In particolare mi scontrai con una vera e propria emergenza, l'usura, che aggiungeva alla mancanza di reddito sufficiente l'espropriazione di tutto, con la violenza enorme compiuta da una parte sull'altra. A questo punto pensai che la magistratura potesse in qualche modo assumere il compito di tutelare il debole. Ma mi accorsi che non esisteva, nel diritto italiano, una legge contro l'usura. E quindi non si poteva ricorrere alla magistratura, perché il denunciante sarebbe risultato perdente, avrebbe peggiorato la sua situazione. A questo punto, cercai una via strettamente personale, coinvolgendo anzitutto me stesso: se l'indebitato da solo si perde, con me ha qualche possibilità di salvezza. Quando i casi si moltiplicarono, interessai l'intera comunità>>.
Meglio i fondi bancari
Sono sempre più frequenti gli appelli antiusura che giungono alla Caritas diocesana di Udine. <<E questo la dice lunga - osserva mons. D'Urso - perché di solito si preferisce vivere questo dramma nell'incognito. Se ci si rivolge alla Caritas, significa che il dramma ha raggiunto una dimensione incontenibile. D'altra parte, la persona in usura difficilmente si apre, tende ad isolarsi e a coltivare il massimo disordine. Non potendo ricorrere ad altre fonti per riemergere, ci si affida alla fortuna. Anche da parte di persone che dal punto di vista imprenditoriale sono finite male. E tutto questo anche perché la politica dello Stato italiano lascia molto a desiderare a questo riguardo>>.
Ecco, dunque, i nuovi profeti? <<Sono poveri nascosti - conferma padre Rastrelli -. Sono vittime di una povertà che li porta ad impoverirsi (non è solo un gioco di parole) nella fiducia nell'uomo. Non hanno più autostima. Si mascherano rispetto a coloro che li amano. Costruiscono un sistema di obblighi falsi e distruttivi per se stessi e per la famiglia>>. Il primo compito della comunità è quello di scoprire queste persone, di mettersi loro accanto, di rispondere alle richieste di aiuto, sostituendo il prestito usuraio in prestito bancario. <<E cercando di non coinvolgere persone e famiglie in processi che, data la situazione dei tribunali italiani, sono un calvario spesso ad esito non solo negativo, ma anche distruttivo>>.
Ma vediamo quale risultato si ottiene promuovendo il prestito bancario al posto di quello usuraio. <<Si mettono le persone in condizione di pagare il debito, di riscattare le risorse per vivere, di acquisire fiducia in se stesso e di ripristinare i rapporti d'amore, in conclusione di ricostituirsi come persona. In 5 anni un prestito bancario si estingue. 30 milioni di vecchie lire costano 600 mila lire al mese. Al termine del processo avranno pagano 36 milioni, compresi gli interessi. Ma per fare questo, c'è bisogno di fondi. E questi vanno chiesti alla solidarietà: chi ha deve dare>>. Mons. Rastrelli e mons. D'Urso hanno creato dei fondi ati-usura. <<Sono fondi di origine privata, attraverso i quali noi possiamo pagare le garanzie alla banca>>. La Fondazione, inoltre, garantisce un tutor. E' una persona che si prende cura della vittima dell'usura, aiutandola a trasfomare il debito usuraio in debito bancario, magari con cauzioni. <<La mia Fondazione - ricorda mons. Rastrelli - ha messo in banca, per questo scopo, 28 miliardi per salvare 2 mila persone>>.