C'è chi ama fare sport,chi preferisce andare per negozi,chi per rilassarsi chiacchiera al telefono o in chat.Passioni normali che nessuno penserebbe di vietare criminalizzare.Eppure per alcuni il passatempo si distorce fino a diventare patologia,a mettere a rischio l'equilibrio fisico,mentale e familiare. Le dipendenze senza sostanza sono patologie compulsive simili alla tossicodipendenza o alla bulimia,con la caratteristica di non prevedere l'assunzione di agenti fisici. Le più comuni sono la dipendenza dal gioco d'azzardo,dallo shopping,dai mezzi di comunicazione,dall'attività fisica e dal lavoro: in tutti i casi il disturbo presenta gli stessi sintomi legati a dipendenze più conosciute (come l'assunzione di droghe,tabacco e alcol),vale a dire crisi di astinenza,reazioni incontrollate e desiderio di "averne sempre di più".
"Queste dipendenze - spiega il dottor Mauro Croce,coautore con Walter Nanni del capitolo dedicato alla questione da Vuoti a perdere,quinto rapporto sull'esclusione sociale prodotto da Caritas Italiana e Fondazione Zancan - si costituiscono e si alimentano senza che alcun oggetto esterno modifichi le percezioni e la chimica del soggetto. Non ci si può appellare alla presenza di elementi psicotropi o inebrianti. All'opposto, nascono da abitudini e costumi del tutto legittimi e spesso incentivati dalla società". Correre o fare palestra,consumare e acquistare beni,possedere un certo grado di confidenza con le tecnologie informatiche: valori,per la società contemporanea,raramente accostati a concetti di pericolo o divieto. Il caso delle scommesse e delle lotterie è emblematico: è lo Stato a organizzare sempre più estrazioni e possibilità di gioco,fornendo,per interessi economici,sia l'occasione che la giustificazione dell'azzardo.
"La mancanza di un elemento tangibile - osserva ancora Croce -,magari dichiaratamente dannoso,può far pensare che queste patologie siano meno serie rispetto ad altre. Il risultato di questo pregiudizio è che gli studi e gli interventi istituzionali sono rari e,tolte alcune iniziative pionieristiche,piuttosto blandi".In realtà le dipendenze senza sostanza affliggono centinaia di famiglie,generando un circolo vizioso che porta a volte a risultati tragici. E sono tanto più pericolose perché più difficili da diagnosticare.

Autodiagnosi? Impossibile
L'identikit del soggetto a rischio non è ben definito:la dipendenza colpisce tanto i giovani quanto gli adulti,senza distinzione di reddito o di collocazione geografica. Anzi,spesso un normale rapporto di fruizione di un servizio - come la posta elettronica o l'acquisto di beni on line - evolve in patologia senza che sussistano elementi riscontrabili o segnali di allarme.
"Se è vero che le cosiddette dipendenze non da sostanze spesso si integrano oppure si sostituiscono ad altre dipendenze,e se è vero che non è raro trovare persone il cui "arrivo"a una dipendenza è costellato da precedenti momenti di depressione più o meno consapevole -rileva Croce -, è anche vero che molti altri soggetti non possono addurre cause esterne,come traumi o storie riconoscibili di emarginazione,per giustificare la propria situazione. L'assenza di elementi biografici del genere evidenzia che,fatti salvi specificità e sviluppi differenti a seconda dei casi,e considerato il peso che giocano le disuguaglianze sociali,la possibilità di dipendenza non solo è diventata qualcosa di trasversale a generazioni,a miti e bisogni diversi,ma è anche divenuta,e questo è l'aspetto forse più inquietante,una condizione sociale aperta a ognuno di noi".
Nel parlare di queste affezioni,il rischio maggiore è non trattarle con il necessario equilibrio. Da una parte,infatti,tutti vivono esperienze di dipendenza,che però non possono essere definite patologiche e quindi non rappresentano fenomeni preoccupanti. D'altro canto,proprio per questo si tende spesso a minimizzare o banalizzare malattie che,per la loro incidenza sulla salute e sulla capacità di socializzazione del paziente,non possono essere sottovalutate. "La dipendenza viene trattata e svalutata in un'area della banalità (la televisione,la sigaretta,l'alcol,l'azzardo,il rischio,la dipendenza di coppia ecc.),oppure collocata in un'area del dominio del morboso e del deviante,cioè un'area estrema,patologica, lontana,di esclusiva competenza del medico".Così facendo si tende a limitare alla sfera clinica,e quindi a circoscrivere,un fenomeno che coinvolge elementi psico-sociali che riguardano tutti. Una dipendenza senza assunzioni,non può essere autodiagnosticata dal malato come una semplice influenza; allo stesso modo,non può essere trattata con pastiglie e antibiotici.
