Lo provano le inchieste della magistratura sugli ammanchi dovuti alle perdite al tavolo verde (un'indagine della procura di Perugia interessò anche il ruolo dei cambisti dei casinò ndr.), ma anche i dati della Fondazione Umbria contro l'usura che danno in aumento le richieste agli strozzini di famiglie sommerse dai debiti di gioco.
Ne sono convinti anche gli organizzatori del primo convegno sulla dipendenza da gioco d'azzardo che si svolgerà lunedì prossimo dalle 9 alle 19 all'Etruscan Choco hotel di Perugia, per volere dell'Ordine degli psicologi dell'Umbria.
«I dati locali sono difficili da reperire — spiega Imma Tomay, presidenti degli psicologi umbri — perchè il disagio è sommerso ma crediamo che l'Umbria sia in trend con il dato nazionale».
Secondo cui l'80 per cento della popolazione dedica attenzione al gioco d'azzardo e il 2 per cento dei casi sfocia in vere e proprie patologie. L'85 per cento dei giocatori sono maschi mentre il 51 per cento ha un'età compresa tra i 40 e i 50 anni e il 48 per cento è in possesso della licenza media. Il 90 per cento, ancora, fa uso di tabacco.
Il convegno ha lo scopo soprattutto di studiare delle risposte concrete al fenomeno. E in particolare di cercare delle sinergie con il privato sociale in modo da offrire soprattutto alle famiglie dei giocatori centri di ascolto. La giornata di studio si intitola infatti «Le nuove dipendenze: interventi clinici e di prevenzione nell'ambito del servizio sanitario nazionale e del privato sociale. Efficacia ed efficienza degli interventi dello psicologo».
Tra i relatori il dottor Rolando De Luca che illustrerà la sua esperienza di responsabile di gruppi di terapia per ex giocatori d'azzardo e per le loro famiglie, la dottoressa Daniela Capitanucci psicologo dell'Asl di Varese, la dottoressa Paola Briglia della Fondazione regionale contro l'usura che affronterà il capitolo dell'intervento psicologico alle famiglie dei giocatori.
In programma anche testimonianze di familiari di giocatori d'azzardo umbri.