C’è una febbre che colpisce i friulani tutto l’anno, senza attendere i soliti malanni influenzali. Basta fare un salto in una qualsiasi ricevitoria per vedere quanto sia alta. Sarà perché l’ora era quella giusta, sarà perché certi maledetti numeri non ne vogliono proprio sapere di uscire su questa o quella ruota, ma nel momento in cui abbiamo visitato un botteghino di gente a giocare ne abbiamo vista davvero tanta.
C’era l’anziana signora che giocava pochi euro, quella che si affannava a grattare biglietti con una monetina da 5 centesimi nella speranza di vincere qualche migliaio di euro. In coda anche un distinto signore con in mano, pronte, le giocate al Superenalotto e qualche biglietto da 50 euro. Una manciata di minuti e la ricevitoria di euro ne aveva incassati parecchi. Immaginiamo che la stessa scena si sia ripetuta, nello stesso momento, in centinaia di altri luoghi nella nostra regione.
I friulani, infatti, alla porta della Dea bendata bussano con sempre maggiore impegno, come dimostrano i dati raccolti nel corso di quest’inchiesta. Mancano quelli relativi al gratta e vinci e alle forme di gioco minori, oltre a quelli sul gioco nei casinò sloveni che pure richiamano molti italiani. Tuttavia il quadro è piuttosto chiaro. In qualsiasi settore i friulani giocano di più e naturalmente anche il livello delle vincite aumenta. Lo stesso discorso vale per la Borsa, vista da molti come un’ottima occasione per incrementare rapidamente il proprio patrimonio e affrontata con tanta leggerezza da rasentare l’azzardo nel senso più concreto del termine. Sui motivi di questo balzo in avanti le valutazioni sono varie: l’aumento delle occasioni di gioco legalizzato, una crisi economica che spinge tanti a cercare il colpo di fortuna o, all’inverso, la disponibilità di soldi in una regione dove il benessere è maggiore che altrove. E c’è anche il battage pubblicitario sempre più pressante, che lascia intravedere vincite favolose, anche se alla fine uno vince e tanti perdono.
Le valutazioni sul fenomeno le lasciamo agli esperti, così come il giudizio morale sul fatto di spingere molti cittadini a spendere somme ingenti in nome del gioco. In fondo, ciascuno - affermano in molti - deve essere lasciato libero di decidere dei propri destini e le politiche proibizioniste non hanno mai sortito grandi effetti. E poi ci sono i casinò sloveni a una manciata di chilometri, pronti ad accogliere quanti non rinunciano al brivido del tavolo verde.
L’aumento dell’offerta legale di gioco d’azzardo pare destinata a crescere, anche alla luce dell’invocata apertura di case da gioco nelle località turistiche. Di certo ad aumentare, oltre alle giocate e alle vincite, saranno anche le situazioni di disagio. A parte quel tre per cento di giocatori “patologici” che hanno distrutto l’esistenza loro e dei loro familiari, parliamo comunque di centinaia di persone, alimentando spesso lo strozzinaggio, bisognerà tenere conto anche di quei cittadini che, senza rovinarsi, spendono comunque una quota importante del loro reddito in tale attività. A chi riceve 600 euro di pensione, basta poco per non arrivare a fine mese. Poco importa se, grazie al gioco d’azzardo legalizzato, lo Stato incamera importanti risorse da destinare alla tutela dei beni culturali o al sostegno delle attività sportive. Esiste, in ogni caso, un problema di equilibrio tra i benefici ottenuti e i danni prodotti. In tal senso, lo Stato dovrà prima o poi decidere quale sia la soglia da non valicare.