Maurizio (nome di fantasia) è un giovane olbiese di 43 anni, nove dei quali passati davanti ad un tavolo verde del casinò, a tentare la fortuna, a sfidare slot machine e palline della roulette, puntando su di loro una cifra compresa tra 1 miliardo e mezzo e due delle vecchie lire. Adesso è un ex giocatore d'azzardo, un traguardo ottenuto grazie al gruppo di terapia nel quale è entrato a far parte qualche anno fa. <<Partivo quasi tutti i giorni da Olbia per andare a Sanremo, sentivo l'esigenza di giocare, sempre di più...non mi interessava nulla di mia moglie, della mia famiglia. Il gioco per me era tutto>>. Una volta entrato all'interno delle magiche luci del casinò, Maurizio si sentiva come rinato, come se fosse entrato all'interno della sua vera dimensione. <<Giocavo per metà della serata al tavolo della roulette e mi alternavo con le slot machine...una volta sono riuscito a giocare per 26 ore consecutive, fino a quando non mi sono addormentato sul tavolo da gioco>>.
Nei pensieri di Maurizio, in quei lunghi nove anni, non c'era altro che il gioco, tutto era in secondo piano. <<Quando sei giocatore esiste una strada unica, una sopraelevata illuminata nella quale vi sono solo piccole uscite. Si riesce a capire la situazione in maniera razionale, ma ciò che manca è la volontà di smettere>>. Eppure nella vita di Maurizio c'era una famiglia, una moglie, un lavoro. <<Al lavoro andavo e dovevo dimostrare comunque la mia resa...dovevo guadagnare dei soldi per poterli poi giocare, le entrare erano in funzione delle uscite>>. Camuffare la propria quotidianità, fingere che tutto andava bene, che la sua vita era uguale a quella degli altri; almeno fino a quando qualcuno non se ne fosse reso conto. <<Fui scoperto, ma non me ne fregò quasi nulla...ripresi a giocare, per altri cinque anni...Quando non ero seduto al tavolo del casinò sentivo un dolore fisico lacerante che scompariva solo nel momento in cui cominciavo a giocare; ma il momento più difficile era l'uscita dal casinò, percorrere il tratto di strada dall'uscita fino alla macchina era un patibolo...>>.
Gesti automatici, ormai: andare al lavoro, produrre per poter giocare, mascherare il proprio desiderio di uscire di casa e andare a giocare. <<Casualmente un familiare mi regalò un libro, "Vite d'Azzardo" di Silvana Mazzocchi e cominciai a leggerlo....mi ritrovavo anche io dentro quelle storie di giocatori d'azzardo, nelle loro angosce, nel loro desiderio continuo di rischiare...Anche io, come molti dei protagonisti di quel libro mi trovai davanti a tre strade: il carcere, il suicidio o entrare in un gruppo di terapia>>. Ciò che Maurizio ha imparato in questi sei mesi di terapia al gruppo di Olbia è ridare valore a quelle cose che il gioco gli aveva fatto dimenticare: la moglie, la famiglia, il lavoro, i soldi stessi. <<Solo cambiando lo stile di vita _ conclude Maurizio _ sto ritornando alla vera vita, nella quale l'azzardo non è più al centro dei pensieri>>.