Prendete l’esempio del sistema regionale di benzina agevolata: che risultati ha portato? È stata frenata l’emorragia di denaro all’estero e il pendolarismo confinario, con benefici per le attività locali e, di conseguenza, per le casse degli enti pubblici. Il parallelismo, per convincere l’opinione pubblica della bontà del proprio progetto, è lanciato dall’amministrazione comunale di Lignano, che da anni si batte perché anche nella capitale balneare friulana si apra un casinò.
Una casa da gioco che freni, appunto, il flusso di clienti e di capitali verso le case da gioco poste a pochi metri dal confine, in Slovenia e in Austria.
La legge italiana vieta in maniera assoluta l’apertura di attività incentrate sull’azzardo, salvo quattro deroghe, rispettivamente per S. Vincent, Campione, Sanremo e Venezia. Nella sua battaglia, contro anche il ‘partito’ che vede nei casinò un gravissimo danno sociale, Lignano ha trovato come partner locale Grado e, a livello nazionale, si è alleata con la lobby che riunisce all’interno dell’associazione Anit altre 19 città turistiche.
“Il fenomeno del gioco esiste da sempre in Italia e in tutta Europa, dove esistono ben 637 sale, è consentito e regolarizzato - dichiara il sindaco di Lignano, Silvano Del Zotto - per evitare l’attività sommersa o la fuga oltre confine, chiediamo quindi che anche nel nostro Paese vengano autorizzati nuovi casinò. Il nostro obiettivo principale, però, è un altro. Di valenza turistica, in quanto l’apertura di una casa da gioco nella nostra località può rappresentare un’attrattiva, non soltanto estiva, per un’ampia fascia di utenti”.
Le stime sul giro di denaro sono molto difficili, ma basti pensare che i casinò attualmente consentiti in Italia incassano singolarmente ogni anno dai 100 ai 183 milioni di euro. Questo può dare l’idea anche di quale volume di denaro è raccolto dalle attività che sorgono in prossimità dei nostri confini, considerando anche che la sola Slovenia vanta attualmente quindici case da gioco che attirano una consistente fetta di clientela italiana, non soltanto friulana, ma anche veneta e lombarda.
“I risultati che potremmo ottenere aprendo una sala anche in regione potrebbero essere gli stessi del sistema di benzina a prezzo scontato introdotta da diversi anni - aggiunge l’assessore al Turismo di Lignano, Giovanni Iermano - possiamo frenare una spesa consistente che attualmente finisce nelle casse dei governi esteri”.
Una proposta di legge per aprire in Italia nuovi casinò, presentata l’anno scorso dalla Regione Friuli Venezia Giulia, è stata bocciata lo scorso mese di aprile e un’altra, simile, avanzata dalla Regione Sicilia, farà probabilmente la stessa fine. Ben più speranze ha la bozza normativa ideata dall’Anit, dai 21 comuni turistici che hanno attivato tutti i possibili referenti a Roma e che lo scorso agosto hanno anche incontrato il presidente del Senato Pierferdinando Casini, ritornando a casa con la promessa di calendarizzare l’analisi del testo in commissione.
Si è aperto, quindi, uno spiraglio. Tempo un anno per vedere i frutti. Se non arriveranno, i comuni pro casinò hanno già ventilato una possibile ‘forzatura’: attivare sale Internet per collegare gli appassionati del gioco ai siti dell’azzardo registrati all’estero.
Ai turisti che giungono a Lignano e Grado, così, si presterebbe un servizio, ma il denaro finirebbe in altri lidi.
Nel dettaglio, la bozza di legge prevede l’apertura di una sala da gioco per regione, anche con la possibilità che conti più sedi stagionali. I proventi, tolta la percentuale riconosciuta alla società di gestione, sarebbero ripartiti per la metà al Comune e, rispettivamente, per il 25% a Regione e Stato.
“È difficile che in Friuli Venezia Giulia possa essere autorizzato più di un casinò - spiega Iermano - pertanto siamo in parola con Grado per attivarlo stagionalmente nelle nostre due località, sei mesi per parte.
A Lignano crediamo che la sede più appropriata sia la “Terrazza Mare”, simbolo della località e struttura già adeguata per ospitare le sale, di proprietà per altro della Regione. Per la sua gestione pensiamo a una società locale, partecipata però da un soggetto estero, probabilmente austriaco, che possa vantare una lunga esperienza nel settore”.
I benefici sarebbero anche in termini occupazionali. Si stima che nelle due località balneari potrebbero essere coinvolti tra i 500 e i 1.200 lavoratori diretti, compresi quelli impiegati nelle attività di ‘contorno’ al tavolo verde. Vale a dire ristoranti, discoteche, centri di bellezza e di svago.
Non c’è critica degli oppositori del gioco d’azzardo che gli amministratori lignanesi accettino.
“Il gioco va normalizzato per essere controllato - risponde Iermano - all’interno dei casinò ufficiali è molto più semplice individuare chi eccede, che quindi potrebbe anche essere segnalato ai servizi sociali e di assistenza”.
Una posizione antiproibizionista, quindi, che trova però l’appoggio anche dell’Assessorato regionale al Turismo.
“Pur rendendomi conto dei problemi etici legati al tema - dichiara Enrico Bertossi - è assurdo che gli italiani continuino a portare denaro nelle casse dei casinò sloveni e austriaci. Lo Stato deve porsi questo problema”.
Il tentativo della Regione, con la precedente amministrazione, di ‘forzare’ il divieto e varare una propria legge che autorizzava le case da gioco, è naufragato. L’attuale maggioranza sta ora a guardare, senza aver assunto ancora una posizione ufficiale.
“Chi ha la passione, o il vizio, del gioco trova comunque una soluzione - conclude Bertossi - e sarebbe positivo convogliare questo flusso monetario e turistico nella nostra regione”.