Il Manifesto
20 dicembre 1999
Videopoker Mon Amur
Tra 400 e 800 mila macchinette. Tra 23 e 40 mila miliardi di giro d'affari. Almeno 20 mila persone in cura. Tutti i numeri di un gioco illegale
Videopoker mon amour Tra 400 e 800 mila macchinette. Tra 23 e 40 mila miliardi di giro d'affari. Almeno 20 mila persone in cura. Tutti i numeri di un gioco illegale MAURA GUALCO Un diciassettenne che manda sul lastrico la madre per giocare ai videopoker, un geometra che diventa rapinatore di banche per finanziare la manìa della macchinetta, migliaia di apparecchi sequestrati in tutta Italia. Sono solo alcuni dei tanti episodi di cronaca che negli ultimi tempi hanno messo in luce un fenomeno sociale sempre più in espansione, illegale in Italia, ma legalissimo in quasi tutta Europa.Meno di un mese fa, nell'ambito di un'inchiesta partita da Genova, erano state rinviate a giudizio un'ottantina di persone con accuse legate al gioco d'azzardo, principalmente videopoker, ma anche a toto nero e lotto clandestino. Il nucleo principale dell'inchiesta comprendeva, tra i molti che hanno avuto un ruolo marginale, anche figure di maggior rilievo della criminalità: si andava dai fratelli siciliani Fiandaca ed Emmanuello, accusati di appartenere a organizzazioni mafiose, ad un gruppo di ergastolani che fanno capo a Mario Rossi e Attilio Chiti, responsabili negli anni '80 di rapine, omicidi e sequestri di persona.A fioccare non sono solo le accuse di gioco d'azzardo, ma anche quelle per evasione fiscale, mentre non passa giorno in cui non ci sia almeno un sequestro di macchinette. In molte città italiane, principalmente Roma, Milano e Bari, solo la scorsa estate sono stati sequestrati circa 9 mila macchinette, mentre solo in Puglia le Fiamme gialle hanno accertato un'evasione di 36 miliardi di imposte indirette e 19 miliardi di Iva non pagata.Insomma, il giochetto elettronico rende e tutti, siano essi pesci piccoli oppure grossi, vogliano entrare in questo nuovo business. Come mai? "Si guadagna moltissimo - ci dice il tenente della Guardia di finanza Riccardo Chieco - In media un apparecchio rende 160mila lire al giorno. Ormai quasi tutti i bar o i circoli hanno i videopoker perché ci si è resi conto che fanno guadagnare più dei caffè e non esiste un sistema per fiscalizzare le giocate". Ma perché è illegale? Inizialmente la materia era disciplinata solo dal codice penale che vietava il gioco d'azzardo e definiva tale quello in cui erano presenti sia l'elemento del fine di lucro sia quello dell'alea: la vincita è lasciata esclusivamente al caso, escludendo così l'abilità del giocatore che in nessun modo può incidere sul risultato della partita. Poi è intervenuta, nel '94, una legge specifica che ha legittimato sia l'acquisto che l'utilizzo di videopoker. Unico limite: si possono vincere solo gettoni con i quali è possibile rigiocare al massimo altre dieci partite. Oppure dei ticket - purché il corrispettivo in denaro sia di "lieve entità" - tramutabili in consumazioni. Viene cioè eliminato l'elemento "lucro".Male cose non sono andate esattamente così. "Non solo i ticket a fine partita diventavano denaro liquido - ci spiega ancora il tenente Chieco - ma le macchinette spesso venivano abilitate per ricevere banconote anziché gettoni". Conseguenza? Un aumento esponenziale dei giocatori allettati dall'idea del guadagno, al quale si è subito affiancato l'interesse della criminalità organizzata, che "si è inserita nel nuovo business investendo in videopoker e dandoli in affitto, a volte imposto, ai gestori di bar o di circoli".A ciò si è anche aggiunta la simpatica abitudine, sia da parte dei padroni dei bar che dei locatari delle macchinette, di modificarne il software in modo da rendere impossibile le vincite più alte. Un ulteriore fattore che ha spinto la Camera dei deputati ad approvare, il mese scorso, un disegno di legge che oltre a prevedere un tetto massimo di vincita (20mila lire) - esigibile solo in gettoni per giocare altre partite oppure in consumazioni - impone ai gestori di installare sulla macchine una scatola nera che garantisca dalle manomissioni.Disseminati in tutta la penisola oggi ci sono almeno 400mila videopoker, ci dice Chieco, "con un volume d'affari che ruota intorno ai 23mila miliardi" (40mila secondo le stime del governo, ndr). E che non si limita strettamente alla macchinetta ma che coinvolge anche il fenomeno dell'usura. "Indagando su un giro di usurai - prosegue il tenente - ci siamo resi conto che molta gente si indebitava fino al collo solo per giocare al videopoker, con la speranza di rifarsi dalle perdite subìte".Di videopoker infatti ci si ammala e in Italia i videopokeristi dipendenti oggi