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11 maggio 2004
La Storia.
Mio fratello rovinato da casinò e videopoker
Due mogli si rivolgono ai carabinieri: 34 nei guai per le giocate illegali
di Alberto Rodigiero
Padova - Il gioco d'azzardo rischia di diventare una malattia di massa. E' questo quello che è emerso ieri dalla relazione di Rolando De Luca, responsabile del centro di terapia di Campoformido per giocatori d'azzardo e le loro famiglie. L'incontro organizzato dalla facoltà di psicologia e dal servizio di assistenza psicologica dell'università di Padova, ha tentato di mettere a fuoco un problema che spesso viene sottovalutato ma che ogni anno porta alla povertà migliaia di famiglie italiane. Si calcola infatti che gli italiani spendano, tra gioco legale e illegale, una cifra pari a 2,5miliardi di euro e che il 3% della popolazione sia un giocatore patologico. Di particolare intensità emotiva,tra gli interventi che si sono succeduti nel pomeriggio nell'aula magna della facoltà di Psicologia è stata la testimonianza di un padovano, Mario (nome di fantasia) fratello di un giocatore d'azzardo. Visibilmente commosso,con la voce che tremava,ha raccontato,senza enfasi,il difficile percorso di rinascita che sta compiendo insieme al fratello. "Il gioco mette in discussione tutto quello che prima ritenevi importante: la famiglia,gli affetti,la società in cui vivi. Ti prende l'anima e ti rende schiavo. Questo è quello che è capitato a mio fratello - ha dichiarato Mario - decine e decine di milioni spesi tra casinò, videopoker e scommesse,la famiglia che si dissolve,un uomo ormai di mezza età che riesce a provare un'emozione solo quando è davanti ad un tavolo verde".Mario ha poi riflettuto sull'importanza di una terapia che coinvolga anche i familiari del giocatore: "In questi due anni di terapia di gruppo mi sono reso conto che molto del disagio che affligge mio fratello ha origini lontane,che anche noi,senza saperlo e volerlo,abbiamo avuto le nostre responsabilità".
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