Sono 30 milioni gli italiani che amano il lotto, le scommesse o i casinò. Per molti è solo l'innocente speranza di una vincita milionaria. Ma per 900 mila questa passione è una autentica malattia. Che rischia di distruggere le loro vite. Come dimostrano le storie
che vi raccontiamo nelle prossime pagine
Las Vegas? È qui da noi. Pochi lo sanno, ma gli italiani sono i più forti scommettitori del mondo: spendono in media circa 300 euro all'anno. Una cifra in costante aumento. «Tra Superenalotto, bingo e "gratta e vinci", le occasioni di gioco si sono moltiplicate, e nel 2003 abbiamo raggiunto la spesa record di quasi 40 miliardi di euro, contando anche le scommesse illegali: il 20 per cento in più dell'anno prima» spiega il sociologo Maurizio Fiasco, esperto della Consulta nazionale antiusura. «Una somma destinata a crescere, con l'arrivo di nuove tentazioni». Da settembre, infatti, se il Consiglio di Stato darà il via libera, nelle ricevitorie potremo scommettere anche su avvenimenti che con lo sport non hanno niente a che fare, come il concorso di Miss Italia o il Festival di Sanremo. Nulla di male, finché si punta qualche euro sperando in una vincita milionaria che ci cambi la vita, o almeno ci regali una bella vacanza. È quello che fanno i 30 milioni di italiani che giocano abitualmente, secondo una ricerca dell'Eurispes. Ma per ben 900 mila di loro il gioco d'azzardo diventa una vera malattia. Un vizio
che spesso si trasforma in tragedia, trascinando i giocatori in un vortice di usura, rovina economica e crisi familiari. «La dipendenza colpisce soprattutto persone con gravi problemi familiari» dice lo psicologo Rolando De Luca, responsabile del centro di terapia per giocatori d'azzardo di Campoformido, vicino a Udine. «Ma cadere nel vizio è più facile di quanto si pensi». Lo dimostrano le storie drammatiche che vi raccontiamo in queste pagine.
Per le slot machine sono diventata una truffatrice
Per colpa del gioco, Roberta ha distrutto quel che aveva costruito con fatica. Ha sfruttato la sua reputazione di lavoratrice onesta per truffare i clienti che si fidavano di lei e ha messo a rischio i suoi rapporti familiari. Ma Roberta, 43 anni, ha trovato la forza per chiedere aiuto alla comunità di Campoformido, vicino a Udine, specializzata nella cura del gioco d'azzardo.
Quando ha cominciato a frequentare i casinò? «Una visita al casinò, di tanto in tanto, era nelle abitudini di famiglia. Ci andavo con mio marito e qualche amico per fare una cena e concludere la serata con una puntata. Un passatempo elegante. Io però non giocavo, ed è stato così fino a quando un'amica non mi ha chiesto di accompagnarla al casinò in pieno giorno. Non potevo immaginare che era una giocatrice incallita».
Quale gioco vi appassionava?
«Le slot machine. Infilavo i soldi nella macchinetta e tiravo la leva. Una combinazione di simboli colorati mi diceva se avevo vinto oppure perso: frutta, campane, medaglie. Da quel momento le mie settimane sono cambiate: tre giorni di lavoro e due al casinò».
Basta così poco per prendere il vizio?
«All'inizio era un passatempo, e non scommettevo più di 50 mila lire. Ma una sera ho fatto una grossa vincita: 22 milioni di lire in un colpo. Mi viene da sorridere, perché è stata l'unica volta in cui ho intascato del denaro. Ma ha dato il via a una schiavitù durata cinque anni che mi è
costata 400 milioni di lire, l'equivalente di 200 mila euro».
Perché quella vincita l'ha stregata?
«Perché mi sono sentita onnipotente. Fortunata e invulnerabile come chi ha superato indenne un grande pericolo. Da quindici mesi però ho smesso di giocare: le slot machine non mi mancano, quel che mi manca è la sensazione di euforia».