sarebbero circa ventimila. Ventimila persone, di tutte le età, che mentono, rubano, vendono gli ori di famiglia, chiedono prestiti agli amici, frantumano la famiglia, perdono il lavoro per correre davanti a quello schermo con la pia illusione di veder apparire da un momento all'altro lei, la regine delle vincite: la scala reale. E se dopo ore di gioco ininterrotto devono cambiare i gettoni per continuare a giocare, preferiscono non lasciare la macchina incustodita ma affidarla a un amico o a un passante che impedisce al primo venuto di sfruttare il momento buono. "Non posso lasciarla proprio ora che è calda", ci dice un giocatore che vuole rimanere anonimo.Si tratta di una dipendenza che può degenerare in sindrome patologica da gioco d'azzardo, "una malattia ossessivo-compulsiva - spiega Cesare Guerreschi, presidente della Società italiana interventi sulle patologie compulsive - paragonabile alla cleptomania o alla piromania". Una piaga sociale sempre più in espansione alla quale alcuni centri clinici sorti hanno già dichiarato guerra.E' la sfida, per esempio, del centro di Campoformido dove ci sono in terapia circa una cinquantina di pazienti con le loro famiglie. E cosa succede in questa sorta di ospedali per giocatori incalliti? "Normalmente la prima telefonata viene fatta dalla moglie o da un parente del giocatore, mai dal giocatore stesso - racconta Rolando De Luca, psicoterapeuta e fondatore del centro clinico - Chiariamo subito che il trattamento sarà lungo e richiederà costanza negli incontri da parte di tutti i familiari. In questa prima fase perdiamo circa il 30% dei contatti. Il restante 70% continua e i risultati sono soddisfacenti. Ma smettere non basta, bisogna attuare un percorso che faccia considerare validi altri aspetti della vita. Il giocatore deve cioé accettare la quotidianità e smettere di considerare valide solo le esperienze al limite, vissute quindi come sfide continue e rischio estremo".Ma questi centri non sono solo la meta dei videopokeristi. A Campoformido il 51% dei pazienti giocava al casinò, il 21 ai cavalli, il 15 al lotto e il 13 ai videopoker. In effetti il sogno di poter vincere giocando e talvolta la conseguente malattia non deriva solo dal videopoker, che negli ultimi tempi invece è stato il più criminalizzato, ma da tutti i giochi basati sulle scommesse, che in Italia non sono certo pochi. Qualche cifra? Lo scorso anno, tra gratta e vinci, lotterie, schedine e lotto, lo Stato ha incamerato la bellezza di 11mila e 300 miliardi. E mentre - la notizia è di ieri - si esclude la possibilità di aprire altri casinò, solo pochi giorni fa il governoha dato il via a due nuovi giochi, il Bingo e il Totobingol, legato al campionato di calcio. Insomma sembra che quando si parla di rimpinguare le proprie finanze, le istituzioni dimentichino nel cassetto le preoccupazioni sulla salute dei cittadini, salvo ritirarle fuori quando si tocca un ambito, come quello del videopoker, che leva allo Stato una bella fetta di introiti.Decisamente contraria allo smantellamento dei videopoker è la Fipe-Confcommercio secondo cui "da una parte c'è la malavita che attende che il mercato dell'intrattenimento automatico trovi posto solo negli scantinati e nei locali fuorimano, dall'altra ci sono coloro che non vogliono aprire le porte della legalità ai videopoker solo per difendere in modo interessato il mercato dei giochi istituzionali, vecchi e nuovi". Insomma fronti contrapposti ognuno con le sue ragioni e le sue argomentazioni, come quelle di Cesare Marconi, che dà in affitto i videopoker a una ventina di bar romani e, al di fuori delle logiche criminose, ne sostiene a spada tratta la sopravvivenza solo per continuare a fare il proprio lavoro. "L'unico aspetto illegale di questo gioco - ci dice - è che i soldi che entrano nella macchinetta non sono fiscalizzati. Per il resto rimane un gioco per cui si va in dipendenza psicologica come per i cavalli o le slot machine e su cui ha messo le mani la criminalità organizzata tanto quanto sul toto o su altri giochi statali. Noi vogliamo essere in regola e pagare le tasse e proponiamo l'utilizzo di tessere prepagate così da non sfuggire alla fiscalizzazione. Se la legge approvata dalla Camera passerà anche al Senato chiudiamo baracca e burattini e lasciamo questo lavoro alla criminalità che ripristinerà le vecchie bische clandestine come prima, quando cioè i videopoker non erano ancora legali. Dicono che con i videopeker qualcuno ha rovinato la famiglia. Per me - conclude Cesare - si tratta di un lavoro. Solo una volta mi sono sentito in colpa: quando ho sentito un bambino rivolgersi al padre dicendogli: Papà, avevi promesso a mamma che avresti smesso"