E il gioco imperversa. La superdoviziosa sestina resta latitante e gli Italiani impazziscono. Per la verità non solo loro. Perdono la testa pure gli stranieri, che non esitano a fare lunghe e ordinate code per tentare la fortuna. Succede nelle zone di confine, con grande soddisfazione dei commercianti, che si augurano che il fantomatico sei non esca subito. Alla ricevitoria si presentano tutti, certi che la dea bendata questa volta non possa che favorirli. Lo sentono e giocano. Giocano molto, non pochi euro, ma molti: cento, cinquecento. C'è qualcuno che ha venduto pure la casetta al mare, perché era certo di vincere, poi…Bando alle lacrime, la prossima sarà la volta buona e si sborsano fior di quattrini. Chi bellamente se la ride è lo Stato che incamera a palate euro sonanti, che si fa promotore dei vizietti degli Italiani. E già lo Stato, che fa e sfa! Proibisce e contemporaneamente favorisce. Ora anche l'Intesa dei Consumatori ha chiamato il Superenalotto con il suo vero nome e cognome: gioco d'azzardo. E ha fatto un esposto alla magistratura. Ma con nonchalance tutti continuano a giocare, mettendo, talvolta, a dura prova i bilanci famigliari. Essere certi di vincere è pura follia, c'è una possibilità su 625 milioni che capiti. Certo, a lungo andare la fatale sestina uscirà, ma quanti ne saranno soddisfatti? Certamente un numero infinitamente più piccolo dei giocatori. In Italia il gioco legale ed illegale muove una cifra calcolata sui 25 milioni di euro. L'80% degli abitanti della penisola dedica qualche attenzione all'azzardo, nel 3% il gioco è patologico, detto in cifre dalle 500 mila alle 700 mila persone. Numeri assolutamente non insignificanti in se stessi, che diventano notevoli considerato il carico di dolore del singolo individuo e delle famiglie. Ma gli Italiani passano sopra e giocano, anzi sono invogliati a giocare. Lo Stato ha scoperto la gallina dalle uova d'oro e promuove concorsi e lotterie. La fantasia dell'italica specie non ha limiti. Per l'autunno avremo il "tredicissimo", che tredici non è, ma un quattordici. Si vincerà anche sbagliando tutta la colonna del Totocalcio. Modi per spillare denaro. Modi per infinocchiare i tanti sprovveduti che al caso credono, o per dare illusioni a buon mercato che durano lo spazio di una notte o di pochi giorni. Il gioco d'azzardo (gioco di fortuna, dove il risultato è determinato esclusivamente dalla sorte, in cui il giocatore non può minimamente intervenire) è sempre esistito, tutti lo sanno, ma dobbiamo riconoscerlo come tale e non mascherarlo con nomi più o meno famigliari o con finalità sociali. Viste le varie offerte aggressivamente pubblicizzate nel nostro Paese, quasi nessun nucleo famigliare è indenne dai mille volti del gioco d'azzardo. E i danni ci sono. Proprio nella nostra Regione è nata, a Campoformido, Agita, l'Associazione degli ex giocatori di azzardo e loro famiglie, diretta dal dottor Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta. Attualmente i gruppi di terapia sono otto e coinvolgono tra giocatori d'azzardo e famigliari un centinaio di persone. L'identikit del giocatore patologico? Ce lo traccia, vista l'esperienza, l'Associazione. E' maschio fra i 40 e i 60 anni, è lavoratore autonomo, predilige i casinò ed è dipendente da tabacco. L'associazione, molto attiva a livello regionale e nazionale, promuove incontri e dibattiti. IL 13 dicembre a Campoformido si terrà il IV Convegno nazionale "Auto aiuto e terapia per i giocatori d'azzardo e le loro famiglie: esperienze e prospettive in Italia" Per informazioni si può visitare il suo sito internet (www.sosazzardo.it), telefonare (0432728639) o inviare una e-mail a agita@sosazzardo.it.