Perché era così importante per lei?
«Mi aiutava a riempire un grande vuoto interiore. Avevo bisogno di una esistenza segreta che compensasse le mancanze e le insoddisfazioni della vita reale. È un po' come il brivido di una storia d'amore clandestina».
Cosa non le piaceva della sua vita?
«Solo ora sto iniziando a capire. Il problema era la famiglia. Dietro una facciata perfetta si nascondeva un fallimento. Mio marito mi tradiva sistematicamente. E mia figlia Laura stava diventando tossicodipendente per colpa dell'ecstasy: poco dopo è finita in una comunità terapeutica».
Poi anche lei ha iniziato ad avere problemi. Come si procurava i soldi?
«Truffavo i clienti a cui vendevo polizze assicurative. Ho mandato in rovina una famiglia che mi aveva affidato tutti i suoi risparmi. È una pena per me ripensare a questi episodi, perché sono la negazione dei miei valori più profondi: l'onestà, il lavoro, l'affidabilità».
Quando ha capito di avere toccato il fondo?
«Un giorno mio fratello è venuto a prendermi al casinò. A casa erano preoccupatissimi perché mancavo da 36 ore. Per tutto il tempo ero rimasta incollata alle slot machine, come in trance. Quando mio marito mi ha vista, ha esclamato: "Ora manca solo che tu ti prostituisca". Ho
provato un senso di vergogna così forte che ho chiesto aiuto a uno specialista».
Le scommesse sui cavalli per me sono una droga Sono passate dieci ore da quando Marco ha fatto l'ultima puntata ai cavalli. Ma la febbre del gioco agita ancora i discorsi di questo ragazzo di 34 anni, laureato in giurisprudenza. Mentre parla, si sente l'eccitazione di una mente frenetica, abituata a fare calcoli. Da quattro anni Marco è in cura dai medici della Siipac di Bolzano.
Che parte hanno le scommesse nella sua giornata?
«Sono un pensiero ossessionante. Quando parlo con gli altri mi vengono in mente le corse, i risultati delle gare, idee per nuove scommesse. Non ho tempo per avere una ragazza o andare al cinema. Giro tutto il giorno con in mano i fogli delle scommesse».
Scommette molto denaro?
«Gioco il mio stipendio di operaio, l'ultimo lavoro che sono riuscito a trovare. Spendo anche 800 euro al giorno, moltissimo per me. Anche se il danno più grave è la mancanza di una vita normale».
Perché ha iniziato a giocare?
«Ho scoperto le corse dei cavalli quattro anni fa, quando sono stato assunto come direttore di una sala di scommesse. Un mondo appassionante che cattura moltissima gente. Per giocare e vincere bisogna essere intelligenti, calcolare le possibilità, conoscere la storia delle scuderie. Per me è estremamente gratificante».
In che senso?
«Mi sento insicuro in ogni aspetto della vita, tranne che nel gioco. Non sono bravo con le donne, invece quando si tratta di scommesse divento imbattibile. Non posso rinunciare a questa soddisfazione».
Dunque è tutta colpa delle corse.
«Sinceramente penso di no. Sarei comunque diventato un giocatore».
Cosa glielo fa pensare?
«La mia storia familiare. Fino ai 26 anni io sono stato un figlio modello. Studiavo, facevo sport ed ero lo specchio dei desideri dei miei genitori. Niente vacanze con gli amici o avventure sentimentali. Il classico bravo ragazzo».
E poi?
«Sono esploso. Ho conosciuto dei giovani che frequentavano i locali notturni e mi sono dato alla dolce vita. Era la mia ribellione contro i controlli asfissianti di mia madre: "vestiti bene", "torna a casa presto", "tagliati i capelli"».
Ma cosa c'entra con il gioco?