Non esistono limiti assoluti che distinguano la passione innocente dalla malattia,però esistono sintomi riconoscibili che possono mettere in guardia gli eventuali soggetti critici o i loro familiari. "In generale - riassume Croce,riferendosi al suo studio - abbiamo adottato una serie di indicatori funzionali,che pure sono tuttora oggetto di studio e non fanno parte nell'ortodossia medica. Sono i criteri di Goodman: in sintesi,se per il soggetto diventa impossibile resistere all'impulso di mettere in pratica un determinato comportamento,che anzi ripete più volte e più a lungo di quanto intendesse fare,e se la reiterazione di tale comportamento lo costringe a sacrificare le attività sociali,professionali o ricreative,allora si può parlare di pericolosa dipendenza".

Smettere è difficile
Ogni tipologia patologica,però,possiede le proprie peculiarità: lo shopping compulsivo,ad esempio,si collega al problematico rapporto con il denaro,ma anche al valore simbolico dell'oggetto acquistato e all'atto stesso di comprare; la dipendenza da sport o esercizio fisico è invece legata a una cultura perversa della salute e del fitness; il lavoro patologico si traduce in iperattività,tensione e negligenza nella vita familiare.
Scontrarsi con queste patologie non è facile: anzitutto,sono ancora pochi i casi in cui un paziente o un suo familiare riconoscono la presenza di un disturbo e scelgono di affrontarlo prima che sopraggiungano situazioni limite. In secondo luogo,soprattutto nel caso di dipendenze particolari,come il gioco d'azzardo,la cura si scontra con un imponente sistema commerciale,propagandistico e culturale: "Giocare d'azzardo è un comportamento diffuso,tollerato e socialmente incentivato. La maggior parte delle persone partecipa a forme di gioco d'azzardo; è esperienza o consuetudine di molti compilare la schedina,acquistare un biglietto di una lotteria,giocare al lotto".
Più ancora delle tossicodipendenze,le dipendenze senza sostanza sembrano dunque essere un prodotto indesiderato della società di cui siamo parte:il sistema di valori cui normalmente si fa riferimento nei momenti di crisi o disagio, riflesso nello specchio deformante di una mente non perfettamente lucida,non solo non permette di contrastarle,ma anzi le rafforza,spingendo in tentazioni soggetti apparentemente sani. Entrare nel tunnel di queste dipendenze è fin troppo facile; difficile,invece,è uscirne (ma non impossibile,dato il numero di casi risolti positivamente). Ciò accade perché smettere di tenere certi comportamenti non garantisce affatto,paradossalmente,un riscontro positivo in termini sociali: si pensi al lavoratore patologico che,d'un tratto,dichiara di non voler più fare straordinari,o al cyberdipendente che all'improvviso scompare dalla rete. Separarsi dalla propria manìa significa anche perdere un mondo di relazioni e convinzioni,creando un vuoto interiore che è necessario riempire. Il compito del terapeuta,in questo senso,è riavvicinare l'individuo alla complessità della società normale,vissuta non più attraverso il filtro dell'esasperazione di una sola pratica. Una società ricca di paradossi,forse,ma capace di ricreare solide relazioni umane.

Udine: tentazioni oltre confine,ora c'è un centro terapeutico
Azzardo oltre confine. Tentazione per l'intero Triveneto: a pochi chilometri dalla frontiera,in territorio sloveno o croato,casinò e case da gioco sono meta,ogni settimana,di centinaia di turisti italiani,frontalieri del tavolo verde in cerca di emozioni e soldi facili. "E' stata una moda - sostiene don Luigi Gloazzo,direttore della Caritas diocesana di Udine -.Ma fortunatamente non ha lasciato grandi segni né alimentato grandi disagi,soprattutto grazie a una salute sociale diffusa nel territorio".La provincia di Udine,comunque,ed esattamente il comune di Campoformido,sono diventati negli ultimi anni punto di riferimento nazionale per la ricerca contro la dipendenza da gioco,grazie agli studi del dottor Rolando De Luca. "Ho cominciato nel 1995 - spiega lo psicologo,che ha aperto,con l'appoggio dell'amministrazione locale,un centro di terapia,con il quale sono in contatto le Caritas del Triveneto - a interessarmi alle esigenze terapeutiche dei giocatori e dei loro familiari. A dire la verità,ci ho messo due anni a trovare i primi pazienti….."Il problema non affiorava. "Ma accogliere il primo caso è stato come scoperchiare il vaso di Pandora: oggi seguo nove gruppi di terapia,circa cento famiglie".
