La "droga" del gioco colpisce nel mucchio. Vittime insospettabili, come la casalinga che si "mangia" il mensile puntando sulla buona sorte di una cartella vincente, o il pensionato, che alla briscola al bar ha sostituito lunghi pomeriggi in attesa che il bacio della dea Fortuna si materializzi dentro una pallina numerata. Sono loro i nuovi "bersagli" del "mal d'azzardo". Almeno, secondo Adriano Valvasori, presidente dell'Agita, l'associazione di Campoformido che riunisce gli ex giocatori d'azzardo e i loro familiari, in tutto «un centinaio di famiglie»: «La dipendenza da gioco, purtroppo, è un fenomeno in crescita. Le nuove emergenze? Il bingo e il videopoker, perché toccano una nuova fascia di giocatori, casalinghe e pensionati, che prima non sapevano neanche cosa fosse il gioco. Invece adesso si mangiano la pensione e i piccoli risparmi. Il bingo pensavo fosse innocuo, come una tombola. Invece, è un gioco "mascherato": mi è capitato di conoscere persone che, per giocare al bingo, chiedono prestiti agli amici. La frase è sempre la stessa: "Voglio rifarmi"». Certo, «il bingo e il videopoker non vanno demonizzati. Non c'è l'intenzione di criminalizzare un singolo gioco», corregge il tiro Rolando De Luca, responsabile del Centro di Campoformido che attualmente segue in terapia otto gruppi di ex giocatori e familiari, per un totale di «una novantina di famiglie», friulane e non. «Il problema è generale. Non è che il lotto o il totocalcio o il gratta-e-vinci creino meno problemi. E' che l'offerta di giochi è sempre più vasta. E qualsiasi azzardo può portare alla dipendenza».
Piuttosto, De Luca guarda con preoccupazione alla rete delle reti, dove è sempre più facile restare "intrappolati": «Le scommesse on line sono un settore drammatico. Dal proprio computer di casa si può puntare sui cavalli e collegarsi anche ai casinò. Un'abitudine che sta prendendo piede anche da noi». Ormai, ad essere "malati" di gioco è almeno «fra l'1 e il 3 per cento della popolazione italiana, con un giro d'affari di circa 50mila miliardi delle vecchie lire». E, in Friuli, l'età della dipendenza si abbassa sempre più, come rimarca Valvasori: «I giovani oggi si avvicinano prima che in passato al gioco. Più offerte ci sono e più sono attratti. magari vanno la prima volta al casinò con la fidanzata il sabato sera e poi incominciano a frequentarlo da soli durante la settimana...».

L'unica arma per combattere il mal d'azzardo resta la terapia e l'auto-aiuto, temi al centro del quarto convegno nazionale organizzato da Agitas, Caritas e Consulta antiusura a Campoformido, nel centro polifunzionale del Comune sabato 13 dicembre a partire dalle 9. Al termine, verrà riproposto, come ogni anno un documento per chiedere che «chi di dovere» si attivi per «la riduzione dell'offerta dei giochi d'azzardo, l'eliminazione della pubblicità e l'attivazione dei servizi di prevenzione».

Ma il convegno sarà anche l'occasione per portare allo scoperto una piaga spesso nascosta per vergogna, quasi sempre scoperta quando ormai è troppo tardi «perché - ricorda Valvasori - il giocatore patologico diventa baro e bugiardo. Le mogli se ne accorgono quando arriva un avviso dello scoperto in banca o dello sfratto, o quando - e capita - inizia a mancare il pane e il latte in tavola». Non è un caso che i "malati" di gioco o i loro familiari scelgano di affidarsi a Internet per cercare un aiuto: «Il sito dell'associazione www.sosazzardo.it registra un numero di contatti eccezionale. Ormai siamo stabili sulle 4mila visite al mese. Riceviamo un sacco di lettere di gente che scrive per chiederci aiuto da tutte le parti d'Italia. A differenza del telefono, il sito consente di entrare in modo anonimo».