Sono ormai dieci le case da gioco di medie dimensioni alle porte di Trieste. E il fenomeno sembra in costante crescita.
L'assedio dei Casinò: almeno uno a ogni valico
Il frequentatore tipo è triestino, pensionato e irresistibilmente attratto dalle "slot"
di Ugo Salvini
Oramai lo si può definire un autentico assedio alla città. Ammiccante, insinuante, fatto di luci e di colori: è quello attuato dai Casinò grandi e piccoli, sbocciati come funghi di stagione negli ultimi mesi a ridosso dei numerosi valichi che dividono la provincia triestina dalla Slovenia. Da Lipizza a Portorose, da Rabuiese a Se sana sono oramai dieci le strutture che operano a pieno regime. E quattro di queste, tra ristrutturazioni o edificazioni ex novo, hanno aperto nel giro degli ultimi dodici mesi.
Si tratta di un fenomeno in esplosione e che riguarda da vicino i triestini. Sono loro infatti i frequentatori più accaniti. L'identikit li vuole perlopiù pensionati, con una sensibile prevalenza del gentil sesso. Cominciano a riempire le sale già al pomeriggio e qualcuno non si fa problemi a tirare l'alba. Si fiondanoo a migliaia davanti alle slot machine. Slot, per giunta, di nuova generazione: lo strumento a leva è stato sostituito quasi dappertutto dal tasto elettronico che ha una qualità indubbia per le sale da gioco, perché accelera il ritmo delle giocate e con esso dei guadagni dei Casinò. Il taglio più piccolo accettato è la banconota da cinque Euro. Ci sono le slot più economiche, quelle dove ogni gettone virtuale vale cinque centesimi, e quelle dove invece ne vale venticinque, qualcuno azzecca la combinazione buona e ci rimedia un gruzzolo. Ma in molti puntano a chiudere la serata in pareggio, l'importante è trascorrere una sera diversa, sfuggendo all'abbraccio mortale della televisione. E dato che quasi dappertutto ci scappa la consumazione gratuita e c'è chi offre pure gli stuzzichini, chi si accontenta risparmia pure i soldi per la cena.
In sostanza, si può dire che il gioco più classico, la roulette, quella che vive di ritmi lenti, di lunghe riflessioni, di scambi di battute e talvolta di suggerimenti fra giocatori e croupier, è stato quasi del tutto soppiantato dalle slot machine. Un'organizzazione che richiede meno spazi e anche meno personale. A dedicarsi alla "francese" e allo "chemin de fer" sono rimasti i giocatori che vengono da più lontano, da Udine, dal Veneto, dall'Emilia Romagna, pronti a farsi accogliere dagli storici Casinò di Portorose e Lipizza, che ai più facoltosi offrono gratuitamente vitto e alloggio durante l'intero fine settimana.
Gli affezionati delle slot machine (ogni impianto di medie dimensioni ha almeno una trentina di macchinette) hanno diverse soluzioni a loro disposizione sotto il profilo geografico: andando da Nord a Sud: si può iniziare un ipotetico giro dal confine di Fernetti, arrivando a Se sana, dove fra grandi e piccoli i Casinò, intesi nel senso di ambienti che offrono la possibilità di giocare alle slot, sono addirittura tre, fra i quali il più vecchio, quello situato a pochi passi dalla stazione ferroviaria, divenne famoso qualche anno fa, esattamente all'epoca dei mondiali di calcio del '94, quando propose per primo le scommesse sulle partite di calcio, attraverso un collegamento con i bookmaker britannici. Da Basovizza invece si arriva a Lipizza, la cui casa da gioco però da qualche tempo deve fare i conti con la vicinanza di un nuovo Casinò nato sulle fondamenta di una piccola sala da gioco sistemata proprio all'incrocio fra la strada principale e il bivio per Lipizza.
L'assedio dei Casinò continua anche a un altro confine. A Pese, subito dopo aver varcato l'ingresso in Slovenia ci si imbatte in un Casinò aperto nel corso del 2003. E la musica non cambia in un altro trafficatissimo valico di prima categoria: a Rabuiese da tempo operava una piccola casa da gioco, che proprio in questi giorni si è sottoposta a un drastico restyling. E l'effetto è che ora, entrati in Slovenia, si arriva prima alle slot che al distributore di benzina, un tempo principale obiettivo dei triestini a caccia del pieno a prezzo ridotto. La mappa dei confini si conclude con Lazzaretto: sulla strada per Ancarano se ne trovano più d'uno, il più grande è quello che si raggiunge per primo, partendo dall'Italia, in ambienti ricavati in una villa.
Sulla strada per Capodistria il richiamo Casinò si affaccia anche su alcuni locali di piccole dimensioni: un paio di macchinette, tanto per non tradire le attese. Anche a Giusterna, sulla strada tra Capodistria e Isola, da pochi mesi è stato aperto un nuovo Casinò. Qualche decina di chilometri dopo, Portorose.
La concorrenza, insomma, non manca. E quasi tutti utilizzano le stesse tattiche per attirare la clientela: volantini distribuiti nei bar a Trieste e in qualche caso anche nei contenitori promozionali ai caselli dell'autostrada, buoni pasto distribuiti gratuitamente fra i più assidui frequentatori, spaghetti di mezzanotte, "giri" di consumazioni, e - lì dove le dimensioni dell'edificio lo consentono - spettacoli. Su questo fronte resistono i primi Casinò entrati in scena. Numeri di danza, cabaret ma il pienone c'è quando a esibirsi sono i cantanti del revival: Mal, Michele, Bobby Solo, l'inossidabile Rocky Roberts, quello di "Stasera mi butto"