Roma, 20 gennaio 2004 - Immaginate un bullone gigantesco, delle dimensioni di un intero isolato. Prendete una vite, anch'essa grande, più del bullone stesso. Provate ora a unirli: prima o poi uno dei due si spezzerà.
Cosa succede quando il bullone è intero quartiere, popolato da 900 persone, e la vite è la più grande sala Bingo d'Italia? Un complesso modernissimo inserito nel cortile ad anfiteatro di 14 condomini gioca, da quasi due anni, su un equilibrio, ogni giorno, sempre più labile.
IX municipio, piazza Re di Roma: un'area continuamente congestionata dal traffico, giorno e notte, negozi disposti a raggiera per centinaia di metri, un'attività commerciale intensissima, un quartiere popolare con la più alta concentrazione di scommettitori della Capitale. La circoscrizione conta 150 mila anime, di cui il 30% rappresentata da over 60. "Qui - raccontano i residenti - abbiamo sempre vissuto in tranquillità, senza problemi".
Ma due anni fa la vita di centinaia di famiglie si è improvvisamente fermata e da quel momento dormire è diventato per molti quasi un ricordo. L'insegna luminosa della sala Bingo Re di via Siponto illumina a giorno intere palazzine: la luce entra prepotentemente negli appartamenti,
attraversa le imposte delle finestre, vìola le camere da letto, i bagni le cucine, tanto che i bambini possono giocare e fare i compiti nella propria stanza senza dover accendere l'interruttore. L'estrazione dei numeri chiamati durante il gioco è invece diventata parte della vita dei residenti, ormai abituati a condividere le proprie ore con la cadenza dei vari 79, sette- nove, 16, sei-uno, così fino a notte fonda.
La più grande sala Bingo del paese è un investimento perfetto nella sua organizzazione: oltre 170 milioni di euro di ricavi nel 2003, con un fatturato pronto a crescere, e un'affluenza annua di circa 800 mila giocatori. Se di miracolo non si può parlare probabilmente alla società spagnola Codere va riconosciuto il merito di aver costruito una macchina da gioco d'impressionante efficacia. Tremila metri quadrati di sala distribuiti su due livelli, un centinaio di dipendenti e soprattutto lunghe, lunghissime ore d'attesa per sfidare la sorte. Un esempio per le altre strutture che nella Città Eterna hanno conosciuto una prematura chiusura.
Nulla da eccepire se non fosse che se il Bingo Re ha forse migliorato l'esistenza di pochi fortunati vincitori per poi peggiorare quella di chi non ha mai acquistato una cartella in tutta la propria vita.
I cittadini non sono rimasti a guardare e hanno ribadito il proprio diritto al riposo e alla tranquillità.
Il Sig. Zaccardi vive a via Siponto dal 1957. E' romano d'adozione ma il quartiere, dopo 40 anni, lo conosce meglio di chiunque altro. "E invece - spiega - a volte mi capita di rientrare a casa la sera e di essere fermato dai clienti del Bingo in fila. 'Lei dove va, perché non rispetta il suo turno?' mi dicono. Ma siamo matti? Ora devo anche dare spiegazioni perché sto tornando a casa". L'appartamento del sig. Zaccardi è illuminato a giorno anche mentre va in onda il tg delle 20 e la cena è in tavola. Per non parlare dell'estate, quando l'afa soffoca il respiro e aprire le finestre significa inalare i gas di scarico di centinaia di vetture in transito nella minuta lingua di cemento. Sì perché il re del Bingo ha pensato a tutto: alla sua destra sorge un parcheggio a ore su tre livelli. Qui, giurano i residenti, il numero di auto in sosta supera di gran lunga i limiti consentiti dalle norme antincendio. E i condomini che hanno acquistato all'interno un posto auto sono spesso chiamati a gincane e manovre interminabili prima di portare sull'asfalto la propria vettura.
Il comitato di Re di Roma da quando la sala Bingo Re è attiva, ha messo da parte ogni dissapore o disagio interno tra i condomini, per un fine comune: uniti, con l'appoggio di Cittadinanzattiva e di altre associazioni cittadine (Ass. per Piazza Bologna e il Comitato di via Cesena e via Urbino) hanno scritto alla Questura di Roma, al prefetto Achille Serra e non ultimo
al sindaco Walter Veltroni. Nel corso dei due anni sono state raccolte centinaia di firme per richiedere al Comune la delocalizzazione della Sala.
Il comitato di quartiere ha poi notificato al presidente del IX Municipio i problemi legati all'inquinamento acustico, luminoso e ambientale. Un'indagine fonometrica dell'ARPA LAZIO ha riscontrato valori fuori norma da imputare proprio all'impianto di condizionamento costruito sulla terrazza della struttura. Un'autentica tegola sulle teste dei cittadini. Il rumore dei macchinari, di ora in ora, si fa sempre più intollerabile: un lamento onnipresente, di giorno e di notte. Eppure il Comitato di quartiere denuncia l'esistenza di un progetto d'impianto che inizialmente la BingoRe Srl si era vista approvare dai Monopoli di stato: l'iniziativa comprendeva un parco giochi sul lastricato, con tanto di piscina e ombrelloni, che è presto
finito nel dimenticatoio.
Orario di chiusura. Altro incubo per i residenti. Da mezzogiorno a notte fonda il quartiere è alle prese con incontenibili schiamazzi provenienti dalle lunghe file di avventori. "Ma c'è anche - spiega il portavoce del Comitato Paolo Frezza - chi esce dalla sala e urla di gioia, se vince,
o di rabbia, se ha perso". Il risultato non cambia, il fastidio neanche. Latitano gli interventi da parte delle istituzioni. "La legge - spiega Elio Rosati, responsabile di Cittadinanza attiva - non permette ai singolimunicipi di intervenire. Ma in altre regioni come Emilia Romagna e Lombardia, sono state create apposite commissioni edilizie che hanno bloccato la costruzione di sale Bingo".
Gli interventi, descritti in un protocollo d'intesa firmato dai cittadini e dalla società Codere, hanno tentato di insonorizzare gli impianti di refrigerazione. "Ma - spiegano i residenti - senza risultati apprezzabili.
Il rumore si sarà ridotto del 10% a dimostrazione del fatto che la sala Bingo non doveva essere costruita qui". Ma perché la sala di via Siponto rappresenta un'oasi, unica nel suo genere, nel fallimentare panorama del Bingo nostrano? Parlano i numeri: la sala offre ben 1300 posti e può dunque permettersi poste che superano i 2 milioni di lire. Dall'uscita della vicina metro di Piazza di Roma ecco affacciarsi giocatori occasionali, ludopati incalliti, turisti di passaggio: tutti pronti a tentare la sorte. Gli abitanti, costretti a convivere con gli "effetti" del gioco non chiedono risarcimenti in denaro ma solo il diritto di vivere nelle proprie case in tranquillità, di invecchiare in pace, di crescere i propri figli senza condizionamenti. "Ma - sospirano rassegnati i residenti di via Siponto - come in tutti i giochi d'azzardo, è sempre il banco che vince".