Lula reagisce al «Waldogate» che lo ha travolto e decide la chiusura di tutti i «bingo» del Brasile. Il clamoroso provvedimento d’urgenza confisca tutte le slot-machines del Paese e manda a spasso oltre 100mila lavoratori del settore. La mossa a sorpresa del presidente Luiz Inacio Lula da Silva punta a scrollargli di dosso la crisi di immagine creata su di lui e sul suo Governo dallo scandalo di Waldomiro Diniz, uomo di fiducia del palazzo presidenziale, filmato mentre chiedeva fondi elettorali ad un boss della lotteria clandestina. Il provvedimento deciso a bruciapelo da Lula ha come scopo di mostrare all’opinione pubblica brasiliana che il presidente di sinistra sta reagendo con determinazione allo scandalo, che danneggia soprattutto il suo principale braccio destro e capo di gabinetto, Josè Dirceu. Lula ha annunciato la chiusura dei «bingos» a Caxia do Sul, enclave di emigrati veneti nel Brasile meridionale che festeggia in questi giorni la Festa dell’uva. La previsione è che la grande rete di locali da gioco del Brasile, a cui non sono estranei gli interessi di riciclaggio di denaro sporco della mafia italiana, reagirà compatta presso la magistratura chiedendo subito l’annullamento del provvedimento presidenziale. Ma le ferie brasiliane di Carnevale, iniziate l’altroieri, potrebbero rimandare lo scontro frontale tra Lula e i «bicheiros » a dopo il Mercoledì delle Ceneri. Ci vorrà il Carnevale per dare un po’ di tregua al G overno Lula. Nell’edizione di venerdì del settimanale brasiliano « Epoca», nuove rivelazioni aggravano lo scandalo del consigliere speciale del capo di Gabinetto di Lula, mentre Gilberto Gil si è rifugiato nel Carnevale di Bahia per placare temporaneamente le polemiche nel Ministero della cultura. «Epoca» ha pubblicato nuove confessioni di Waldomiro Diniz, il braccio destro di Josè Dirceu, capo-Gabinetto del presidente Lula. La settimana scorsa, il settimanale aveva pubblicato la trascrizione di un video in cui Diniz trattava con un boss delle scommesse clandestine finanziamenti per candidati del Partido dos Trabalhadores (PT), il partito di Lula. Nell’edizione di venerdì lo stesso Diniz ammette in una nuova intervista che ha incontrato nuovamente Carlinhos Cachoeira, il boss delle scommesse clandestine di Rio de Janeiro, anche due volte nel 2003, quando era già insediato al piano sopra l’ufficio della Presidenza della Repubblica. Diniz ha ammesso di aver fatto da intermediario in un incontro tra il boss e due direttori della multinazionale americana Gtech, che stavano cercando di ottenere il rinnovo del contratto di gestione tecnica delle lotterie della Cassa di risparmio federale, direttamente legata al Governo, un contratto da 130 milioni di dollari. In più, il boss avrebbe chiesto l’aiuto di Diniz per far ottenere alla Gtech la gestione delle lotterie anche a San Paolo. Il direttore di marketing della Gtech, Marcelo Rovai, ha confermato il contenuto delle rivelazioni di Diniz. Era esattamente quello che il presidente Lula e il PT temevano. Finora infatti il Governo si era difeso affermando che il video era del 2002, Diniz non era ancora consigliere di Dirceu e il PT non era ancora al potere. Adesso lo scandalo colpisce in pieno il braccio destro di Lula, quello che è considerato l’uomo forte del Governo e uno dei suoi ideologi.