Il gioco d'azzardo con una delle sue più recenti e insidiose varianti, il video poker, hanno ormai assunto un'importanza notevole nelle cronache nazionali e locali. Le narrazioni indicano una casistica facilmente catalogabile di patrimoni dilapidati, di famiglie lacerate al loro interno dalla mania di uno degli elementi (più spesso il capo del nucleo) coinvolti in spese sempre crescenti e in debiti contratti con banche e usurai. Classe Donna ha voluto indagare più da vicino il fenomeno. Per farlo ci siamo rivolti ad un organizzazione friulana, l'AGITA, che raduna ex-giocatori e relativi parenti che intendono liberarsi dalla perniciosa dipendenza.
Lo psicoterapeuta Rolando de Luca, coordinatore delle attività del centro, ha accettato di chiarire alcuni punti essenziali di un problema le cui proporzioni pochi riescono ancora a comprendere bene e che riguarda anche le Marche, visto che una certa quantità delle segnalazioni che giungono all'AGITA, provengono proprio dalla nostra regione.
Dottor De Luca, volendo tracciare un identikit del giocatore tipo ne emerge una figura maschile, fra i 40 e 50 anni e, ciò che ha un carattere peculiare, lavoratore autonomo. Abituato al rischio quindi...
Il benessere economico è effettivamente diffuso fra i giocatori. La nostra regione contribuisce alle nostre statistiche non meno di altre e lo testimoniano le telefonate che pervengono al centro in cerca d'aiuto. Non è nostro compito trovare una soluzione alle questioni economiche. Tuttavia l'affrontare il disagio psicologico all'origine della mania del gioco, finisce col ricadere positivamente anche sui portafogli dei malcapitati. Va aggiunto un particolare interessante: non abbiamo mai a che fare con situazioni disastrose. Il giocatore argina le proprie uscite con mutui e altri strumenti finanziari allo scopo di continuare con l'azzardo…
Venendo al video poker, il nuovo marchingegno per il gioco d'azzardo coinvolge un buon 13% dei vostri assistiti…
Già, e la cosa ha un risultato ancora maggiore nella vostra regione dove non esistono Casinò che da noi invece abbondano e la cui frequentazione necessita di maggiore età e del rilascio di un documento di identità. Tutto al contrario dei video poker, facilmente reperibili nei bar sotto casa e liberamente frequentabili anche da minorenni che, sebbene interdetti all'uso della macchina, finiscono comunque col giocare.
Esistono altre forme di dipendenza che si associano al quella da gioco? Quali le più comuni?
Diciamo che il fumo da sigaretta è quello di gran lunga più frequente. Posso dirle che con la terapia alcuni che avevano risposto positivamente per il problema del gioco hanno fatto altrettanto con il tabacco. Ora, visto che il tabagismo provoca in Italia ogni anno 85.000 morti, mi sembra che non sia un risultato dappoco…
Nessuno che soffra di dipendenze di questo tipo crede davvero di avere un serio problema…
Io richiamo spesso l'esempio del pugile in balia dell'avversario sul ring. Se non intervenisse l'allenatore a salvargli la carriera o la vita, quello continuerebbe a prenderle. Così per i giocatori che debbono essere aiutati dai loro famigliari. Famigliari che spesso dubitano e non vogliono convincersi che sia proprio così, che il loro congiunto è incappato in un grosso guaio…
Parliamo del rischio, e del bisogno, specie nei maschi, di provarne la sensazione. Un fatto questo dal punto di vista antropologico indubitabile…
E' vero. Dagli sport estremi fino al gioco d'azzardo. Vi è l'accenno, credo molto chiaro, di un gioco con la morte. Dirò forse una banalità ma abbiamo bisogno di meno eroi. E questo perché gli individui che rischiano davvero sono quelli che scommettono sulla vita di tutti i giorni. Su moglie e figli. Il duro lavoro non affascina. Ma è concreto. E tanto basta.