«Il mio psichiatra mi ha spiegato che i giocatori d'azzardo sono persone che non riescono a controllare i loro impulsi. Nel mio caso la malattia è nata da un'educazione troppo rigida».
Crede di poter guarire?
«Purtroppo resterò per sempre un giocatore. Posso solo imparare a evitare le situazioni che mi spingono a scommettere. Per esempio, non devo guardare i quiz televisivi, altrimenti si riaccende il desiderio del gioco d'azzardo. Lo dico perché l'ho provato sulla mia pelle: un'ora
dopo ritorno nel vortice delle scommesse».
Come e dove curare la dipendenza dal gioco
Una disperata richiesta d'aiuto. La prima telefonata ai centri specializzati nella cura della dipendenza dal gioco parte quasi sempre dai familiari, stanchi ed esasperati, dei giocatori. «Il percorso terapeutico è lungo, in media dura cinque anni, e occorre la collaborazione dei parenti del malato» spiega Nello Baselice, direttore scientifico del Gruppo Logos onlus di Salerno (tel. 089792800).
«Le cure prevedono sedute di psicoterapia di gruppo e, in alcuni casi, l'uso di antidepressivi per sostenere l'umore di chi ha smesso di giocare». Uno dei punti di riferimento nazionali è il centro di Campoformido, vicino a Udine (tel. 0432728639. Sito internet:
www.sosazzardo.it). Ha invece una rete di ambulatori in varie regioni la Siipac, Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive di Bolzano (numero verde: 800368300).
Le cifre dell'azzardo
Ambo, quaterna e cinquina: al primo posto nel cuore degli italiani c'è il gioco del Lotto. Solo nel 2003 sono stati spesi sulla ruota della fortuna 6 miliardi 937 milioni di euro, la fetta maggiore dei 24 miliardi di euro raccolti complessivamente con le scommesse legali. «Il successo del Lotto, e quello del Superenalotto, per il quale nell'ultimo anno sono stati spesi circa 2 miliardi di euro, fanno capire che la caccia alla fortuna riguarda soprattutto la gente comune e non gli
scommettitori dei casinò, dove in Italia sono stati giocati non più di 540 milioni di euro» spiega il sociologo Maurizio Fiasco, consulente della Consulta nazionale antiusura. Ma gli italiani tentano la sorte in molti modi. Nel 2003 le scommesse dei cavalli hanno raccolto 2 miliardi
330 milioni di euro, e quelle delle sale del bingo 1 miliardo e 250 milioni di euro. Totocalcio e Totogol sono in calo ormai da tempo, e l'anno scorso hanno totalizzato appena 484 milioni di euro. «Sono invece in crescita le scommesse su altri sport» dice Fiasco. «Per prevedere il
risultato di automobilismo, tennis, pallacanestro e simili gli italiani hanno speso 1 miliardo 123 milioni di euro».
Identikit del giocatore
Il giocatore d'azzardo patologico non è un gentiluomo in frac nero e sciarpa bianca. Questa immagine appartiene al passato. «In proporzione, spende di più chi ha meno soldi» spiega il sociologo Maurizio Fiasco.
«Il 66 per cento dei disoccupati e il 47 per cento dei poveri bruciano nell'azzardo una parte del loro reddito». Le vittime di questa passione tradizionalmente sono maschi, ma sono in forte crescita le donne, che oggi rappresentano oltre un quarto dei giocatori compulsivi. Mentre gli
uomini vengono incastrati da poker, roulette, casinò e corse dei cavalli, le donne sono attratte da Lotto e Superenalotto, ma anche da altri giochi. In Europa, infatti, il 70 per cento dei frequentatori delle sale Bingo è rappresentato da casalinghe. Una novità. «Le donne
prediligono i Bingo, e anche le slot machine, perché non hanno l'impressione che si tratti di luoghi solo maschili, come le sale delle scommesse sportive o gli ippodromi» dice lo psicoterapeuta Rolando De Luca, responsabile del centro di cura di Campoformido.