Padova L'Italia risulta il primo paese al mondo per il gioco d'azzardo,sia legale che illegale,con 271 euro pro capite che vengono spese per le scommesse ogni anno (e a Nordest si va anche sopra la media vista il numero di sale e case da gioco). Il dato è emerso nella conferenza "dal gioco all'azzardo: illusioni classificazioni e interventi terapeutici tra conseguenze individuali,familiari e sociali" ospitata nell'aula magna di Psicologia di Padova.
Lo psicologo Rolando De Luca non ha usato mezzi termini: "Il giocatore accanito oltre a essere un pericolo per sé lo è anche per la sua famiglia. Ho esperienza di nuclei familiari allo sbando dove i figli sono stati costretti ad abbandonare gli studi perché il padre perdeva tutto al gioco. Oppure casi di anziani che perdono interamente la pensione.Quando uno gioca sul serio arriva a non avere più il pane per mangiare.La pubblicità e l'offerta si sono moltiplicate, significa che c'è una domanda. Il gioco d'azzardo è in continua crescita".
In Italia ogni anno per scommettere si spendono 30 miliardi di euro. L'80% degli italiani si dedica in modo più o meno sistematico al gioco d'azzardo e nel 3 per cento della popolazione adulta risiedono i giocatori patologici. Il giocatore d'azzardo patologico nella maggior parte dei casi fa uso di sostanze come tabacco e alcol e grazie alle continue offerte legali di gioco molto diversificate ha sempre l'occasione di sperperare il suo denaro. Non c'è che l'imbarazzo della scelta: Totocalcio, Enalotto, Superenalotto, Gratta e Vinci, Bingo, slot e casinò per finire con i giochi via internet."L'industria del gioco d'azzardo - ha detto De Luca - è tenuta in piedi dalla pubblicità ingannevole. Tutti noi sappiamo molto bene quante poche siano le possibilità di vincere. Eppure tanti giocano e loro guadagnano, nonostante dicano che il settore è in crisi".
Rolando De Luca è anche responsabile del centro di terapia di Campoformido (Udine) per i giocatori d'azzardo e le loro famiglie: " In base ai miei pazienti posso dire che il 90% sono uomini e che il 51% gioca al casinò e ha fra i 40 e i 50. Il 7% invece ha meno di trent'anni e il 45% possiede un diploma di scuola superiore. Il 73% è costituito di lavoratori autonomi contro il 27 dei dipendenti".