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Cittadinanzattiva.it
05 gennaio 2004
Cittadini imbufaliti? Sono d'accordo, ma…
INTERVISTA a Vittorio Casale, consigliere delegato della Codere, la società spagnola che controlla il Bingo Re. "Solidarietà ai residenti di via Siponto. Ma solo un'indennità può aiutarli. Comune e monopolio di Stato intervengano"
Nessuno tocchi il Bingo Re. O forse sarebbe meglio dire "se toccate il Bingo Re, la pagherete cara". No, nessuna minaccia all'orizzonte. A parlare è Vittorio Casale, consigliere delegato della Codere, società spagnola di proprietà delle famiglie Martinez e Franco che controlla la gestione delle più grandi Sale Bingo del pianeta. Casale ammette che il Bingo Re è una vera piaga per oltre 300 famiglie ma che al tempo stesso rinunciarvi significherebbe muovere un capitale di 400 miliardi di vecchie lire, oltre metà dei quali sarebbero destinati alle casse dello Stato. Senza contare la collocazione di oltre 180 dipendenti della sala che resterebbero comunque senza occupazione. Dunque, prima di tutto, il problema riguarda i numeri, cifre a più zeri. "Il problema è a monte. I palazzi - spiega Casale, socio al 49% delle azioni italiane della Codere - non dovevano essere costruiti intorno alla struttura. Prima della realizzazione di Bingo Re (7 febbraio 2002, ndr) c'era un'antica industria tipografica. Qualunque complesso sorgesse lì, in questo momento, provocherebbe disagi". Ma il Comitato di quartiere si è mosso solo due anni fa. Un collegamento con il Bingo Re ci sarà pure. "La sala l'abbiamo comprata già fatta. Prima di noi l'area era abbandonata. La zona era nelle mani di tossicodipendenti e malviventi. Ma la criminalità, con il suo silenzio, non disturbava la vita dei residenti". Poi siete arrivati voi. "Sì. Abbiamo portato sicurezza nel quartiere. La presenza del Bingo significa eliminare lo spaccio di stupefacenti, gli scippi e quanto altro". Però sono subentrati altri problemi. Da quasi due anni centinaia di persone non possono più dormire. Aprire le finestre è diventato quasi impossibile: l'aria nelle ore di maggior afflusso delle auto è irrespirabile. "Sono d'accordo. Anch'io al posto loro sarei arrabbiato". Dunque ammette che il problema esiste. "Abbiamo fatto il possibile per diminuire i disagi. Sono stati spesi oltre 700 mila euro per insonorizzare gli impianti di refrigerazione sul tetto e ottenere una riduzione di almeno 6 decibel. Siamo comunque sotto I limiti di legge, perfettamente nella norma. Se lì sorgesse una fabbrica i residenti cosa direbbero?" E delocalizzare la sala? "Mandare via il Bingo re da via Siponto costerebbe circa 400 miliardi di vecchie lire. Circa 240 andrebbero allo Stato. Poi vanno considerate le spese per l'indennità di licenziamento di 180 dipendenti, i debiti nei confronti delle banche. Io comunque per meno di 50 miliardi di lire la sala non la vendo". Allora non c'è via d'uscita. "L' Italia è l'unico paese al mondo dove le amministrazioni locali non ricevono un contributo per ridurre i disagi causati dalle sale Bingo. Se almeno 1 dei 24 miliardi di vecchie lire che paghiamo allo Stato fosse destinato ai condomini forse oggi non saremmo qui a parlare". I residenti hanno sempre detto: "Non vogliamo soldi ma solo tranquillità". "L'indennità è l'unica soluzione possibile. Con quei soldi si potrebbero insonorizzare gli appartamenti, applicare condizionatori nelle case, fare investimenti utili per eliminare rumori e disagi". Acquisterebbe un appartamento in via Siponto? "Sì, se insonorizzato" Ammetterà che la realizzazione della Sala Bingo Re è un investimento calcolato. "No. Abbiamo rilevato la struttura un mese prima dell'apertura. Non potevamo sapere che avrebbe avuto un successo simile". Ma il IX municipio è considerato il primo nella Capitale per numero di scommettitori. "La vicinanza dell' ippodromo di Capannelle sull'Appia ha portato molti giocatori qui. Non a caso è l'area che ha ottenuto più licenze a Roma, ben 8. Solo due sale però, la nostra e il Bingo palace sulla Casilina, sono ancora in piedi". Come si spiega dunque il successo atipico di Bingo Re? "Abbiamo un fatturato annuo di 60 milioni di euro, forniamo ottimi servizi di ristorazione e soprattutto garantiamo le vincite più alte della città. Qui la gente esce anche con 4 milioni di vecchie lire in tasca". Il municipio fa orecchie da mercante. Il Comitato di re di Roma ha scritto alla questura, al prefetto e al sindaco Veltroni senza ottenere risposte. "Apprezziamo e capiamo l'impegno dei residenti. L'errore di fondo è nelle richieste. Il comitato ha voluto agire da solo ma noi continuiamo a proporre interventi congiunti". Per chiedere cosa? "Che i cittadini siano indennizzati e possano così compiere gli opportuni interventi. E' il Comune di Roma che deve trovare un accordo con il Monopolio di Stato. Noi non abbiamo la titolarità del Bingo, ma solo la gestione. La gente deve capire che non siamo i proprietari del gioco".
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