Impulsività, incostanza, stravaganza, freddezza: questi sono i tratti che distinguono la personalità dei giocatori d'azzardo. Sono soprattutto uomini con un'attività professionale in proprio e hanno un'età piuttosto elevata. Ma anche famiglie distrutte economicamente e psicologicamente a causa del parente che al gioco ha speso tutti i risparmi di famiglia.
I dati sono il risultato di uno studio realizzato tra gli ex giocatori del Centro di terapia di Campoformido per ex giocatori d'azzardo e per le loro famiglie (Agita), in collaborazione con il Centro disturbi affettivi-Pavanello di Padova e il Centro Lahuen di Orvieto. Sono circa un centinaio le persone che sono in cura al centro.
Al Centro friulano per ex giocatori, sono stati messi a confronto due gruppi, uno composto da 81 giocatori e uno di 81 soggetti sani. La stessa cosa è stata fatta considerando due gruppi composti da 28 mogli e due composti da 26 genitori; si tratta del primo studio del genere compiuto in Italia. Tutti i soggetti sono stati sottoposti ai principali test usati in psichiatria per la valutazione dello stato psicologico.
Al centro di Campoformido giocatori e relativi familiari hanno accettato di sottoporsi a diversi questionari di valutazione e la ricerca è stata elaborata dal professor Gianni Savron, dal dottor Rolando de Luca e dal dottor Paolo Pitti ed è stata pubblicata sul numero di ottobre della Rivista di psichiatria edita dal Pensiero scientifico editore.
Il gioco d'azzardo rappresenta un problema considerevole a causa delle ripercussioni psicologiche, economiche e sociali che determina non soltanto in chi gioca, ma anche nelle famiglie. Infatti, quando il gioco diventa eccessivo compromette enormemente i rapporti familiari. In Italia il gioco legale e illegale muove una cifra calcolata sui 25 milioni di euro. L'80% degli abitanti della penisola dedica qualche attenzione all'azzardo, nel 3% il gioco è eccessivo, cioè assume quelle caratteristiche che hanno portato gli specialisti a classificarlo tra i disturbi psichiatrici: in cifre si parla di 500 mila-700 mila persone. Numeri significativi considerato il carico di dolore del singolo individuo e delle famiglie.
I risultati saranno presentati sabato 13 dicembre in un convegno organizzato (alle 9) nella sala consiliare del Comune di Campoformido"Auto aiuto e terapia per i giocatori d'azzardo e le loro famiglie: esperienze e prospettive in Italia", organizzato dall'Agita (Associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie presieduta da Adriano Valvasori e seguita dallo psicologo Rolando De Luca). Il gruppo coinvolge nella terapia anche i familiari, considerando che il giocatore coinvolge nelle proprie perdite l'intera famiglia con conseguenti problematiche economiche, sociali e relazionali, quindi è l'intero nucleo familiare che deve dirigersi verso il cambiamento, partecipando alla terapia di gruppo, analizzando la situazione familiare, elaborando un progetto.
I risultati raccolti danno l'identikit del giocatore, "gli scommettitori patologici rispetto a un soggetto sano, sono più ansiosi, depressi, ostili e con maggiori sintomi somatici. Le mogli hanno una maggior sensibilità, una forte tendenza all'altruismo e una pericolosa tendenza alla dipendenza emotiva, cosa che le rende a rischio di depressione. I genitori sono connotati come persone molto ansiose".
Secondo la ricerca, dunque, "la forte espansione del gioco d'azzardo e la sempre maggiore accessibilità ai vari tipi di gioco comporta, negli individui più vulnerabili, un maggior rischio di sviluppare un disturbo da gioco d'azzardo eccessivo con le prevedibili conseguenze personali, familiari e sociali che comporta".