| |
Messaggero Veneto
07 dicembre 1999
Una "crociata" veneta contro il gioco d'azzardo
VENEZIA - Il gioco d'azzardo? "Immorale", secondo la chiesa veneziana, nonchè "una vera e propria malattia", secondo i medici delle comunità di recupero dalla dipendenza da gioco di Udine, Trento e Bolzano. La crociata contro il mondo delle scommesse riparte da Venezia, città con casa da gioco municipale e "dependance" provvisoria in terraferma, a Cà Noghera, già ribattezzata Las Nogheras. L'occasione è venuta dal convegno "Il gioco d'azzardo. Casinò, superenalotto, lotterie: risorse pubbliche e danno sociale", organizzato a Mestre dalla coop sociale Mag. L'anatema l'ha lanciato don Gianni fazzini, parroco di Cà Noghera e prete operaio: "è inaccettabile che lo Stato e gli enti pubblici promuovano il gioco d'azzardo, per quanto regolamentato e legalizzato". La diagnosi invece l'ha tracciata Rolando De Luca, psicoterapeuta e fondatore dei gruppi di recupero dalla dipendenza da gioco operanti a Campoformido:"Il gioco d'azzardo non va considerato solo come un problema morale per il singolo, ma come una vera e propria malattia". Ma Stato o Comune "biscazziere" non rinunciano a incassi sempre più alti (Cà Noghera ha già fruttato 60 miliardi in pochi mesi) che rimpinguano le casse pubbliche, come ha ricordato Gianni Corradini, amministratore delegato del casinò, senza i cui incassi, ha detto, sarebbe necessario un aumento delle imposte del 22%.
|