Il fenomeno esiste,insomma,ma tende a restare sommerso.Perché i problemi divengano visibili e sia possibile prenderne coscienza,il dottor De Luca ha recentemente fondato,con alcuni pazienti recuperati, l'Associazione degli ex giocatori e delle loro famiglie, e collabora al sito www.sosazzardo.it. Inoltre,ogni anno,organizza in dicembre,a Campoformido,un meeting che raccoglie adesioni da tutta Italia. "Conoscere il problema,però,non basta: bisogna intervenire. Negli ultimi anni offerta e pubblicità del gioco d'azzardo sono cresciute drammaticamente. E' chiaro che esistono forti interessi da parte dello stato e delle industrie che producono slot machine e affini perché il mercato continui a crescere: le scommesse sono considerate una fonte pulita di guadagni e le macchinette da bar sono progettate per essere sempre più appetibili,promettendo grandi vincite con il minimo sforzo. La tentazione è troppo forte". Fortunatamente,insieme all'offerta si sviluppa anche la terapia per uscire dal tunnel del gioco compulsivo: "Le tecniche di cura sono sempre più efficaci - rassicura De Luca -,ma è sempre più difficile vincere il gioco,piuttosto che vincere al gioco. Servirebbe una legislazione che limiti le possibilità di azzardo,o almeno riduca la pubblicità. Però si sa: ciò intaccherebbe una delle principali fonti di rendita per lo stato,superiore persino a quella dei tabacchi…."


Lodi informa grazie alle mail: "Grande attenzione all'azzardo"
Dipendenze senza sostanza:ne ha parlato in più di una occasione la newsletter prodotta dalla Caritas diocesana di Lodi,che raggiunge tremila contatti. "Il nostro obiettivo - spiega un operatore - è sensibilizzare il maggior numero di persone possibile a problemi concreti,parlandone con un linguaggio quotidiano comprensibile a tutti. Inizialmente ci limitavamo a comunicazioni interne,ma adesso abbiamo alzato il tiro. Proviamo semplicemente a fare informazione su temi delicati".
Da luglio 2003,ogni mese il server della Caritas lodigiana invia una mail che mette a fuoco possibili aree di disagio. Finora,ben 43 lettere elettroniche trattavano più o meno direttamente di problemi legati alle dipendenze. La scelta di parlare di questi temi è stata arbitraria,non nasceva da testimonianze esperienze particolari. "Non avevamo idea di quale impatto potesse avere parlare di queste cose. All'inizio,non avevamo notizia di pazienti in cura specialistica o di familiari preoccupati - spiega l'operatore -. Adottiamo,però,un semplice sistema di valutazione,che ci permette di testare il gradimento della popolazione raggiunta dalla nostra newsletter: all'inizio di ogni mail chiediamo a chi la leggerà di risponderci con un ok se l'argomento affrontato gli interessa, viceversa con un ko.
Le prime comunicazioni legate all'azzardo patologico hanno ricevuto grande attenzione,quindi ci siamo concentrati maggiormente su quel filone".
La realtà delle dipendenze,quindi,non riguarda solo i grandi agglomerati urbani,anzi. È proprio nei centri più piccoli che la solitudine e l'isolamento sfociano facilmente in manie compulsive. Un centro relativamente piccolo come Lodi,che conta 50 mila abitanti,è comunque bombardato dalle stesse pressioni mediatiche e pubblicitarie,e offre le stesse occasioni di gioco o tentazione presenti in città metropolitane come Milano o Roma. "E' il modello culturale imperante - dicono alla Caritas diocesana - a mettere a rischio tutte le persone, soprattutto quelle meno preparate e meno istruite. Il fenomeno è decisamente trasversale alle fasce di reddito,alla scolarizzazione e sicuramente alla posizione geografica". Per iscriversi alla mailing list di Lodi è sufficiente collegarsi al sito www.diocesi.lodi.it/ultimi. Allo stesso indirizzo sono disponibili tutte le mail inviate.